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Honey, I Joined a Cult - La Recensione

Honey, I Joined a Cult - La Recensione

L'aumento vertiginoso della categoria dei giochi gestionali, soprattutto grazie alla loro relativa semplicità di realizzazione rispetto ad altri generi, rende alcuni di essi quasi indistinguibili tra loro. Il metodo quindi migliore per rimanere nella memoria è rendersi quanto più unici e simpatici nel tema, avremo così gestionali di ospedali, di ristoranti, i classici militari, basi spaziali e ora anche di sette religiose.


E "Honey, I Joined a Cult" si presenta subito con una musichetta cattivante, una grafica che non ha nulla da invidiare agli altri del genere e un tema che ci farà venire più di qualche sorriso.

 

Non vi è davvero molto da aggiungere nella descrizione di questo gestionale che possa essere diverso dagli altri. Partendo dalla costruzione di un nostro, chiamiamolo, "stabilimento di ringiovanimento dello spirito" dedicato al culto di turno, che potremo inventare da zero o prendere da già alcune idee azzeccate proposte dagli sviluppatori. Fulcro della nostra creazione sarà la stanza dell'idolo, dove seguaci e adepti si ritroveranno a rendere omaggio alla divinità di turno. Dalle bombe atomiche ad Anubi gli faremo adorare chiunque pensiamo possa portare più sciocchi a venerare la nostra setta e riempirci le tasche di santo denaro.

Certo gli adepti verranno inizialmente presi dalla società più povera e quindi più incline ad accettare di vivere letteralmente in un tugurio, fatto di letti sporchi e bagni comuni con al posto dei cessi dei semplici secchi. Ma attraverso dibattiti pubblici, in cui invieremo i nostri adepti un attimino più svegli, ci renderemo nel bene e nel male più visibili. Se infatti da una parte il renderci più conosciuti possa aumentare l'interesse da parte di persone più facoltose e con più abilità, dall'altra attireremo l'attenzione indesiderata delle forze di polizia, che vedranno nel nostro legittimo interesse di adorare un finto meteorite caduto dal cielo, l'assurda accusa che stiamo solamente ingannando le persone a scopi di vile denaro. Queste ignobili accuse ci porteranno, se non prestiamo la giusta attenzione, a rischiare di farci chiudere la nostra fantastica setta, partita da letti marci e arrivata a stanze d'avorio.

La gestione delle persone diventate nostri burattini avverrà attraverso compiti di diversa importanza e orari di lavoro/riposo. La gestione dei compiti sarà incredibilmente semplice, ottima per un gioco del genere, attraverso caratteristiche dei personaggi riassunte in un unica tabella. Rapidamente assegneremo compiti, divideremo per orari e sceglieremo per quali competenze addestrarli. 

I giorni passeranno rapidi e la crescita della nostra setta avverrà quanto più rapida quanto saremo capaci di sbarazzarci degli adepti meno competenti per attirare quelli di più alto spessore.

Forzature del complesso renderanno comunque piacevole il gioco, la "stanza di ricerca" per migliorare un letto quando potrebbero semplicemente prendere un catalogo o andare al negozio affianco, sembra una esagerazione ma è uno standard nei giochi del genere. Tutto ciò si racchiude in un prodotto con una grafica carina e dall'ottima stabilità, di certo non avrete bisogno di chissà quale configurazione per onorare il vostro simulacro e il computer di casa andrà più che bene.

"Honey, i Joined a Cult" è un gestionale con un simpatico tema, un ottimo sistema di gestione, comandi rapidi e intuibili e una musichetta azzeccata che riuscirà ad intrattenervi per ore. Non vi è davvero una carta sbagliata in questo titolo che avanza senza sbagliare passo tra tutte le caratteristiche dei gestionali. Certo per quanto possa essere un buon prodotto rimane un classico e non va oltre a quello,  un abete rosso in una foresta di pini.

 

7.7Voto KotaWorld.it7.5Gameplay7.5Grafica8Ottimizzazione

KotaWorld - Autore
Qualche informazione a riguardo

Romeo o Stain se mai mi troverai sul campo di battaglia... 25 anni e sentirli tutti, aspetta, forse non doveva essere così… Nato a Treviso e portato di qua e di là negli ultimi anni tra sogni e lavoro. Dopo diversi anni dedicati dalla prima alla terza Playstation mi sono convertito al pc gaming con una parentesi di amore e odio con la Asus e i loro portatili. E sempre nella volontà di star dietro ad un sogno eccomi qua a scrivere di game e di tech.

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