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Heave Ho 2 - Uniti si vince, insieme si precipita (Recensione)
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Heave Ho 2 - Uniti si vince, insieme si precipita (Recensione)

 

Heave Ho 2, il gioco dove quattro persone possono trascorrere diversi minuti a discutere su quale mano debba afferrare una piattaforma, prima di precipitare tutte insieme nel vuoto. Il seguito del folle party game sviluppato da Le Cartel Studio e pubblicato da Devolver Digital non tenta di stravolgere una formula già perfettamente riconoscibile, ma la amplia attraverso una campagna più varia, nuove attività e soprattutto l’introduzione del multiplayer online. Sarà bastato per creare un titolo degno di essere giocato?

 

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Due braccia, pochi comandi e moltissimi problemi

 

Alla base dell’esperienza troviamo ancora una volta un gruppo di buffi personaggi composti essenzialmente da una testa e due lunghissime braccia. Ogni giocatore controlla separatamente le mani, aggrappandosi alle superfici, agli oggetti o direttamente agli altri partecipanti. Per superare gli scenari bisogna oscillare, sfruttare l’inerzia e lasciare la presa nel momento esatto, costruendo spesso delle improbabili catene umane sospese sopra il vuoto. Descritto in questo modo potrebbe sembrare un sistema estremamente semplice, e in parte lo è. Bastano pochi comandi per comprendere le regole fondamentali, ma trasformare quei movimenti goffi in manovre realmente efficaci richiede coordinazione e un minimo di pratica.

Nelle prime partite ci si ritrova inevitabilmente a confondere la mano destra con la sinistra, a mollare un compagno nel momento peggiore o a oscillare nella direzione opposta rispetto a quella desiderata. Con il tempo, però, si impara a interpretare il peso dei personaggi, a sfruttare correttamente lo slancio e persino a effettuare passaggi sorprendentemente eleganti. O almeno eleganti per gli standard di Heave Ho.

 

 

Il sistema di controllo è volutamente propenso alla confusione, ma raramente appare impreciso. Dietro l’aspetto caotico si nasconde una fisica sufficientemente coerente e reattiva, capace di rendere gratificante ogni movimento ben eseguito. Quando un’intera squadra riesce a sincronizzare una lunga oscillazione, lanciando l’ultimo giocatore verso il traguardo, la soddisfazione è notevole. Naturalmente è altrettanto divertente vedere il piano fallire perché qualcuno ha premuto il pulsante sbagliato.

Rispetto al primo capitolo, il movimento restituisce sensazioni leggermente differenti, soprattutto nella gestione dell’inerzia, ma dopo un breve periodo di adattamento i controlli rispondono bene e permettono di compiere manovre anche piuttosto elaborate.

 

La flatulenza come risorsa tattica

 

A completare il repertorio ritorna anche il comando dedicato alle flatulenze, che non rappresenta soltanto una gag. Una spinta ben assestata permette di guadagnare qualche centimetro durante un salto, correggere leggermente una traiettoria o spostare determinati oggetti.ì Alcuni livelli chiedono di impilare elementi dello scenario, trasportare collezionabili o raggiungere punti apparentemente troppo lontani, trasformando questo assurdo strumento di movimento in una risorsa tattica sorprendentemente utile. Poche cose riassumono meglio lo spirito del gioco di quattro persone intente a coordinare le proprie emissioni per sollevare una scala.

Rispetto al primo episodio, la struttura di base è rimasta pressoché invariata. La differenza principale risiede nella varietà delle situazioni proposte. Il predecessore ruotava soprattutto attorno al raggiungimento del traguardo, alternando percorsi brevi ad altri più estesi e introducendo di volta in volta qualche variazione ambientale. Heave Ho 2 costruisce invece la propria campagna attorno a otto mondi caratterizzati da obiettivi e meccaniche più riconoscibili. Si passa da sezioni relativamente tradizionali, concentrate sull’arrampicata e sull’oscillazione, a scenari innevati con impianti di risalita e cabinovie. In altri mondi bisogna cercare chiavi all’interno di misteriosi manieri, nuotare, risolvere piccoli rompicapi o muoversi in assenza di gravità. Alcune missioni arrivano persino a chiedere ai giocatori di collaborare per pilotare un’astronave.

 

 

Le ambientazioni saltano senza particolare logica da montagne e cucine a castelli medievali, musei e strutture futuristiche, ma questa successione volutamente sconnessa funziona come pretesto per introdurre continuamente nuove idee di level design.

 

Più varietà, ma non sempre maggiore chiarezza

 

Il fallimento è una componente fondamentale di Heave Ho 2, ma c’è una differenza tra precipitare perché la squadra non ha coordinato correttamente un movimento e rimanere bloccati perché il funzionamento di un elemento non è stato comunicato con sufficiente chiarezza. Non tutte le intuizioni possiedono la stessa immediatezza. In alcuni casi comprendere cosa richieda lo scenario è più complicato dell’esecuzione stessa e l’avanzamento finisce per affidarsi eccessivamente ai tentativi. La maggiore varietà permette al seguito di mantenere l’esperienza più fresca rispetto al predecessore, ma porta con sé anche alcuni passaggi in cui la lettura del livello appare inutilmente criptica.

Per evitare che i giocatori restino fermi troppo a lungo, il titolo introduce un sistema di assistenza rappresentato da un gatto volante. Dopo numerosi fallimenti, il felino può intervenire modificando la situazione o fornendo strumenti aggiuntivi, come un drone al quale aggrapparsi. L’idea è simpatica e il tempo necessario prima della sua comparsa appare generalmente generoso, ma la soluzione adottata non è sempre equilibrata. Si passa talvolta da un ostacolo poco leggibile a un aiuto capace di semplificare quasi completamente il livello. È possibile ignorare l’intervento e continuare a tentare, ma sarebbe stata apprezzabile un’opzione per disattivarlo o, al contrario, per attivarlo liberamente e utilizzare i suoi strumenti semplicemente per sperimentare.

Un sistema più graduale, magari composto da piccoli suggerimenti prima dell’assistenza diretta, avrebbe preservato meglio il piacere della scoperta senza lasciare i gruppi meno esperti in balia degli enigmi più criptici.

 

La cooperazione non è facoltativa

 

La maggiore novità del seguito rimane comunque l’introduzione del multiplayer online. Heave Ho era già uno dei party game locali più efficaci nel suo genere, ma l’obbligo di trovarsi tutti nella stessa stanza ne limitava inevitabilmente le occasioni d’uso. Heave Ho 2 permette finalmente di condividere il caos anche a distanza, senza rinunciare alla possibilità di giocare sullo stesso divano. L’online amplia enormemente l’accessibilità dell’esperienza, soprattutto per i gruppi di amici che non riescono a incontrarsi frequentemente.

Le partite pubbliche funzionano, ma perdono inevitabilmente parte del fascino. La comunicazione, le risate e persino le accuse reciproche sono elementi centrali della formula, e affrontare i livelli con persone sconosciute rende tutto più impersonale. Heave Ho 2 dà il meglio di sé quando ogni fallimento può essere attribuito con assoluta e ingiustificata sicurezza a un amico preciso. La centralità del multiplayer porta però con sé quello che rappresenta probabilmente il limite più evidente della produzione: l’assenza di una vera modalità per giocatore singolo.

 

 

Al di fuori del tutorial, il titolo è progettato esclusivamente come esperienza multiplayer. Anche accedendo senza un gruppo bisogna entrare in una stanza con altri utenti, mentre non è possibile affrontare liberamente la campagna da soli. È comprensibile che numerosi livelli siano costruiti attorno alla presenza di più personaggi e che alcune sfide risulterebbero impossibili senza collaborazione. Ciò nonostante, una modalità solitaria opzionale, accompagnata da un avviso e dalla possibilità di saltare gli scenari incompatibili, avrebbe rappresentato un’aggiunta gradita.

Il tutorial dimostra che il sistema di controllo può funzionare anche con un solo personaggio e diversi livelli della campagna sembrano teoricamente completabili in autonomia. Non sarebbe stata l’esperienza ideale, ma almeno avrebbe offerto un’alternativa a chi desidera esercitarsi o esplorare i contenuti senza dipendere dalla disponibilità di altri utenti.

Oltre alla campagna cooperativa trova spazio una modalità Versus decisamente più articolata rispetto al passato. Le competizioni non si limitano più esclusivamente a una corsa verso il traguardo, ma propongono situazioni capaci di garantire maggiore varietà e rigiocabilità. La perdita delle semplici gare tradizionali potrebbe dispiacere agli appassionati del primo episodio, ma nel complesso le nuove attività rendono il comparto competitivo più ricco e adatto a sostenere numerose serate in compagnia.

Il gioco include inoltre una serie di elementi sbloccabili, una presenza inattesa ma coerente con la volontà di offrire maggiori motivazioni per continuare a giocare. La possibilità di ottenere nuovi oggetti e strumenti aggiunge un piccolo senso di progressione, anche se sarebbe interessante vedere sfruttato ancora più a fondo questo sistema.

 

 

In conclusione

 

Heave Ho 2 è un seguito prudente, ma consapevole. Non reinventa il sistema su cui si fondava l’originale, perché non ce n’era realmente bisogno. Ne conserva i controlli, la fisica e l’irresistibile comicità, costruendovi attorno una campagna più varia, un comparto competitivo più completo e soprattutto un multiplayer online capace di rendere l’esperienza molto più semplice da condividere. Rimangono alcune asperità. Il sistema di assistenza avrebbe meritato maggiori possibilità di personalizzazione, la lettura di determinati livelli non è sempre intuitiva e l’assenza del giocatore singolo limita inutilmente la fruizione. Sono difetti che non compromettono però il vero obiettivo della produzione: offrire una scusa per trascorrere qualche serata ridendo insieme agli amici. Nella sua essenza, Heave Ho 2 rimane un progetto piccolo, immediato e dal costo contenuto, ma sa esattamente quale tipo di divertimento vuole proporre. È cooperativo senza rinunciare al sabotaggio involontario, impegnativo senza prendersi troppo sul serio e sufficientemente vario da non esaurire subito la propria comicità.

 

7,3/10
Voto complessivo
Grafica
7,0/10
Gameplay
7,5/10
Ottimizzazione
7,5/10
Provenienza recensioneFornita dal publisher

Media: 7,3/10 calcolata su 3 valutazioni

Informazioni sull'Autore

War

Biografia

- Staff di KotaWorld.it
Lorenzo “WaR” Agonigi nasce nell’ormai troppo lontano 1995 e già tre anni dopo, nel 1998, inizia la sua carriera videoludica, con un Nintendo 64 fiammante. Devo essere onesto, non sono stato un pro gamer fin da subito, tant’è che le mie prime esperienze più che da giocatore sono state da spettatore: mentre i miei genitori, a turno, giocavano, io mi divertivo a guardarli (ehi, ho inventato Twitch con dieci anni di anticipo!!). 

 

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