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Wayward Strand - La Recensione (PC)

Wayward Strand - La Recensione (PC)

Wayward Strand è un'avventura interattiva sviluppata dallo studio indipendente australiano ghost pattern. Una storia calda e avvolgente che ne contiene all'interno almeno una dozzina, ovvero quelle dei passeggeri del misterioso dirigibile-ospedale in cui ci troveremo a passare diversi giorni, tramite l'impiego di un approccio narrativo non convenzionale ma proprio per questo maledettamente affascinante. Nei sette anni passati a sviluppare Wayward Strand, ghost pattern è riuscita a infondere nel suo progetto una passione e un amore che sono profondamente tangibili pad alla mano, rivelando un'esperienza slice-of-life che ci ha intrigato dall'inizio alla fine, lasciandoci innegabilmente tristi nel momento in cui abbiamo abbandonato per sempre il dirigibile.

Ti ricordi quell'estate del 1978?

Ci troviamo nello stato del Victoria, Australia. L'anno è il 1978, un'estate torrida che non si risparmia qualche sporadico quanto furioso temporale. Casey Beaumaris è una giovane giornalista "wannabe" quattordicenne, costretta a passare qualche giorno a lavoro con la madre. Quest'ultima è un'infermiera a bordo dell'ospedale allestito su un misterioso dirigibile che fluttua sopra la loro cittadina di campagna. La madre supplica Casey di non gironzolare a vuoto una volta a bordo, ma di dare invece una mano al personale, già oberato di lavoro in vista di una visita di controllo da parte di un ufficiale governativo.

Facciamo dunque la conoscenza di Lily, collega della madre, che ci regala subito un orologio da taschino. Siamo dunque lasciati a noi stessi, armati solo dei nostri amati libri (Casey ne è una vera e propria divoratrice), il nostro quaderno dove, come veri giornalisti, appunteremo tutto ciò che scopriremo sulla storia del dirigibile e dei suoi residenti, e il suddetto orologio da taschino, grazie al quale potremo tenere d'occhio lo scorrere delle ore di ciascuna giornata.

L'intreccio narrativo viene svolto, come dicevamo prima, in maniera non lineare, rivelandoci nuovi "pezzi" di storia man mano che interagiremo con i vari pazienti dell'ospedale, scoprendo le relazioni che li legano, le loro esperienze di vita e il motivo che li costringe al ricovero. Non andiamo oltre nel raccontarvi la trama per non privarvi di gran parte del divertimento e del piacere che deriva nel lasciarsi assorbire completamente dall'universo di Wayward Strand, sapientemente tessuto dai ragazzi di ghost pattern.

Il gameplay

Il gameplay si basa fondamentalmente su due concetti: estrema semplicità e estrema libertà concessa al giocatore. Nei panni di Casey non dovremo far altro che esplorare liberamente i 3 piani dell'aerospedale, visitando a nostro piacimento i vari pazienti, passando del tempo con loro, facendo loro compagnia o imparando qualcosa di più sul loro passato. Un'esperienza estremamente rilassante e immersiva, forse solo a tratti un po' troppo "lenta". Durante le varie interazioni sociali avremo diverse scelte di dialogo per decidere in quale direzione far proseguire la conversazione, oppure potremo semplicemente decidere di restare in silenzio: d'altronde, a volte, questo vale più di mille parole.

E' interessantissima la rappresentazione videoludica del rapporto tra i due estremi anagrafici della società: i giovani e gli anziani; i primi ancora ingenui e speranzosi di fronte a una vita tutta da scoprire, i secondi invece disillusi, con molta più esperienza alle spalle, e con l'arduo compito di venire a patti con l'incombere del fine vita. Wayward Strand, a fronte di un ingannevole aspetto estetico cartoonesco (sulle qualità artistiche del titolo torneremo più avanti), affronta tematiche tutt'altro che infantili, tematiche ostiche e "scomode" che vengono proposte al giocatore con una semplicità e trasparenza disarmanti. Starà poi a ciascuno di noi interiorizzare e riflettere sui temi intelligentemente proposti dai ragazzi di ghost pattern.

E come a volerne ribadire l'importanza per chi purtroppo ne ha poco rimasto a disposizione, ruolo fondamentale lo ha il tempo, con il suo scorrere incessante segnato sull'orologio da taschino sempre ben visibile a schermo. Durante la giornata infatti i pazienti si muoveranno a loro piacimento, secondo i vari appuntamenti o visite che sono stati loro prescritti. In questo universo estremamente realistico e ben realizzato ci si sente davvero degli ospiti esterni, venuti a contatto con una realtà per noi totalmente nuova, mentre per ospiti e infermieri assolutamente routinaria.

Spesso ci troveremo a essere allontanati dalla camera di un paziente per permettergli di riposare o di recarsi a effettuare visite e accertamenti, all'ora di pranzo vedremo tutta la popolazione residente dell'ospedale recarsi nella sala mensa, posizionandosi autonomamente ai vari tavoli per spettegolare con gli altri ospiti o mangiare in pace da soli; in Wayward Strand tutti i personaggi si muovono e reagiscono al passare del tempo in maniera completamente autonoma, e starà a noi, giocatori, decidere come approcciarci alla vita ospedaliera, scegliendo con chi e come passare le nostre giornate. Ed è proprio grazie a questo espediente di gameplay che il titolo acquista un immenso potenziale di rigiocabilità visto che, non essendo dotati del dono dell'ubiquità, non ci sarà possibile vedere tutto in un singolo gameplay.

Il cast di residenti dell'ospedale è un insieme eclettico di personaggi, alcuni affascinanti, altri eccentrici, altri maleducati, ognuno con i propri desideri, obiettivi e fantasie. Ogni personaggio si muove e agisce di propria iniziativa, al proprio ritmo, sulla propria sequenza temporale, condividendo notizie con gli altri ospiti, litigando, scherzando, spettegolando, o chiacchierando con Casey quando interagiremo con lui o lei. Durante una run potremo decidere di passare per esempio più tempo con il signor Pruess per scoprire di più sul suo passato in Austria, sulle sue esperienze al tempo della guerra, su sua moglie scomparsa; avviando una nuova partita potremo invece decidere seguire Tomi durante le sue giornate spese in completo silenzio, essendo una paziente non verbale. Le possibilità sono letteralmente infinite e tutto sta nella curiosità del giocatore, e nella sua disponibilità di passare del tempo "reale" con dei personaggi che, seppur virtuali, risultano estremamente vivi e complessi.

Tecnicamente parlando

Abbiamo giocato Wayward Strand sulla seguente configurazione:

AMD Ryzen 7 3700x @ 3.60 GHz

Gigabyte RTX AORUS Master 3080 Ti 12Gb

Corsair Vengeance RGB RT 32GB DDR4 3600MHz

Risoluzione 3440x1440 (21:9)

Non c'è bisogno sicuramente di un computer di fascia alta per giocare a Wayward Strand, ed è inutile dire che la nostra esperienza di gioco è stata perlopiù fluida, fatta eccezione per alcuni momenti in cui abbiamo temuto il gioco avesse subito un freeze. In realtà abbiamo poi scoperto che, essendo il comportamento di tutti i personaggi presenti collegato al passare del tempo, talvolta durante alcune interazioni è stato necessario aspettare fisicamente lo scoccare di determinati orari per proseguire con l'avventura. Un difetto di poco conto, ma che sicuramente spezza un po' l'illusione, altrimenti perfettamente riuscita, di vestire i panni di Casey. 

A nostro parere, ben più limitante è invece l'impossibilità di poter salvare i progressi durante la giornata: ciascuna delle 3 giornate che Casey spende sul dirigibile dura all'incirca dalle 9 alle 18, l'orario lavorativo della mamma. Il giocatore deve essere pronto ad affrontare una singola giornata in un'unica sessione di gioco (si parla circa di un'ora e mezza), potendo salvare solo quando madre e figlia scenderanno dall'aeromobile la sera e si dirigeranno verso casa. Una scelta un po' incomprensibile, forse dovuta a difficoltà tecniche, forse una scelta stilistica, ma sicuramente un difetto non da poco visto che l'interruzione senza salvataggio provoca la perdita di tutti i progressi, obbligandoci a rivivere da capo tutta la giornata.

Dal punto di vista estetico, Wayward Strand appare come un meraviglioso libro illustrato dai colori sgargianti. Le tonalità brillanti scelti dalla talentuosa artista Marigold Bartlett aiutano nell'addolcire tematiche e clima che sono tutt'altro che gioiosi. Ottimo anche il comparto sonoro con musiche di sottofondo che si sposano perfettamente con l'atmosfera del titolo, e un doppiaggio nativo australiano che ci permette di immergerci ancora di più nella Victoria di quegli anni.

In conclusione

Wayward Strand è un'esperienza tanto rilassante quanto profonda che trasporta con sè temi tutt'altro che banali come il rapporto con la morte, il fine vita e la solitudine. Uno story-telling non convenzionale e complesso che funziona estremamente bene e si fonde con un sistema di gameplay semplice e immediato, che permette una fruizione completa del gioco anche ai meno avvezzi all'arte videoludica. Un titolo sicuramente di nicchia, per molti forse non abbastanza "attivo", ma che esalta proprietà e caratteristiche spesso ignorate nel medium videoludico: la capacità di far riflettere, di insegnare, di farci immedesimare nelle sofferenze altrui, seppur virtualmente. Complimenti a ghost pattern.

7Voto KotaWorld.it7Grafica7.5Ottimizzazione6.5Gameplay

 

KotaWorld - Autore
Qualche informazione a riguardo

Appassionato di videogames, cinema e musica, nel tempo libero frequenta l'Università con il folle obiettivo di laurearsi. La sua carriera videoludica inizia nel lontano '98 grazie a un Nintendo 64 seguito poco dopo da un GameBoy Color. L'incontro con picchiaduro del calibro di Tekken 3 e Mortal Kombat 3 lo porta ben presto ad abbandonare la troppo politically correct Nintendo per lanciarsi nelle braccia di Sony. Dopo anni di fedeltà e amore (platonico) per Kazuo Hirai, passa alla PC Master Race e fonda, insieme ad altri amici, dapprima il team KotA e poi KotaWorld, per il resto...beh staremo a vedere. 

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