C'era una volta uno studio indipendente estone che aveva rivoluzionato il genere RPG. Poi qualcuno ha pensato che fosse un'ottima idea trasformarlo in un caso di studio su come smantellare sistematicamente tutto ciò che aveva reso grande quel successo. Oggi quel qualcuno si chiama ancora ZA/UM. Lo studio dietro Disco Elysium ha annunciato una nuova ondata di licenziamenti che coinvolgerà ben 32 dipendenti distribuiti in tutti i reparti aziendali. Il motivo? Il fallimento commerciale di Zero Parades: For Dead Spies, l'ultimo progetto pubblicato dallo studio, che non avrebbe generato entrate sufficienti a sostenere le attuali dimensioni dell'azienda. Nel comunicato ufficiale, ZA/UM ha dichiarato che "i propri standard artistici rimangono invariati" e che lo studio continuerà a perseguire la propria visione creativa. Una frase che, detta dalla stessa dirigenza che negli ultimi anni ha licenziato o perso praticamente tutti i creativi che hanno reso Disco Elysium uno dei migliori videogiochi mai scritti, assume quasi i toni della satira involontaria.
Per capire perché gran parte della community videoludica abbia accolto la notizia con un misto di tristezza e cinico "ve l'avevamo detto", bisogna tornare al 2019. Disco Elysium non è stato semplicemente un grande RPG. È stato un fenomeno culturale. Un gioco capace di vincere praticamente tutto ciò che era possibile vincere, di ridefinire il concetto di RPG narrativo e di dimostrare che si poteva realizzare un videogioco maturo, politico, filosofico e letterariamente straordinario senza sparare in faccia a nessuno per quaranta ore. Poi è arrivato il successo. E con lui, apparentemente, la convinzione che la cosa migliore da fare fosse prendere le menti creative che avevano costruito quel miracolo e accompagnarle gentilmente alla porta.
Nel 2022 Robert Kurvitz, autore principale e game director di Disco Elysium, il direttore artistico Aleksander Rostov e la sceneggiatrice Helen Hindpere hanno lasciato lo studio in maniera tutt'altro che volontaria. Poco dopo è emerso che diversi membri fondatori ritenevano che ZA/UM non rappresentasse più la filosofia e i valori con cui era stata fondata. Da quel momento è iniziata una delle vicende societarie più assurde che l'industria videoludica ricordi.
Kurvitz e Rostov hanno accusato pubblicamente l'attuale dirigenza di aver acquisito il controllo dello studio attraverso una serie di operazioni finanziarie estremamente controverse. Secondo le accuse, i fondi utilizzati per l'acquisizione della quota di maggioranza della società sarebbero stati prelevati direttamente dalle casse dello studio stesso, ovvero denaro che avrebbe dovuto finanziare il sequel di Disco Elysium. Le accuse sono sempre state respinte da ZA/UM e diverse cause legali si sono concluse senza che tali accuse venissero dimostrate in tribunale. Rimane però il fatto incontrovertibile che lo studio abbia perso praticamente tutte le figure chiave responsabili del proprio successo creativo. Come se non bastasse, l'investitore Tõnis Haavel, coinvolto nelle vicende societarie di ZA/UM, era già noto in Estonia per precedenti condanne per frode finanziaria risalenti a diversi anni prima. Un dettaglio che non ha certo contribuito a rasserenare il clima attorno allo studio.
Nel frattempo, mentre la guerra legale andava avanti, ZA/UM ha iniziato a cancellare progetti come se fossero appuntamenti su Google Calendar. Il sequel diretto di Disco Elysium è stato cancellato. Il DLC narrativo dedicato al gioco è stato cancellato. Altri progetti interni sono stati cancellati. Il risultato? Una prima ondata di licenziamenti nel 2024 che ha coinvolto circa venti dipendenti dello studio. La spiegazione fornita dalla dirigenza all'epoca era che il team aveva cercato di fare troppo e troppo in fretta dopo il successo di Disco Elysium. Una lezione sicuramente importante da imparare, anche se sarebbe stato interessante apprenderla prima di cancellare mezzo piano produttivo dello studio.
Arriviamo così al 2026 e a Zero Parades: For Dead Spies, il gioco che avrebbe dovuto dimostrare che ZA/UM poteva sopravvivere senza i creatori di Disco Elysium. Il problema è che gran parte della community aveva ormai completamente perso fiducia nello studio. Per molti giocatori, ZA/UM non era più "lo studio di Disco Elysium", ma semplicemente la società che possedeva i diritti del gioco dopo aver perso quasi tutti coloro che lo avevano scritto e realizzato. Le recensioni di Zero Parades hanno spesso evidenziato come il titolo fosse inevitabilmente perseguitato dal fantasma del proprio predecessore. Molti critici hanno riconosciuto la presenza di elementi che richiamano Disco Elysium, ma senza riuscire a replicarne la profondità narrativa, l'identità artistica e il carisma che lo avevano reso un capolavoro generazionale.
In altre parole, ZA/UM ha passato quattro anni a cercare disperatamente di convincere il mondo di poter fare un nuovo Disco Elysium senza Disco Elysium.
La parte più grottesca di questa vicenda è che Disco Elysium aveva tutto il potenziale per trasformarsi in una delle più importanti nuove IP dell'intera industria videoludica. Un franchise capace di generare sequel, spin-off e nuovi universi narrativi per almeno un decennio. Invece, nel giro di pochi anni, siamo passati dal vincitore di quattro premi ai The Game Awards a uno studio che continua a licenziare dipendenti, cancellare giochi e pubblicare comunicati in cui promette che "gli standard artistici non cambieranno", nonostante abbia perso buona parte degli artisti che quegli standard li avevano definiti. Esiste una linea temporale alternativa in cui Disco Elysium 2 è già uscito e ZA/UM è diventata una delle realtà più rispettate del panorama RPG mondiale. In questa linea temporale, invece, ci ritroviamo a commentare l'ennesima ondata di licenziamenti di uno studio che sembra aver trascorso gli ultimi anni a combattere una guerra contro il proprio stesso capolavoro.
E la cosa più ironica di tutte? Disco Elysium è un gioco che parla continuamente di fallimenti politici, ideologici e umani. Nessuno, probabilmente, avrebbe mai immaginato che il suo epilogo più fedele sarebbe stato proprio quello vissuto dallo studio che lo ha creato.