"Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate"
Quando Dante Alighieri scrisse la Divina Commedia, trasformò l’Inferno in qualcosa di più di un semplice luogo: un viaggio attraverso le colpe, le paure e le debolezze dell’animo umano. A distanza di oltre sette secoli, trasformare uno dei pilastri della cultura italiana in un videogioco non è certo un'impresa semplice. The Alighieri Circle: Dante’s Bloodline, sviluppato da ONE-O-ONE GAMES, prova a farlo senza riproporre la famosa opera e senza trasformare l’Inferno in un semplice campo di battaglia. Lo studio sceglie invece la strada del thriller psicologico, dell’esplorazione e del mistero. Vestiamo i panni di Gabriele Alighieri, discendente del celebre poeta, chiamato a confrontarsi con un’eredità familiare che si tramanda da generazioni. Ogni 33 anni la barriera tra il nostro mondo e l’Inferno si indebolisce e qualcuno della famiglia deve tornare nella villa ancestrale per compiere un rituale capace di richiudere le porte dell'Inferno. Il problema è che questa volta quel qualcuno siamo noi…
Tra le stanze malinconiche di un'antica villa e un Inferno che sembra nascere direttamente dalla psiche del protagonista, The Alighieri Circle costruisce la propria esperienza attorno a una domanda tanto semplice quanto difficile: quanto può essere personale l'Inferno? Ed è proprio da qui che parte il viaggio del nostro protagonista.
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Oltre la Divina Commedia
Il rischio, quando si decide di costruire un videogioco attorno alla figura di Dante Alighieri, è quello di utilizzare la Divina Commedia soltanto come elemento estetico. The Alighieri Circle prova invece a costruire qualcosa di diverso. Non interpretiamo Dante e non percorriamo semplicemente i gironi dell'Inferno descritti nel poema. Il gioco prende alcuni degli elementi più riconoscibili dell'opera e li trasforma in una storia familiare, ambientata ai giorni nostri.
Gabriele è un Alighieri che ha trascorso gran parte della propria vita cercando di prendere le distanze dal peso del proprio cognome. Ma quella fuga arriva inevitabilmente al termine quando scopre che la Divina Commedia potrebbe essere molto più vicina alla realtà di quanto abbia mai immaginato. Il segreto custodito dalla sua famiglia diventa così il vero punto di partenza dell'avventura. La scelta più interessante è proprio questa: l'Inferno non viene presentato semplicemente come un luogo da raggiungere, ma come qualcosa che si intreccia con la storia personale di Gabriele. Memorie, paure e traumi del protagonista finiscono per influenzare ciò che vediamo, rendendo la discesa nell'Inferno qualcosa di estremamente personale.

Alcuni riferimenti a eventi e personaggi legati alla storia reale contribuiscono a dare maggiore identità alla vicenda. Sono elementi che mostrano quanto gli sviluppatori abbiano cercato di costruire un ponte tra la figura storica di Dante, la sua opera e la storia immaginaria degli Alighieri.
La premessa, quindi, è sicuramente ambiziosa. E per buona parte dell'avventura funziona proprio perché non cerca di imitare direttamente la Divina Commedia, ma di reinterpretarne alcuni concetti attraverso una storia completamente nuova.
Tra realtà e incubo
L'esperienza pubblicata da Entalto Strudios si sviluppa principalmente attraverso due realtà molto diverse tra loro: la Villa e il Dive. La Villa è il luogo più concreto dell'avventura. Un'enorme dimora, elegante e imponente, composta da stanze, corridoi, passaggi e ambienti ricchi di dettagli. È uno spazio che invita continuamente il giocatore a guardarsi intorno, cercando indizi e piccoli elementi capaci di raccontare qualcosa sulla famiglia Alighieri. Il Dive, invece, rompe completamente questa percezione della realtà. Qui l'ambiente diventa deformato, surreale e inquietante. La natura e l'architettura sembrano perdere la propria logica, dando vita a uno spazio che appare più vicino a un incubo che a un vero luogo fisico.
È proprio il contrasto tra queste due dimensioni a funzionare meglio dal punto di vista artistico: da una parte abbiamo qualcosa di familiare e concreto, dall'altra un mondo impossibile che prendere forma direttamente dalla mente del protagonista.

Non troveremo armi, combattimenti o vere sequenze d'azione. Gabriele non è un eroe capace di affrontare l'Inferno con la forza: può soltanto camminare, osservare e cercare di capire ciò che sta accadendo. Per chi apprezza i walking simulator e le esperienze fortemente narrative, questa scelta può risultare interessante. L'esplorazione diventa infatti il cuore dell'esperienza, soprattutto all'interno della Villa, dove troviamo documenti, pagine di diario e diversi dettagli opzionali che permettono di approfondire la storia. Allo stesso tempo, però, l'interazione con l'ambiente rimane piuttosto limitata. Possiamo osservare moltissimi elementi, ma solo una parte di essi può essere realmente utilizzata o manipolata.
Il ritmo, inoltre, rimane volutamente lento. Non cerca di sorprenderci a ogni passo, ma lascia che siano il silenzio, l’atmosfera e soprattutto i nostri stessi pensieri a diventare i veri protagonisti dell’esperienza. Ed è proprio questa lentezza a determinare anche il modo in cui il gioco cerca di far leva. L'avventura di The Alighieri Circle non nasce principalmente da mostri o dai jumpscare, ma dall'incertezza. Dal rumore che arriva da un corridoio, da una voce che non riusciamo a identificare, dalla sensazione che qualcosa non sia esattamente come dovrebbe essere. L'opera riesce a creare alcuni momenti di autentica tensione proprio quando lascia spazio all'immaginazione del giocatore. In altri momenti, invece, il ritmo molto dilatato finisce inevitabilmente per ridurre quella tensione.
L’Inferno, ma senza mal di testa
Se c'è un aspetto del gameplay che avrebbe potuto offrire qualcosa in più, quello è sicuramente rappresentato dagli enigmi. I puzzle presenti durante l'avventura non sono particolarmente complessi e, nella maggior parte dei casi, si basano sulla ricerca di un oggetto, sulla sua corretta collocazione o sull'individuazione di alcuni elementi necessari per poter proseguire. La struttura è funzionale alla narrazione: il gioco non vuole mai bloccare troppo a lungo il giocatore e preferisce mantenere il viaggio sempre orientato verso il prossimo elemento della storia.
Il problema è che, personalmente, avrei preferito qualcosa di più.
Alcuni enigmi hanno idee interessanti dal punto di vista concettuale, ma raramente richiedono quel tipo di ragionamento capace di farci fermare per diversi minuti davanti a una situazione, osservare l'ambiente e cercare di collegare gli indizi. È un peccato, perché l'ambientazione e la trama avrebbero offerto moltissime possibilità.

Una villa così ricca di stanze, dipinti e riferimenti avrebbe potuto offrire molto di più, soprattutto in termini di esplorazione e interazione con l’ambiente. Invece, nella maggior parte dei casi, il gameplay sembra quasi voler fare un passo indietro per lasciare spazio alla componente narrativa. Che sia una scelta precisa degli sviluppatori? The Alighieri Circle non vuole essere un gioco di enigmi. Vuole raccontare una storia e utilizzare l'esplorazione come strumento per accompagnarci verso la sua conclusione. La scelta è comprensibile, ma resta la sensazione che con enigmi più complessi l'esperienza avrebbe potuto guadagnare molto, soprattutto per chi cerca un coinvolgimento maggiore anche dal punto di vista del gameplay.
L’Inferno diventa arte
Dal punto di vista visivo, The Alighieri Circle è probabilmente uno degli aspetti più riusciti dell'esperienza. La Villa è estremamente dettagliata e interessante da esplorare. Dipinti, arredamenti, architetture e numerosi riferimenti storici contribuiscono a darle una personalità precisa e, soprattutto, riescono a trasmettere la sensazione di trovarsi all'interno di qualcosa che appartiene a una storia molto più grande.
Ho apprezzato particolarmente la presenza dei numerosi dipinti e riferimenti alla cultura e alla storia italiana. Sono piccoli elementi che, messi insieme, riescono a far percepire al giocatore di essere realmente all'interno di una reinterpretazione videoludica di un'opera diventata leggendaria. Il Dive cambia completamente registro. A un primo impatto l'Inferno è molto suggestivo e accattivante. Non punta sulla classica rappresentazione fatta di fuoco e fiamme, ma propone paesaggi decadenti, deformazioni della natura e scenari quasi onirici.

Dopo diverse ore, però, alcune di queste ambientazioni possono risultare leggermente ripetitive. L'impatto iniziale rimane comunque forte e dimostra una buona direzione artistica. Anche tecnicamente il gioco si presenta bene, grazie all'utilizzo dell'Unreal Engine 5. Non mancano alcune piccole imperfezioni grafiche e qualche difetto tecnico, ma nel complesso il comparto visivo rimane molto piacevole e coerente.
L'unico vero rimpianto è che ambienti così curati avrebbero meritato una maggiore interazione...
A completare il lavoro ci pensa però il comparto audio. I rumori ambientali, i passi, i cigolii, i temporali e le voci lontane contribuiscono a costruire l'atmosfera senza avere sempre bisogno di una colonna sonora invadente. Anzi, spesso è proprio il silenzio a fare più rumore. Per quanto riguarda il doppiaggio, alcune interpretazioni possono risultare meno convincenti, soprattutto in determinati momenti. Personalmente, però, ho trovato particolarmente riuscito il doppiaggio italiano, con voci che si integrano molto bene con i personaggi e con l'atmosfera generale.
E d'altronde, con ONE-O-ONE GAMES, si gioca in casa!
E quindi uscimmo a riveder le stelle
Arriviamo così all'elemento che più mi ha lasciato sensazioni contrastanti: la Storia. Il racconto è interessante e riesce a costruire un mistero che spinge a voler scoprire cosa si nasconde realmente dietro la famiglia Alighieri. Alcuni colpi di scena arrivano soprattutto verso la parte finale e aiutano a dare maggiore significato a diversi elementi incontrati durante il viaggio.
Il problema a parer mio è il ritmo con cui tutto questo viene raccontato.
Per buona parte dell'avventura ho avuto la sensazione di trovarmi ancora all'interno di una sorta di introduzione. Il gioco costruisce lentamente la propria atmosfera, presenta i personaggi, mostra i suoi ambienti e dissemina indizi, ma quando la storia inizia finalmente a diventare davvero interessante ci troviamo già abbastanza vicini alla conclusione. Non lo considero necessariamente un difetto assoluto. È una scelta narrativa che può essere apprezzata da chi ama le esperienze lente e vuole prendersi il proprio tempo per esplorare e ricostruire il mistero. Diventa però un elemento da tenere in considerazione per chi si aspetta una progressione più ricca di eventi, momenti spettacolari o sequenze capaci di dare una maggiore accelerazione alla storia. Personalmente, ho apprezzato la conclusione.

Il finale infatti riesce a chiudere il cerchio di quanto raccontato durante l'avventura e, allo stesso tempo, lascia aperto il "portale" per un possibile seguito. Un eventuale capitolo potrebbe partire dalle basi costruite con questo gioco, aumentando la complessità degli enigmi, l'interazione con gli ambienti e la varietà delle situazioni, mantenendo però quella particolare identità artistica che rappresenta uno dei suoi punti di forza.
Dopo circa 15 ore di gioco, tra esplorazione, documenti, dettagli e storia, il mio giudizio rimane quindi positivo, ma con qualche riserva.
In conclusione
The Alighieri Circle: Dante’s Bloodline è un titolo che consiglio soprattutto a chi è affascinato dalla Divina Commedia, dalla figura di Dante o cerca un'avventura narrativa capace di incuriosire e accompagnare il giocatore attraverso un mistero. Se invece siete alla ricerca di combattimenti, azione, grandi sequenze spettacolari o enigmi particolarmente impegnativi, probabilmente questa non è l'esperienza giusta per voi. È un gioco che sceglie di camminare lentamente, osservare e raccontare, invece di correre. E forse è proprio questa la sua più grande forza, ma anche il suo principale limite.