Recensione: Slay the Spire & Into the Breach

Recensione: Slay the Spire & Into the Breach

Qualche tempo fa si diceva ci sarebbe stato il boom del casual gaming. Voi l’avete visto? Io tutti sti cosplayer vestiti da Super Mario e da uccelli incacchiati non li ho visti. Certo, c’è stato un sacco di “bla blah” su Flappy Birds o altri giochini alla stregua di “Snake” sul vecchio Nokia 3210, ma in tutta sincerità temo sia stato un fuoco di paglia (fateci sapere se non crediate sia stato così) e che il casual gaming BELLO temo sia sfuggito di vista un po’ a tutti. Ecco perché oggi voglio presentare una doppia recensione, con due gioconi che Fruit Ninja e Farmville devono prendere penna, carta e righello, vestirsi col grembiulino e tornare a scuola. Vi anticipo subito che entrambi i giochi non abbiano nulla a che fare con il gaming “mobile” e che per quanto riguarda il sottoscritto, “mobile” significa che io prenda uno zaino, metta la roba indispensabile da viaggio dentro e ci infili anche un notebook da 17 pollici (date un’occhiata al mio setup… Ebbene si, sono uno di quegli unicorni rosa che gioca da portatile!), ma entrambi i giochi di cui andrò a parlare sono disponibili anche per Nintendo Switch. La mia sincerissima opinione è che di giochi effettivamente divertenti su cellulare ce ne siano ben pochi. Ma non divaghiamo.

Slay the Spire e Into the Breach sono giochi che mi ricordano tanto i “bei vecchi tempi” in cui il browser-based gaming faceva da leone e newgrounds.com era IL sito internet di tendenza. Il primo è un ibrido tra gioco di carte e RPG, in cui l’eroe di turno deve superare i vari livelli tramite combattimenti a turni, dove spesso si trova ad affrontare decisioni (con conseguenze buone o cattive), collezionare tesori in forma di artefatti che conferiscono poteri per il resto della partita e pozioni ad uso singolo. Il mazzo di carte evolve continuamente e se mi consentite un paragone con un gioco da tavola, ha tanto in comune con Dominion.

Le partite ad entrambi i giochi hanno una durata estremamente variabile, cosicché non dobbiate preoccuparvi di rispondere “cinque minuti ed arrivo” ai vostri familiari quando urlano “a cena”, con conseguenti litigi, pentole volanti, gente che prende le forbici e si avvicina al cavo LAN, et similia… Oppure in contesti “mobili” come quelli del sottoscritto, il quale si trova a viaggiare spesso e a tenere un occhio sul monitor e gli altri tre l’altro sull’orologio per non perdere l’aereo. Into the Breach invece è un ibrido a grafica pixelata tra una partita a scacchi e Final Fantasy Tactics, dove il giocatore controlla tre veicoli meccanizzati e l’obiettivo è quello di spazzare via la popolazione di insettoidi (Vek) dal mondo, tenare di tenere al minimo i danni collaterali alle città ed evitare contemporaneamente di farsele suonare di brutto da bruchi, libellule ed ammassi gelatinosi. Il livello easy è gradevole da giocare, ma già azzardando il normal, contate di dover pianificare attentamente le vostre mosse se volete essere in grado di arrivare alla fine del gioco. Entrambi i titoli hanno una discreta giocabilità a medio termine, in quanto al lungo andare si sbloccano personaggi/mech/carte/oggetti diversi che rendono le partite più interessanti.

Insomma, tentacoli pollici in su per entrambi i titoli.

KotaWorld - Autore
Qualche informazione a riguardo

Noldor (aka Commodoro), classe ’84, ingegnero, grammar-nazi (ma in un mondo in cui la lingua italiana viene continuamente storpiata, tanto vale darsi dell’ingegnerO). Appassionato di film e serie tv, non disdegna cartoni animati e commedie romantiche, anche se la sua vera passione sono gli horror e i B-movies. Inguaribile buonista, al punto di non riuscire a selezionare le opzioni “cattive” quando nei giochi di ruolo si presenta la scelta. I suoi amici lo definirebbero “nutelloso”. Ultras di PUBG.

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