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Drake Hollow - La recensione

Drake Hollow - La recensione

Drake Hollow è uno di quei titoli che non ti aspetti. Uno di quei titoli che ti trovi a giocare quasi per caso, senza particolari aspettative, e che invece si rivelano una meravigliosa sorpresa.

Nato nella culla di The Molasses Flood, studio indie americano, Drake Hollow si presenta come un mix di generi solo apparentemente confusionario. C'è dentro un po' di tutto: build-sim, gestionale, action-rpg e survival, il tutto in salsa co-op fino a 4 giocatori, ma giocabilissimo anche in solitaria. La storia vede un ragazzo (o una ragazza, a seconda di che sesso scegliate per il vostro personaggio) venire accompagnato da un misterioso corvo parlante in un mondo parallelo, l'Hollow, una sorta di versione degradata e post-apocalittica della Terra, abitato da adorabili creaturine, i Drake, minacciati dalla malvagia corruzione dell'Aether che sta lentamente distruggendo e infestando l'Hollow e i suoi docili abitanti.

In tutto questo il nostro compito è molto semplice: costruire un villaggio dove i Drake possano vivere in armonia, procurando loro cibo, acqua e divertimento, e al contempo proteggendoli dai minacciosi mostri che hanno invaso il loro universo. Il villaggio dei Drake, infatti, verrà periodicamente attaccato da raid di mostri dell'Aether. Starà a noi quindi costruire palizzate, trappole e difese per garantire la sicurezza dei Drake, tutt'altro che guerrieri nati, e inoltre farci trovare armati e pronti al campo al momento del raid, che verrà preannunciato ogni volta da un count-down di 10 minuti.

All'inizio della nostra avventura verremo guidati dal Corvo Parlante, lo stesso che ci ha condotti nell'Hollow, che ci spiegherà come accudire e far sopravvivere i Drake, costruendo per loro letti dove dormire, pozzi dove rifornirsi di acqua e pupazzi o palle da yoga per giocare e tenere il morale elevato. Qualora facessimo mancare uno di questi 3 elementi ai Drake per troppo tempo, questi inizieranno a deperire, fino a morire di fame, di sete, o addirittura di noia.

Oltre alla parte gestionale riguardante il campo dei Drake, però, vi è anche la componente survival-esplorativa di cui accennavo poco prima: la storia principale è divisa in 4 "biomi", uno per ogni stagione, creati proceduralmente e costituiti ciascuno da numerose isole da esplorare alla ricerca di risorse e nuovi Drake da risvegliare e condurre al villaggio. Per raggiungere le diverse isole dovremo craftare una particolare pietra purificante in grado di aprirci un passaggio nella letale distesa di Aether: rimanere più di 5 secondi all'interno di questo miasma, infatti, porterà a morte certa. Molto interessante la meccanica dei Waypoint, anche questi oggetti craftabili e posizionabili a nostro piacimento nel mondo di gioco in modo da formare una sorta di zip-line che colleghi le varie isole all'hub centrale dove si trova il campo, in modo da rendere più veloce e efficiente il nostro viaggio tra le isole; inoltre in questo modo potremo collegare il villaggio a particolari furgoncini sparsi nella mappa, che permetteranno così un approvvigionamento costante e diretto di importanti risorse.

Risorse che, almeno inizialmente, saranno davvero limitate, per cui sarà importantissimo saperle gestire al meglio. In questo il gioco purtroppo non ci viene molto incontro, con un tutorial spesso troppo superficiale rispetto alla profondità di vari elementi del gioco che risulteranno poi fondamentali in seguito, come per esempio la gestione dei collegamenti idrici e elettrici, necessari per far funzionare strutture più avanzate come le serre per coltivare il cibo o i depuratori di acqua.


Una volta raggiunta una determinata isola sarà nostro compito liberarla dalla contaminazione dell'Aether, distruggendo dei rovi che la infestano. Nel fare questo dovremo inoltre difenderci da 4 tipologie di mostri che ci attaccheranno a vista. Il combattimento è forse la meno riuscita di Drake Hollow: oltre al fatto che, come già detto, ci sono solo 4 tipologie di mostri (peraltro già tutte incontrabili nelle prime ore di gioco), c'è anche la gestione della telecamera, troppo vicina al modello del giocatore, a renderci la vita in combattimento ancora più difficile. Se a questi fattori uniamo poi l'impossibilità di lockare i nemici, la frittata è fatta, con i combattimenti che diventano abbastanza caotici e frustranti, soprattutto quando i nemici ci sovrasteranno parecchio di numero. Inoltre sono presenti solo 3 mosse: attacco base, parata e schivata che, grazie ancora tutorial, ho scoperto esistesse solo a metà del gioco, per caso.

Qualora dovessimo soccombere, due saranno le opzioni: rinascere definitivamente all'hub centrale perdendo una quota randomica di durabilità dalle nostre armi; oppure rinascere sempre all'hub, ma come fantasma. Comandando il nostro spettrale "corpo" dovremo ritornare sul luogo del decesso, trascinare le nostre spoglie lontano dal pericolo, e riprendere il possesso del nostro corpo in carne e ossa, rianimandoci.

Una volta liberata l'isola e ricevute le varie ricompense, giunge l'ora di tornare al villaggio, e sfruttare le risorse ottenute per costruire qualche nuovo oggetto per la felicità dei nostri Drake. Questo è sostanzialmente il loop che si ripeterà dall'inizio alla fine del gioco, il che risulta inizialmente soddisfacente dato il costante senso di progresso percepito, ma diventando però tedioso nelle ultime ore di gioco, visto che le novità riguarderanno esclusivamente gli oggetti edificabili al campo, e non l'esplorazione, con isole più o meno sempre uguali e mostri sempre uguali ma solo più resistenti.

Un'importante ricompensa in cui ci imbatteremo sono i Cristalli che, se donati ai Drake, li faranno crescere, passando da infanti ad adolescenti fino all'età adulta. Far evolvere i Drake farà salire di livello il campo, permettendoci di sbloccare nuovi oggetti craftabili; in più i Drake saranno in grado di conferirci dei bonus particolari, come aumentata percentuale di danno o velocità di attacco. Crescendo, però, i Drake avranno bisogni aumentati, quindi dovremo fare attenzione a non farli crescere troppo rispetto a quelle che sono le potenzialità, in termini di produzione di viveri e intrattenimento, del nostro campo. Interagire costantemente coi Drake sarà fondamentale, in quanto essi ci garantiranno risorse fondamentali per costruire e, ogni tanto, ci faranno pure qualche regalo, rafforzando l'idea di rapporto simbiotico che si è magicamente venuto a creare tra noi e loro, appartenenti a due mondi estremamente lontani, eppure vicini.

Tecnicamente parlando...

Questo, in sostanza, è Drake Hollow, un titolo che mi ha piacevolmente sorpreso e divertito, con uno stile grafico cartoonesco che ho molto apprezzato e una colonna sonora rilassante che ci accompagna in questa curiosa avventura. Non è sicuramente esente da difetti: non abbiamo alcun tipo di doppiaggio vocale, neanche una voce narrante, il che, pur essendo un gioco indie, fa sentire un po' "soli" se si gioca appunto in single player. Ancora il combattimento, sicuramente punto debole del gioco, per i motivi già sopracitati. Presenti anche alcune quest buggate, in cui l'indicatore dell'obiettivo della missione conduceva nella direzione sbagliata, che hanno messo a repentaglio la nostra sanità mentale per essere portate a termine. Mancano anche piccole soluzioni quality of life, soprattutto nella gestione dell'inventario, non ordinabile in nessun mondo quindi confusionario da consultare, e per quanto riguarda l'utilizzo delle varie armi e degli oggetti, con combinazioni di tasti un po' improbabili alle quali non mi sono ancora abituato.

Abbiamo testato il gioco su PC e che dire, Drake Hollow gira abbastanza bene, senza cali evidenti di frame rate, non raggiungendo però FPS molto elevati, il che comunque non rappresenta un problema per un gioco del genere. Ottimo il supporto ultrawide, non sempre presente, soprattutto in prodotti indie, bravi!

7.3Voto KotaWorld.it7.5Grafica7.5Gameplay7Ottimizzazione

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Qualche informazione a riguardo

Appassionato di videogames, cinema e musica, nel tempo libero frequenta l'Università con il folle obiettivo di laurearsi. La sua carriera videoludica inizia nel lontano '98 grazie a un Nintendo 64 seguito poco dopo da un GameBoy Color. L'incontro con picchiaduro del calibro di Tekken 3 e Mortal Kombat 3 lo porta ben presto ad abbandonare la troppo politically correct Nintendo per lanciarsi nelle braccia di Sony. Dopo anni di fedeltà e amore (platonico) per Kazuo Hirai, passa alla PC Master Race e fonda, insieme ad altri amici, dapprima il team KotA e poi KotaWorld, per il resto...beh staremo a vedere. 

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