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Everhood, un cocktail di psichedelia

Everhood, un cocktail di psichedelia

Per Everhood, signori belli, devo iniziare con un incipit un po’ particolare, per non dire di cacca, ma se finirete di leggere la recensione, noterete che l’abito non fa il monaco. I monaci meditano, si rasano i capelli, si vestono di arancione e potenzialmente conoscono il kung-fu. Everhood invece medita di essere il nuovo Undertale, si rasa della grafica complicata dei giochi odierni, si veste di pixel e di minimalismo e conosce Guitar Hero.


Per chi fosse arrivato a leggere fino a qui e non abbia BSODdato dopo le prime tre righe di recensione, procedo a chiarificare l’ammasso di informazioni buttata apparentemente lì senza senso. Innanzitutto chiariamo subito che trattasi di un RPG indie. Il gioco inizia con schermate psichedeliche e domande esistenziali che, lo ammetto, mi hanno fatto un po’ perdere il poco senso che avevo trovato alla vita.

Una volta davvero iniziata l’avventura, ci troveremo davanti una grafica bizzarra, che a noi “Xillennials” ricorda tanto quella dei titoli del Commodore 64 (ah, il primo amore… ). Vestirete dunque i panni di una bambola di legno (ma se non venisse detto in-game non ci arrivereste nemmeno con le più selvagge fantasie) in un mondo piuttosto… err… nero. Non “oscuro”. Proprio nero tipo RGB = 0, 0, 0. Il percorso che si staglia dinnanzi al vostro cammino, dunque, è contrassegnato da pochi dettagli (qualche pixel marrone per denotare delle pietre o della terra) che però fanno il loro sporco lavoro, donando a Everhood uno stile inconfondibile.

A Everhood però nulla è come sembra e infatti il colore riempie lo schermo in modo molto molesto, specie nei combattimenti, che il povero Noldor ha dovuto centellinare diverse volte per non incorrere in problemi allucinatori (momento serietà: il gioco NON è adatto a chi soffre di epilessia). Sconfiggere i nemici, infatti, è un vero e proprio trip dove alla vostra abilità da smanettoni da tastiera dovrete unire riflessi pronti e una buona dose di resistenza a caleidoscopi con colori a 8 bit.

Il mal di testa da fattanza però arriva cercando di seguire la storia. C’è una specie di sistema alla Super Mario Land, dove bisognerà passare per diversi mondi prima di arrivare alla principessa (che in Everhood invece parrebbe sia la rivelazione ultima se Dio esista o meno… E dei prossimi 20 vincitori di Sanremo) e alla sconfitta di ogni boss sarete deliziati con trattati di filosofia fino a chiedervi il motivo per cui stiate giocando.

Gli esseri viventi che incontrerete saranno sempre gli stessi (sono cloni? Vi seguono teletrasportandosi? Paranoia!) e mentre sudate la vostra Red Bull da ogni poro tentando di comprendere qualcosa del gioco, la musica da rave dei fight vi renderà tutto più chiaro… Il videogioco siete voi!

Salve a tutti, ci sembra doveroso lasciare una riga di testo a memoria di Noldor. Purtroppo abbiamo dovuto portarlo in ricovero psichiatrico a causa sembrerebbe di un videogame.

 

Con affetto,

 

Reparto neurologia di Everhood

 

7.7Voto KotaWorld.it8Gameplay10Ottimizzazione5Grafica

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Qualche informazione a riguardo

Noldor (aka Commodoro), classe ’84, ingegnero, grammar-nazi (ma in un mondo in cui la lingua italiana viene continuamente storpiata, tanto vale darsi dell’ingegnerO). Appassionato di film e serie tv, non disdegna cartoni animati e commedie romantiche, anche se la sua vera passione sono gli horror e i B-movies. Inguaribile buonista, al punto di non riuscire a selezionare le opzioni “cattive” quando nei giochi di ruolo si presenta la scelta. I suoi amici lo definirebbero “nutelloso”. Ultras di PUBG.

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