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Moros Protocol – Recensione PS5
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Moros Protocol – Recensione PS5

 

Moros Protocol è uno di quei giochi che, fin dalle prime ore, fa capire esattamente cosa vuole essere: uno sparatutto vecchia scuola, veloce e cattivo, mescolato con le meccaniche dei roguelite e un'ambientazione fantascientifica decisamente inquietante. L'ho affrontato su PS5 e la prima cosa che mi ha colpito è proprio il ritmo. Non è uno shooter in cui conviene stare fermi e prendere la mira con calma: bisogna muoversi, schivare, capire quando sparare e quando invece è meglio avvicinarsi al nemico e usare il corpo a corpo.

 

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La trama

 

La storia ci porta a bordo dell'Orpheus, una gigantesca nave da guerra abbandonata nello spazio profondo e ormai invasa da creature chiamate Darkphage. Il protagonista, Alex, si risveglia senza memoria. Non sa cosa sia successo all'equipaggio e nemmeno perché si trovi lì. A guidarlo durante l'esplorazione c'è una misteriosa voce che lo spinge a continuare ad avanzare.

La trama non è sicuramente il motivo principale per cui ho continuato a giocare, ma funziona abbastanza bene come collante per l'esperienza. Il gioco preferisce raccontare quello che è successo attraverso l'ambiente, gli incontri e la progressione, piuttosto che trasformarsi in una lunga avventura narrativa. E c'è un elemento narrativo che si sposa perfettamente con la struttura roguelite: quando si muore, entra in funzione il Moros Protocol, permettendo ad Alex di continuare attraverso un nuovo corpo. La morte quindi non rappresenta semplicemente un "game over", ma fa parte della storia e della struttura stessa del gioco.

 

Gameplay

 

È qui che, secondo me, Moros Protocol dà il meglio di sé. Il gioco prende la velocità degli FPS anni '90 e primi 2000 e la combina con una struttura roguelite. Le mappe sono composte da ambienti realizzati a mano e generazione procedurale, quindi le varie run possono cambiare. Anche le armi e i potenziamenti che troviamo durante una partita influenzano il modo in cui affrontiamo gli scontri. All'inizio non abbiamo un arsenale devastante e dobbiamo imparare a sfruttare quello che troviamo.

Una cosa che ho apprezzato particolarmente è la gestione delle munizioni. Non sono infinite, quindi sparare senza criterio può metterci rapidamente nei guai. Questo porta a utilizzare anche il combattimento corpo a corpo e persino il calcio per gestire determinate situazioni. Questo crea un ritmo particolare: entri in una stanza, arrivano i nemici, inizi a sparare, devi muoverti continuamente e contemporaneamente devi pensare a quanto stai consumando. Quando finalmente riesci a ripulire un'area, arriva quella sensazione di "ok, ce l'ho fatta"e fai un bel respiro.

sistema

 

Il sistema roguelite

 

La morte è una parte fondamentale dell'esperienza. Durante le run si raccolgono risorse ed esperienza che permettono di ottenere potenziamenti permanenti. In questo modo, anche quando perdi una partita, non tutto il lavoro viene buttato via. Il problema è che la progressione non è sempre velocissima. Ed è probabilmente uno degli aspetti che mi ha convinto meno: dopo alcune morti, può capitare di avere la sensazione di aver fatto parecchia strada senza ottenere un potenziamento abbastanza importante da cambiare realmente il modo di giocare.

Il gioco punta quindi più sul miglioramento del giocatore che sulla trasformazione progressiva del personaggio in una macchina da guerra.

 

Difficoltà

 

Qui bisogna fare una distinzione. Moros Protocol è difficile, ma non è semplicemente difficile in ogni momento. La difficoltà maggiore arriva soprattutto con alcuni boss, che possono rappresentare dei veri e propri muri. Quindi ha proprio dei picchi di difficoltà importanti durante questi scontri. Personalmente è una delle cose che terrei maggiormente in considerazione prima di comprarlo: se non ti piace ripetere più volte una sezione per imparare pattern e comportamenti dei nemici, alcuni momenti potrebbero diventare frustranti.

D'altra parte però considererei la difficoltà generalmente severa ma corretta, perché il gioco ti mette davanti a situazioni difficili ma ti permette di migliorare imparando a sfruttare meglio movimento, armi e risorse. Quindi non parlerei di un gioco semplicemente "ingiusto": è più corretto parlare di un gioco impegnativo con alcuni picchi di difficoltà.

boss

 

Grafica

 

Dal punto di vista grafico, Moros Protocol ha una scelta stilistica molto precisa. Non cerca assolutamente il fotorealismo. Utilizza modelli low-poly e texture volutamente pixelate, ma li combina con tecniche di rendering e illuminazione moderne. Il risultato è particolare perché sembra contemporaneamente un gioco vecchio e moderno. L'Orpheus è sporca, buia, piena di corridoi metallici, sangue, tubature e luci intermittenti. L'atmosfera fantascientifica/horror funziona soprattutto grazie all'illuminazione e al design degli ambienti.

Su PS5 il gioco risulta fluido e i  i caricamenti sono convincenti. Non è quindi un gioco che comprerei per vedere "quanto è potente la PS5", ma per la direzione artistica, che è decisamente riconoscibile.

 

Audio e atmosfera

 

Anche il sonoro lavora bene insieme alla grafica. Gli spari, gli impatti, i rumori della nave e le creature contribuiscono a creare una sensazione abbastanza claustrofobica. La colonna sonora alterna atmosfere ambientali, elettroniche e industriali, accompagnando soprattutto le fasi di combattimento più intense. Non è necessariamente una colonna sonora che rimane impressa per giorni, ma fa il suo lavoro e contribuisce all'atmosfera.

atmosfera

 

Cosa non mi ha convinto

 

Uno dei problemi che ho percepito è la ripetitività. Il sistema roguelite funziona proprio perché ci spinge a riprovare, ma dopo diverse run alcune situazioni possono iniziare a sembrare familiari.

Anche la progressione permanente non sempre sembra ricompensare abbastanza il tempo investito, e questo può rendere alcuni fallimenti più frustranti del necessario. C'è inoltre una scelta particolare legata ai segreti: alcune entrate nascoste possono essere aperte colpendo determinati punti con il corpo a corpo, cosa che può comportare un costo in salute. È una meccanica che personalmente trovo abbastanza discutibile, perché può far sembrare la ricerca dei segreti una sorta di rischio obbligato. 

Da una parte abbiamo il classico FPS veloce, con movimento continuo, armi potenti e combattimenti ravvicinati; dall'altra c'è una struttura roguelite che ci obbliga ad accettare la morte e a imparare dai nostri errori. La cosa che ho apprezzato maggiormente è proprio il combattimento. Quando inizi a capire come muoverti, quando conservare le munizioni e quando invece buttarti sul corpo a corpo, il gioco diventa molto più soddisfacente. Di contro, la progressione poteva essere più gratificante e alcuni picchi di difficoltà rischiano di spezzare il ritmo, soprattutto quando una run viene persa dopo parecchio tempo.

Non è quindi uno shooter per tutti. Se cercate una campagna lineare con una storia al centro dell'esperienza, probabilmente non è questo il suo punto forte. Se invece vi piacciono boomer shooter, roguelite, horror fantascientifico e combattimenti impegnativi, Moros Protocol ha una formula interessante e soprattutto una propria personalità. Su PS5 è un indie che merita sicuramente di essere preso in considerazione, soprattutto da chi ha voglia di tornare a giocare a uno sparatutto in cui morire, riprovare e imparare fa parte del divertimento.

Testato su

PlayStation 5

Pro

  • ✓ Gunplay veloce e soddisfacente
  • Direzione artistica molto particolare
  • Boss impegnativi
  • Buon utilizzo del DualSense su PS5
  • Ambientazione sci-fi/horror riuscita

Contro

  • La progressione permanente è piuttosto lenta
  • Dopo diverse run può emergere una certa ripetitività
  • Alcuni sistemi legati ai segreti non sono particolarmente convincenti
  • La storia rimane abbastanza semplice rispetto al gameplay
7,1/10
Voto complessivo
gameplay
8,0/10
grafica
7,5/10
ottimizzazione
6,5/10
sonoro
6,5/10
Provenienza recensioneFornita dal publisher

Media: 7,1/10 calcolata su 4 valutazioni

Informazioni sull'Autore

Raoul

Biografia

- Articolista di KotaWorld.it
Nato nel 98 nella bellissima città di Roma.Fin da bambino attaccato al sedere di mio fratello qualunque cosa facesse, e così inizio a passare da sega saturn a PlayStation 1 , pentium 2 e infine al pentium 4, sempre a guardare lui che gioca e mai mettendomici direttamente, fino alla tenera età di 7 anni dove con amici iniziò a voler esplorare quel mondo che dapprima guardavo solamente come spettatore e iniziare a esserne il protagonista. Così nelle assenze di mio fratello prendevo in mano i diversi joypad, mouse e tastiere e esploravo questo fantastico mondo che pian piano mi ha rubato il cuore. Al liceo scopro la passione per la scrittura e la vena rivoluzionaria di voler raccontare le cose così come stanno e dal mio punto di vista, così inizio a parlare di videogiochi e di novità di quel mondo scrivendo, fino ad arrivare ai giorni d’oggi dove faccio parte della grande famiglia kotaworld.

 

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