The Walking Dead è ormai un franchise che sembra sopravvivere esattamente come i suoi vaganti: trascinandosi avanti, magari con qualche pezzo in meno, ma apparentemente incapace di morire definitivamente. Siamo parecchio lontani dal fenomeno culturale rappresentato dalle prime stagioni della serie AMC e il fumetto di Robert Kirkman si è concluso ormai da tempo, ma tra spin-off, ritorni e nuovi progetti l'universo di Rick Grimes continua imperterrito a occupare il proprio angolo della cultura pop. Curiosamente, però, il rapporto tra The Walking Dead e il videogioco non è mai stato particolarmente fortunato.
Abbiamo avuto le splendide avventure di Telltale, Saints & Sinners ha dimostrato quanto bene questo universo possa funzionare in realtà virtuale e poi... beh. Poi abbiamo avuto anche Destinies.
Meglio andare avanti.
The Walking Dead: Streets of Survival prova a infilarsi proprio in questo spazio proponendo un action game a scorrimento laterale ambientato durante la Guerra Totale contro i Salvatori, con Rick, Daryl e Michonne inizialmente giocabili e Negan sbloccabile una volta completata la campagna. Sulla carta era difficile non vedere del potenziale. Prendere uno dei conflitti più conosciuti della serie, metterci quattro dei suoi personaggi più iconici e trasformare tutto in un picchiaduro arcade fatto di orde di vaganti, armi improvvisate e Lucille che incontra violentemente delle scatole craniche sembrava una ricetta sufficientemente semplice da non poter andare troppo storta.
E invece...
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Non proprio final fight con gli zombie
La prima sorpresa è che definire Streets of Survival un semplice beat 'em up sarebbe in realtà abbastanza riduttivo. I suoi 11 livelli sono strutturati come piccole missioni in cui, oltre a massacrare ciò che abbiamo davanti, bisogna completare obiettivi principali e secondari, recuperare tessere magnetiche, piazzare esplosivi, aiutare altri sopravvissuti o risolvere qualche semplicissimo puzzle. Occasionalmente viene richiesto persino un minimo di backtracking e alcuni scenari cercano di spezzare la monotonia introducendo sequenze di inseguimento o elementi ambientali con cui interagire.
Non aspettatevi Resident Evil improvvisamente infilato dentro Streets of Rage, sia chiaro, ma quantomeno il gioco prova a dare alle proprie missioni una struttura leggermente più articolata rispetto al classico “cammina verso destra e picchia qualsiasi cosa respiri”. Il problema è che poi bisogna effettivamente picchiare qualsiasi cosa respiri. Ed è qui che iniziano i guai.

Il moveset è estremamente limitato: niente salto, niente parata e una schivata tramite rotolamento che rappresenta sostanzialmente la nostra unica vera opzione difensiva. Gli attacchi base si concatenano premendo ripetutamente lo stesso tasto, a cui vengono affiancati un calcio pesante utile per tenere lontano il gruppo e una singola abilità speciale soggetta a cooldown. Funziona. Ma funziona nel senso più letterale e meno entusiasmante possibile.
Dopo pochi combattimenti abbiamo praticamente già visto buona parte di ciò che il sistema ha da offrire. Il fatto di non poter colpire i nemici a terra contribuisce ulteriormente a spezzare il ritmo: buttiamo giù qualcuno, ci fermiamo, aspettiamo educatamente che decida di rialzarsi e poi riprendiamo a picchiarlo.
Molto civile.
Le armi da fuoco risultano generalmente molto più efficaci del corpo a corpo, soprattutto nelle situazioni affollate, finendo per relegare ulteriormente in secondo piano quello che dovrebbe rappresentare il cuore del sistema di combattimento. Nelle rare occasioni in cui ci si limita ad affrontare piccoli gruppi di vaganti, Streets of Survival riesce anche a essere discretamente piacevole nella sua semplicità.
Poi arrivano gli esseri umani...
Il problema, come sempre, sono le persone
Ho sempre avuto un problema molto personale con l'evoluzione televisiva di The Walking Dead. La serie, almeno per quanto mi riguarda, ha iniziato progressivamente a perdere parte del proprio fascino quando la minaccia zombie è passata in secondo piano, lasciando sempre più spazio all'ennesimo gruppo di esseri umani ostili, all'ennesimo leader psicopatico e all'ennesima guerra tra comunità. Capisco perfettamente il concetto alla base di questa scelta: The Walking Dead non parla realmente dei morti, ma dei vivi e di ciò che sono disposti a diventare pur di sopravvivere. Però, personalmente, avrei gradito continuare a vedere principalmente zombie squartati e, ogni tanto, una rissa tra survivors.

Streets of Survival riesce curiosamente a replicare quasi alla perfezione lo stesso problema, soltanto che questa volta non è una questione narrativa. Gli scontri contro gli esseri umani sono semplicemente la parte peggiore e maggioritaria del gioco, soprattutto perché già a difficoltà normale l'intelligenza artificiale tende a essere esasperatamente aggressiva e, soprattutto, poco corretta. I nemici armati possono colpirci da distanze considerevoli, spesso addirittura da fuori schermo, mentre noi stiamo cercando di gestire ciò che accade nella porzione visibile dell'arena. Qui emerge uno dei problemi più importanti dell'intero combat system: Streets of Survival non gestisce realmente le classiche “corsie” dei beat 'em up. Questo significa che un nemico armato posizionato nella parte alta dello scenario può tranquillamente colpirci mentre siamo in basso, indipendentemente da quella che visivamente sembrerebbe essere la nostra posizione rispetto a lui. Il tutto viene aggravato dal fatto che questi attacchi infliggono parecchio danno e ci butteranno ripetutamente a terra, lasciandoci vulnerabili agli altri avversari presenti. Una volta finiti a terra, capita frequentemente che l'aggressività dell'IA e la gestione delle animazioni ci trascinino in una successione di colpi dalla quale riprendere realmente il controllo del personaggio diventa più complicato di quanto dovrebbe. Il risultato non restituisce tanto una sensazione di difficoltà quanto di pura frustrazione.
I vaganti, pur affidandosi anch'essi a un moveset piuttosto ristretto, risultano paradossalmente molto più piacevoli da affrontare perché permettono al sistema di combattimento di respirare e al giocatore di controllare meglio lo spazio. Contro gli umani, invece, la semplicità del moveset del giocatore entra direttamente in conflitto con l'aggressività e le scorrettezze dell'IA.
Proprio come nella serie televisiva, insomma, a un certo punto mi sono ritrovato a desiderare semplicemente che tornassero gli zombie.
Guerra totale, durata parziale
Streets of Survival ripercorre liberamente gli eventi della Guerra Totale e ci porta attraverso alcuni degli ambienti più riconoscibili di quel periodo, da Alexandria a Hilltop fino al Santuario dei Salvatori. La storia non tenta realmente di sostituire quanto visto nella serie AMC, preferendo una reinterpretazione molto più compatta del conflitto e inserendo personaggi, minacce e situazioni familiari all'interno della propria struttura arcade.
Il problema è proprio quella parola.
Compatta.
Molto compatta.

La campagna completa richiede appena due o tre ore, distribuite su undici livelli che difficilmente riescono a sorprendere per varietà o profondità. Una volta raggiunti i titoli di coda vengono sbloccati il New Game+ e Negan come personaggio giocabile, permettendoci quindi di ripercorrere l'intera avventura con uno qualsiasi dei quattro protagonisti. Sulla carta è sicuramente una buona aggiunta, ma il vero problema è capire quanta voglia possa rimanere di riaffrontare la stessa campagna dopo aver già visto quasi tutto quello che il combat system ha da offrire. Oltre alla storia troviamo infatti soltanto La Fossa di Walker, una modalità sopravvivenza basata su ondate infinite di nemici che, almeno nel mio caso, non è riuscita minimamente a convincermi.
La mancanza più incomprensibile rimane però quella di una modalità cooperativa. Non c'è coop locale e non c'è coop online, una scelta difficile da comprendere in un action game a scorrimento laterale costruito attorno a personaggi come Rick, Daryl, Michonne e Negan. Affrontare la campagna insieme a un altro giocatore avrebbe probabilmente attenuato buona parte della ripetitività del combat system e dato almeno una ragione concreta per tornare sui livelli dopo i titoli di coda.
Streets of Survival, invece, ci chiede essenzialmente di rigiocare le stesse due o tre ore in solitaria, magari con un personaggio differente, affidandosi a un sistema di combattimento che aveva già iniziato a mostrare la corda ben prima della conclusione. Non è esattamente la ricetta ideale per garantire longevità a un titolo che, già di suo, offre davvero poco contenuto.
Lucille non basta
Uno dei punti di forza più immediati rimane inevitabilmente la licenza. Muoversi attraverso luoghi riconoscibili, utilizzare personaggi come Rick, Daryl e Michonne e affrontare direttamente i Salvatori ha un fascino evidente per chi ha seguito la serie. Le armi iconiche aiutano e alcuni momenti riescono effettivamente a catturare quella particolare brutalità da The Walking Dead, soprattutto quando il gioco smette di lanciarci contro nemici armati fuori campo e ci lascia semplicemente fare a pezzi una massa di vaganti.
Il problema è che la licenza finisce troppo spesso per fare il lavoro che dovrebbe fare il gameplay.

Personaggi diversi non riescono a compensare realmente un sistema di combattimento poco profondo, così come vedere Alexandria o il Santuario non rende automaticamente interessante attraversare l'ennesimo livello quando l'interazione con quei luoghi rimane estremamente limitata. Streets of Survival sembra continuamente vicino a capire quale gioco avrebbe potuto essere.
Un beat 'em up più profondo?
Un action cooperativo?
Una sorta di dungeon brawler con missioni, obiettivi secondari e sviluppo dei personaggi?
Ci sono frammenti di tutte queste idee, ma nessuna viene sviluppata abbastanza da diventare realmente il centro dell'esperienza.
Solo Steam Deck, grazie
Questa volta non troverete il consueto paragrafo dedicato alla nostra configurazione desktop con RTX 5080 e Ryzen 7 9800X3D, per un motivo tanto semplice quanto assurdo: The Walking Dead: Streets of Survival l'ho giocato interamente su Steam Deck. Avevo iniziato la partita lì, convinto di poter poi proseguire tranquillamente su PC una volta tornato alla scrivania. Del resto siamo nel 2026, Steam Cloud esiste da una vita e sincronizzare un salvataggio tra PC e Deck dovrebbe ormai essere una di quelle cose talmente scontate da non meritare nemmeno una verifica preventiva.
E invece no.
Streets of Survival non supporta il salvataggio cloud. Nel 2026. Me ne sono accorto soltanto quando ho avviato il gioco sul PC e ho scoperto che, per continuare da lì, avrei dovuto ricominciare l'intera campagna da zero. Considerando che ero ormai già avanti nell'avventura e che il titolo non mi stava esattamente implorando di rigiocare volontariamente i suoi primi livelli, ho fatto l'unica scelta sensata: ho ripreso in mano Steam Deck e ho continuato lì. Fortunatamente, sul portatile Valve il gioco si comporta complessivamente bene e la sua struttura a livelli relativamente brevi si presta anche parecchio a una fruizione portatile. Questo rende però ancora più incomprensibile l'assenza del cloud save: PC e Steam Deck sono ormai due facce dello stesso ecosistema Steam e impedire di passare liberamente dall'uno all'altro significa creare un problema che, semplicemente, nel 2026 non dovrebbe più esistere.

In conclusione
The Walking Dead: Streets of Survival non è un disastro, ed è probabilmente proprio questa la cosa più frustrante. Ci sono alcune idee interessanti nella struttura delle missioni, l'utilizzo della licenza è sufficientemente rispettoso e affrontare orde di vaganti con alcuni dei personaggi più conosciuti della serie può essere divertente, almeno a piccole dosi. Il problema è che quelle dosi devono essere davvero piccole. Il combat system mostra praticamente tutte le proprie carte nel giro di pochissimo tempo, gli scontri contro i nemici umani trasformano troppo spesso la difficoltà in semplice frustrazione e la campagna termina proprio quando si potrebbe sperare che il gioco inizi ad ampliare davvero le proprie possibilità. A quel punto rimangono un New Game+, quattro personaggi giocabili e una modalità sopravvivenza che fa poco per nascondere quanto limitata sia l'offerta complessiva.
Continua inoltre a essere difficile ignorare l'assenza totale della coop, che in un titolo di questo genere sembra quasi un'autolesione progettuale. A questo si aggiunge persino la mancanza dei salvataggi cloud, particolarmente fastidiosa per chi alterna PC e Steam Deck e, più in generale, indicativa di un prodotto che avrebbe avuto bisogno di qualche attenzione in più anche nelle funzionalità più basilari. Per qualche ora può intrattenere, soprattutto se avete ancora un debole per Rick, Daryl, Michonne e compagnia, ma dietro la familiare facciata della Guerra Totale rimane un action game troppo semplice, troppo breve e troppo povero di contenuti per lasciare davvero il segno. E, ancora una volta, ho finito un prodotto di The Walking Dead con la stessa identica sensazione:
avrei preferito molti più zombie e decisamente meno esseri umani.