Buildings have feelings too - la recensione multipiattaforma

Buildings have feelings too - la recensione multipiattaforma

Esistono storie che non esistono, diceva un uomo più saggio di me… E come fare a dargli torto, quando ci si ritrova dinnanzi a pietre miliari del gaming come “Buildings have feelings too” (per i non anglofoni: anche le costruzioni hanno dei sentimenti).

Per fare una corretta analisi del titolone di Blackstaff Games devo, ahimé, prima di tutto generalizzare e scrivere una filippica sull’attuale panorama del videogioco. Premetto che io sia di parte: sono un avido giocatore PC e a parte qualche titolo platform, non mi piace dover smanettare con i controller, joystick o joypad che sia (anche perché li ritengo una spesa quasi “imposta” dalle software house). Per inciso, ho ancora un pad della PS2 che uso tramite adattatore USB cinese, entrambi i quali non ho assolutissimamente intenzione di rimpiazzare in alcun modo. Ma torniamo ai videogiochi, dove la parola d’ordine è una sola, categorica e imegnativa per tutti (gli sviluppatori): fare soldi. La nostra community si divide (e l’industria ha esasperato questa differenziazione) in giocatori PC, giocatori console e giocatori handheld e come fare a massimizzare il profitto quando non sei considerato una “tripla A”? Semplice: programmi un gioco con un sistema di controllo adatto a tutti i sottomercati. Questo fa sì che titoli come “Dark Souls” o “Nioh” abbiano un sistema di utilizzo oggetti basato sulle freccettine del controller, quando una tastiera ha invece settordici tasti dove comodamente poter “bindare” una certa azione. Invece no, per poter giocare ad un videogame io sono costretto ad utilizzare un pad oppure ad imprecare causa sistema assurdo da gestire con la tastiera. Poi però venitemi a dire che senza la mira assistita, sparare una freccia con la levetta analogica sia facile come con un mouse. Queste cose solitamente accadono con i crossover console-pc… Ma possiamo gioire del fatto che ci siano anche aborti che devono per forza concentrare in un sistema di controllo pc, console e handheld. Bentornati dunque alla recensione di “Buildings have feelings too”, dove la gestione dei comandi, come avrete immaginato, NON rappresenta il punto forte del titolo.

 

Fatta questa lunga parentesi, devo dire che sia tutto sommato divertente controllare un palazzo con gambe e braccia che scorrazza per una cittadina (inglese?) in stile seconda rivoluzione industriale. Commovente (lacrima strappa storie) la scenetta iniziale, nel quale diverse costruzioni danno l’addio al povero porto… Mi ha fatto venire voglia di abbracciare il mio appartamento, poi mia moglie mi ha trovato avvinghiato tipo koala ad un muro e ha minacciato la padellata in testa, quindi son dovuto tornare a giocare. La grafica è cartoonesca e accattivante ed è stato bene o male piacevolmente divertente superare il tutorial che spiega le basi del gioco… bene ma non benissimo. Disclaimer: io ho giocato alla beta, quindi potrebbe essere che nel frattempo le cose siano state sistemate, ma non ho voglia di tornare una terza volta a rifare il tutorial (la seconda è stata a causa di un bug). Benché sia infatti chiaro come fare l’upgrade ai vari palazzi, non è stato altrettanto chiaro come vengano prodotte alcune risorse chiave per proseguire nei vari livelli.

Cosa si fa, dunque, in “Buildings have feelings too”? Presto detto: il gioco è niente di più niente di meno di un puzzle game, dove sarete costretti a far lavorare il criceto nella dinamo presente nel vostro cranio per superare le varie missioni che delle simpatiche costruzioni vi assegnano man mano che procediate. Dovrete dunque abbellire tramite upgrade i palazzi, liberare gli spazi per costruire di più, destinare un’attività ai differenti tipi di costruzioni ed a scambiarne la posizione in modo che i palazzi abbiano influenza di un certo tipo con quelli adiacenti.

 

Ammetto di non averlo finito, quindi non posso dare un giudizio completo, ma a me dopo un po’ ha annoiato. Ci giocherei se tutte le mattine dovessi fare una tratta casa-lavoro lunga abbastanza da potermi permettere di passare così un po’ di tempo e… se avessi uno Switch, sulla quale piattaforma è, a mio avviso, più giocabile.

Durante questo articolo nessuna costruzione è stata maltrattata.

6.3Voto KotaWorld.it7Grafica6Gameplay6Ottimizzazione

KotaWorld - Autore
Qualche informazione a riguardo

Noldor (aka Commodoro), classe ’84, ingegnero, grammar-nazi (ma in un mondo in cui la lingua italiana viene continuamente storpiata, tanto vale darsi dell’ingegnerO). Appassionato di film e serie tv, non disdegna cartoni animati e commedie romantiche, anche se la sua vera passione sono gli horror e i B-movies. Inguaribile buonista, al punto di non riuscire a selezionare le opzioni “cattive” quando nei giochi di ruolo si presenta la scelta. I suoi amici lo definirebbero “nutelloso”. Ultras di PUBG.


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