Paradise Lost - La Recensione (PC)

Paradise Lost - La Recensione (PC)

Dov'è il confine tra film e videogioco? Con i traguardi ormai raggiunti in fatto di resa grafica, cos'è che distingue, attualmente, questi due media? La prima cosa che mi viene in mente è sicuramente l'interattività:  un videogioco, oltre ovviamente a raccontarci una storia, ce la fa vivere in prima persona, ci coinvolge e, talvolta, ci permette addirittura di influenzarne l'andamento. Se diamo tutto ciò per vero allora cosa è effettivamente Paradise Lost? Questo affascinante indie sviluppato da PolyAmorous Games è attualmente disponibile su PC, PS4 e Xbox One, e devo dire che ha messo in crisi molte delle mie convinzioni su cosa debba essere un videogioco per definirsi tale nel 2021. Ma fatemi spiegare meglio...

“Lasciate ogni speranza, o voi ch'entrate.”

1943. Germania nazista. I frequenti e incessanti raid aerei alleati sul territorio tedesco spingono il Fuhrer a ideare un progetto per ricollocare asset militari e risorse fondamentali allo sforzo bellico nelle zone più sicure del paese, e quali zone più sicure del sottosuolo? Nasce il Projekt Riese, o Progetto Gigante, nome in codice di un piano per la realizzazione di sette strutture sotterranee che si sarebbero allungate dai Monti del Gufo al castello di Książ in Bassa Slesia (allora territorio tedesco, oggi invece polacco).

Ma, come molti ambiziosi e scellerati progetti del regime, anche questo si dimostrò irrealizzabile e, dopo soli 9km di gallerie scavate, il progetto venne abbandonato. Questo è quello che possiamo leggere oggi in un qualunque libro di storia. Nell'universo ideato dai polacchi di PolyAmorous Games, invece, il regime riuscì nell'impresa e costruì un vero e proprio formicaio nelle viscere della Madre Patria, rifugiando al suo interno le più alte cariche politiche e militari, e sviluppando in sicurezza nuove tecnologie e armamenti. Non essendo incalzati dall'avanzata degli Stati Uniti, che in Paradise Lost intervengono nel conflitto solo nel 1955, la realizzazione di questi colossali bunker garantisce ai più meritevoli cittadini tedeschi un nuovo futuro dove prosperare in attesa del ritorno in superficie.

Sono ormai sopraggiunti gli anni '60, la guerra continua, gli Alleati e l'Armata Rossa stringono la Germania in una morsa letale da più fronti, il Fuhrer realizza che la vittoria non è più raggiungibile. Come un animale in trappola decide di attuare un ulteriore folle piano: il territorio tedesco e polacco vengono nuclearizzati. Il fallout radioattivo, di fatto, impedisce a chiunque di avvicinarsi alle entrate dei bunker e questo dà a Hitler il tempo di organizzare un'ultima plateale contro-offensiva per riconquistare ciò che resta della superficie. Ma il Reich non ha fatto i conti con la Resistenza Polacca, che in qualche modo riesce a accedere ai bunker e porre fine in maniera definitiva alla scellerata utopia nazista.

Queste sono le premesse da cui origina la storia di Szymon, un bambino polacco che, dopo aver perso la madre, decide di scoprire di più sul suo passato intrufolandosi nella desolata oscurità del bunker, ormai abbandonato da più di vent'anni. Raccontarvi cosa succede dopo equivarrebbe a spoilerarvi brutalmente il gioco e quindi, sostanzialmente, non lasciarvi alcun motivo per giocarlo.

Paradise Lost si dipana in 5 capitoli, ciascuno rappresentante una delle 5 fasi di elaborazione del lutto (negazione, rabbia, contrattazione, depressione, accettazione) per una durata totale di circa 4 ore. Il gioco segue le orme di alcuni importanti predecessori come What Remains of Edith Finch o The Vanishing of Ethan Carter e rientra dunque a pieno titolo nel genere dei "walking simulator", con la sola differenza che in Paradise Lost la componente effettivamente ludica è ridotta all'osso. Tutto ciò che il giocatore deve fare per 4 ore è muovere Szymon (che tra l'altro cammina ad una velocità a dir poco soporifera) e interagire con maniglie, leve o documenti che svelano man mano l'affascinante e inquietante lore del titolo. Niente enigmi, niente percorsi alternativi, solo una lunga visita guidata (dalla voce di Ewa, una misteriosa ragazza rimasta intrappolata nel bunker) per cercare risposte alle numerose domande che il titolo ci fa porre. Ahimè una volta apparsi i titoli di coda molte questioni rimangono irrisolte, e si ha come l'idea che l'aver messo troppa carne al fuoco abbia inutilmente complicato la vita degli sceneggiatori. 

Il punto di forza di Paradise Lost sta sicuramente nella realizzazione grafica e nel design delle ambientazioni, curate nel minimo dettaglio e decisamente suggestive. Fabbriche, laboratori, residenze di lusso e addirittura spiagge sotterranee, i nazisti avevano pensato davvero a tutto per i propri cittadini meritevoli. Certo, la sensazione di star giocando nient'altro che una tech demo è sempre presente, ma focalizzandosi sullo sviluppo della trama si riesce a soprassedere.


Tecnicamente parlando...

Abbiamo provato Paradise Lost sulla seguente configurazione:

AMD Ryzen 7 3700x @ 3.60 GHz

Gigabyte GTX 1080 8Gb

Kingston Hyper x FURY (2x8Gb) DDR4

Risoluzione 3440x1440 (21:9)

Con tutti i settaggi ad Ultra purtroppo il titolo zoppica non poco, soprattutto nelle fasi di transizione, abbassando la qualità ad Alto la situazione migliora decisamente ma qualche piccolo calo è stato sempre in agguato. Nelle 4 ore di playthrough sono inoltre crashato un paio di volte ed essendo i salvataggi automatici questo mi ha obbligato a ripetere intere sezioni, che non è mai una cosa piacevole. Si poteva fare meglio anche sulla qualità delle (poche) animazioni, per esempio quelle di ispezione degli oggetti, troppo legnose e a tratti addirittura anatomicamente discutibili. Qualche neo anche per il comparto sonoro: se è vero che la colonna sonora è decisamente ispirata e accompagna in maniera emotivamente congrua lo svolgersi della trama, non ho invece particolarmente apprezzato il doppiaggio, che ho trovato a tratti davvero poco emozionante e ispirato, se confrontato alle tematiche affrontate. Attenzione: il titolo NON è localizzato in italiano. Qualora non mastichiate bene l'inglese vi consigliamo di soprassedere vista l'importanza che i dialoghi e la lettura dei documenti rivestono in questo titolo.

In conclusione

Paradise Lost è sicuramente un titolo ambizioso che si scontra con i limiti con cui una produzione indie deve inevitabilmente confrontarsi. Un titolo sicuramente di nicchia che riduce la componente ludica al minimo, focalizzandosi totalmente sulla trama e sul coinvolgimento emotivo del giocatore, messo di fronte a una sorta di discesa negli inferi dantesca in cui ucronia nazista e mitologia slava si intrecciano con un exitus narrativo decisamente suggestivo. Che siate appassionati di storia o abbiate una particolare predilezione per i walking simulator, sicuramente troverete Paradise Lost un'avventura breve ma piacevole, in grado di suscitare parecchie emozioni qualora si sia disposti a guardare oltre i difetti. Oltre al Paradiso dipinto da PolyAmourous, si ha la sensazione che ad essersi persa sia stata anche l'occasione per sfruttare al meglio le possibilità narrative che l'inquietante bunker sotterraneo avrebbe potuto regalare.

6.5Voto KotaWorld.it8Grafica5Gameplay6.5Ottimizzazione

KotaWorld - Autore
Qualche informazione a riguardo

Appassionato di videogames, cinema e musica, nel tempo libero frequenta l'Università con il folle obiettivo di laurearsi. La sua carriera videoludica inizia nel lontano '98 grazie a un Nintendo 64 seguito poco dopo da un GameBoy Color. L'incontro con picchiaduro del calibro di Tekken 3 e Mortal Kombat 3 lo porta ben presto ad abbandonare la troppo politically correct Nintendo per lanciarsi nelle braccia di Sony. Dopo anni di fedeltà e amore (platonico) per Kazuo Hirai, passa alla PC Master Race e fonda, insieme ad altri amici, dapprima il team KotA e poi KotaWorld, per il resto...beh staremo a vedere. 

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