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Hi-Fi Rush - La Recensione (PC)
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Hi-Fi Rush - La Recensione (PC)

 

Nel lontano 2002, parliamo di più di 20 anni fa (sigh), conobbi per la prima volta la triste realtà delle esclusive console. Da fiero possessore di Playstation mi trovavo a passare un pomeriggio di gioco spensierato a casa di un amico, possessore invece della prima Xbox. Quell'afoso pomeriggio estivo la mia ingenua mente di bambino di sette anni venne completamente sbalordita da un gioco sviluppato da Smilebit per SEGA, come esclusiva Microsoft: sto parlando di Jet Set Radio Future.

In una Tokyo futuristica in cui la libertà d'espressione è diventata illecita, indossavamo i panni di un membro di una gang di writer pattinatori, con il compito di "decorare" la città con coloratissimi graffiti sfuggendo nel mentre alla polizia e sfidando le gang rivali. Credetemi, rimasi folgorato da ogni elemento di quel gioco, tanto da provare addirittura (ricordate bambinesca ingenuità di cui vi parlavo?) a far leggere quel disco alla mia Playstation. Ma perchè parlare di tutto questo?

Perchè lo scorso 25 gennaio Microsoft e Bethesda, durante il Developer_Direct, hanno presentato dal nulla un papabile concorrente al GOTY 2023, che fin da subito mi ha richiamato alla mente Jet Set Radio. Signore e signori ecco il protagonista di questa recensione nonchè ultima fatica di Tango Gameworks: Hi-Fi Rush.

 

 

La musica nel cuore

 

In un panorama videoludico fondato su generazione dell'hype, religione del pre-order e inesorabile tradimento delle aspettative, Tango Gameworks, Microsoft e Bethesda hanno stupito tutti i giocatori presentando e contemporaneamente lanciando un gioco di cui nessuno sapeva assolutamente niente.

"Aspettavate forse notizie su Redfall, Forza Motorsport o The Elder Scrolls Online? Tiè, beccatevi sto rhythm action game stilosissimo e coloratissimo". 10 punti a Grifondoro solo per la coraggiosa e riuscitissima strategia di lancio.

 

 

In Hi-Fi Rush prenderemo il controllo di Chai, un giovane rocker wannabe che prende parte al Progetto Armstrong della Vandelay, una tra le tante megacorp che si spartiscono il mercato nell'universo cyberpunk immaginato da Tango. Il progetto Armstrong prevede, in pieno stile cyberpunk, l'impianto di modifiche e potenziamenti hardware nel corpo dei volontari che si sottopongono volontariamente al progetto. Chai riesce così a guarire il suo problema al braccio ottenendone uno completamente meccanico ma, durante il procedimento, qualcosa va storto.

Il suo fidatissimo lettore mp3 cade accidentalmente nel macchinario, venendo quindi impiantato nel petto di Chai: il battito del suo cuore viene sostituito dal beat musicale. La sua vita, così come il mondo esterno, vanno ora a ritmo di musica ma per la Vandelay Chai non è altro che un difetto di produzione e come tale va ritirato dal mercato (leggasi eliminato).

 

 

Chai scopre quindi di riuscire a creare una chitarra elettrica attirando magneticamente viti, bulloni e altri oggetti metallici, e la userà come arma contundente per difendersi dalla security robotica della Vandelay.

Queste sono le premesse della storia di Hi-Fi Rush, sicuramente un elemento secondario, non eccellente, ma che riesce comunque a scorrere in maniera leggera e piacevole, riservandoci pure qualche colpo di scena più o meno "telefonato".

Chai farà squadra con altri personaggi secondari che conosceremo proseguendo nelle 12 "tracce" (leggasi livelli) che costituiscono il gioco, come l'hacker Peppermint e il suo gatto robotico 808 (un chiaro omaggio alla celebre drum-machine Roland) e l'ex-dipendente Vandelay Macaron con il suo compagno robot CNMN (che se la gioca con Claptrap per il titolo di miglior robot videoludico di sempre).

 

 

Parlando di Claptrap, e quindi di Borderlands, oltre all'iconico stile grafico in cel-shading, dalla trilogia di Gearbox Software Tango ha preso anche l'umorismo, talvolta demenziale, che predomina in ogni situazione e dialogo. 

Non mancano inoltre citazioni a The Evil Within, titolo sempre sviluppato da Tango, Xenogears e, udite udite, ci sono pure delle plateali JoJo references...cosa si può volere di più?

 

Randellate sui quattro quarti

 

Se la trama rappresenta un mero pretesto per collegare i 12 capitoli di cui si compone il titolo, il gameplay rappresenta la vera punta di diamante dell'opera di Tango. Hi-Fi Rush è un action rhythm game in cui vedremo alternarsi adrenalinici combattimenti a più rilassate fasi platform/esplorative, piagate, secondo molti, da un'eccessiva linearità. La scelta degli sviluppatori, per noi, calza invece a pennello il titolo, e gli imprime anche un che di old-school che abbiamo innegabilmente apprezzato.

Il sistema di combattimento ricalca in grande misura i colossi dell'hack 'n' slash, aggiungendo al mix il twist dovuto alla necessità, più che l'obbligo, di eseguire le varie combo a ritmo di musica. Parliamo di necessità più che di obbligo perchè Chai, a prescindere dal tempismo dei nostri input, sferrerà ciascun fendente esattamente sul beat ma, premendo il tasto giusto al momento giusto otterremo un non trascurabile bonus sia dei danni inflitti, sia al moltiplicatore dei punti.

 

 

Se quindi il gioco è assolutamente completabile fregandosene in gran parte del sottofondo musicale (che in alcuni casi risulta eccessivamente sopraffatto dai vari effetti sonori ambientali, e quindi più difficile da seguire), è innegabile però come combattere a ritmo dia un'estrema soddisfazione, creando delle vere e proprie coreografie musicali, riprese in maniera ottimale dagli sceneggiatori anche durante le cut-scenes di gioco.

Alla fine di ogni combattimento otterremo infatti un voto basato sul punteggio ottenuto, la percentuale di colpi sferrati sul beat e il tempo necessario per eliminare tutti gli avversari. La bravura di Tango è stata nel riuscire a rendere il gameplay progressivamente più profondo e incalzante introducendo nuove meccaniche e nuovi gimmick praticamente in ogni livello, riuscendo a concentrare nelle circa 10/12 ore necessarie a completare il titolo un numero non indifferente di elementi di gameplay: combo, attacchi finali, assist da parte dei compagni, parate, schivate, nemici sempre più minacciosi etc...

 

 

A conclusione di gran parte dei livelli dovremo scontrarci con i vari manager ai vertici della Vandelay, in boss-fight che sono un tripudio di adrenalina e stile. Ancora più importante, di fronte a questi nemici decisamente più pericolosi, sfruttare il nostro più prezioso alleato: il tempismo. Non solo per ottenere un boost al nostro output di danni, ma anche per completare dei minigiochi ritmici che ci serviranno a procedere nelle varie fasi che compongono le boss-fight stesse.

Arrivati fin qui, vi potrà sembrare che Hi-Fi Rush sia un titolo riservato a musicisti o giocatori particolarmente talentuosi nei rhythm games. In realtà, pur non essendo uno specialista del genere (ma ho avuto possibilità qualche mese fa di allenarmi con Metal: Hellsinger), ho trovato il livello di difficoltà decisamente abbordabile, forse anche leggermente tarato al ribasso. Se questo non bastasse, Tango è stata comunque attenta a inserire elementi per aiutare i più "amusici" a poter fruire comunque del gioco. Ancora, sciapò.

 

 

L'end-game, infine, arricchisce ulteriormente la qualità del titolo, aumentandone la longevità. Innanzitutto sbloccheremo la difficoltà più alta possibile, che prevede il game-over se non si mantiene una certa percentuale di colpi sferrati a ritmo durante tutto il livello (oltre ovviamente ad aumentare la letalità e il numero dei nemici da affrontare).

A seguire potremo decidere di affrontare la Torre del Ritmo, chiaro richiamo al Bloody Palace di DMC, modalità a tempo molto impegnativa riservata, questa si, ai giocatori più determinati e talentuosi; e per chi ancora non ne avesse avuto abbastanza, c'è la possibilità di recuperare ogni collezionabile perso per strada, sbloccare i vari elementi estetici, completare tutte le sfide che il gioco vi propone e aprire anche le misteriose porte numerate nascoste in tutti i livelli, scoprendo finalmente cosa si nasconde dietro di loro.

 

Tecnicamente parlando

 

Abbiamo testato Hi-Fi Rush sulla seguente configurazione:

AMD Ryzen 7 3700x @ 3.60 GHz

Gigabyte RTX AORUS Master 3080 Ti 12Gb

Corsair Vengeance RGB RT 32GB DDR4 3600MHz

Monitor LG 34GN850 a risoluzione 3440x1440 (21:9)

 

La versione da noi provata è quella Steam, avendo ricevuto dal publisher una chiave per la piattaforma Valve, ma il titolo è stato comunque disponibile anche su Gamepass fin dal momento del lancio, poco dopo l'annuncio.

Giocare Hi-Fi Rush è stata una goduria anche dal punto di vista tecnico: il cel-shading è una tecnica sempreverde e si sposa benissimo con lo stile cartoon occidentale (ma fortemente ispirato all'estetica degli anime, vista l'origine nipponica del progetto) e permette di spostarsi dalle cut-scenes alle sezioni giocate in maniera estremamente fluida, come estremamente fluido e costante è il framerate, incollato nel mio caso ai 160fps massimi producibili dal mio schermo.

Vera principessa del gioco è sicuramente la componente audio: sia nella localizzazione italiana, con una performance al doppiaggio veramente di tutto rispetto, sia in quella propriamente musicale. La colonna sonora vede alternarsi tracce "esterne", in cui si passa dal big beat dei The Prodigy all'industrial rock dei Nine Inch Nails, passando per la complextro di Wolfgang Gartner, e tracce prodotte all'interno dello studio da tre conosciutissimi composers videoludici: Shuichi Kobori (MGS 2 e MGS 4), Reo Uratani (onnipresente nei vari titoli della saga di Monster Hunter) e Masatoshi Yanagi (sound designer di Tango).

 

In conclusione

 

Hi-Fi Rush viene venduto come un progetto budget, ma l'unico elemento che può giustificarne il prezzo di 29,99€ è probabilmente la longevità, secondo noi giusta nel caso specifico ma generalmente ridotta. Per tutto il resto, il titolo di Tango Gameworks non ha assolutamente nulla da invidiare a progetti tripla-A ben più blasonati e pompati (cough...cough...Forspoken...cough).

Originalità, divertimento, azione, un concentrato compatto e ottimamente realizzato, che dimostra tutta la maturità dello studio nipponico, reduce da titoli più cupi come i due The Evil Within e Ghostwire:Tokyo, ma capace comunque di proporre un gioco leggero e scanzonato praticamente senza difetto alcuno.

Come con Pentiment, probabilmente anche in questo caso c'è da ringraziare mamma Microsoft e il suo potentissimo Gamepass, capace non solo di supportare ma addirittura mettere in risalto titoli come questo, carichi di passione e carattere, innovativi ma con uno sguardo al passato, a quel bambino di sette anni, rimasto estasiato di fronte all'esplosione di colori di Jet Set Radio Future.

 

9Voto KotaWorld.it8.5Grafica9.5Gameplay9Ottimizzazione

 

 

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