L’EPOMAKER CarbonX è un mouse gaming che punta su tre elementi molto chiari: peso estremamente ridotto, hardware di fascia alta e una struttura in fibra di carbonio decisamente fuori dal comune. Sulla scheda tecnica troviamo il sensore PixArt PAW3950, connettività USB-C, wireless 2,4 GHz e Bluetooth, DPI fino a 30.000 e soprattutto un polling rate massimo di 8000 Hz.
Sulla carta è tutto molto interessante, ma in questa recensione abbiamo cercato di andare oltre le specifiche dichiarate. Il CarbonX è stato utilizzato per diversi giorni come mouse principale, provato in modalità cablata, wireless 2,4 GHz e Bluetooth, usato nella normale attività quotidiana e nel gaming, oltre a essere sottoposto a una lunga serie di test tramite ClickSyncMouseTester v0.6.1, un programma desktop per Windows dedicato all’analisi dei mouse tramite Windows Raw Input.
Per rendere la recensione comprensibile anche a chi non segue abitualmente benchmark e periferiche gaming, spiegheremo non soltanto che cosa abbiamo misurato, ma soprattutto perché quel dato è importante nell’uso reale.
Nota sulla trasparenza: l’unità oggetto della recensione ci è stata fornita gratuitamente da EPOMAKER. Il produttore non ha avuto alcun controllo sulla metodologia dei test, sui risultati o sulle conclusioni dell’articolo.

PARTE 1 – Descrizione estetica, materiali ed ergonomia
Un mouse che si riconosce subito: la scocca in vera fibra di carbonio
La caratteristica estetica più evidente dell’EPOMAKER CarbonX è naturalmente la scocca. Non si tratta di una normale struttura in plastica con una grafica effetto carbonio, ma di una costruzione in fibra di carbonio pensata per ottenere un corpo molto leggero senza rinunciare troppo alla rigidità.
La parte superiore è attraversata da grandi aperture geometriche, descritte come ritagli “a loto”. Il risultato è diverso dal classico design honeycomb che ha caratterizzato tanti mouse ultraleggeri negli ultimi anni: il CarbonX mantiene un aspetto tecnico, ma allo stesso tempo piuttosto elegante e minimalista.
Il mouse è quasi completamente nero, con una finitura opaca che ci è sembrata piacevole al tatto. Non troviamo un sistema RGB appariscente: l’illuminazione è ridotta agli elementi funzionali di stato, scelta coerente con la filosofia del prodotto.

Peso reale: sulla nostra bilancia 45,91 grammi
EPOMAKER dichiara un peso nell’ordine dei 50 grammi. La nostra unità ha fatto registrare sulla bilancia appena 45,91 grammi.
È un risultato particolarmente interessante perché non sembra essere un caso isolato: diverse recensioni indipendenti hanno misurato esemplari nell’ordine dei 46-47 grammi. Il dato dichiarato dal produttore sembra quindi essere piuttosto conservativo.
Nell’utilizzo reale, meno di 46 grammi significano soprattutto inerzia molto bassa. Per chi non è abituato a mouse ultraleggeri, la differenza rispetto a una periferica tradizionale da 80-100 grammi è immediata: serve meno forza per iniziare un movimento, meno forza per fermarlo e meno sforzo per cambiare rapidamente direzione.
Non sono presenti pesetti intercambiabili o sistemi per modificare la massa. È una scelta coerente con la filosofia ultralight del prodotto, ma chi preferisce mouse più pesanti deve sapere che non esiste la possibilità di personalizzarne il peso.

Dimensioni, forma e impugnatura
Le dimensioni ufficiali sono di 118 × 62,2 × 39,6 mm. Il CarbonX è quindi un mouse compatto o medio-compatto, con una forma sostanzialmente simmetrica e il dorso posizionato circa nella zona centrale.
Nonostante la forma simmetrica, i due pulsanti laterali sono presenti soltanto sul lato sinistro: nella pratica è quindi un mouse pensato soprattutto per utenti destrorsi.
Nel nostro caso impugnatura ed ergonomia sono risultate ottime. La massa ridotta permette di controllarlo senza dover stringere troppo i lati e il profilo si presta bene a movimenti rapidi di polso e dita.
Le valutazioni pubblicate anche da altri recensori sono abbastanza concordi nel considerarlo particolarmente adatto a claw grip e fingertip grip. Con mani molto grandi e palm grip completo, siamo d'accordo a sostenere che i 118 mm di lunghezza potrebbero risultare pochi. Alcuni segnalano inoltre una lieve tendenza al bilanciamento anteriore; può essere percepita soprattutto quando si solleva spesso il mouse, ma nella nostra prova non ha compromesso il comfort generale.

Rigidità della scocca e possibile accumulo di polvere
Una struttura così aperta può far pensare immediatamente a un mouse fragile. Nell’uso reale, però, il CarbonX ci è sembrato ben più rigido di quanto il peso possa suggerire.
Ci è rimasta invece una considerazione sul lungo periodo: la polvere può entrare più facilmente all’interno. Durante i nostri giorni di prova non abbiamo avuto alcun problema, quindi non possiamo definirlo un difetto concreto; tuttavia chi utilizza il mouse in ambienti particolarmente polverosi dovrà probabilmente dedicargli un minimo di manutenzione in più rispetto a un modello completamente chiuso.

Piedini in PTFE e scorrevolezza
Sul fondo troviamo pattini in PTFE, il materiale comunemente utilizzato nei mouse gaming per ridurre l’attrito sul tappetino.
Le opinioni online sono leggermente più divise: alcune recensioni li considerano adeguati e scorrevoli, altre li giudicano semplicemente discreti e suggeriscono che gli utenti più esigenti potrebbero preferire pattini aftermarket più grandi o più spessi. È un dettaglio che interessa soprattutto gli appassionati che personalizzano molto il feeling del mouse, non un problema che abbiamo percepito come limitante durante l’uso normale. Nella nostra prova la scorrevolezza è risultata buona e coerente con il peso ridotto del mouse.
Click, pulsanti laterali e rotellina
I pulsanti principali utilizzano switch ottici Omron, che vengono indicati generalmente con una durata nominale nell’ordine dei 70 milioni di attuazioni. La combinazione fra switch ottici e scocca in carbonio produce un click piuttosto particolare: il suono è secco ma leggermente più cupo rispetto a molti mouse in plastica.
È un aspetto che ci è piaciuto molto. Click e doppio click hanno un feeling molto piacevole, con una risposta netta e senza una sensazione eccessivamente vuota.
I due pulsanti laterali sono facilmente raggiungibili con il pollice. La rotellina è compatta e ha step sufficientemente definiti per navigazione, cambio arma e utilizzo quotidiano. Durante un nostro test di scrolling abbiamo generato quasi 300 eventi senza notare inversioni o comportamenti anomali.

Dotazione e connettività
Il CarbonX supporta tre modalità di connessione: USB-C, wireless 2,4 GHz e Bluetooth. EPOMAKER include il ricevitore 2,4 GHz e il cavo USB-A/USB-C assieme a dei pattini di ricambio.
Il collegamento 2,4 GHz è quello che meglio valorizza un mouse tanto leggero: elimina completamente la resistenza del cavo mantenendo le modalità di polling elevate. Il Bluetooth è invece una soluzione più orientata alla comodità e all’uso con notebook o dispositivi secondari, dato che lavora a 125 Hz.

PARTE 2 – Descrizione tecnica e tutti i nostri test
Prima di tutto: che cosa sono DPI, CPI e polling rate?
Prima di entrare nei numeri è utile chiarire tre termini molto utilizzati quando si parla di mouse gaming.
DPI e CPI vengono spesso usati come sinonimi. In pratica indicano quanto il cursore si sposta in relazione al movimento fisico del mouse: aumentando il valore, bastano movimenti più piccoli della mano per coprire una maggiore distanza sullo schermo.
Il polling rate, espresso in Hertz, indica invece quante volte al secondo il mouse può inviare un aggiornamento al computer. Un mouse a 1000 Hz può teoricamente inviare un report ogni millisecondo; a 4000 Hz l’intervallo scende a 0,25 ms; a 8000 Hz a 0,125 ms.
Questo non significa che passare da 1000 a 8000 Hz renda automaticamente un giocatore otto volte più veloce. Significa semplicemente che il PC può ricevere aggiornamenti sulla posizione con maggiore frequenza.

Sensore PixArt PAW3950 e controller Nordic
Il cuore del CarbonX è il PixArt PAW3950. EPOMAKER dichiara fino a 30.000 DPI, 750 IPS di velocità massima di tracking, 50 G di accelerazione e 20.000 FPS di scanning. Diverse recensioni tecniche riportano inoltre l’abbinamento con il controller Nordic nRF52840, una piattaforma utilizzata anche in mouse di fascia più costosa.
Per i nostri test non ci siamo concentrati sui 30.000 DPI, un valore poco rappresentativo dell’uso reale. Abbiamo lavorato soprattutto a 1600 CPI, una sensibilità molto più comune, e verificato il comportamento del mouse a differenti frequenze di polling.

Il programma usato per i test: ClickSyncMouseTester v0.6.1
Per evitare i limiti dei classici tester via browser abbiamo utilizzato ClickSyncMouseTester v0.6.1, progetto open source per Windows sviluppato da Nuitfanee. Il programma è pensato specificamente per analizzare mouse attraverso Windows Raw Input e comprende moduli per report rate, acquisizione del movimento, analisi dei pulsanti, confronto della sensibilità e calibrazione dell’angolo del sensore.
In termini semplici, Windows Raw Input permette a un programma di ricevere gli eventi generati dal mouse a un livello molto più vicino all’input del sistema operativo rispetto a un comune test eseguito dentro una pagina web. Non è comunque uno strumento da laboratorio che misura fisicamente il bus USB: mostra ciò che Windows riceve realmente dal mouse nella configurazione del PC utilizzato.
È una distinzione importante. I risultati vanno interpretati come prestazioni effettivamente ricevute da Windows, non come certificazione elettronica del controller USB.
Test del Key Response Time e del double-click
Il Control Hub è l’interfaccia web ufficiale di EPOMAKER utilizzata per configurare il CarbonX. Permette di cambiare DPI, polling rate, Lift-Off Distance, response time dei tasti, profili, macro e varie funzioni avanzate del sensore.


Il nostro esemplare era inizialmente impostato a 8 ms di Key Response Time. Abbiamo portato il valore al minimo disponibile, cioè 1 ms. Lo stesso Control Hub avverte che ridurre troppo questo tempo può aumentare il rischio di doppi input involontari.
Per verificare la stabilità abbiamo utilizzato il modulo Key Detection di ClickSyncMouseTester. Questo modulo registra separatamente la pressione e il rilascio dei pulsanti e conta gli eventi che rientrano nella soglia impostata per essere considerati un double-click. Abbiamo scelto una soglia di 80 ms.
Abbiamo quindi eseguito 300 pressioni con il tasto sinistro e 300 con il destro.
| Pulsante | Pressioni | Double-click rilevati |
|---|---|---|
| Sinistro | 300 | 0 |
| Destro | 300 | 0 |
| Totale | 600 | 0 |
Il risultato è molto positivo: sul nostro esemplare, 600 pressioni con response time impostato a 1 ms non hanno generato alcun double-click involontario.
Questo test non misura però la vera latenza click-to-PC. Per ottenere quel dato servirebbe strumentazione hardware esterna in grado di confrontare l’istante fisico dell’attuazione con l’arrivo dell’input al computer.
Come abbiamo testato il polling rate
La prima verifica importante ha riguardato il polling rate. ClickSyncMouseTester permette di selezionare direttamente il mouse da testare e, in modalità Motion Report, conta gli aggiornamenti Raw Input che contengono un movimento reale. Il programma mostra inoltre il picco raggiunto, l’eventuale presenza di pacchetti senza movimento e il numero di pacchetti persi dalla propria coda di acquisizione.
Abbiamo testato separatamente 1000, 2000, 4000 e 8000 Hz, mantenendo il mouse in movimento continuo con rapidi cerchi e swipe per produrre un numero sufficiente di campioni.




| Polling impostato | Rate rilevato | Peak | Empty Packet Rate | Capture Drops |
|---|---|---|---|---|
| 1000 Hz | 1000 Hz | 1000 Hz | 0,00% | 0 |
| 2000 Hz | 1983 Hz | 2000 Hz | 0,00% | 0 |
| 4000 Hz | 3970 Hz | 4000 Hz | 0,00% | 0 |
| 8000 Hz | 7810 Hz | 8000 Hz | 0,00% | 0 |
La progressione è molto coerente. Il CarbonX segue correttamente le quattro modalità selezionate e, nelle acquisizioni principali, il software non ha segnalato capture drop.
8000 Hz: perché non basta guardare il numero grande sullo schermo
Un mouse potrebbe raggiungere per un istante 8000 Hz e poi produrre report in maniera molto irregolare. Per questo abbiamo analizzato anche l’intervallo temporale fra un report e il successivo.
A 8000 Hz il valore ideale è di circa 125 microsecondi. Nella nostra acquisizione abbiamo ottenuto:
| Statistica | Risultato a 8000 Hz |
|---|---|
| Media | 157,00 µs |
| P50 / mediana | 124,60 µs |
| P95 | 194,70 µs |
| P99 | 419,30 µs |
| MAD | 10,30 µs |
| IQR | 20,50 µs |
Per chi non ha familiarità con questi termini, il dato più facile da leggere è il P50, cioè la mediana: metà degli intervalli è inferiore e metà superiore a quel valore. Ottenere 124,60 µs quando il target teorico è 125 µs significa che il centro della distribuzione è praticamente dove dovrebbe essere.
P95 e P99 servono invece a capire quanto diventano grandi gli intervalli nei casi meno frequenti. Ci sono quindi eventi più lunghi del valore ideale, ma la maggior parte degli aggiornamenti rimane concentrata attorno alla frequenza prevista.
Il risultato ci permette di dire che gli 8000 Hz del CarbonX sono realmente operativi nell’ambiente Windows utilizzato per il test, non semplicemente selezionabili nel software.
4000 Hz: il compromesso che preferiamo
A 4000 Hz il mouse dovrebbe inviare un aggiornamento ogni 250 microsecondi. Nelle nostre acquisizioni abbiamo ottenuto mediane nell’ordine dei 249-251 µs.
Questo è il motivo per cui, pur avendo verificato il funzionamento dell’8K, nella pratica riteniamo 4000 Hz una delle impostazioni più equilibrate. La frequenza è già molto elevata, mentre il carico sul sistema e sulla batteria è inferiore rispetto agli 8000 Hz.
Stress test del sensore: come abbiamo cercato spin-out e anomalie
Per stressare il PAW3950 abbiamo usato il modulo Mouse Performance di ClickSyncMouseTester. Questo registra i singoli movimenti Raw Input e permette successivamente di visualizzare diversi grafici: xyVelocity vs Time per la velocità, xyCount vs Time per osservare i count inviati dal sensore, xySum vs Time per il movimento cumulativo e Path Speed vs Time per la velocità complessiva della traiettoria.
Abbiamo eseguito ripetuti swipe rapidi avanti e indietro cercando volutamente salti, inversioni non coerenti con la mano, interruzioni del tracking o spin-out.
In una delle sessioni abbiamo raggiunto circa 3,05 m/s nei picchi più elevati. Il P95 era circa 2,44 m/s e il P99 circa 2,90 m/s.
Non abbiamo osservato spin-out evidenti o interruzioni anomale. È importante chiarire che questo non certifica il limite dichiarato di 750 IPS: per testare un valore simile in maniera seria servirebbe un sistema meccanico capace di spostare il mouse a velocità controllata. Il nostro risultato significa semplicemente che, anche sottoponendolo a movimenti manuali molto più rapidi di quelli normalmente usati in gioco, il CarbonX è rimasto stabile.
Precisione CPI: abbiamo misurato 400, 800, 1600 e 3200
La precisione dei CPI indica quanto il valore selezionato nel software corrisponda realmente allo spostamento prodotto dal sensore.
Abbiamo segnato una distanza fisica di 20 cm sul tappetino. Per ogni sensibilità abbiamo impostato lo stesso CPI sia nel CarbonX sia nel programma, avviato la cattura e spostato il mouse il più orizzontalmente possibile da un riferimento all’altro.
Il programma registra i “count”, cioè i piccoli incrementi di movimento inviati dal sensore. Poiché 20 cm corrispondono a circa 7,874 pollici, abbiamo diviso i count registrati sull’asse X per questa distanza.




| CPI impostati | CPI effettivi stimati | Deviazione |
|---|---|---|
| 400 | ~403 | +0,7% |
| 800 | ~791 | -1,1% |
| 1600 | ~1567 | -2,1% |
| 3200 | ~3114 | -2,7% |
Trattandosi di una misurazione manuale e non di un banco motorizzato, qualche margine di errore è inevitabile. Il risultato è comunque buono: nei quattro valori provati la deviazione è rimasta entro circa il 3%.
Lift-Off Distance: che cos’è e come l’abbiamo verificato
Il Lift-Off Distance, o LOD, indica l’altezza alla quale il sensore smette di seguire il movimento quando solleviamo il mouse dal tappetino. Per chi gioca a sensibilità basse e riposiziona spesso il mouse è un parametro importante: un LOD troppo alto può far muovere il mirino anche mentre si sta sollevando la periferica.
Il CarbonX permette di scegliere 0,7 mm, 1 mm o 2 mm.
Per verificarne il funzionamento abbiamo utilizzato un CD come spessore di riferimento, pari a circa 1,2 mm. Non è una misura di laboratorio e non serve a certificare che il cutoff sia esattamente 0,70 o 1,00 mm; serve a capire se le tre impostazioni modificano davvero il comportamento.
| LOD impostato | Con circa 1,2 mm di sollevamento |
|---|---|
| 0,7 mm | Non traccia |
| 1 mm | Non traccia |
| 2 mm | Traccia |
La regolazione del LOD è quindi realmente funzionale.
Angle Calibration: perché abbiamo fatto 129 swipe
Il modulo Angle Calibration di ClickSyncMouseTester serve a verificare se il movimento naturale del sensore tende sistematicamente a essere inclinato rispetto alla direzione con cui stiamo facendo gli swipe. Il programma chiede di eseguire numerosi passaggi orizzontali e, sulla base dei campioni raccolti, suggerisce un eventuale angolo di correzione.

Dopo 129 swipe e 96.871 campioni abbiamo ottenuto un Recommended Angle di appena 0,2°, con Stability indicata come ±0,0° e qualità della traccia giudicata “Excellent” dal programma.
Per un lettore non tecnico, il significato è semplice: non abbiamo rilevato una tendenza importante del sensore a “tirare” verso un lato. Il valore è praticamente neutro.
Angle Snapping: cosa fa e che cosa abbiamo misurato
L’Angle Snapping è una funzione che prova a correggere le piccole imperfezioni della mano quando si traccia una linea, rendendo il movimento più rettilineo. Può essere utile in alcuni lavori o applicazioni, ma nel gaming competitivo molti utenti preferiscono lasciarlo disattivato perché introduce una correzione artificiale.
Abbiamo effettuato due passate orizzontali simili di circa 20 cm. Con Angle Snapping disattivato abbiamo misurato circa 0,5 cm di movimento sull’asse verticale; attivandolo, la deviazione è scesa a circa 0,1 cm.
Il test è manuale, quindi non possiamo attribuire matematicamente tutta la differenza al filtro. Tuttavia la riduzione è sufficientemente evidente per confermare che l’Angle Snapping interviene realmente sul movimento.
Ripple Control: cosa sono MAD e IQR?
Il Ripple Control è un filtro pensato per ridurre le piccole oscillazioni o il rumore del segnale, soprattutto durante movimenti lenti e molto precisi.
Per verificarlo abbiamo effettuato due catture simili a 1600 CPI e 4000 Hz, prima con il filtro disattivato e poi attivato, confrontando soprattutto due valori: MAD e IQR.
Il MAD, Median Absolute Deviation, è una misura di quanto i campioni tendono a disperdersi rispetto al valore centrale: più è basso, più il comportamento è compatto. L’IQR, Interquartile Range, misura invece l’ampiezza occupata dalla metà centrale dei campioni. Anche qui, un valore più basso indica una distribuzione più stretta.
Non è necessario ricordare le formule: per leggere questo test basta sapere che valori più piccoli significano meno dispersione dei micro-movimenti.


| Parametro | Ripple OFF | Ripple ON |
|---|---|---|
| MAD | 0,22 | 0,08 |
| IQR | 0,49 | 0,19 |
| Dropped | 0 | 0 |
| Quality | Good | Good |
Nella nostra prova il MAD è sceso di circa il 64% e l’IQR di circa il 61%. Il Ripple Control produce quindi un effetto misurabile e non è semplicemente una voce nel menu.
Per gli FPS preferiamo comunque utilizzarlo OFF, in modo da mantenere il segnale il più “grezzo” possibile; chi desidera un puntatore più filtrato può invece sfruttarlo.
Motion Sync ON e OFF: differenze molto più piccole
Il Motion Sync cerca di sincronizzare la lettura del sensore con la cadenza con cui vengono inviati i report al computer. È una funzione molto meno evidente rispetto all’Angle Snapping e non deve essere interpretata come un semplice “più veloce / più lento”.
Abbiamo confrontato il CarbonX a 1600 CPI e 4000 Hz, modificando soltanto Motion Sync.


| 4000 Hz | Motion Sync OFF | Motion Sync ON |
|---|---|---|
| P50 | 249,40 µs | 249,30 µs |
| Media | 291,70 µs | 278,63 µs |
| P95 | 345,60 µs | 365,80 µs |
| P99 | 622,40 µs | 576,40 µs |
| P999 | 6,54 ms | 4,01 ms |
| MAD | 11,50 µs | 12,40 µs |
| IQR | 23,20 µs | 25,00 µs |
| Dropped | 0 | 0 |
Il risultato più importante è che la mediana rimane praticamente identica: circa 249,4 µs OFF e 249,3 µs ON. In altre parole, Motion Sync non ha stravolto il comportamento del polling. Alcuni valori estremi sono stati migliori con ON, mentre MAD e IQR sono risultati leggermente inferiori con OFF. Le differenze sono troppo piccole per definire una modalità nettamente superiore.
Control Hub: tante opzioni, ma preferiremmo anche un’app offline
Il software di configurazione dell’EPOMAKER CarbonX è il già citato EPOMAKER Control Hub, utilizzabile direttamente da browser. Durante i nostri test abbiamo usato la versione 1.1.0; il mouse riportava firmware v3.00 e il ricevitore firmware v2.00.
Il pannello permette di gestire DPI, polling rate, LOD, Key Response Time, profili, rimappatura dei pulsanti, macro, sleep timer, Motion Sync, Ripple Control, Angle Snapping, Mouse Angle Mode e altre impostazioni avanzate.
L’idea del software web ha un vantaggio concreto: non richiede un programma residente in background. Diverse recensioni considerano proprio questo uno dei punti positivi dell’interfaccia, perché consente di configurare il mouse e poi chiudere tutto senza lasciare servizi attivi.
Il rovescio della medaglia è la compatibilità. Nella nostra prova Chrome ha funzionato correttamente, Firefox no. EPOMAKER stessa raccomanda l’utilizzo di un browser basato su Chromium. Per questo, pur apprezzando la soluzione web, avremmo preferito anche una versione desktop/offline opzionale.
Wireless 2,4 GHz, USB e Bluetooth nella pratica
Abbiamo provato tutte e tre le modalità disponibili.
Via cavo il comportamento è stato impeccabile e naturalmente è possibile utilizzare il mouse anche durante la ricarica.
Il wireless 2,4 GHz è però la modalità che abbiamo apprezzato di più. Nell’uso quotidiano e nel gaming non abbiamo percepito ritardi, instabilità o comportamenti che ci abbiano fatto desiderare di tornare al cavo. È particolarmente importante su un ultraleggero, perché eliminare il cavo significa non aggiungere alcuna resistenza al movimento.
Il Bluetooth è invece più utile per produttività, notebook o dispositivi secondari. Il polling è limitato a 125 Hz, quindi non è la modalità che sceglieremmo per sfruttare il CarbonX in un FPS competitivo.
Batteria: le nostre prime impressioni
Il CarbonX integra una batteria da 300 mAh. Non abbiamo ancora effettuato un ciclo di scarica completa e per questo non vogliamo attribuirgli un’autonomia in ore che non abbiamo realmente misurato.
Possiamo però riportare ciò che abbiamo osservato: dopo circa quattro giorni e almeno 10 ore complessive di utilizzo, l’indicatore risultava ancora verde.
L’autonomia reale cambia inevitabilmente in base al polling rate. Gli 8000 Hz richiedono più aggiornamenti al secondo e quindi maggiore energia; è un altro motivo per cui 4000 Hz rappresentano, a nostro avviso, una configurazione molto sensata per l’utilizzo quotidiano.
Uso quotidiano e prova in Battlefield 6
I benchmark servono, ma un mouse rimane prima di tutto uno strumento da utilizzare. Nel normale lavoro quotidiano il CarbonX ci è sembrato molto comodo, preciso e leggero. La sensazione più evidente è proprio la facilità con cui si sposta.
Nel gaming lo abbiamo provato soprattutto con Battlefield 6. Gli FPS sono particolarmente utili per valutare un mouse di questo tipo perché alternano tracking continuo del bersaglio, correzioni molto piccole e flick improvvisi.
La nostra sensazione è stata ottima. Il PAW3950 è rimasto prevedibile anche durante i movimenti rapidi e la combinazione fra peso ridottissimo, click piacevoli e collegamento wireless 2,4 GHz rende il CarbonX particolarmente naturale da usare.
Non inseriamo artificialmente altri videogiochi nella recensione perché non li abbiamo utilizzati nel test. Preferiamo riportare un’esperienza reale e ripetibile piuttosto che aggiungere titoli soltanto per rendere la prova apparentemente più ampia.
8000 Hz servono davvero?
Una volta verificato che funzionano, la domanda rimane: ha davvero senso utilizzare sempre gli 8000 Hz?
A 1000 Hz il periodo teorico è di 1 ms; a 4000 Hz scende a 0,25 ms; a 8000 Hz arriva a 0,125 ms. Il salto da 1000 a 4000 Hz riduce quindi l’intervallo molto più di quanto faccia il passaggio da 4000 a 8000 Hz.
Su un PC molto veloce, con monitor ad alto refresh rate e un gioco capace di gestire bene polling elevati, l’8K è una caratteristica interessante. Per molti utenti, però, 4000 Hz offrono già una risposta estremamente rapida e rappresentano probabilmente un equilibrio migliore fra prestazioni, carico sul sistema e autonomia.
Prezzo e rapporto qualità/prezzo
Un aspetto che merita particolare attenzione è il prezzo. EPOMAKER propone il CarbonX a circa 80 dollari sul proprio store ufficiale, una cifra che, considerando ciò che offre, riteniamo abbastanza competitiva.
Il sensore PixArt PAW3950, il polling rate fino a 8000 Hz, la scocca in vera fibra di carbonio, il peso inferiore ai 50 grammi e la connettività tri-mode sono caratteristiche che normalmente associamo a mouse gaming collocati in fasce di prezzo elevate.
Naturalmente non è un prodotto perfetto: i pattini forniti di serie sono piuttosto basilari, le sfarzosità sono minimal e la struttura aperta richiederà probabilmente qualche attenzione in più nella pulizia. Sono però compromessi che, a nostro modesto giudizio, possono incidere marginalmente sul valore complessivo del prodotto.
Il CarbonX diventa particolarmente interessante soprattutto perchè non cerca di competere soltanto attraverso una lunga lista di specifiche che poi lasciano il tempo che trovano, ma ciò che offre è anche ciò che fa, né più né meno
PARTE 3 – In conclusione: vale la pena acquistare l’EPOMAKER CarbonX?
Dopo diversi giorni di utilizzo e una serie di test molto più approfondita rispetto a quella normalmente necessaria per recensire un mouse, l’EPOMAKER CarbonX ci ha lasciato un’impressione decisamente positiva.
La cosa che ci è piaciuta di più è la coerenza fra ciò che viene promesso sulla scheda tecnica e ciò che abbiamo osservato nella pratica.
Il nostro esemplare pesa 45,91 grammi, quindi addirittura meno dei circa 50 grammi dichiarati. Il sensore PAW3950 non ha mostrato evidenti spin-out durante i nostri swipe manuali fino a circa 3 m/s. I CPI misurati sono rimasti entro circa il 3% dai valori impostati. Il Lift-Off Distance cambia realmente il cutoff del sensore e funzioni come Ripple Control e Angle Snapping hanno prodotto differenze verificabili.
Il dato più interessante riguarda comunque il polling rate. A 8000 Hz abbiamo rilevato circa 7810 Hz con picco di 8000 Hz e soprattutto una mediana dell’intervallo di 124,60 µs, praticamente coincidente con i 125 µs teorici dell’8K. A 4000 Hz siamo rimasti nell’ordine dei 249-250 µs.
Anche i pulsanti hanno superato una prova piuttosto severa: con il Key Response Time impostato al minimo di 1 ms abbiamo effettuato 600 pressioni senza rilevare double-click involontari.
Tutto questo sarebbe poco importante se il mouse non fosse piacevole da utilizzare. Fortunatamente il CarbonX ci ha convinto anche lontano dai grafici: il peso molto basso rende i movimenti naturali, il click ha un feedback gradevole e il wireless 2,4 GHz si è comportato molto bene sia nell’uso quotidiano sia durante le sessioni con Battlefield 6.

I dati numerici indicati come “nostri test” derivano invece esclusivamente dall’esemplare che abbiamo provato.