Premetto che Castlevania: Belmont's Curse è il primo capitolo della saga su cui metto mano. Ne ho sempre sentito parlare, ma non avevo mai avuto occasione di giocarne uno. Ho sempre amato i metroidvania, da Hollow Knight a Blasphemous, passando per Dead Cells e molti altri, quindi mi sembrava doveroso recuperare uno dei nomi che hanno contribuito a dare forma al genere.
Per chi non conoscesse la saga facciamo un piccolo ripasso: Castlevania nasce nel 1986 e costruisce il proprio immaginario attorno alla lotta tra la famiglia Belmont, una dinastia di cacciatori di vampiri, e Dracula, il signore delle tenebre. Nel corso dei secoli, i Belmont affrontano creature demoniache, esplorano castelli infestati e cercano di impedire che il male torni a minacciare l'umanità. Il castello di Dracula è uno degli elementi più riconoscibili della serie: una fortezza oscura e labirintica, popolata da mostri ispirati alla tradizione gotica e al folklore. Al centro del combattimento c'è spesso la Vampire Killer, la leggendaria frusta della famiglia Belmont, diventata il simbolo stesso della saga. Ma non si parla solo di vampiri. Vengono citate eredità familiari, sacrifici e lotte che si ripetono nel corso delle generazioni.
Da quarant'anni, il nome Castlevania è sinonimo di castelli maledetti, creature mostruose e cacciatori di vampiri pronti a sfidare le tenebre. Una formula che ha contribuito a definire un intero genere e che, nonostante il passare del tempo, continua a esercitare un fascino particolare sugli appassionati. Dopo una lunga assenza dalle avventure bidimensionali inedite, Konami riporta in vita la sua celebre saga con Castlevania: Belmont's Curse, affidando il progetto a Evil Empire. L'obiettivo è quello di recuperare le radici della serie, introducendo al tempo stesso nuove idee per rendere l'esperienza adatta anche ai giocatori odierni.
Dracula può essere sconfitto, ma il male che rappresenta sembra destinato a tornare...
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The Belmont Legacy
La storia ci porta a Parigi, nel 1499, ventitré anni dopo gli eventi di Castlevania III: Dracula's Curse. La città è sprofondata nel caos, invasa da creature demoniache, e Trevor Belmont è chiamato ancora una volta a combattere le forze dell'oscurità. Al suo fianco c'è Rose, sua figlia, destinata a farsi carico del destino della propria stirpe e a scoprire che la minaccia che incombe sulla capitale nasconde qualcosa di più grande di una semplice invasione.

Tra le strade di una Parigi ormai in preda al caos, Belmont's Curse ci affida il compito di raccogliere l'eredità dei Belmont e affrontare le forze che minacciano ancora una volta l'umanità. Ma dopo tanti anni e con un genere in continua evoluzione, il ritorno dei Belmont è davvero all'altezza della loro leggenda?
The Hunter’s Craft
Il gameplay di Castlevania: Belmont’s Curse riprende le fondamenta classiche della serie, arricchendole con una maggiore attenzione alla mobilità e all'azione. La frusta, simbolo dei Belmont, diventa uno strumento fondamentale anche durante l'esplorazione, permettendo di agganciarsi a determinati appigli e slanciarsi attraverso gli ambienti. Una meccanica che aggiunge dinamismo alle fasi platform, tra salti da calcolare, trappole da evitare e passaggi che richiedono una certa precisione.
I combattimenti propongono scontri intensi e dinamici, nei quali conoscere gli attacchi degli avversari e scegliere l'approccio giusto può fare la differenza. A disposizione di Rose troviamo diverse categorie di armi, ciascuna con caratteristiche uniche, affiancate dagli Arcani, abilità magiche che ampliano le possibilità offensive. Questa varietà permette di adattare il proprio stile di gioco alle diverse situazioni, anche se non tutte le meccaniche risultano indispensabili e alcuni giocatori potrebbero finire per affidarsi soprattutto alle opzioni più efficaci.

La difficoltà rappresenta un altro aspetto importante dell'esperienza: i nemici possono infliggere danni considerevoli e gli scontri con i boss richiedono attenzione, tempismo e capacità di riconoscerne i pattern d'attacco. Non mancano, tuttavia, alcune criticità. La frusta può risultare talvolta imprecisa negli agganci e alcuni passaggi platform rischiano di trasformare un errore in una morte frustrante. Nel complesso, il sistema di gioco offre un mix solido di azione e movimento, pur senza rinunciare a qualche spigolosità.
Into the Darkness
Uno degli aspetti più riusciti di Castlevania: Belmont’s Curse è senza dubbio il level design, che invita continuamente a osservare gli ambienti e a cercare percorsi alternativi. Tra le strade Parigine, catacombe e sale del castello, ogni area presenta caratteristiche e ostacoli unici, con passaggi nascosti e zone apparentemente irraggiungibili. L'acquisizione di nuove abilità permette di tornare sui propri passi e scoprire percorsi prima inaccessibili, dando valore all'esplorazione e incentivando a controllare con maggiore attenzione ogni angolo della mappa.

A rendere il tutto più interessante è la presenza di enigmi che richiedono di interpretare gli indizi disseminati nell'ambiente. Gli scenari sono parte integrante della risoluzione dei rompicapi: osservare un dettaglio, collegare informazioni e capire come procedere diventa importante tanto quanto affrontare i nemici. Questa scelta aggiunge una componente investigativa alla formula classica del metroidvania e premia chi si prende il tempo di esplorare senza affidarsi continuamente ad una guida.
Non mancano, naturalmente, segreti e potenziamenti da scoprire, che rendono la ricerca più appagante e contribuiscono alla progressione della protagonista. Il backtracking è presente, come ci si aspetterebbe dal genere, ma la mappa aiuta a orientarsi e a individuare le zone che vale la pena visitare nuovamente.
A Symphony of Beasts
Il bestiario di Castlevania: Belmont’s Curse riprende numerose creature storiche della saga, tra scheletri, pipistrelli e teste di Medusa, affiancandole ad altri avversari pronti a ostacolare il cammino della nostra protagonista. La varietà dei nemici contribuisce a mantenere vivo il ritmo degli scontri, anche se alcune tipologie finiscono per assomigliarsi più del dovuto. Per affrontarli al meglio è importante saper gestire le distanze, sfruttare armi e abilità a disposizione, evitando di affidarsi esclusivamente alla forza bruta. Il vero banco di prova è rappresentato dai boss, ognuno presenta un'identità ben definita, con creature suggestive e fortemente legate all'immaginario gotico. Gli scontri riescono a trasmettere una certa varietà, grazie anche alle diverse tipologie di attacchi e alle peculiarità dei singoli avversari.

Un aspetto che ho trovato meno convincente riguarda il bilanciamento della difficoltà nel corso dell'avventura. Si rischia infatti di ritrovarsi già a metà gioco con una Rose particolarmente potente, capace di affrontare nemici e boss a testa bassa, sconfiggendoli senza troppe difficoltà e senza dover necessariamente prestare attenzione ai loro schemi d'attacco. Il risultato è una curva di difficoltà piuttosto altalenante: se inizialmente alcuni scontri possono mettere seriamente alla prova, più avanti il senso di sfida rischia di diminuire sensibilmente.
Il gioco permette comunque di personalizzare diversi parametri della difficoltà, così da adattare l'esperienza alle proprie preferenze. Una soluzione che rende l'avventura più accessibile senza eliminare la soddisfazione di superare gli scontri più ostici.
Gothic Beauty
Il comparto artistico è uno degli elementi che mi hanno colpito maggiormente in Castlevania: Belmont’s Curse. La Parigi del XV secolo, tra strade divorate dalle fiamme, cattedrali imponenti e quartieri invasi da creature infernali, offre scenari ricchi di dettagli e personalità. L'estetica combina un'impostazione bidimensionale con ambientazioni dall'aspetto quasi illustrato, dando vita a fondali suggestivi che contribuiscono a rendere ogni area riconoscibile.

Il design dei personaggi e delle creature si inserisce bene nell'immaginario della serie. i disegni sono curati, caratteristici e coerenti con l'atmosfera gotica dell'opera. Ciascuno di loro presenta una propria identità visiva, capace di rifletterne il carattere e il ruolo all'interno della storia. A questo si accompagna un doppiaggio convincente, che valorizza le diverse personalità attraverso interpretazioni espressive e dialoghi.
La colonna sonora alterna composizioni cupe e malinconiche a brani più energici, accompagnando efficacemente l'esplorazione e gli scontri. Sono presenti anche richiami musicali alla storia del franchise, rielaborati per adattarsi al nuovo capitolo.
The Hunt Continues
Castlevania: Belmont’s Curse rappresenta un ritorno azzeccato per una saga leggendaria come questa. Evil Empire e Motion Twin riescono a recuperare gli elementi che hanno reso celebre il nome Castlevania, costruendo un'avventura che unisce combattimenti, esplorazione e platforming in un mondo ricco di segreti e caratterizzato da una forte identità artistica. Con oltre 30 ore di gioco, l'esperienza mi ha lasciato pienamente soddisfatto. Un'avventura piacevole e coinvolgente, che ho apprezzato dall'inizio alla fine e che non vedo l'ora di rivivere con un eventuale sequel.
La qualità del level design, l'integrazione negli spostamenti e la varietà delle situazioni proposte sono tra i suoi punti di forza. Allo stesso tempo, alcune imprecisioni nei comandi, una difficoltà non sempre uniforme e una narrazione che avrebbe potuto essere approfondita maggiormente impediscono al gioco di raggiungere risultati davvero memorabili sotto ogni aspetto.
Quindi, per chi, come me, si avvicina per la prima volta alla saga, Belmont’s Curse rappresenta un'occasione imperdibile per scoprire uno dei nomi più importanti del genere metroidvania. Un ritorno che dimostra quanto l'eredità dei Belmont abbia ancora molto da offrire e che, tra luci e qualche ombra, riesce a lasciare il segno. E se questa è la maledizione dei Belmont, spero davvero che nessuno trovi mai il modo di spezzarla.