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Moonlighter 2: The Endless Vault – Il profitto è un dungeon senza fine (Recensione)
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Moonlighter 2: The Endless Vault – Il profitto è un dungeon senza fine (Recensione)

 

Ci sono sequel che prendono il predecessore, ne aumentano le dimensioni del 30%, aggiungono qualche nemico, un paio di sistemi nuovi e poi appendono fieramente un “2” alla fine del titolo. Moonlighter 2: The Endless Vault non è quel tipo di sequel. E probabilmente è proprio questo il motivo per cui dividerà più del previsto chi ha amato alla follia il primo capitolo. Se siete arrivati qui cercando semplicemente Moonlighter, ma più grosso, più lungo e con qualche dungeon in più, Digital Sun potrebbe avervi preparato una piccola crisi esistenziale. Il passaggio alla grafica tridimensionale è soltanto la manifestazione più evidente di una trasformazione che coinvolge praticamente ogni componente del gioco. Il cuore, però, è rimasto esattamente dove lo avevamo lasciato: entrare in un dungeon, riempirsi lo zaino di qualsiasi cianfrusaglia possa avere un valore, tornare alla base, venderla e investire i ricavi per diventare abbastanza forti, o abbastanza ricchi, da ricominciare tutto da capo. Sulla carta sembra quasi banale. Nella pratica continua a essere uno di quei gameplay loop capaci di trasformare molto rapidamente il classico “faccio un'ultima run e stacco” in un evento che, misteriosamente, termina sei ore dopo.

Moonlighter 2 non vuole però riproporre pedissequamente quanto fatto nel 2018. Il primo Moonlighter esiste già, funziona ancora benissimo e Digital Sun sembra esserne perfettamente consapevole. The Endless Vault prende quindi quella struttura e la piega maggiormente verso il roguelite moderno, mettendo più enfasi sulle build, sulle sinergie e soprattutto sulle decisioni prese durante ogni spedizione.

 

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Lo zaino è più importante della spada

 

La differenza più interessante emerge già dall'esplorazione. Le spedizioni seguono una struttura a percorsi ramificati che ricorda inevitabilmente Slay the Spire: davanti a noi si presentano tappe differenti e sta al giocatore decidere continuamente se privilegiare potenziamenti, combattimenti, loot o una strada più diretta verso il boss. Potrebbe sembrare una differenza marginale. Non lo è. Nel primo Moonlighter entrare in un dungeon significava soprattutto capire quanto a lungo si fosse disposti a rischiare prima di tornare a casa con il malloppo. Qui quella filosofia resta, ma viene diluita in una quantità decisamente maggiore di decisioni. Sto cercando di costruire una run sufficientemente forte da abbattere il boss? Oppure il mio obiettivo è semplicemente uscire da qui con uno zaino pieno di artefatti costosissimi e lasciare che sia il mio conto in banca a risolvere i problemi in seguito?

Risk versus reward, baby. Capitalismo applicato al dungeon crawling.

 

 

La gestione dell'inventario era già parte integrante dell'identità del primo capitolo, ma in The Endless Vault Digital Sun ha trasformato quello che prima era principalmente un problema di spazio in un piccolo puzzle game fatto di reazioni, sacrifici, moltiplicatori e sinergie tra gli artefatti. Alcuni oggetti possono incrementare il valore di quelli adiacenti, altri devono essere sacrificati, altri ancora reagiscono a determinate condizioni creando concatenazioni sempre più remunerative. Ed è qui che Moonlighter 2 mostra probabilmente la sua idea migliore. Se Balatro vi ha ormai convinto che vedere un numeretto diventare improvvisamente un numeretto molto più grande sia una forma perfettamente legittima di rilascio della dopamina, preparatevi al peggio. Sistemare correttamente gli artefatti, farne reagire uno con il successivo e trasformare progressivamente un pezzo di robaccia in qualcosa che al negozio varrà una piccola fortuna è tremendamente soddisfacente. Non stiamo più cercando semplicemente di mettere nello zaino quanta più roba possibile. Stiamo investendo negli oggetti che già possediamo, cercando di aumentarne la qualità durante la run e decidendo quali sacrificare per far crescere gli altri.

Numero grosso.

Cervello contento.

Avanti il prossimo dungeon.

 

Non serve un master in roguelike, per fortuna

 

Fortunatamente, tutto questo non significa che Moonlighter 2 abbia deciso di trasformarsi in uno di quei roguelite in cui, dopo tre ore, si finisce inevitabilmente con diciassette tab del browser aperte per capire se “+4% Sbrilluccichio Etereo” abbia una qualche interazione nascosta con “Danno Quantistico della Nonna”. I perk e i modificatori spiegano chiaramente cosa fanno, le interazioni sono generalmente intuitive e costruire una build efficace richiede sperimentazione senza obbligare il giocatore a studiare preventivamente una wiki. Lo stesso vale per il combat system. Abbiamo quattro principali tipologie di armi melee, a cui si aggiungono differenti varianti, armi a distanza e gadget. I fondamentali rimangono semplici da assimilare, ma modificatori e perk possono cambiare sensibilmente il comportamento di una build durante la singola spedizione. Effetti che si propagano tra i nemici, esplosioni concatenate, status elementali e bonus capaci di alimentarsi reciprocamente possono trasformare un equipaggiamento apparentemente innocuo in una piccola macchina da guerra.

Anche perché il combattimento richiede una discreta attenzione a posizionamento e target priority. Eliminare immediatamente il nemico davanti a noi può sembrare la scelta più logica finché, dall'altro lato della stanza, un simpaticissimo ranged non decide di trasformare il pavimento in un inferno elementale mentre altri tre avversari cercano contemporaneamente di usarci come zerbino.

 

 

Le tre ambientazioni principali offrono scenari piacevolmente differenti, elementi utilizzabili a proprio vantaggio e boss sufficientemente riusciti tanto sul piano estetico quanto su quello degli scontri. La varietà complessiva non è smisurata e alcuni miniboss finiscono abbastanza rapidamente per mostrare tutti i propri trucchi, ma l'insieme funziona.

Qualche asperità rimane anche nel feedback degli attacchi. La maggior parte delle offensive nemiche è ben telegrafata, altre decisamente meno, e capita occasionalmente di subire danni chiedendosi per un paio di secondi cosa diamine ci abbia effettivamente colpito. Anche alcune armi meriterebbero qualche limatura: quelle più pesanti, in particolare, possono risultare fin troppo punitive per quanto riguarda commitment delle animazioni e possibilità di recuperare rapidamente da un attacco sbagliato. La difficoltà tende inoltre a oscillare. Ci sono stanze attraversabili praticamente senza essere sfiorati e altre in cui il gioco sembra improvvisamente ricordarsi di possedere un'intera libreria di nemici e decide, con grande generosità, di presentarceli tutti contemporaneamente.

Fortunatamente è possibile intervenire sul livello di difficoltà, caratteristica che rende Moonlighter 2 perfettamente godibile anche da chi è più interessato alla componente gestionale e alla progressione che a dimostrare al mondo di poter terminare Hades bendato utilizzando un tostapane come controller.

 

 

Di giorno negoziante, di notte capitalista aggressivo

 

Tornare vivi da una spedizione con uno zaino perfettamente organizzato rappresenta però soltanto metà del lavoro. Ora bisogna trasformare quella montagna di reperti in ciò che muove realmente il mondo di Moonlighter: soldi. Tanti soldi. Il negozio mantiene i fondamentali del primo capitolo ma li espande attraverso nuovi sistemi. Possiamo scegliere differenti espositori, acquistare mobili in grado di modificare le vendite, utilizzare perk dedicati e sfruttare i Bloblet per ottenere ulteriori bonus durante le sessioni commerciali.

Anche il sistema dei prezzi è stato reso più leggibile. Vendere un oggetto al prezzo corretto non significa semplicemente evitare che un cliente ci guardi come se avessimo tentato di rifilargli una RTX 5090 a 6.000 euro: la soddisfazione della clientela viene integrata direttamente nella progressione del negozio, premiando chi riesce a trovare il giusto equilibrio invece di spremere sistematicamente ogni poveraccio che attraversa la porta.

Il vero collante resta però la progressione. Esplorare produce artefatti. Gli artefatti producono denaro. Il denaro produce upgrade. Gli upgrade permettono di esplorare meglio. Ed ecco come mi sono ritrovato di nuovo all'ingresso del dungeon, vostro onore.

 

 

Ogni sistema alimenta naturalmente quello successivo, e proprio per questo The Endless Vault diventa così difficile da mollare. Aumentare salute, potenziare un'arma, migliorare le pozioni, ampliare lo zaino o investire direttamente nell'attività commerciale sono tutte opzioni valide, specialmente nelle prime ore, quando le risorse sembrano sempre insufficienti.

Emerge quindi uno dei principali problemi del gioco: Moonlighter 2 sa essere piuttosto grindy.

 

 

Le prime fasi sono particolarmente avare e alcuni potenziamenti sembrano inizialmente avere prezzi messi lì da un consulente finanziario particolarmente vendicativo. Le run possono inoltre diventare parecchio lunghe e chi ama i roguelite soprattutto per quella sensazione di crescita permanente capace, prima o poi, di trasformare il giocatore in una divinità potrebbe trovare The Endless Vault meno accomodante del previsto. I potenziamenti permanenti aiutano, certo, e con il progredire dell'avventura l'economia inizia a respirare maggiormente, ma la capacità del giocatore continua ad avere un peso considerevole. Non basta accumulare statistiche finché il problema non scompare. Personalmente avrei inoltre gradito una libertà ancora maggiore nella personalizzazione del negozio. Digital Sun ci permette di armeggiare parecchio con la parte funzionale dell'attività commerciale, ma se volete perdere quaranta minuti a decidere esattamente dove mettere una lampada, decorare la camera da letto o trasformare l'intero edificio in un crimine contro l'interior design... beh, dovrete moderare le aspettative.

Lasciatemi mettere le lucine dove diamine voglio, Digital Sun.

 

La storia sa quando togliersi di mezzo

 

Sul fronte narrativo Moonlighter 2 non ha invece particolari ambizioni rivoluzionarie. La vicenda prosegue quanto raccontato nel primo capitolo e contiene inevitabilmente riferimenti e personaggi che i veterani riconosceranno, ma non è necessario conoscere a memoria l'originale per capire cosa stia succedendo. La storia svolge soprattutto il ruolo di collante tra una spedizione, un upgrade e una sessione al negozio. Qualche dialogo strappa un sorriso, alcuni personaggi funzionano meglio di altri, ma difficilmente capiterà di rimanere davanti alla porta del dungeon pensando: “Accidenti, vorrei proprio sapere come prosegue questa conversazione”.

No.

Vogliamo rientrare nel dungeon.

C'è del loot là dentro.

E il loot non si vende da solo.

 

Tecnicamente parlando

 

Anche sul piano estetico Moonlighter 2 marca immediatamente la distanza dal predecessore abbandonando la pixel art in favore di una presentazione completamente tridimensionale. Una scelta che farà inevitabilmente discutere gli affezionati del primo capitolo, ma che personalmente ho trovato riuscita: The Endless Vault rimane colorato, leggibile e sufficientemente caratterizzato, con ambientazioni piacevoli e una buona quantità di effetti a schermo senza trasformare ogni combattimento in una macchia indistinguibile di particelle. Sul nostro sistema equipaggiato con NVIDIA GeForce RTX 5080, AMD Ryzen 7 9800X3D e 32 GB di RAM DDR5, l'esperienza si è dimostrata complessivamente molto fluida e priva di problematiche tecniche particolarmente rilevanti. Non siamo davanti a qualche prodigio tecnologico mandato sulla Terra per ridefinire il concetto di ottimizzazione, ma nemmeno all'ennesimo festival dello stuttering che troppo spesso accompagna le versioni PC moderne: Moonlighter 2 gira bene e, soprattutto, non mette inutilmente i bastoni tra le ruote al proprio gameplay.

Abbiamo inoltre trascorso parecchio tempo con il titolo anche su Steam Deck, dove l'esperienza si è rivelata più che discreta. Inevitabilmente bisogna accettare qualche compromesso rispetto a un PC desktop di fascia alta, ma nulla che comprometta realmente la fruibilità del gioco. Anzi, probabilmente Moonlighter 2 è uno di quei titoli che sembrano essere stati pensati quasi naturalmente anche per una macchina portatile: run relativamente autonome, gestione del negozio, progressione scandita in sessioni e la costante tentazione di concedersi “solo un altro dungeon” si sposano benissimo con la filosofia di Steam Deck. E sappiamo tutti come va a finire quando diciamo “faccio una run veloce prima di dormire”.

 

 

Mouse e tastiera funzionano correttamente, sebbene per questo genere continui a preferire nettamente il controller. Gradita la presenza nativa dei glyph PlayStation, del supporto a Steam Input e soprattutto della possibilità di modificare direttamente dal gioco i binding di entrambi i sistemi di controllo. Meno comprensibile è invece la scelta di proporre FSR 3 come unica tecnologia di upscaling, senza DLSS e XeSS.

Siamo nel 2026.

Il supporto alle tre principali soluzioni non dovrebbe più essere considerato un grazioso bonus da inserire se avanza tempo a fine sviluppo, ma uno standard della versione PC. FSR ha almeno il vantaggio di funzionare sull'hardware dei principali produttori, mitigando parzialmente il problema, ma l'assenza delle alternative NVIDIA e Intel rimane difficile da giustificare.

 

In conclusione

 

La domanda, alla fine, è inevitabile: Moonlighter 2 è meglio del primo?

Domanda sbagliata.

The Endless Vault non prova realmente a esserlo. Prende il dualismo tra dungeon crawling e shopkeeping che aveva reso particolare l'originale e decide di costruirci sopra qualcosa di differente, più vicino ai roguelite contemporanei e molto più interessato a build, percorsi e microdecisioni. Il risultato non è sempre impeccabile. Alcune run tendono a dilungarsi, le prime ore possono risultare grindy, certi nemici avrebbero bisogno di telegraph più leggibili e miniboss e sistemi di combattimento mostrano ancora qualche margine di rifinitura. Anche chi sperava semplicemente in “Moonlighter 1, ma di più” potrebbe inizialmente guardarlo con lo stesso entusiasmo riservato a qualcuno che ha appena ridipinto casa nostra senza chiedere il permesso. Superata quella aspettativa, però, emerge un action RPG roguelite estremamente facile da iniziare e pericolosamente difficile da smettere. Il sistema degli artefatti nello zaino è probabilmente la sua intuizione migliore, il combattimento è reattivo e sufficientemente profondo, la progressione tiene costantemente accesa quella maledetta vocina che suggerisce “ancora una run” e il negozio continua a essere molto più di una semplice pausa tra un dungeon e quello successivo. Moonlighter 2 possiede ancora pezzi evidenti dell'anima del predecessore. Semplicemente, ha deciso di investirli.

E considerando quanto siamo diventati ricchi vendendo reliquie a gente inconsapevole durante questa recensione, probabilmente era la scelta economicamente più sensata.

 

Testato su

PC

CPU
AMD RYZEN 7 9800X3D
GPU
MSI GeForce RTX 5080 16G EXPERT OC
RAM
CORSAIR VENGEANCE RGB DDR5 32GB DDR5 6000MHz
Sistema operativo
Windows 11

Pro

  • Gameplay loop estremamente coinvolgente
  • Gestione degli artefatti migliorata
  • Combat system solido e flessibile...

Contro

  • ...anche se un po' ripetitivo alla lunga
  • Progressione iniziale piuttosto grindy
  • Telegraph e bilanciamento da rifinire
8,5/10
Voto complessivo
Grafica
8,0/10
Gameplay
9,0/10
Ottimizzazione
8,5/10
Provenienza recensioneFornita dal publisher

Media: 8,5/10 calcolata su 3 valutazioni

Informazioni sull'Autore

War

Biografia

- Staff di KotaWorld.it
Lorenzo “WaR” Agonigi nasce nell’ormai troppo lontano 1995 e già tre anni dopo, nel 1998, inizia la sua carriera videoludica, con un Nintendo 64 fiammante. Devo essere onesto, non sono stato un pro gamer fin da subito, tant’è che le mie prime esperienze più che da giocatore sono state da spettatore: mentre i miei genitori, a turno, giocavano, io mi divertivo a guardarli (ehi, ho inventato Twitch con dieci anni di anticipo!!). 

 

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