Ratatan raccoglie l'eredità di Patapon, cult per PSP del 2007, senza limitarsi a replicarla. A guidarlo è Hiroyuki Kotani, game designer del titolo originale, insieme ad alcuni collaboratori storici. Dopo l'Early Access su Steam nel 2025, il gioco è arrivato alla versione completa il 14 ottobre 2026, approdando anche su PlayStation 5, Xbox Series X|S e Nintendo Switch 2.
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Un'eredità che cambia ritmo
Il paragone con Patapon è inevitabile, ma Ratatan prova a trovare una propria identità. Controlliamo uno degli otto Ratatan, creature coloratissime che attraversano l'isola di Rataport insieme ai Cobun, piccoli soldati pronti a seguire i nostri ordini. L'obiettivo è raggiungere l'Empireo e incontrare la Dea, in un'avventura che utilizza la narrazione soprattutto come cornice per l'azione.
Il ritmo tutto. Attraverso sequenze cadenzate di pulsanti impartiamo ordini alle nostre truppe: attaccare, ritirarsi, radunarsi o utilizzare abilità speciali. A differenza del predecessore, però, possiamo controllare direttamente anche il Ratatan, muovendolo lungo i livelli e proteggendolo dagli attacchi nemici. Bisogna quindi coordinare l'esercito a tempo e, contemporaneamente, schivare frecce ed esplosioni. Raggiungere la precisione necessaria attiva lo stato Fever, che potenzia le truppe.

È un'idea che funziona e che rende gli scontri decisamente più dinamici. Personalmente trovo interessante soprattutto questo tentativo di trasformare un sistema apparentemente semplice in qualcosa di più impegnativo. Non basta più ricordare una sequenza di comandi: bisogna imparare a gestire contemporaneamente diverse situazioni. Il rischio, però, è che tanta attività finisca per sovrapporsi, rendendo alcuni combattimenti più confusionari che stimolanti.
Una spedizione dopo l'altra
La novità più importante è la struttura roguelite. Ogni partita diventa una spedizione attraverso diversi mondi, con percorsi e potenziamenti che cambiano di volta in volta. Tra uno scontro e l'altro si scelgono le Ratakaruta, carte che modificano attacchi e abilità, mentre le risorse raccolte permettono di sbloccare potenziamenti permanenti, armi e miglioramenti per i Cobun. Anche la scelta del Ratatan incide sulla strategia, grazie ad abilità e combinazioni di unità differenti. È inoltre possibile affrontare le spedizioni in cooperativa online fino a quattro giocatori.
È proprio qui che, a mio parere, il gioco mostra il suo limite più evidente. La componente roguelite aggiunge varietà e una buona dose di rigiocabilità, ma non sempre riesce a rendere ogni spedizione realmente diversa dalla precedente. Alcuni potenziamenti sembrano incidere più sui valori numerici che sulle possibilità strategiche, mentre la progressione rischia di diventare ripetitiva dopo diverse ore. È una struttura che funziona, ma che avrebbe potuto offrire qualcosa di più coraggioso.

Tanto colore, un po' troppa confusione
La personalità audiovisiva è probabilmente l'aspetto che mi ha convinto maggiormente. Il tratto bidimensionale, le animazioni espressive e il character design restituiscono un universo immediatamente riconoscibile. I personaggi sembrano usciti da un cartone animato psichedelico, con un'estetica che riesce a essere buffa, surreale e incredibilmente vivace senza risultare mai anonima.
Anche la colonna sonora, firmata da Kemmei Adachi e Sadaki Naoe, è fondamentale. Le melodie non accompagnano semplicemente l'azione, ma diventano parte integrante del linguaggio di gioco. È difficile immaginare Ratatan senza la sua componente musicale, che rappresenta uno dei legami più riusciti con il predecessore.

Questa abbondanza visiva presenta però il conto durante gli scontri più affollati. Tra Cobun, nemici, effetti e indicatori, capire cosa stia succedendo può diventare complicato, soprattutto quando bisogna seguire il ritmo e schivare contemporaneamente. Anche sul piano tecnico non mancano alcune imperfezioni, con segnalazioni di problemi di fluidità e rifinitura. Nulla che cancelli il valore della direzione artistica, ma abbastanza da impedire al comparto tecnico di raggiungere la stessa qualità.
Un ritorno riuscito, ma non definitivo
Ratatan è una dichiarazione d'affetto verso Patapon, ma non vive soltanto di nostalgia. L'intuizione originale è ancora fresca e la componente roguelite aggiunge progressione e personalizzazione. Il risultato è un gioco energico, riconoscibile e capace di distinguersi in un panorama indie spesso affollato di esperienze che faticano a trovare una propria identità. Non tutto, però, si incastra alla perfezione. La gestione simultanea di ritmo e movimento può diventare caotica, mentre le spedizioni non sempre riescono a valorizzare la profondità strategica che il sistema lascia intravedere. Rimane comunque un progetto con una visione precisa, che dimostra quanto una formula nata quasi vent'anni fa possa ancora avere qualcosa da dire. Forse Ratatan non riesce a raggiungere tutte le ambizioni che si era prefissato, ma la sua identità è abbastanza forte da renderlo un ritorno che vale la pena vivere. E, soprattutto, da ricordarci quanto possa essere divertente trasformare un videogioco in una questione di ritmo.