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Kena: Bridge of Spirits - La Recensione (PC STEAM)
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Kena: Bridge of Spirits - La Recensione (PC STEAM)

Come diceva una famosa citazione di "Apocalypse Now": "mi piace l'odore di polemica al mattino" - semicit.

Citazioni di capolavori macellate a parte, permettetemi di parlarvi del perchè la nostra recensione di Kena: Bridge of Spirits, videogioco d'avventura-azione nonchè titolo d'esordio di Ember Lab, è uscita in deciso ritardo.

N.B.: Qualora non siate interessati al pippone filosofico che segue, vi consigliamo di skippare direttamente alla sezione successiva al trailer del gioco, lì comincia la recensione vera e propria.

Vi sono due motivazioni in realtà, una più pragmatica e una più ideologica, alla base di questo ritardo. Togliamo subito di mezzo la prima: Kotaworld.it è una realtà bellissima (per noi, e speriamo anche per voi che ci seguite), realizzata con passione e sacrificio da un gruppo di giovani (e qualche meno giovane...mi dissooooocio) che, nella vita, fanno ben altro. Risulta chiaro quindi come ogni minuto dedicato da ciascuno di noi al progetto sia di fatto un minuto "rubato" ai doveri o al tempo libero di ciascuna giornata.

Detto in parole povere: non possiamo stare al passo di testate in cui gli editori fanno di lavoro ciò che noi avevamo iniziato a fare per gioco, e ora facciamo come hobby.

Ovvietà a parte, il motivo più importante di questo ritardo, più importante quantomeno per chi scrive e ha giocato Kena, è stato quello di protestare verso un meccanismo perverso che ormai, partendo dal mondo delle console, si è espanso patologicamente anche nel mondo PC: sto parlando dell'atroce realtà delle esclusive.

Dal 21 settembre 2021 in cui il titolo esce ufficialmente su Epic Games Store (e su PS4 e PS5), al 26 settembre 2022, giorno dell'uscita sulla piattaforma Steam, i giocatori PC sono stati, di fatto, ricattati a utilizzare la piattaforma di casa Epic per poter apprezzare le avventure di Kena e dei simpaticissimi Rot. E sappiamo tutti quanto la piattaforma proprietà di Tim Sweeney sia eoni indietro a quella di Gabe Newell in termini di funzionalità e efficienza, anche soltanto per motivi anagrafici.

Perchè un giocatore che magari arricchisce la sua libreria digitale su Steam da anni deve venire costretto a scaricare launcher su launcher (e quindi dividere la sua libreria) per poter giocare ai suoi giochi preferiti? Il motivo è economico, chiaro, Steam, e di conseguenza Valve, chiedono un'alta percentuale sui profitti dei giochi venduti tramite la loro piattaforma, ma quanto pensate abbia sganciato Epic a Ember Lab per garantirsi l'esclusività per un intero anno? Ne è davvero valsa la pena?

Lo stesso era successo, per esempio, con Borderlands 3, con tanti fan della saga che addirittura hanno deciso di non acquistare a priori il gioco, anche una volta uscito su Steam, in segno di protesta. Eccessivo? Forse, ma comunque legittimo.

Trovo quella delle esclusive una pratica assolutamente anti-consumatore e l'unico motivo per cui, alla fine, ho deciso di voler comunque provare Kena su Steam, è che, a differenza di Gearbox e altri studi rinomati, Ember Lab è uno studio emergente e i proventi ottenuti dall'accordo esclusivo con Epic possono aver aiutato ad avere un budget importante a disposizione per la realizzazione del titolo. Ah, ricordiamo che Kena è disponibile anche su PS4 e PS5, ma su nessuna piattaforma Xbox. Altra esclusività, altri soldi.

Ember Lab, mi rivolgo a ognuno di voi, capisco le difficoltà di essere un team emergente in un universo, quello videoludico, ormai dominato dai colossi del settore, ma vi scuso soltanto perchè Kena: Bridge of Spirits è stato sicuramente uno dei titoli più belli che ho avuto il piacere di provare quest'anno e sono quindi onestamente contento che, oltre al mero fattore economico, all'interno del vostro studio ci sia del puro e brillante talento, tanto che non vedo l'ora di vedervi nuovamente all'opera, magari garantendo la possibilità a TUTTI noi videogiocatori di poter giocare ai vostri giochi al D1 contemporaneamente, senza esclusioni insensate.

Fine del pippone, partiamo con la recensione.

 

Il solitario cammino di una Guida Spirituale

 

Di Kena sappiamo poco o nulla per tutta le 10-15 ore di durata dell'avventura. Sappiamo solo che è una Guida Spirituale, in viaggio continuo per facilitare il trapasso nell'aldilà di spiriti e entità di persone che, avendo conti in sospeso nel mondo terreno, rimangono intrappolate in una sorta di limbo. Durante i suoi viaggi, Kena si imbatte in un piccolo e misterioso villaggio alle pendici di un'alta montagna: il paesello, che traeva energia vitale dal Santuario in cima alla montagna, è  ora quasi completamente disabitato e devastato dalla Corruzione, nella forma di escrescenze e bubboni rossastri che inglobano gli edifici, gli alberi e quant'altro.

Con l'obiettivo di liberare il villaggio dalla Corruzione che lo affligge e svelarne il suo mistero, Kena dovrà riuscire a rompere le catene che imprigionano nel piano terrestre diversi spiriti, le cui storie ci verranno man mano rivelate una volta che riusciremo nel nostro intento. Storie di morte, rimorso, senso di colpa. Proprio come in un film Pixar, i ragazzi di Ember Lab sono riusciti a confezionare un prodotto dalle tematiche serie e profonde in un involucro dolce e adorabile.

Come dolci e adorabili sono i Rot, creaturine nere che accompagneranno Kena durante la sua avventura man mano che li scoveremo dai loro nascondigli in giro per la foresta e che ci daranno un prezioso aiuto non solo durante le fasi esplorative ma anche durante i combattimenti.

La mappa di gioco è abbastanza estesa, senza raggiungere dimensioni ciclopiche fatte ad hoc per allungare in modo fittizio il brodo (cough...Ubisoft...cough), ed è esplorabile semi-liberamente, anche se avremo sempre ben presente sulla mappa stessa un segnalino che ci indicherà dove recarci per proseguire con la trama.

Ciò che mi ha comunque intrigato del gioco è proprio l'assenza di vincoli nel decidere cosa fare e come proseguire: certo, il percorso di per sè è abbastanza lineare, con alcune zone  che ci saranno inizialmente precluse poichè non disporremo dei poteri adatti per poterle superare, ma è proprio questo continuo senso di crescita che ci apre progressivamente l'accesso a nuove aree di gioco a rendere l'esplorazione coinvolgente e soprattutto remunerativa, visto che spesso la nostra curiosità verrà ricompensata con Cristalli (una delle valute di gioco utile ad acquistare oggetti cosmetici presso gli appositi venditori) o degli scrigni contenenti buffi Copricapi per rendere la nostra tribù di Rot più chic.

Un comparto narrativo non convenzionale, quello di Kena, che si ispira, senza arrivarne ai livelli di esasperazione, al cripticismo di Miyazaki e dei suoi Souls, impreziosendolo però con cut-scenes impeccabili dal punto di vista della regia e della sceneggiatura, tanto che non sfigurerebbero minimamente in un film d'animazione.

 

Gli alberi picchiano...e picchiano duro

 

L'ispirazione di Ember Lab ai titoli di From Software non si limita soltanto alla ristrettezza e ermetismo della narrazione, bensì si espande anche alla componente di gameplay. Chiariamolo subito: Kena è difficile. O meglio, inaspettatamente più difficile di quanto ci si aspetti a prima vista.

L'esperienza di gioco è sostanzialmente suddivisa in due parti distinte: quelle esplorative, in cui saremo appunto chiamati a navigare nel mondo di gioco, svelandone i segreti e risolvendo qualche semplice enigma o puzzle ambientale; e le fasi di combattimento, dove sicuramente il gioco dà il meglio di sè proponendo un livello di sfida, anche al livello normale da noi selezionato, non indifferente.

Il combattimento è semplice e pulito, offrendo all'arsenale iniziale della nostra Guida Spirituale attacchi semplici e pesanti con la sua staffa magica. Proseguendo nell'avventura poi l'arsenale verrà arricchito dalla possibilità di lanciare frecce con un la staffa che si trasforma al bisogno in un letale arco, lanciare bombe e, soprattutto, sfruttare i poteri incredibili dei nostri Rot.

Un Rot coraggioso è un Rot pericoloso: si perchè se di natura queste creaturine sono docili e abbastanza paurose, vedendo Kena combattere o compiere determinate azioni, acquisteranno Coraggio e tramite questo saranno capaci di donare alla Guida Spirituale i loro poteri, consentendole di sferrare attacchi micidiali a seconda delle abilità che avremo sbloccato nello skill-tree. Questo può essere fatto accumulando Karma, la seconda valuta del gioco, che si ottiene vincendo combattimenti, risolvendo enigmi, o semplicemente compiendo una buona azione, come per esempio ordinare ai Rot di rimettere in piedi una statua caduta

Vi è una discreta varietà di nemici, tutti dendriformi e ciascuno con i propri punti deboli, ed è proprio questa varietà che spinge il giocatore a ingegnarsi nello sfruttare al massimo e con duttilità tutte le capacità di Kena e dei suoi compagni Rot che, al bisogno, potranno distrarre i nemici lasciandoli indifesi, oppure curare Kena se il suo livello di salute si dovesse abbassare pericolosamente.

La nostra eroina è inoltre in grado di creare una bolla protettiva attorno a sè che, se attivata al momento giusto, può consentirle di effettuare un cosiddetto "parry" sbilanciando il nemico e lasciandolo alla sua mercè. Se dobbiamo proprio trovare un difetto nel sistema di combattimento, il sistema di parry ci è sembrato un po' inaffidabile, gli anglofoni direbbero "inconsistent", e inoltre la telecamera avrebbe potuto essere gestita un po' meglio.

La maggior parte dei combattimenti portano alla fine alla disinfestazione dell'area corrotta tramite la distruzione di un fiore rosso sangue: l'alternanza della paletta di colori tra le zone corrotte e quelle "sane" è davvero ben congeniata e il vedere il paesaggio "guarire" dopo il nostro intervento crea nel giocatore (o almeno nel sottoscritto) un senso di liberazione proprio a livello fisico, quasi catartico.

E se già i semplici combattimenti risultano ostici al punto giusto e soddisfacenti, l'apice si raggiunge con le boss-fights, non numerosissime ma decisamente ispirate e impegnative, soprattutto avvicinandosi alla fine del gioco. Una in particolare mi ha lasciato veramente a bocca aperta, non tanto per la sua difficoltà, ma per come è stata gestita registicamente, artisticamente...insomma, una meraviglia per gli occhi, che non voglio in alcun modo spolierare (anche se il gioco è uscito già da un anno, ma vabbè ho già parlato a sufficienza sopra).

Una volta terminato il gioco è possibile affrontare delle Prove di combattimento o di movimento che ci permettono di guadagnare ricompense estetiche in forma di copricapi per i Rot e di Abiti per Kena. E' inoltre disponibile la modalità New Game +, che permette ai giocatori di affrontare nuovamente il gioco in maniera più ostica, mantenendo però tutte le abilità e i Rot ottenuti nel precedente playthrough. 

 

Tecnicamente parlando:

 

Abbiamo testato Kena: Bridge of Spirits sulla seguente configurazione:

AMD Ryzen 7 3700x @ 3.60 GHz

Gigabyte RTX AORUS Master 3080 Ti 12Gb

Corsair Vengeance RGB RT 32GB DDR4 3600MHz

Monitor LG 34GN850 a risoluzione 3440x1440 (21:9)

Giudicare adesso le prestazioni dal punto di vista tecnico del gioco, in realtà, non è molto corretto: gli sviluppatori hanno avuto più di un anno per limare bug e sbavature che potevano aver afflitto il gioco precedentemente. Vi basti sapere che la versione PC Steam che abbiamo provato è praticamente priva di difetti: il lavoro di Ember Lab è comunque notevole dal punto di vista artistico, utilizzando saggiamente ma con estrema cura uno stile grafico che non punta chiaramente al realismo, ma ci immerge in un mondo magico e delizioso, di stampo orientaleggiante.

E non manca inoltre una photo mode per immortalare le visuali più mozzafiato o i momenti più emozionanti della nostra avventura!

Estremamente curato anche il comparto sonoro, con musiche dalle sonorità tribali-orientaleggianti perfettamente in tema con l'ambientazione e che si sposano perfettamente con il pathos di ogni momento di gioco. Unica nota stonata, ma parliamo veramente di minuzie, il doppiaggio inglese, un po' sottotono a mio parere. Fortunatamente il gioco è localizzato, almeno nei testi, in italiano.

 

In conclusione

 

"L'attesa del piacere è essa stessa il piacere" diceva Gotthold Ephraim Lessing, filosofo tedesco di metà '700. In questo caso l'aver atteso più di un anno per giocare Kena: Bridge of Spirits, non ci ha dato alcun piacere, ma forse ha aumentato la delizia nell'esplorarne ogni anfratto, liberare ogni centimetro di terreno corrotto e trovare anche il più nascosto dei Rot.

Un'opera prima davvero di altissimo livello quella di Ember Lab, che mi ha lasciato con un sapore dolceamaro in bocca. Avendo amato ogni secondo di questo titolo da un lato ne vorrei ancora, subito, adesso, non mi basta il NG+, voglio sapere più di Kena, del suo passato, del suo futuro, del mondo in cui vive...dall'altro, però, spero che Kena: Bridge of Spirits rimanga un titolo unico, orfano di sequel, per conservare intatta tutta la magia che in esso è contenuta.

9.2Voto KotaWorld.it9Grafica8.5Gameplay10Ottimizzazione

 

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