Yerba Buena, titolo che richiama l’antico nome di San Francisco, è un rompicapo/platform 3D sviluppato da Mad About Pandas e pubblicato da Focus Entertainment.
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L'elefante "Il Portale" nella stanza
Tagliamo subito la testa al toro, Yerba Buena richiama in modo evidente il gameplay del celebre Portal. La differenza sostanziale è che, invece di creare varchi tra due superfici, il vostro macchinario a braccio permette di copiare un movimento da un oggetto dell’ambiente e replicarlo su un elemento “corrotto” da uno strano malfunzionamento dimensionale.

Questo sistema apre a soluzioni creative e spesso sorprendenti: potete, ad esempio, far volare via un muro applicandogli il movimento di un’auto di passaggio, trasformando un semplice ostacolo in un puzzle dinamico e coerente con la logica del mondo di gioco.

Ad aiutarvi a individuare quali oggetti possono essere copiati e su quali applicare il movimento vi è la funzione scansione, attivabile con il tasto Q. Questa modalità evidenzia in giallo gli elementi in movimento e in blu quelli modificabili, potendoli trovare velocemente.
L’azione, diventa presto automatica tanto è indispensabile, e porta con sé l'effetto collaterale di oscurare sensibilmente l’ambiente. Nelle aree meno illuminate può rendervi quasi ciechi.
I movimenti copiabili comprendono gli spostamenti sui tre assi, le rotazioni e alcune proprietà “bonus”, come i tappeti elastici.
Se a parole può sembrare un set di possibilità limitato, bastano pochi minuti di gioco per capire quanto la varietà sia in realtà enorme. Il giusto level design alle spalle può trasformare ogni livello in un rompicapo capace di farvi spremere le meningi.

Il Level design
Yerba Buena mi ha lasciato emozioni contrastanti durante il suo gameplay, alternando un level design a tratti rigidissimo, in cui la tua immaginazione non può davvero deviare dal percorso pensato dagli sviluppatori, ad altri momenti in cui la libertà d’azione, o meglio l’ingegno che puoi applicare alle meccaniche, restituisce una soddisfazione enorme.
Verso la fine del gioco troviamo, in due livelli consecutivi, gli esempi più estremi di questa altalena. Da una parte un livello completamente esplorabile, che ti permette di sfruttare liberamente tutte le abilità acquisite, niente aiuti, niente suggerimenti, solo la tua capacità di combinare i poteri a disposizione. Dall’altra, un livello Quick Time Event, in cui devi semplicemente individuare l’oggetto giallo copiabile e quello blu da spostare, ed eseguire l’azione senza pensarci troppo, puntando tutto sulla rapidità.

Affrontando l’avventura avrete modo di sperimentare in prima persona questa continua alternanza di libertà e imbrigliamento, in un saliscendi che caratterizza buona parte dell’esperienza. Un aspetto curioso è che tra i livelli più riusciti spiccano proprio quelli che richiamano più da vicino Portal. Discutibile se ciò dipenda dall’avere un ottimo modello a cui ispirarsi o dal fatto che, per il tipo di gameplay proposto, quella struttura sia semplicemente la più funzionale.
A donare sfide quasi impossibli vi saranno i “dev logs”, piccole sfere multicolori sparse nei livelli e assolutamente difficili da ottenere. Qui sì che dovrete ingegnarvi, alcune sono nascoste nei punti più impensabili della mappa e richiedono un uso creativo degli elementi a disposizione.
Sono una vera gioia per chi ama le sfide toste e non ha paura di dedicare tempo e tentativi pur di raggiungere l’obiettivo.

La Storia
La storia di Yerba Buena è una di quelle già viste più volte nel mondo videoludico, un piccolo protagonista, eroe per caso, che si ritrova a fronteggiare una grande corporazione assetata di controllo e potere. Il ritmo narrativo è piatto e i colpi di scena quasi inesistenti.
A onor del vero, non è certo la trama ciò che spinge a giocare Yerba Buena, quanto piuttosto il suo gameplay, pensato per offrire libertà d’ingegno al giocatore. Tuttavia, anche se passa facilmente in secondo piano, la componente narrativa resta un elemento intrinseco dell’esperienza videoludica e, proprio per questo, non può essere del tutto trascurata.

Grafica e Sonoro
Il design di Yerba Buena e la sua direzione artistica si sposano bene con il gameplay e con l’ambientazione. La scelta di collocare l’avventura nella San Francisco degli anni ’70 dona un tocco di personalità, offrendo scorci curiosi e un’estetica che, pur semplice, risulta coerente con il tono del gioco.

Dal punto di vista tecnico, però, la grafica mostra limiti evidenti. Lo stile è essenziale, ma nonostante ciò il gioco richiede risorse insolitamente elevate per ciò che mostra a schermo. L’ottimizzazione appare carente: il frame rate fatica a mantenersi stabile e gli ambienti aperti sono particolarmente soggetti a pesanti cali di prestazioni, che possono compromettere la fluidità dell’esperienza.
Il comparto sonoro svolge il suo lavoro senza particolari guizzi: accompagna l’azione in modo discreto, senza mai rubare la scena, ma senza neppure lasciare un ricordo duraturo una volta terminata l’avventura.

L'Erba Buona
Yerba Buena è un rompicapo/platform 3D che parte da una brillante meccanica di base, semplice ma capace di generare un numero sorprendente di possibilità. Il suo limite principale risiede però in un level design altalenante, con livelli poco ispirati affiancati da altri in cui sperimentare con le meccaniche diventa un vero piacere. La storia svolge il ruolo di semplice collante tra un livello e l’altro, senza mai accenderci qualcosa di più. Un’occasione mancata è l’assenza di una modalità di creazione e condivisione dei livelli: con un sistema del genere, la creatività dei giocatori avrebbe potuto davvero scatenarsi, regalando al titolo una longevità e una varietà enormemente superiori.
Nonostante i suoi difetti, Yerba Buena resta un’esperienza interessante per chi cerca puzzle originali e un gameplay che premia l’ingegno più della precisione.
