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Tom the Postgirl – La privacy non è inclusa (Recensione)
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Tom the Postgirl – La privacy non è inclusa (Recensione)

 

L'Italia è una nazione di piccoli paesi, e nei paesini gli abitanti possiedono l'eccezionale capacità di sapere perfettamente cosa stiano facendo tutti gli altri, possibilmente prima ancora che i diretti interessati ne siano a conoscenza. Non importa quanto ci si sforzi di mantenere riservata la propria vita privata, perché da qualche parte ci sarà sempre una vicina particolarmente attenta, una finestra strategicamente posizionata o qualcuno che, con la scusa di portare fuori il cane, avrà già ricostruito gli ultimi sei mesi della nostra esistenza.

Tom the Postgirl prende questo concetto e decide di portarlo alle sue conseguenze più estreme, trasformando la curiosità morbosa in una vera e propria filosofia di vita. Del resto, perché limitarsi a osservare discretamente ciò che accade nel vicinato quando si può sfruttare un impiego alle Poste per introdursi nella quotidianità degli altri e scoprire tutti quei segreti che, forse, sarebbe stato decisamente meglio lasciare tali? Sviluppato dai nostri vicini dello studio svizzero Oopsie Daisies in collaborazione con ARTE France, Tom the Postgirl è una piccola avventura narrativa che mescola esplorazione, umorismo nero e situazioni deliberatamente grottesche, il tutto accompagnato da una direzione artistica che sembra uscita direttamente da un libro illustrato per bambini.

Un libro scritto, però, da qualcuno che probabilmente non dovrebbe essere lasciato troppo a lungo da solo con dei bambini.

 

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Il postino guarda sempre due volte

 

L'idea alla base del gioco è tanto semplice quanto efficace: accompagnare una giovane postina nelle sue consegne quotidiane, esplorare un villaggio apparentemente tranquillo e scoprire cosa nascondano realmente i suoi abitanti. Quello che inizia come un lavoro abbastanza ordinario degenera rapidamente in una successione di incontri assurdi, piccole crudeltà e comportamenti moralmente discutibili, all'interno di un mondo nel quale il concetto stesso di normalità sembra essere stato abbandonato parecchio tempo prima del nostro arrivo. Il risultato è uno di quei titoli indipendenti che riescono a catturare l'attenzione attraverso una premessa completamente fuori di testa, per poi dimostrare di possedere abbastanza personalità da non esaurire tutto il proprio fascino dopo la prima battuta.

La protagonista della nostra avventura è Tom, una ragazzina dall'aspetto apparentemente innocente che ottiene un impiego come postina all'interno di una piccola comunità rurale. Il suo compito sarebbe piuttosto semplice: ritirare i pacchi, individuare i destinatari e consegnare la corrispondenza senza causare particolari problemi. Sfortunatamente per gli abitanti del villaggio, Tom possiede un'interpretazione estremamente personale del concetto di servizio pubblico. La nostra protagonista è infatti una voyeur compulsiva, incapace di resistere alla tentazione di sbirciare attraverso qualsiasi finestra, porta socchiusa o fessura sufficientemente grande da permetterle di osservare ciò che accade all'interno delle abitazioni. Il lavoro di consegna diventa così poco più di una copertura professionale per giustificare una curiosità che, in circostanze normali, richiederebbe probabilmente l'intervento delle forze dell'ordine.

 

 

Tom non è un'eroina particolarmente coraggiosa, non possiede un grande obiettivo da raggiungere e non sembra neppure interessata a migliorare la vita dei propri concittadini. Vuole semplicemente sapere cosa facciano gli altri quando pensano di non essere osservati, possibilmente intervenendo per peggiorare ulteriormente una situazione già sufficientemente compromessa. Il villaggio, dal canto suo, sembra quasi essersi organizzato appositamente per premiare questo comportamento. Dietro le facciate delle casette colorate e i giardini apparentemente curati troviamo infatti una popolazione che definire eccentrica sarebbe un complimento fin troppo generoso. C'è un orfanotrofio che sembra funzionare secondo principi più vicini a quelli di un canile, una coppia di sacerdoti con un'interpretazione particolarmente creativa della vita ecclesiastica e persino due hippy che sembrano considerare le motoseghe degli strumenti perfettamente ragionevoli per la risoluzione delle controversie domestiche.

E questi sono soltanto gli esseri umani.

Nel cimitero possiamo imbatterci in piccioni dediti ad attività commerciali tutt'altro che legali, mentre altrove incontriamo un verme cowboy, uno scoiattolo costantemente irritato e altre creature che sembrano essere state concepite durante una riunione particolarmente movimentata degli sceneggiatori di Adult Swim.

La cosa più divertente è che il gioco tratta buona parte di queste assurdità con una naturalezza disarmante, come se trovare un gruppo di piccioni spacciatori rappresentasse un inconveniente del tutto ordinario nella gestione della fauna locale.

 

La curiosità uccise il gatto

 

Dal punto di vista del gameplay, Tom the Postgirl si presenta come un'avventura narrativa basata su esplorazione e interazioni ambientali, con un'impostazione estremamente accessibile che lascia poco spazio a meccaniche particolarmente complesse. Ci muoviamo attraverso le diverse zone del villaggio, osserviamo gli elementi dello scenario e interagiamo con oggetti, personaggi e punti d'interesse. Le consegne rappresentano il principale strumento di progressione, ma il vero obiettivo non è tanto portare a termine il proprio lavoro quanto scoprire tutto ciò che il gioco nasconde ai margini delle attività obbligatorie.

Ogni abitazione può nascondere una piccola storia, ogni finestra può offrirci uno scorcio sulla vita privata dei suoi occupanti e persino gli elementi più insignificanti dello scenario possono trasformarsi in occasioni per provocare qualche disastro. La struttura incoraggia quindi a osservare attentamente l'ambiente, cercando punti dai quali spiare e interazioni che potrebbero inizialmente passare inosservate. In alcune circostanze possiamo scegliere di comportarci come una postina relativamente diligente, limitandoci a consegnare la corrispondenza, mentre in altre abbiamo la possibilità di abbandonare completamente qualsiasi residuo senso civico.

 

 

Un giardino perfettamente curato? Sarebbe un peccato se qualcuno decidesse di calpestarne i fiori.

Una siepe tagliata con estrema precisione? Probabilmente meriterebbe qualche modifica.

Una decorazione lasciata incustodita? Beh, tecnicamente non possiamo sapere se il proprietario ne sentirebbe la mancanza senza prima provare a portarla via.

Tom the Postgirl costruisce gran parte del proprio divertimento attorno a queste piccole trasgressioni, offrendo al giocatore la possibilità di comportarsi in maniera completamente irresponsabile all'interno di un mondo che, francamente, non sembra possedere una concezione della moralità particolarmente più sviluppata della nostra. Naturalmente non aspettatevi la libertà d'azione di un vero sandbox. Le possibilità di interazione sono relativamente circoscritte e il gameplay rimane fondamentalmente quello di un'avventura narrativa nella quale esplorazione e scoperta costituiscono le principali ricompense. Non troviamo sistemi complessi da padroneggiare, combattimenti o enigmi particolarmente impegnativi. La maggior parte delle attività richiede semplicemente di individuare l'elemento giusto, comprendere quale interazione sia disponibile e osservare le conseguenze delle nostre azioni.

Il limite principale è quindi anche una delle caratteristiche che rendono il gioco così immediato: Tom the Postgirl è estremamente semplice da giocare, ma proprio per questo rischia di offrire ben poche soddisfazioni a chi cerca meccaniche più articolate. Fortunatamente, la varietà delle situazioni e la continua voglia di scoprire quale assurdità ci aspetti dietro l'angolo riescono spesso a compensare questa essenzialità.

 

Peeping Tom

 

Tom the Postgirl non si limita a proporre una successione di gag completamente indipendenti, ma costruisce piccoli archi narrativi che possiamo seguire nel corso dell'avventura, osservando come determinate situazioni cambino progressivamente attraverso i diversi atti. Quella che inizialmente può sembrare una scenetta innocua potrebbe assumere un significato completamente differente dopo qualche consegna, mentre un personaggio apparentemente insignificante potrebbe rivelare comportamenti sempre più discutibili man mano che approfondiamo la conoscenza del villaggio. È una forma di narrazione ambientale molto efficace, soprattutto perché lascia al giocatore il compito di collegare gli eventi e ricostruire il quadro generale senza trasformare ogni scoperta in una lunga spiegazione.

Il gioco premia chi osserva, torna sui propri passi e cerca di prestare attenzione ai dettagli, permettendo di seguire vicende che spaziano dalla semplice commedia dell'assurdo a situazioni decisamente più inquietanti. Non tutte queste storie conducono necessariamente a una battuta, ed è proprio questa imprevedibilità a rendere interessante l'esplorazione. Un momento possiamo sorridere davanti all'ennesima stranezza di un abitante, mentre quello successivo ci troviamo a osservare una situazione che sembra uscita da un racconto horror particolarmente disturbante.

 

 

Oopsie Daisies gioca continuamente con questa ambiguità, rendendo difficile capire se ciò che stiamo osservando debba essere interpretato come una gag, una critica sociale o semplicemente una manifestazione dell'assurdità che domina l'intero villaggio. È un approccio che ricorda, almeno per certi versi, Thank Goodness You're Here!, altra produzione indipendente capace di trasformare una piccola comunità in un concentrato di comportamenti surreali e situazioni grottesche. La differenza è che Tom the Postgirl possiede una componente decisamente più morbosa, perché non si limita a trascinarci all'interno di eventi assurdi, ma ci invita continuamente a cercarli attraverso un comportamento che sappiamo perfettamente essere sbagliato.

Il gioco riesce a renderci complici della curiosità di Tom, facendo leva su quello stesso istinto che ci porta a osservare qualcosa che sappiamo non dovremmo guardare. La possibilità di scoprire un segreto diventa spesso più importante della consapevolezza di stare violando la privacy di qualcuno, soprattutto quando il gioco ci ha già abituati ad aspettarci una sorpresa dietro ogni finestra. In fondo, Tom non è l'unica persona del villaggio ad avere qualche problema con i confini personali.

 

Una favola per bambini che non dovreste mostrare ai bambini

 

Se il gameplay può apparire relativamente modesto, la direzione artistica rappresenta invece uno degli aspetti nei quali Tom the Postgirl dimostra una personalità davvero notevole. Oopsie Daisies ha scelto di costruire l'intera esperienza attraverso illustrazioni disegnate a mano e animazioni realizzate fotogramma per fotogramma, ottenendo un risultato che ricorda immediatamente i vecchi cartoni animati e i libri illustrati destinati ai più piccoli. Le linee sono volutamente irregolari, i personaggi possiedono proporzioni caricaturali e gli ambienti sembrano essere stati disegnati con quella particolare ingenuità che associamo alle illustrazioni dell'infanzia. L'utilizzo di una palette cromatica contenuta, nella quale il bianco e nero viene interrotto da accenti di rosso particolarmente riconoscibili, contribuisce inoltre a dare all'intera produzione un'identità visiva immediata.

Tom, con il suo caratteristico abbigliamento rosso, diventa così un punto di riferimento costante all'interno di scenari che sembrano appartenere a una favola. Il problema è che la favola sembra essere stata scritta dopo una notte trascorsa a guardare Adult Swim e qualche episodio particolarmente disturbante di Twin Peaks. La forza dello stile emerge soprattutto quando ciò che viene rappresentato entra in contrasto con l'apparente innocenza delle immagini. Personaggi dall'aspetto adorabile possono essere coinvolti in situazioni estremamente sgradevoli, mentre piccoli dettagli grafici finiscono per trasformare una scena apparentemente tranquilla in qualcosa di decisamente meno rassicurante.

Le animazioni meritano una menzione particolare.

Nonostante le dimensioni contenute della produzione, ogni personaggio possiede una fisicità riconoscibile, con espressioni, movimenti e piccoli dettagli capaci di comunicare moltissimo senza richiedere una quantità eccessiva di dialoghi. È evidente quanto lavoro sia stato dedicato alle singole scenette, soprattutto considerando che molte interazioni durano soltanto pochi secondi e potrebbero facilmente passare inosservate durante una partita poco attenta. Questo rende particolarmente piacevole l'esplorazione, perché osservare il mondo non significa soltanto cercare un oggetto con cui interagire, ma anche scoprire piccoli frammenti di animazione che contribuiscono a raccontare la personalità dei suoi abitanti.

 

 

Il comparto sonoro accompagna bene questa impostazione, privilegiando effetti caricaturali, vocalizzazioni e rumori volutamente esagerati rispetto a una narrazione fondata su lunghi dialoghi doppiati. La musica mantiene un tono coerente con l'atmosfera fiabesca e disturbante, contribuendo a rendere ancora più surreali alcune delle situazioni che incontriamo.

Il risultato è una produzione che, nonostante la semplicità delle proprie fondamenta, possiede una direzione audiovisiva molto più riconoscibile di quella di numerosi titoli decisamente più costosi.

 

Due ore di pessime decisioni

 

Arriviamo però a quello che potrebbe rappresentare il principale ostacolo per una parte del pubblico: la durata. Tom the Postgirl richiede indicativamente due ore per completare una prima partita, con variazioni legate soprattutto al tempo dedicato all'esplorazione e alla ricerca delle interazioni secondarie. Non è molto, soprattutto considerando quanto rapidamente si possa prendere confidenza con le poche meccaniche disponibili. La struttura è però progettata per incoraggiare più partite, grazie alla presenza di finali differenti e piccole storie che possono evolversi in maniera diversa a seconda delle nostre azioni.

Possiamo decidere di comportarci in maniera relativamente rispettosa, limitandoci alle attività necessarie, oppure abbracciare completamente il lato più irresponsabile della protagonista, cercando ogni opportunità disponibile per disturbare gli abitanti. Anche l'attenzione dedicata all'esplorazione può modificare la quantità di contenuti scoperti. Alcune situazioni richiedono infatti di osservare determinati luoghi in momenti differenti, mentre altre possono essere facilmente mancate se ci limitiamo a seguire esclusivamente il percorso principale. La presenza di obiettivi e profili sbloccabili offre inoltre qualche incentivo aggiuntivo per chi desidera scoprire ogni particolare dell'avventura.

 

 

Non stiamo comunque parlando di una rigiocabilità capace di moltiplicare indefinitamente la longevità. Le ambientazioni rimangono quelle, buona parte delle interazioni principali viene inevitabilmente riproposta e il piacere della scoperta perde una parte considerevole della propria efficacia quando conosciamo già ciò che si nasconde dietro una determinata finestra.

È quindi importante approcciarsi a Tom the Postgirl con le aspettative corrette. Non è un'avventura pensata per accompagnarci per decine di ore, ma un piccolo racconto interattivo che concentra la propria identità in una manciata di sessioni, lasciando che siano soprattutto le situazioni, i personaggi e la direzione artistica a giustificarne l'esistenza.

Fortunatamente il prezzo di listino di 9,99 euro rende l'offerta relativamente accessibile, soprattutto per chi apprezza le produzioni indipendenti che preferiscono sperimentare con linguaggi e tematiche differenti anziché inseguire necessariamente una longevità smisurata. Resta però il fatto che, al netto dei finali alternativi, qualcuno potrebbe trovare l'esperienza eccessivamente breve e desiderare un maggiore approfondimento di alcune delle storie introdotte.

 

Tecnicamente parlando

 

Dal punto di vista tecnico Tom the Postgirl è una produzione relativamente essenziale, che affida gran parte del proprio impatto visivo alle illustrazioni e alle animazioni tradizionali piuttosto che a effetti grafici particolarmente complessi.

La nostra configurazione PC di riferimento è composta da NVIDIA GeForce RTX 5080, AMD Ryzen 7 9800X3D e 32 GB di RAM DDR5, un hardware ampiamente superiore a quanto richiesto da una produzione di questo tipo. Non avrebbe quindi molto senso cercare di valutare il gioco attraverso complicati benchmark, soprattutto considerando che la sua riuscita dipende principalmente dalla qualità delle animazioni, dalla leggibilità degli scenari e dalla fluidità delle interazioni.

L'interfaccia è volutamente minimale e il sistema di controllo non richiede particolare familiarità con le avventure grafiche. Le interazioni rimangono semplici e immediate, rendendo il titolo accessibile anche a chi non frequenta abitualmente questo genere di produzioni.

La versione Steam offre inoltre supporto al controller, salvataggi cloud e testi in italiano, mentre il lancio contemporaneo su Nintendo Switch rappresenta una scelta particolarmente sensata per un'avventura che, per durata e struttura, sembra adattarsi naturalmente anche a una fruizione portatile.

Il vero elemento da valutare rimane quindi la resa artistica, e sotto questo aspetto il lavoro realizzato da Oopsie Daisies è davvero convincente.

La scelta di privilegiare illustrazioni realizzate a mano e animazioni tradizionali permette al gioco di costruire un'identità visiva che difficilmente rischierà di invecchiare rapidamente, mentre la particolare combinazione tra umorismo grottesco e atmosfere fiabesche contribuisce a distinguerlo all'interno di un panorama indipendente sempre più affollato.

 

In conclusione

 

Tom the Postgirl è una di quelle piccole produzioni indipendenti che riescono a ricordarci quanto poco serva, almeno in termini di complessità meccanica, per costruire un'esperienza dotata di una personalità davvero riconoscibile. Oopsie Daisies prende una premessa apparentemente innocente, la trasforma in una celebrazione dell'assurdo, del voyeurismo e dell'umorismo più scorretto e costruisce attorno alla propria protagonista un villaggio nel quale ogni abitante sembra avere qualcosa di profondamente sbagliato da nascondere. Il risultato è un'avventura capace di sorprendere continuamente, soprattutto grazie alla qualità delle animazioni, alla varietà delle piccole storie e a una direzione artistica che contrappone deliberatamente l'estetica di un libro per bambini a situazioni spesso tutt'altro che adatte a un pubblico infantile. Il vero punto di forza non è ciò che facciamo, ma ciò che scopriamo facendo qualcosa che probabilmente non dovremmo fare. Ogni finestra diventa un invito alla curiosità, ogni abitazione può nascondere una nuova assurdità e persino le interazioni apparentemente insignificanti contribuiscono a costruire quel particolare senso di imprevedibilità che accompagna l'intera esperienza.

Naturalmente non tutto funziona allo stesso modo.

Il gameplay rimane estremamente semplice, alcune situazioni puntano maggiormente sull'effetto sorpresa che su una reale profondità narrativa e la durata complessiva di appena due o tre ore potrebbe lasciare insoddisfatto chi cerca un'avventura più strutturata. Anche la presenza di finali differenti non riesce a eliminare completamente la sensazione che, dopo aver scoperto buona parte dei segreti del villaggio, rimangano relativamente poche ragioni per ricominciare tutto da capo. Sono limiti evidenti, ma che personalmente considero abbastanza comprensibili alla luce della natura del progetto. Tom the Postgirl non cerca infatti di essere un'avventura grafica particolarmente complessa o un'esperienza narrativa capace di rivoluzionare il medium. Preferisce concentrarsi su un'idea semplice, svilupparla attraverso un linguaggio visivo estremamente personale e accompagnarla con una quantità di umorismo nero sufficiente a farci mettere seriamente in discussione il senso morale di chi ha concepito alcune delle sue scenette.

Ed è proprio questa mancanza di pudore creativo a renderlo così piacevole.

 

Testato su

PC

CPU
AMD RYZEN 7 9800X3D
GPU
MSI GeForce RTX 5080 16G EXPERT OC
RAM
CORSAIR VENGEANCE RGB DDR5 32GB DDR5 6000MHz
Sistema operativo
Windows 11

Pro

  • Direzione artistica deliziosa
  • Umorismo nero e situazioni imprevedibili
  • Narrazione ambientale riuscita

Contro

  • Gameplay estremamente semplice
  • Durata piuttosto contenuta
7,8/10
Voto complessivo
Grafica
8,5/10
Gameplay
6,5/10
Ottimizzazione
8,5/10
Provenienza recensioneFornita dal publisher

Media: 7,8/10 calcolata su 3 valutazioni

 

 

 

Informazioni sull'Autore

War

Biografia

- Staff di KotaWorld.it
Lorenzo “WaR” Agonigi nasce nell’ormai troppo lontano 1995 e già tre anni dopo, nel 1998, inizia la sua carriera videoludica, con un Nintendo 64 fiammante. Devo essere onesto, non sono stato un pro gamer fin da subito, tant’è che le mie prime esperienze più che da giocatore sono state da spettatore: mentre i miei genitori, a turno, giocavano, io mi divertivo a guardarli (ehi, ho inventato Twitch con dieci anni di anticipo!!). 

 

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