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EPOMAKER HE60 recensione: 8000 Hz e Rapid Trigger alla prova
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EPOMAKER HE60 recensione: 8000 Hz e Rapid Trigger alla prova

EPOMAKER HE60 è una tastiera gaming che prova a concentrare in appena 61 tasti quasi tutto ciò che oggi attira l’attenzione nel mondo delle periferiche competitive: switch magnetici Hall Effect, Rapid Trigger, Snap Key/SOCD, attuazione regolabile, funzioni DKS, macro avanzate e soprattutto un polling rate dichiarato di 8000 Hz sia via USB sia in wireless 2,4 GHz.

Letta così, la scheda tecnica sembra costruita apposta per impressionare. Il problema è che nel settore gaming numeri come 0,005 mm, 8000 Hz o 16K di scan rate rischiano di diventare slogan se non vengono tradotti in qualcosa di comprensibile e, soprattutto, verificato nell’uso reale. Per questo abbiamo affrontato la HE60 con lo stesso approccio usato nella nostra recensione del mouse EPOMAKER CarbonX: non limitarci a ripetere ciò che dichiara il produttore, ma provare a capire che cosa cambia davvero sotto le dita. Non ti preoccupare se alcuni di questi termini ti possono sembrare sigle di un codice fiscale, nella recensione proverò a descrivertili al meglio!

Abbiamo quindi pesato la tastiera, misurato le altezze dal piano della scrivania, verificato il comportamento del layout ANSI con Windows in italiano, studiato EPOMAKER Hub, messo alla prova l’attuazione da 0,10 a 3,0 mm, confrontato Rapid Trigger e Snap Key, analizzato il polling con Keyboard Inspector nelle tre modalità di connessione, verificato rollover, DKS, Combo Burst, Magnetic Toggle, macro, RGB, sound, autonomia e infine giocato a PUBG: BATTLEGROUNDS e Battlefield 6.

Il risultato è più interessante della semplice domanda “è veloce?”. Dopo giorni di prove, la HE60 ci ha costretto a rivedere un’idea che avevamo dato quasi per scontata: una tastiera non è soltanto un insieme di switch più o meno rapidi. È molto più simile a un paio di scarpe. Può essere ottima sulla carta, ma per rendere davvero bene deve adattarsi alle mani, alla memoria muscolare e all’utilizzo di chi la usa. Nel caso di una Hall Effect così configurabile, trovare il setting corretto è parte integrante dell’esperienza.

 

EPOMAKER HE60 tastiera gaming Hall Effect 60% recensione

 

Prezzo e disponibilità: quanto costa davvero EPOMAKER HE60?

Il prezzo merita una precisazione perché, al momento della pubblicazione di questa recensione, la situazione internazionale è ancora poco lineare. La pagina ufficiale EPOMAKER continua a mostrare la HE60 come “Coming Soon” e non espone ancora un prezzo definitivo per il mercato internazionale. Il produttore propone soltanto una reservation card da 1 dollaro che dà diritto a 10 dollari di sconto al lancio.

Nel frattempo sono però comparsi riferimenti concreti. La testata francese TechPi indica un prezzo di 49,99 euro, mentre il sito cinese IT Home ha riportato il lancio locale a 349 yuan. Non trattiamo quindi 49,99 euro come un MSRP ufficiale già confermato da EPOMAKER per l’Italia: lo consideriamo un prezzo riportato da fonti terze. Se dovesse essere confermato anche per il nostro mercato, cambierebbe parecchio il giudizio sul rapporto qualità/prezzo, perché porterebbe 8K wireless, Hall Effect e batteria da 8000 mAh in una fascia estremamente aggressiva.

Proprio per evitare di premiare o penalizzare la tastiera sulla base di un listino ancora non perfettamente definito, il nostro voto finale si concentra soprattutto su prestazioni, qualità costruttiva, software, ergonomia e utilizzo reale.

 

EPOMAKER HE60: caratteristiche principali

Caratteristica Dato
Formato 60%, 61 tasti
Switch Factory-Lubed Creamy Jade Magnetic
Tecnologia Hall Effect, hot-swap magnetico
Actuation 0,1 – 3,0 mm
Rapid Trigger Precisione dichiarata fino a 0,005 mm
Polling 8000 Hz USB / 8000 Hz 2,4 GHz / 125 Hz Bluetooth
Scan rate dichiarato 16K full-key / 8K single-key
Connettività USB-C, 2,4 GHz, Bluetooth
Batteria 8000 mAh
Keycap PBT double-shot, profilo Cherry, shine-through
Struttura ABS, plate in alluminio, tray mount
Dimensioni 298,48 × 102,05 × 41,46 mm
Peso dichiarato 700 g

 


PARTE 1 – Unboxing, costruzione e prime impressioni

 

Contenuto della confezione: tutto il necessario, senza fronzoli inutili

La confezione della EPOMAKER HE60 contiene la tastiera, il cavo USB-C, il ricevitore wireless 2,4 GHz, gli strumenti per rimuovere keycap e switch e la manualistica. Non ci sono accessori spettacolari, ma c’è tutto ciò che serve per utilizzare immediatamente le tre modalità di connessione e intervenire sui componenti sostituibili.

È una dotazione coerente con il posizionamento della HE60. Questa non vuole essere una tastiera da esposizione ricca di elementi decorativi: la maggior parte del valore è concentrata nella piattaforma Hall Effect, nella connettività e nella quantità di regolazioni disponibili.

 

Contenuto completo confezione EPOMAKER HE60

 

Peso effettivo: perché abbiamo messo la HE60 sulla bilancia

Il peso di una tastiera non dice da solo se sia costruita bene, ma su un formato 60% è un indizio utile. Una scocca molto leggera può spostarsi durante movimenti rapidi o restituire una sensazione più vuota; una massa maggiore, al contrario, può contribuire alla stabilità e alla percezione di solidità. EPOMAKER dichiara 700 grammi, quindi abbiamo voluto controllare il dato anziché riportarlo semplicemente dalla scheda tecnica.

La nostra bilancia ha segnato 705 grammi. Cinque grammi di differenza sono irrilevanti nell’uso reale e perfettamente compatibili con normali tolleranze produttive e di misurazione. Il dato ufficiale può quindi essere considerato sostanzialmente confermato.

EPOMAKER HE60 sulla bilancia peso reale 705 grammi

Il numero diventa ancora più interessante se rapportato alle dimensioni di appena 298,48 × 102,05 mm. La tastiera è piccola, ma non dà affatto l’impressione di un oggetto leggero o fragile. La scocca appare compatta, rigida e poco incline a flettersi; appoggiata sulla scrivania resta stabile e il peso contribuisce a quella sensazione di “blocco unico” che, soprattutto nel gaming, infonde fiducia.

 

Creamy Jade Magnetic e cinque strati di smorzamento: il sound non è un dettaglio

La HE60 utilizza Factory-Lubed Creamy Jade Magnetic Switch installati su PCB Hall Effect hot-swappable, con plate in alluminio. EPOMAKER dichiara inoltre un sistema acustico a cinque strati composto da latex foam, switch pad, PET acoustic pad, ulteriore foam nell’area degli switch e silicone inferiore.

Per un lettore non abituato al mondo delle tastiere custom, tutta questa terminologia può sembrare puramente tecnica. In pratica serve a ridurre risonanze, vuoti acustici e vibrazioni della scocca. E' una delle caratteristiche che si percepiscono più facilmente appena si comincia a digitare: la pressione è morbida, piena e accompagnata da un suono rotondo, molto diverso dalla risposta più secca di molte tastiere gaming tradizionali.

La qualità del feeling è stata una delle prime cose che ci ha colpito e, dopo molti giorni, resta uno dei motivi principali per cui continueremmo volentieri a utilizzare questa piattaforma anche in un formato più grande.

 

Altezza e piedini: pochi millimetri cambiano più di quanto sembri

L’ergonomia è spesso trascurata nelle recensioni gaming, ma una tastiera può essere velocissima e diventare comunque scomoda dopo un’ora. Per questo abbiamo misurato la distanza dal piano della scrivania sia nella zona della barra spaziatrice sia nella fila numerica, cioè due punti che ci aiutano a capire quanto la mano debba inclinarsi.

Configurazione Barra spaziatrice Fila numerica
Piedini chiusi 2,5 cm 3,6 cm
Piedini livello 1 2,5 cm 4,0 cm
Piedini al massimo 2,3 cm 4,8 cm

Per confronto, sulla nostra Corsair K55 la barra spaziatrice si trova a circa 2,3 cm dal piano. I piedini della HE60 agiscono soprattutto sull’inclinazione della parte posteriore: aumentando il livello, la fila superiore si solleva sensibilmente e cambia l’angolo del polso.

Già con il primo livello aperto, nelle sessioni di scrittura prolungate abbiamo trovato la posizione più impegnativa rispetto alla K55. Non è una bocciatura ergonomica assoluta — mani, postura e poggiapolsi cambiano molto da persona a persona — ma per noi la configurazione più comoda resta quella con piedini chiusi. Se si intende usare la HE60 anche per molte ore di testo, un poggiapolsi potrebbe diventare un accessorio sensato.

 

Piedini regolabili EPOMAKER HE60 altezza tastiera

 

 

 

Il vero ostacolo per chi scrive in italiano: 60% e layout ANSI

Il formato 60% elimina la fila F dedicata, il blocco frecce e buona parte dei tasti di navigazione. Questo non significa che le funzioni scompaiano: F1-F12, Delete, Home, End, Page Up, Page Down e frecce sono richiamabili tramite combinazioni con Fn, tutte verificate durante la prova.

Per il gaming la scelta ha un vantaggio chiarissimo: la tastiera occupa meno spazio e lascia più libertà alla mano del mouse, soprattutto per chi usa sensibilità basse e compie movimenti ampi. Per Word, Excel, browser o software professionali, però, la stessa scelta diventa un compromesso. Dover ricordare una combinazione per una funzione che su una full-size è immediatamente sotto il dito spezza il flusso di lavoro, soprattutto nei primi giorni.

Per un italiano c’è poi il tema del layout ANSI. Con Windows impostato su Italiano le vocali accentate funzionano, ma la serigrafia sui keycap non corrisponde più al carattere realmente generato:

Legenda sul keycap Carattere con layout italiano
= ì
[ è
\ ù
; ò
' à
Shift + [ é

Quindi sarebbe sbagliato dire che la HE60 “non permette di scrivere in italiano”. Lo permette, ma obbliga a imparare una nuova geografia della tastiera. Se si scrive senza guardare, la memoria muscolare può adattarsi; se invece si cerca spesso il simbolo stampato sul keycap, l’esperienza diventa inizialmente frustrante.

La criticità più fastidiosa è la zona della ù e del tasto Enter. Il tasto che Windows interpreta come ù si trova immediatamente sopra il piccolo Enter orizzontale ANSI. Ci è capitato più volte di premere Enter cercando la ù e, al contrario, di scrivere ù quando volevamo confermare una riga. È un dettaglio apparentemente banale che, dopo centinaia di parole, diventa molto più rilevante di molti numeri da scheda tecnica.

 

EPOMAKER HE60 visione dall'alto

 

Il selettore sotto Caps Lock: una scelta che non ci piace

Per passare fisicamente fra USB, Bluetooth e 2,4 GHz bisogna rimuovere il keycap Caps Lock e utilizzare un piccolo selettore nascosto sotto il tasto. La soluzione tiene puliti i bordi della tastiera, ma dal punto di vista pratico la troviamo poco convincente.

Se si cambia modalità raramente non è un dramma. Se invece si alternano spesso PC cablato, portatile Bluetooth e 2,4 GHz, significa dover sollevare periodicamente un keycap che normalmente non dovrebbe essere rimosso per una semplice operazione quotidiana. Durante la nostra prova non abbiamo riscontrato danni, quindi non sarebbe corretto parlare di fragilità accertata. Rimane però una preoccupazione legittima sul lungo periodo: rimozioni ripetute possono aumentare il rischio di graffiare i keycap vicini o sollecitare inutilmente stelo e switch se l’operazione viene eseguita in modo frettoloso.

Avremmo preferito un selettore sul bordo o sul retro. Sarebbe stato meno elegante visivamente, ma molto più immediato e rassicurante nell’uso quotidiano.

Selettore 2,4 GHz USB Bluetooth sotto Caps Lock EPOMAKER HE60

 

Bluetooth: tre profili, ma il primo pairing richiede il manuale

La HE60 può memorizzare tre dispositivi Bluetooth tramite Fn+Q, Fn+W e Fn+E. Il sistema è utile, ma il primo abbinamento non è particolarmente intuitivo: bisogna impostare il selettore su BT, tenere premuta la combinazione dello slot scelto finché il relativo indicatore lampeggia rapidamente e solo allora cercare sul dispositivo HE60-1, HE60-2 o HE60-3.

Una volta effettuato il primo pairing, la gestione diventa molto più semplice: una pressione breve richiama il profilo già memorizzato. Nel passaggio fra 2,4 GHz e Bluetooth abbiamo misurato circa 2,5 secondi prima che la tastiera tornasse pienamente operativa. Non è uno switch istantaneo, ma nell’uso normale resta un tempo accettabile.

 


PARTE 2 – Hall Effect, EPOMAKER Hub e test tecnici

 

Hall Effect spiegato semplice: perché questa tastiera può cambiare carattere via software

In una tastiera tradizionale lo switch registra la pressione quando raggiunge un punto fisico prestabilito. Con un sistema Hall Effect, invece, un sensore legge la variazione del campo magnetico mentre il tasto si muove. La tastiera può quindi stimare la posizione dello stelo lungo la corsa e decidere via software quando considerare il tasto premuto o rilasciato.

È questa la base tecnica che rende possibili actuation regolabile, Rapid Trigger, DKS e altre funzioni avanzate. Il vantaggio non è semplicemente “essere più veloce”: è poter costruire comportamenti diversi a seconda del tasto. Un giocatore può rendere WASD estremamente sensibili e tenere più profondi i comandi che non vuole attivare per errore; chi scrive può invece cercare un compromesso più tranquillo.

EPOMAKER dichiara un range di actuation da 0,1 a 3,0 mm, una corsa totale di 3,5 ± 0,1 mm e una precisione Rapid Trigger di 0,005 mm. Quest’ultimo dato richiederebbe un banco meccanico di precisione per essere certificato: non abbiamo quindi provato a “dimostrarlo” con metodi casalinghi. Abbiamo fatto qualcosa di più utile per il lettore comune: capire se le regolazioni producono davvero differenze avvertibili.

 

Actuation e Rapid Trigger EPOMAKER HE60 Hub

 

0,10 mm, 0,99 mm, 2,01 mm e 3,0 mm: la stessa tastiera sembra quattro tastiere diverse

Abbiamo scelto quattro punti della corsa perché leggere “0,1–3,0 mm” su una scheda tecnica non aiuta a capire quanto cambi realmente la digitazione. Il risultato è stato immediato.

A 3,0 mm bisogna arrivare quasi a fondo corsa prima che il carattere venga registrato. La sensazione è controllata, ma per noi troppo profonda: ogni pressione richiede più movimento. A 0,10 mm accade l’opposto. È sufficiente sfiorare il keycap perché l’input parta e, durante la scrittura normale, abbiamo iniziato ad attivare accidentalmente tasti vicini semplicemente appoggiando o spostando le dita.

Portandoci attorno a 0,99 mm abbiamo trovato il nostro equilibrio migliore. La HE60 rimane molto pronta, ma non sembra più aspettare un errore a ogni minimo contatto. A circa 2,01 mm, invece, la scrittura ci è sembrata più impegnativa e lenta perché il dito deve percorrere una porzione maggiore della corsa prima di ottenere risposta.

 

Actuation Cosa abbiamo percepito Per chi può avere senso
0,10 mm Input quasi al semplice sfioramento, frequenti tocchi involontari Gaming molto specialistico, mani estremamente leggere
~0,99 mm Reattiva ma ancora controllabile Il nostro compromesso preferito
~2,01 mm Pressione più profonda e impegnativa Chi vuole evitare attivazioni premature
3,0 mm Registrazione quasi a fondo corsa Uso molto deliberato, poca sensibilità accidentale

È qui che abbiamo iniziato a capire la personalità della HE60. La regolazione non serve soltanto per inseguire il valore più basso possibile: serve a trovare il punto in cui velocità e controllo coincidono con la propria memoria muscolare.

 

EPOMAKER Hub: una quantità enorme di controllo, ma l’interfaccia può migliorare

La configurazione avviene tramite EPOMAKER Hub via browser. Durante le nostre prove la HE60 poteva essere modificata soltanto quando collegata via USB; passando a 2,4 GHz o Bluetooth il portale restituiva il messaggio “This model is not supported yet”.

La limitazione è meno grave di quanto possa sembrare perché le impostazioni vengono salvate nella memoria della tastiera. Per verificarlo abbiamo rimappato fisicamente il tasto D affinché producesse 3: dopo aver salvato la modifica via USB, la rimappatura ha continuato a funzionare sia in 2,4 GHz sia in Bluetooth. In altre parole, serve il cavo per configurare, non per utilizzare le personalizzazioni già salvate.

EPOMAKER HE60 Key Remap Hub configurazione tasti

Ci sono però dettagli che stonano con la precisione promessa dall’hardware. Il valore di actuation non può essere digitato numericamente: bisogna trascinare uno slider. Per questo, quando volevamo 1,00 o 2,00 mm, ci siamo ritrovati facilmente a 0,99 o 2,01 mm. È un limite software piccolo, ma concettualmente assurdo su una tastiera che comunica regolazioni al centesimo e al millesimo di millimetro.

Anche l’editor delle macro richiede un minimo di apprendistato. La funzione Fixed Interval, per esempio, non modifica retroattivamente i ritardi di una macro già costruita: bisogna impostarla prima di ricreare gli eventi. Una volta compresa la logica tutto funziona, ma il software avrebbe bisogno di più chiarezza e di una terminologia più uniforme.

 

Rapid Trigger: che cos’è e perché non equivale automaticamente a “più veloce”

Il Rapid Trigger elimina il concetto classico di punto fisso di reset. Con la funzione attiva, il tasto può essere considerato nuovamente pronto non appena inizia il movimento inverso previsto dal valore configurato. Nella pratica significa poter fare piccolissimi movimenti su e giù senza aspettare che lo switch torni quasi completamente in alto.

Al tatto la differenza è evidente. Con actuation attorno a 0,99 mm e Rapid Trigger a 0,20 mm riuscivamo a generare nuove pressioni con movimenti molto più corti. Ma sentire una tastiera più nervosa non significa automaticamente diventare più rapidi. Per questo abbiamo voluto fare un confronto manuale A/D da 10 secondi, ripetuto tre volte per configurazione.

Configurazione Media input in 10 s Rotture medie A/D
Rapid Trigger OFF 80,7 1,0
RT 0,20 mm 79,0 1,0
RT 0,40 mm 77,7 2,0

Questo non è un benchmark di latenza: dentro quei numeri ci sono dita umane, coordinazione, stanchezza e inevitabile variabilità. Proprio per questo il risultato è interessante. Nel nostro caso, abbassare aggressivamente la soglia non ha prodotto automaticamente più input o maggiore precisione. Il Rapid Trigger funziona e si percepisce, ma va imparato e regolato.

 

Polling rate: cosa significano davvero 8000 Hz e perché li abbiamo misurati

Il polling rate indica quante volte al secondo un dispositivo può inviare aggiornamenti al computer. A 1000 Hz l’intervallo teorico fra due report è 1 millisecondo; a 8000 Hz scende a 0,125 ms. In Bluetooth a 125 Hz l’intervallo teorico sale invece a 8 ms.

Attenzione: questo non significa che la HE60 abbia una latenza complessiva di 0,125 ms. Fra il movimento del dito e ciò che appare a schermo intervengono scansione della tastiera, firmware, USB o radio, sistema operativo, motore del gioco, GPU e display. Il polling è solo un anello della catena.

Abbiamo comunque deciso di verificarlo perché 8000 Hz anche in 2,4 GHz è una delle promesse più forti della HE60. Utilizzando Keyboard Inspector abbiamo analizzato la periodicità degli eventi ricevuti da Windows tramite Raw Input. Per l’analisi 8K abbiamo aumentato il Binning Rate a 32.000 Hz, perché il valore predefinito da 4.000 Hz non offre una risoluzione adeguata per osservare correttamente un segnale così rapido.

Nel test USB abbiamo raccolto 568 eventi: nel dominio delle frequenze è emerso un picco molto netto nell’area degli 8 kHz.

EPOMAKER HE60 test polling USB 8000 Hz Keyboard Inspector

 

Abbiamo poi ripetuto il test in 2,4 GHz con oltre 1.000 eventi. Anche qui il picco principale è apparso attorno agli 8.000 Hz, con una componente superiore compatibile con un’armonica. È il risultato più interessante, perché dimostra che il wireless ad alte prestazioni non viene semplicemente ridotto a un polling tradizionale.

 

EPOMAKER HE60 test polling 2,4 GHz 8000 Hz Keyboard Inspector

 

In Bluetooth abbiamo invece raccolto 1.294 eventi con Binning Rate a 4.000 Hz. Qui la periodicità si concentra attorno ai 125 Hz e alle relative armoniche, perfettamente coerente con il dato dichiarato dal produttore.

 

EPOMAKER HE60 test polling Bluetooth 125 Hz Keyboard Inspector
Connessione Dichiarato Nostro riscontro software
USB 8000 Hz Periodicità coerente con ~8000 Hz
2,4 GHz 8000 Hz Periodicità coerente con ~8000 Hz
Bluetooth 125 Hz Periodicità coerente con ~125 Hz

Non definiamo questi test una certificazione elettronica del controller: per quella servirebbe strumentazione hardware dedicata. Possiamo però affermare che gli eventi osservati da Windows sono coerenti con i valori pubblicizzati da EPOMAKER. Per una recensione reale, è molto più significativo di limitarsi a copiare “8000 Hz” dalla confezione.

 

6KRO osservato: cosa significa e perché può interessare anche chi non è esperto

Rollover significa quante pressioni simultanee la tastiera riesce a comunicare correttamente. È importante nel gaming perché una combinazione può includere movimento, sprint, salto, crouch, modificatori e altri comandi nello stesso istante.

Con Keyboard Inspector abbiamo mantenuto premuti progressivamente più tasti. In USB, 2,4 GHz e Bluetooth abbiamo osservato sei input simultanei correttamente registrati; provando ad aggiungere il settimo e l’ottavo mentre i primi sei restavano attivi, questi non venivano acquisiti nel nostro scenario.

Parliamo quindi di 6KRO osservato lato Windows, non di una certificazione del limite elettrico assoluto della PCB. Nella maggior parte delle situazioni gaming sei tasti contemporanei sono già molti e durante le nostre partite non abbiamo mai incontrato un limite pratico. Chi però cerca esplicitamente NKRO completo per combinazioni particolarmente complesse deve tenere presente ciò che abbiamo misurato.

 

Anti-ghosting dell’Hub: non abbiamo trovato una situazione in cui cambiasse il risultato

Il toggle chiamato “Anti-ghosting” nell’Hub sembra orientato alla stabilizzazione degli input quando l’actuation è estremamente sensibile. Per provarlo abbiamo impostato 0,10 mm, lasciato la tastiera ferma, appoggiato leggermente le dita e generato vibrazioni moderate sulla scrivania.

Non siamo riusciti a produrre input fantasma né con la funzione disattivata né attivata. Questo non dimostra che sia inutile: significa semplicemente che nel nostro ambiente e con il nostro esemplare non abbiamo ottenuto un beneficio misurabile. È importante per noi dirlo perché una buona recensione deve distinguere fra “funzione presente” e “funzione di cui abbiamo realmente osservato l’effetto”.

 


PARTE 3 – DKS, Snap Key, Combo Burst e funzioni avanzate

 

DKS: quattro azioni nello spazio di una singola pressione

Dynamic Key Stroke è una delle dimostrazioni più intuitive del vantaggio Hall Effect. Se la tastiera conosce la posizione del tasto lungo la corsa, può eseguire azioni differenti quando si superano determinate profondità, sia in discesa sia in risalita.

Per renderlo comprensibile abbiamo configurato un solo tasto fisico affinché producesse A a 1,6 mm in discesa, B a 3,0 mm in discesa, C a 3,0 mm in risalita e D a 1,6 mm in risalita.

Una sola pressione completa e un solo rilascio hanno prodotto correttamente la sequenza ABCD.

Nel gaming questo può servire, per esempio, ad associare comportamenti differenti a una pressione leggera e a una profonda. È una funzione potente, ma richiede pianificazione: se si assegna troppo a un singolo tasto, il rischio è trasformare una possibilità interessante in qualcosa di difficile da ricordare.

 

Dynamic Key Stroke DKS EPOMAKER HE60 quattro azioni

 

Snap Key: la funzione che ci ha convinto di più

Snap Key gestisce il conflitto fra due tasti opposti, come A e D, dando priorità all’ultimo input. Può sembrare una descrizione astratta, quindi l’abbiamo osservata direttamente con Keyboard Inspector.

Con Snap Key disattivato, tenendo premuto A e aggiungendo D, entrambi restano attivi contemporaneamente. Con Snap Key attivo, quando entra D la tastiera disattiva immediatamente A; quando D viene rilasciato, A torna attivo se il dito è ancora fisicamente appoggiato su quel tasto.

 

EPOMAKER HE60 Snap Key OFF test A D
Snap Key disattivato: A e D possono risultare attivi insieme.

EPOMAKER HE60 Snap Key ON test A D
Snap Key attivo: l’ultimo input prende priorità e il precedente viene sospeso.

Nei test sintetici la logica era chiara, ma volevamo capire se fosse percepibile anche giocando. In PUBG la risposta è stata sì: con Snap Key OFF i cambi A/D ci sono sembrati più “marmellosi/impacciati”, quasi meno definiti; attivandolo, lo strafing è diventato più diretto, pulito e prevedibile.

Non traduciamo questa sensazione in “meno latenza”, perché non abbiamo effettuato una misura end-to-end. Possiamo però dire che il modo in cui vengono risolti gli input opposti cambia davvero la percezione di controllo. Per noi è stata la funzione gaming più convincente dell’intero pacchetto.

Va inoltre segnalato un limite pratico: Rapid Trigger e Snap Key non possono essere applicati contemporaneamente agli stessi tasti nella configurazione che abbiamo provato. Bisogna scegliere la logica che si preferisce.

 

Magnetic Toggle: il tempo di pressione può diventare un comando

Con Magnetic Toggle abbiamo configurato una pressione breve per produrre A e una pressione prolungata per produrre B. A 300 ms la distinzione è risultata naturale; abbassando la soglia a 40 ms, quasi ogni pressione veniva interpretata come hold.

Anche questo test ribadisce un concetto importante per chi arriva per la prima volta su una tastiera così configurabile: valori estremi non sono automaticamente valori migliori. La libertà di regolazione è utile quando viene usata per adattare il comportamento alle proprie abitudini, non quando serve soltanto a inseguire il numero più basso.

 

Toggle Switch e Chain Press: un tasto può comportarsi come un interruttore

Con Toggle Switch abbiamo verificato due comportamenti. Mantenendo fisicamente premuto il tasto, l’azione viene ripetuta normalmente e si interrompe al rilascio. In modalità Chain Press, invece, una pressione breve avvia una ripetizione continua che prosegue anche dopo aver tolto il dito; un secondo click la interrompe.

È una funzione di nicchia, ma può essere utile in giochi o software dove un comando deve restare attivo o ripetersi senza mantenere fisicamente il tasto premuto.

 

Combo Burst: tre input simultanei, non una semplice macro veloce

Per capire se Combo Burst inviasse davvero comandi simultanei, abbiamo associato a un singolo tasto fisico A+B+C. Keyboard Inspector ha registrato i tre key-down nello stesso momento e i tre key-up insieme al rilascio.

La distinzione conta: non stiamo parlando di una macro che digita rapidamente A, poi B, poi C. La tastiera presenta al sistema tre input contemporanei, comportamento potenzialmente utile per combinazioni che richiedono vere pressioni simultanee.

 

EPOMAKER HE60 Combo Burst test tre input simultanei

 

Macro: loop e intervalli temporali funzionano, ma bisogna capire la logica dell’editor

Abbiamo creato una macro A-B-C-U composta da otto eventi complessivi fra pressioni e rilasci. Con Loop Count = 1 Keyboard Inspector ha registrato gli otto eventi attesi; con Loop Count = 5 il totale è salito a 40, confermando che viene ripetuta l’intera sequenza.

Abbiamo anche verificato gli intervalli temporali. Il comportamento è coerente con quanto configurato, ma la funzione Fixed Interval deve essere impostata prima di ricreare gli eventi: cambiarla dopo non riscrive i tempi già salvati. Non è un malfunzionamento vero e proprio, ma l’interfaccia non lo spiega abbastanza bene.

 


PARTE 4 – Sound, RGB, batteria e scrittura quotidiana

 

Sound test contro Corsair K55: il piacere non dipende soltanto dal volume

La sensazione acustica ci aveva colpito fin dai primi minuti, quindi abbiamo voluto renderla confrontabile. Abbiamo registrato HE60 e Corsair K55 con lo stesso microfono, nella stessa posizione e con una sequenza di tasti comparabile.

Non è un test fonometrico e non pretende di stabilire quale tastiera produca meno decibel. Quello che volevamo confrontare era il carattere del suono. La HE60 ci è sembrata più piena, rotonda e meno tagliente; la K55 più secca e brillante. In altre parole, il vantaggio della EPOMAKER non è necessariamente “fare meno rumore”, ma produrre un rumore che troviamo decisamente più piacevole.

 

Sound test EPOMAKER HE60

Sound test Corsair K55 – confronto

 

Scrittura lunga: bellissima da sentire, più impegnativa da dominare

Qui emerge la contraddizione più grande della HE60. Il feeling tattile e acustico ci piace moltissimo, ma nelle sessioni lunghe di testo continuiamo a essere più rilassati e precisi sulla nostra tastiera full-size.

Nei primi test abbiamo commesso molti più errori sulla HE60, spesso toccando il tasto vicino a quello desiderato. Parte del problema nasceva dall’actuation troppo sensibile; portandola attorno a 1 mm gli errori sono diminuiti nettamente. Ma restano layout ANSI, formato 60%, altezza e soprattutto una memoria muscolare costruita per anni su un’altra tastiera.

Scrivere correttamente senza guardare è possibile e, con il tempo, i risultati sono migliorati. Serve però più concentrazione. È proprio qui che l’analogia con un paio di scarpe ci sembra più calzante: la HE60 offre moltissime regolazioni, ma bisogna investire tempo per trovare il punto in cui feeling, utilità e abitudini personali coincidono.

Personalmente acquisteremmo volentieri una tastiera con la stessa tecnologia, lo stesso sound e gli stessi switch, ma in un formato più grande. Sulla nostra scrivania la conseguenza pratica è semplice: continuiamo a tenere due tastiere. La Corsair K55 per Excel, Word e applicazioni che richiedono molti tasti dedicati; la HE60 per il gaming, dove il 60% smette di sembrare un sacrificio e diventa un vantaggio.

 

RGB: molto più di un semplice effetto estetico, ma non tutti gli effetti sono utili al buio

EPOMAKER Hub offre numerose combinazioni di colore, luminosità, velocità e direzione. Abbiamo verificato profili statici, effetti dinamici e Wave Flow, oltre alla possibilità di invertire la direzione dell’animazione. Le impostazioni salvate via USB restano memorizzate passando a 2,4 GHz e Bluetooth.

Dal punto di vista estetico la HE60 può diventare molto scenografica: RGB vivace, transizioni rapide e onde colorate valorizzano parecchio i keycap shine-through. Ma la retroilluminazione nasce anche per rendere i tasti leggibili quando la stanza è buia. Alcune animazioni elaborate sono bellissime da guardare, ma meno funzionali quando la luminosità cambia continuamente da un tasto all’altro.

Nel nostro utilizzo abbiamo finito per preferire l’effetto onda a velocità moderata: conserva l’impatto estetico senza rendere troppo irregolare la visibilità dei caratteri. Chi cerca la massima funzionalità può naturalmente scegliere un colore statico, ma è positivo che la tastiera permetta di passare da una configurazione puramente scenografica a una molto più sobria.

Abbiamo inoltre verificato il power-off della retroilluminazione dopo il tempo configurato. Al primo input la tastiera si risveglia e il tasto premuto viene regolarmente acquisito, senza richiedere una seconda pressione.

 

Batteria da 8000 mAh: il 100% dopo oltre 13 ore va interpretato con cautela

Una batteria da 8000 mAh è enorme per una tastiera 60%, ma la capacità da sola non permette di calcolare l’autonomia reale. Polling 8K, radio 2,4 GHz e RGB possono aumentare i consumi, mentre standby e spegnimento automatico li riducono.

Dopo circa 13-14 ore complessive di utilizzo, comprese numerose sessioni di test e diverse ore prevalentemente in 2,4 GHz, il comando Fn+Enter continuava a illuminare in verde tutti e dieci i tasti numerici, cioè il livello massimo visualizzato dalla tastiera.

Non interpretiamo questa indicazione come “100,0% reale”: un indicatore a dieci segmenti può aggiornarsi a soglie abbastanza ampie. Possiamo però dire che, nel nostro periodo iniziale di prova, la batteria non ha mostrato un calo apprezzabile. Il sistema di power saving sembra avere un ruolo importante, soprattutto perché l’illuminazione viene spenta rapidamente quando la tastiera rimane inattiva.

EPOMAKER, al momento della recensione, non pubblica ancora una stima ufficiale specifica in ore per HE60. Per questo preferiamo non inventare un’autonomia teorica partendo dai soli 8000 mAh.

 


PARTE 5 – Gaming reale: perché abbiamo scelto PUBG e Battlefield 6

Una tastiera gaming non può essere valutata soltanto in un editor di testo o attraverso grafici. Serviva capire cosa succede quando la concentrazione smette di essere sulla periferica e torna sul gioco. Abbiamo scelto PUBG: BATTLEGROUNDS e Battlefield 6 perché sono due titoli di grande notorietà, ma soprattutto perché mettono la tastiera alla prova in modi differenti.

PUBG è particolarmente utile per osservare strafing, arresti e inversioni A/D. Nel training e negli scontri più controllati è possibile concentrarsi su micro-correzioni, movimento laterale e precisione senza che lo schermo venga costantemente invaso da decine di eventi simultanei. È quindi un ambiente adatto per percepire differenze fra Rapid Trigger, Snap Key e impostazioni standard.

Battlefield 6 rappresenta quasi l’opposto: mappe ampie, combattimento di fanteria e veicoli, distruzione, situazioni ravvicinate, cambi di ritmo e molta più confusione. Proprio per questo è utile come test di realtà. Se una funzione sembra straordinaria solo quando ci concentriamo sul benchmark ma diventa fastidiosa durante una partita normale, emerge subito.

 

Rapid Trigger in PUBG: tecnicamente evidente, in gioco molto più sottile

Con actuation attorno a 0,99 mm e Rapid Trigger a 0,20 mm ci aspettavamo che la differenza fosse immediata. In realtà, durante PUBG il cambiamento è risultato molto meno evidente rispetto ai test sintetici. Non abbiamo registrato input indesiderati, ma non abbiamo neppure avuto la sensazione di una trasformazione radicale del movimento.

Questo è un risultato importante perché ridimensiona l’idea che Rapid Trigger debba essere obbligatoriamente attivato al valore più aggressivo. La funzione esiste, funziona e riduce il movimento necessario al reset, ma la capacità di sfruttarla dipende dal gioco e soprattutto dal giocatore.

 

Snap Key in PUBG: il controllo A/D cambia davvero

Snap Key ha prodotto una sensazione molto più chiara. Con la funzione disattivata, tornando rapidamente da A a D, il movimento ci è sembrato più morbido e quasi “marmelloso”. Riattivandola, il cambio di direzione è apparso più secco, diretto e pratico.

Abbiamo ripetuto più volte il passaggio ON/OFF proprio per evitare che la prima impressione condizionasse il giudizio. La preferenza è rimasta. Non possiamo trasformare questa sensazione in un valore di latenza, ma possiamo collegarla al comportamento che avevamo già osservato in Keyboard Inspector: con Snap Key l’input precedente viene realmente sospeso quando arriva il comando opposto.

 

USB contro 2,4 GHz: durante il gioco la differenza è quasi invisibile

Dopo aver individuato Snap Key come configurazione preferita, abbiamo alternato USB e 2,4 GHz mantenendo invariato tutto il resto. Lo scopo non era cercare a tutti i costi una differenza, ma capire se il wireless introducesse esitazioni, perdita di input o una risposta percepibilmente più lenta.

Il risultato è stato estremamente positivo. Le due modalità ci sono sembrate quasi indistinguibili. In alcuni momenti abbiamo avuto l’impressione che il 2,4 GHz fosse appena meno immediato, ma la differenza era così sottile da poter essere tranquillamente soggettiva. Non abbiamo osservato micro-interruzioni o input persi durante le sessioni.

È un riscontro coerente con il test di polling, nel quale entrambe le modalità hanno mostrato periodicità compatibili con 8 kHz. Non significa che cavo e wireless abbiano matematicamente la stessa latenza end-to-end, ma nell’esperienza pratica la modalità 2,4 GHz non ci ha fatto desiderare il cavo.

 

Battlefield 6: quando smettiamo di misurare, la HE60 funziona e basta

Il test conclusivo è stato volutamente meno scientifico. Abbiamo giocato normalmente a Battlefield 6 in 2,4 GHz, actuation intorno a 1 mm e Snap Key attivo su A/D, senza pensare continuamente alla tastiera.

Ed è forse il risultato più importante: il feeling è stato ottimo e non abbiamo avuto nulla da segnalare. Nessuna disconnessione, nessuna esitazione evidente, nessun tasto che ci abbia costretto a interrompere il gameplay. In uno scenario molto più caotico di PUBG, la HE60 ha smesso di essere “l’oggetto che stiamo recensendo” ed è diventata semplicemente la periferica con cui stavamo giocando.

È proprio nel gaming che il formato 60% trova la sua giustificazione più forte. Lo spazio recuperato sulla scrivania lascia più libertà al mouse e l’assenza di tasti dedicati pesa molto meno che durante una giornata su Word o Excel.

 


Una tastiera gaming eccellente, ma non la useremmo come unica tastiera

Dopo tutti questi test la nostra posizione è più articolata di quanto fosse all’inizio. EPOMAKER HE60 ci ha convinto molto come tastiera gaming Hall Effect: la costruzione è solida, il sound è uno dei suoi punti migliori, gli 8000 Hz trovano un riscontro concreto nei nostri test software, le funzioni avanzate non sono semplici voci decorative nell’Hub e Snap Key ha modificato in modo percepibile il controllo nei cambi di direzione.

Allo stesso tempo, il formato 60% ANSI rappresenta per noi un compromesso troppo grande per produttività e scrittura quotidiana. Le accentate italiane funzionano, ma le legende non corrispondono; la zona ù/Enter richiede adattamento; frecce e navigazione esistono, ma dietro Fn; nelle sessioni lunghe l’altezza e la memoria muscolare continuano a favorire una tastiera più tradizionale.

Il risultato concreto è che sulla nostra postazione la HE60 non ha sostituito la Corsair K55: la Corsair resta per Excel, Word e applicazioni con molti comandi dedicati, mentre HE60 è diventata la scelta naturale per il gaming.

La cosa più significativa è forse questa: oggi acquisteremmo volentieri una tastiera con gli stessi switch, lo stesso sound, le stesse funzioni Hall Effect e lo stesso wireless 8K, ma in formato 75%, TKL o full-size. Non è una critica alla qualità della HE60; è la dimostrazione di quanto il formato sia parte integrante della scelta.

E torniamo così all’analogia iniziale... Una tastiera come questa è davvero un po’ come un paio di scarpe: può essere tecnicamente eccellente, ma bisogna trovare misura e regolazione giuste per le proprie abitudini. I primi giorni possono perfino essere demoralizzanti, perché la sensibilità e il layout fanno commettere errori che con la vecchia tastiera non esistevano. Poi, progressivamente, si capisce dove intervenire e la personalizzazione smette di sembrare un menu pieno di numeri per diventare uno strumento concreto.

 

Concludendo...

 

La EPOMAKER HE60 non è la tastiera che consiglieremmo a chi cerca un unico dispositivo per scrivere otto ore al giorno, lavorare in Excel e poi giocare la sera. Il formato 60% ANSI impone troppi compromessi per quel profilo.

Se però l’obiettivo è una tastiera gaming Hall Effect estremamente configurabile, con 8K anche wireless, funzioni avanzate realmente operative e un feeling tattile e acustico di alto livello, la HE60 mostra qualità concrete. La parte più difficile non è capire se sia veloce: lo è. La parte difficile è trovare i setting che trasformano tutta quella velocità nella risposta giusta per le proprie mani.

Resta infine il prezzo. Se il riferimento di 49,99 euro visto su fonti europee verrà confermato ufficialmente anche per il mercato italiano, il rapporto fra tecnologia offerta e costo diventerebbe uno degli argomenti più forti della HE60. Al momento, però, la pagina internazionale EPOMAKER continua a indicarla come “Coming Soon” senza un listino definitivo, quindi preferiamo mantenere questa valutazione separata dal voto.

Testato su

PC

CPU
AMD RYZEN 7 9800X3D
GPU
Zotac RTX 3080 TRINITY OC 10Gb
RAM
Lexar ARES RGB RAM DDR5 32GB Kit 7200MHz
Sistema operativo
Windows 11

Pro

  • Polling 8K verificato via USB e 2,4 GHz, non solo dichiarato.
  • Switch Hall Effect piacevoli, solidi e profondamente personalizzabili.
  • Snap Key migliora concretamente controllo e precisione nei cambi A/D.
  • Sound pieno e raffinato, con cinque strati di smorzamento efficaci.
  • Batteria da 8000 mAh e power saving promettono autonomia molto elevata.

Contro

  • Layout 60% ANSI penalizzante per scrittura italiana e produttività.
  • Selettore wireless sotto Caps Lock scomodo e poco rassicurante nel tempo.
  • EPOMAKER Hub configurabile solo via USB sul nostro esemplare.
  • Slider actuation poco preciso, senza inserimento numerico diretto.
  • Curva di apprendimento iniziale significativa, soprattutto fuori dal gaming.
8,2/10
Voto complessivo
Prestazioni gaming
9,5/10
Costruzione, switch e sound
9,2/10
Connettività e autonomia
9,0/10
Software e personalizzazione
7,0/10
Uso quotidiano e produttività
6,5/10
Provenienza recensioneFornita dal publisher

Media: 8,2/10 calcolata su 5 valutazioni

 

I dati indicati come “nostri test” derivano esclusivamente dall’esemplare provato e dalla configurazione del PC utilizzata. Le specifiche ufficiali citate sono quelle pubblicate da EPOMAKER per HE60 al momento della recensione. I riferimenti di prezzo non ufficiali possono cambiare al lancio o variare fra mercati.

Informazioni sull'Autore

Eughenos

Biografia

- Direttore di KotaWorld.it
Eugenio vive felicemente intrappolato tra tre habitat decisamente diversi: le aule di un liceo veneto, i fondali marini e mondi digitali. La tecnologia, invece, gli è entrata in casa molto prima di qualunque microscopio: un padre irriducibile giocatore di NES gli ha insegnato che dietro ogni videogame c’è un mondo interessante… e dietro ogni computer c’è quasi sicuramente un problema da risolvere.

 

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