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Olija - La Recensione (PC)

Olija - La Recensione (PC)

Olija è uno di quei giochi che sarebbe potuto tranquillamente sfuggirmi: non gioco molti action platform 2D in stile retrò, a meno che non facciano parte del genere Roguelike. L'algoritmo di Steam infatti me lo ha proposto giusto una volta, tra i titoli popolari in arrivo. Ciò che ha salvato Olija dall'oblio dell'algoritmo di Steam è stato sicuramente il suo publisher: Developer Digital. Ogni titolo da me giocato su cui sia stampato il loro nome è stata una piccola perla. Ogni. Singolo. Gioco. Per cui, capirete bene, non ho avuto scelta e, complice anche il prezzo abbordabilissimo (14,99€), l'ho subito fatto mio.

Little did I know che il titolo è stato sviluppato da Skeleton Crew Studio, che poi in realtà consta di una sola persona, Thomas Olsson, autore e sviluppatore dell'opera. Scaricati i pochi mega di codice mi sono subito immerso nella storia di Lord Faraday e della sua ciurma...

Straight Outta Commodore 64

A colpirmi in primis, lo stile grafico: nonostante il chiaro riferimento ai giochi di avventura di fine anni '80/inizio '90, Olija risulta estremamente attuale, con cinematiche ben realizzate e animazioni fluidissime. Nel gioco vestiremo i panni di Lord Faraday, governatore di una piccola città di mare, ormai in rovina. La penuria di risorse spinge lui e la sua ciurma a solcare mari sconosciuti, alla ricerca di fortuna, ma soprattutto pesce, per riempire le pance dei suoi sudditi. Prevedibilmente la spedizione non va a buon fine, e dopo una terribile tempesta ci ritroveremo, naufraghi e dispersi, nella misteriosa Terraphage, un arcipelago di isolette sperdute  che ricordano da una parte il lontano Oriente, dall'altro l'America Centrale del periodo Colonialista.

Faremo subito conoscenza con il Traghettatore, un misterioso vecchietto che ci guiderà con la sua imbarcazione a Oaktide, un rifugio di fortuna per anime sconsolate, naufraghi e reietti. Oaktide rappresenta in sostanza l'hub centrale del gioco, da cui ci sposteremo per visitare ed esplorare man mano tutte le isole circostanti, alla ricerca dei dispersi della nostra ciurma, ma soprattutto di una via di fuga dalla tetra e misteriosa Terraphage. Ciò che si prova pad alla mano, è una costante inquietudine, mista a profonda tristezza e desolazione, un irrefrenabile desiderio di scappare da questa inospitale terra, abitata da altrettanto inospitali indigeni, con i quali ci dovremo più volte confrontare.

Ad alternarsi con le fasi platform, infatti, ci saranno non pochi combattimenti, all'arma bianca, usando spade e stiletti, passando a armi a lunga gittata come balestre e moschetti. Il combattimento, per quanto non particolarmente profondo, svolge il suo ruolo spezza monotonia egregiamente, e risulta infine anche discretamente soddisfacente, soprattutto quando infilzeremo i nemici con il nostro arpione o li faremo volare da una parte all'altra dello schermo con un colpo di moschetto. Fondamentale sarà il ritrovamento di un leggendario arpione dotato di poteri straordinari: non solo infatti si rivelerà una potente arma contro gli indigeni e che abitano Terraphage, ma ci sarà utilissimo anche durante le fasi di platforming, permettendoci di effettuare degli scatti rapidissimi per raggiungere luoghi altrimenti irraggiungibili.

Ma non è tutto oro ciò che luccica: il magico arpione, infatti, funge da richiamo per il risveglio di antiche forze malvagie, quasi di Lovecraftiana memoria. Queste anelano alla reliquia posseduta da Faraday, e faranno di tutto per strappargliela dalle mani. 

Alcuni luoghi sono un enigma, altri una spiegazione

Negli ultimi anni siamo stati abituati a un trend abbastanza preciso: i giochi in stile retro, generalmente, sono abbastanza ostici. Olija si distacca completamente da questa tendenza, offrendoci un livello di sfida tutto sommato basso, sia per quanto riguarda i combattimenti, sia per quanto riguarda le fasi esplorative o i piccoli enigmi che ci bloccheranno temporaneamente la strada di quando in quando. E appare chiaro il motivo di questa scelta: la bellezza di Olija sta nel viaggio stesso, nei paesaggi maestosamente desolati che attraverseremo, nella volontà incrollabile di tornare alla civiltà, per sfuggire dagli orrori di Terraphage.


Ma non ci saranno solo terrore e malinconia a tenerci compagnia, c'è di più, c'è il sentimento che maturerà pian piano nel protagonista Lord Faraday verso la Principessa Olija, misteriosa fanciulla che libereremo dalla prigionia e farà ben presto breccia nel cuore del nostro avventuriero; c'è la felicità nel vedere Oaktide crescere e popolarsi ad ogni nostro rientro, grazie alle provviste da noi procurate e ai marinai da noi ritrovati; c'è la curiosità di scoprire cosa abbia potuto portare una tale rovina sulle popolazioni che abitano Terraphage, ma soprattutto chi sia il misterioso flautista che incontreremo più volte durante la nostra avventura.

Il tutto viene accompagnato da una colonna sonora splendida, ispirata alle sonorità del flamenco ora, e a sonorità più orientali un attimo dopo, in un connubio tanto inaspettato quanto interessante.

In conclusione

Con le sue 4 ore necessarie a portarlo a termine, Olija non colpisce sicuramente per la sua durata, ma è sicuramente una piccola avventura che merita di essere giocata. Non un gioco di spicco, probabilmente anzi molto di nicchia, ma è una storia che appassiona, coinvolge e ci lascia con un opprimente senso di vuoto una volta comparsi i titoli di coda. Personalmente avrei voluto sapere di più, ma il gioco stesso non offre grandi stimoli a giocare una seconda volta, ed è quindi molto probabile che, come Lord Faraday, neanche io calpesterò più le maledette spiagge di Terraphage, non rivedrò mai più la misteriosa Olija, ma una cosa è certa: di lei e di questo gioco non mi dimenticherò molto presto.

 7.5Voto KotaWorld.it7Grafica7.5Gameplay8Ottimizzazione

 

KotaWorld - Autore
Qualche informazione a riguardo

Appassionato di videogames, cinema e musica, nel tempo libero frequenta l'Università con il folle obiettivo di laurearsi. La sua carriera videoludica inizia nel lontano '98 grazie a un Nintendo 64 seguito poco dopo da un GameBoy Color. L'incontro con picchiaduro del calibro di Tekken 3 e Mortal Kombat 3 lo porta ben presto ad abbandonare la troppo politically correct Nintendo per lanciarsi nelle braccia di Sony. Dopo anni di fedeltà e amore (platonico) per Kazuo Hirai, passa alla PC Master Race e fonda, insieme ad altri amici, dapprima il team KotA e poi KotaWorld, per il resto...beh staremo a vedere. 

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