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The DioField Chronicle: La Recensione (PC)

The DioField Chronicle: La Recensione (PC)

Durante il mio playthrough di The DioField Chronicle (d'ora in poi TDFC), durato all'incirca 30 ore, mi è capitato di rileggere i primi capitoli di Berserk, opera magna del compianto maestro Miura. Per i pochi che non lo conoscessero, il principio di Berserk parla delle vicende di un giovane orfano, Gatsu o Guts che dir si voglia, accolto da un gruppo di mercenari e costretto crescere nella cruda realtà dei campi di battaglia. In un universo medievaleggiante, Gatsu passa da una compagnia di ventura all'altra, con l'unico obiettivo di guadagnarsi il pane combattendo per il padrone di turno, in un regno sconvolto da centinaia di conflitti. 

In The DioField Chronicle Lancarse dipinge un mondo simile, fatto di continenti in guerra perenne, in particolare tra l'impero di Schoevian e l'alleanza di Rowetale. L'isola di DioField, casa del regno di Alletain, è per ora indenne dagli echi delle ostilità, ma non per molto: il suolo di DioField è infatti ricco di Giada, un materiale fondamentale per sfruttare i poteri della Magia Moderna. Ecco che il mirino delle pretese di Rowetale e dell'Impero si spostano su DioField, portando sangue e devastazione anche nelle terre di Alletain.

Le Volpi Blu

In queste belligeranti premesse, noi vestiremo i panni del leader di un gruppo di mercenari, Andrias, un giovane soldato "kalos kai agathos" come direbbero i greci antichi: valoroso in guerra e ricco di virtù (anche se di poche parole). Assieme al compagno di una vita Fredret, Andrias verrà arruolato dal Duca di Hende nelle Blue Foxes dopo aver salvato Lorraine, una delle amministratrici del suddetto gruppo di mercenari. Andrias, Fredret e i vari compagni che mano a mano si aggiungeranno nelle nostre fila, costituiranno le marionette di un intreccio narrativo che verte molto sulla geopolitica e sulle mire espansionistiche delle varie potenze in campo, rendendo il plot della storia un po' stereotipato e nemmeno troppo semplice da seguire, ma comunque intrigante. A narrare lo svolgersi degli eventi l'inconfondibile voce di Doug Cockle, doppiatore di Geralt di Rivia, che accompagna le cut-scene disegnate in maniera raffinatissima, non per niente c'è lo zampino di Kamikokuryo Isamu (FF XII e XIII).

 

Il problema di voler mettere sul paloscenico molti personaggi, come accade in TDFC, è quello di non riuscire poi a dare spessore a profondità a tutti quanti, cosa che inevitabilmente accade anche qui, con molti personaggi che risultano abbastanza stereotipati e che non vengono raccontati a dovere nel corso della storia, rischiando di finire dimenticati spesso e volentieri. Lo stesso character design, caratterizzato dai meravigliosi ritratti disegnati di Taiku, si scontra poi con modelli 3D che appartengono più alla scorsa generazione che a questa, per quanto comunque il livello di pulizia generale sia lo stesso apprezzabile.

Si dirà: ma in uno strategico in tempo reale dove i personaggi vengono visti a distanza in visuale isometrica dall'alto, che senso ha focalizzarsi così tanto sulla loro realizzazione? Ebbene tra una battaglia e l'altra sappiate che la nostra ciurma di eroi si ritirerà nei propri accampamenti (o meglio nella residenza Hende). Qui, sempre comandando Andrias, potremo spostarci tra i vari androni con una visuale in terza persona e intrattenere con i nostri compagni d'arme dialoghi quasi sempre estremamente banali (in contrasto con la volutà austerità dei temi trattati) che però ci ricompenseranno con oro spendibile per acquistare miglioramenti per il nostro equipaggiamento. Queste sezioni mettono sostanzialmente a nudo l'arretratezza tecnica riservata a questa produzione, a cui si tenta di supplire con effetti di post-produzione di dubbia riuscita. Scelte stilistiche? Bah.

Il tempo speso al quartier generale potrà essere impiegato inoltre per finanziare progetti di ricerca che ci permettano di migliorare le abilità dei nostri compagni e di poter sfoggiare armi di sempre maggior livello, per restare al passo con il crescente livello di minaccia dei nemici che ci troveremo a dover sgominare. Dopo essersi preparati per la prossima campagna, sarà quindi tempo di riunirsi al tavolo di guerra, che ricorda molto i tavoli da gioco di Warhammer con le varie pedine a costituire eserciti in miniatura, e decidere quindi il piano d'azione per la prossima azione militare.

Real Time Tactical Battle, un nuovo genere di JRPG...o quasi

Lancarse e Square Enix hanno voluto sperimentare un nuovo genere di RPG strategico chiamato "Real Time Tactical Battle": abbandonando la canonica struttura a turni, saremo in grado di muovere in tempo reale le nostre truppe sul campo di battaglia, potendo comunque in ogni momento fermare il tempo per ragionare sul da farsi, o velocizzarlo per esempio durante gli spostamenti. Il tutto per far fronte ai movimenti e alle reazione di una IA abbastanza basilare, che fa il suo, non eccellendo particolarmente in brillantezza e agendo sempre in maniera abbastanza prevedibile.

Il nostro esercito, o meglio il nostro drappello di uomini, sarà composto da 4 personaggi, ciascuno facente parte di una delle 4 classi presenti nel gioco: il cavaliere, ovvero Fredret, rappresenta il tank del gruppo, capace di attirare su di sè gran parte dell'attenzione di nemici; il DPS per eccellenza è il buon Andrias che, sgattaiolando alle spalle dei nemici impegnati con Fredret, sarà in grado di infliggere ingenti danni grazie alla meccanica dell'ambush (i nemici subiscono danni critici se attaccati alle spalle); avremo poi il tiratore Iscarion, arciere di rara precisione in grado di scagliare potenti colpi singoli o interi nugoli di frecce; e infine la maga Waltaquin, healer del gruppo ma dotata anche di discrete capacità offensive.

Questa rappresenta la squadra iniziale che avremo a disposizione, ma proseguendo con la storia incontreremo nuovi personaggi che entreranno a far parte delle nostre fila e potranno combattere al nostro fianco, sia supportando gli eroi principali, sia sostituendoli del tutto, anche durante la missione stessa. Ovviamente, più un'unità partecipa all'azione più punti exp guadagnerà per salire di livello e sbloccare punti AP per migliorare le proprie abilità.

Parlando di abilità sono proprio queste a dominare il gameplay di TDFC: con la semplice pressione della barra spaziatrice il tempo verrà momentaneamente fermato e potremo scegliere tra varie abilità speciali da far lanciare ai nostri protagonisti: Fredret, per esempio, può ordinare una carica di cavalleria in grado di spostare letteralmente indietro i nemici, Andrias può balzare alle spalle di un nemico e trafiggerlo infliggendo danni critici, Iscarion può piazzare trappole esplosive sul percorso delle truppe nemiche e infine Waltaquin può far cadere piogge di meteoriti sui poveri soldati avversari. Impossibile non nominare poi le evocazioni, un classico di Square Enix: giganti bestioni che, se richiamati, sfogheranno la loro ancestrale potenza sulle truppe nemiche, infliggendo enormi quantità di danni (e non a caso il primo a essere sbloccato sarà proprio il Bahamut, una citazione assolutamente gradita).

Insomma, sia chiaro, il combattimento in TDFC è assolutamente divertente ma, purtroppo, di tattico ha ben poco: nonostante il sottoscritto non sia un genio della strategia, mi sono trovato davvero poche volte in difficoltà nel gestire la situazione, ritrovandomi anzi molto spesso a utilizzare le medesime tecniche per superare con successo molte situazioni diverse, il che sicuramente appiattisce un po' il gameplay nel suo complesso. Senza contare che, unendo la facilità con cui gli scontri possono essere risolti, alle richieste delle missioni che sono quasi sempre le stesse (stermina tutti i nemici, difendi una posizione o scorta un convoglio), appare chiaro che lo spettro della ripetitività non tardi sicuramente a manifestarsi.

Le mappe di gioco, soprattutto per le missioni principali, sono quasi dei diorami estremamente affascinanti alla vista, ma nascondono ben poche scelte tattiche, per esempio per quanto riguarda dislivelli e percorsi alternativi, e guidano quasi il giocatore verso la risoluzione della missione, limitando di molto la creatività e l'ingegno. Astenersi dunque veterani di giochi strategici alla ricerca di un buon livello di sfida (anche alle difficoltà maggiori), ma il lato positivo è che per chi non è avvezzo a questo genere e vuole semplicemente godersi una buona storia condita da combattimenti divertenti, TDFC saprà sicuramente soddisfare le vostre aspettative.

Tecnicamente parlando

Abbiamo provato The Diofield Chronicle sulla seguente configurazione grazie a una chiave fornitaci dal publisher:

AMD Ryzen 7 3700x @ 3.60 GHz

Gigabyte RTX AORUS Master 3080 Ti 12Gb

Corsair Vengeance RGB RT 32GB DDR4 3600MHz

Monitor AOC C27G2U/BK 1080p

Come abbiamo già ribadito in precedenza, il titolo presenta un livello tecnico sicuramente non all'ultimo grido e, di conseguenza, non ha impegnato particolarmente la nostra configurazione di prova, garantendo un'esperienza di gioco liscia come l'olio e senza particolari problemi. Non avendo la certezza che i pochissimi cali di frame, specie durante le animazioni più elaborate, siano da imputare al dispositivo di archiviazione su cui abbiamo installato (che ultimamente sta facendo le bizze), tralasciamo questo aspetto, ribadendo comunque che si tratta di eventi rari e che non inficiano assolutamente sull'esperienza complessiva.


Abbiamo particolarmente apprezzato il comparto sonoro di TDFC, sia per il doppiaggio (in inglese o giapponese) particolarmente solenne e ispirato, sia per la colonna sonora, opera di Ramin Djawadi e Brandon Campbell, talentuosi compositori che ricorderete sicuramente per il loro lavoro nella serie di Game Of Thrones.

In Conclusione

The DioField Chronicle mi aveva da subito conquistato per il suo stile artistico e per la sua volontà di innovare il genere strategico ormai da troppo tempo immobilizzato su canoni fissi e inamovibili. I ragazzi di Lancarse, a mio parere, ci sono riusciti in parte, con un esperimento che soddisfa, diverte, ma non convince al 100%, mostrando ancora qualche aspetto da limare, specie nella profondità del gameplay e nella cura del comparto tecnico. Al momento della recensione il titolo viene proposto al prezzo di 59,99€ su tutte le piattaforme. Lo riteniamo onestamente un po' troppo elevato considerato che si, il titolo ha una longevità abbastanza interessante, ma si scontra già dopo poche ore contro il muro invalicabile della ripetitività.

7Voto KotaWorld.it7Grafica7Gameplay7Ottimizzazione

KotaWorld - Autore
Qualche informazione a riguardo

Appassionato di videogames, cinema e musica, nel tempo libero frequenta l'Università con il folle obiettivo di laurearsi. La sua carriera videoludica inizia nel lontano '98 grazie a un Nintendo 64 seguito poco dopo da un GameBoy Color. L'incontro con picchiaduro del calibro di Tekken 3 e Mortal Kombat 3 lo porta ben presto ad abbandonare la troppo politically correct Nintendo per lanciarsi nelle braccia di Sony. Dopo anni di fedeltà e amore (platonico) per Kazuo Hirai, passa alla PC Master Race e fonda, insieme ad altri amici, dapprima il team KotA e poi KotaWorld, per il resto...beh staremo a vedere. 

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