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Thymesia - La Recensione (PC)

Thymesia - La Recensione (PC)

Da quando Sony ha iniziato a pubblicare le sue "esclusive" su PC, il sogno proibito di tutti i PCisti è stato sicuramente quello di poter provare sulle proprie possenti macchine anche Bloodborne, probabilmente punto più alto raggiunto da Hidetaka Miyazaki sia in termini di estetica che di gameplay, almeno fino al recente Elden Ring. Per ingannare l'attesa (perchè arriverà su PC prima o poi, vero Sony?) abbiamo provato Thymesia, l'opera prima di OverBoarder Studios, piccolo studio indipendente taiwanese. Cimentarsi nella realizzazione di un soulslike è sempre un'arma a doppio taglio: da un lato si sa che molti giocatori proveranno il titolo a prescindere poichè appassionati del genere, dall'altro bisogna essere che coscienti che ci si dovrà confrontare con un colosso del panorama videoludico come From Software e, spesso anche solo per evidente differenza di risorse disponibili, il confronto può risultare impietoso. Sarà così anche per Thymesia?

Pestilenza e amnesia

Come gli ultimi anni ci hanno ben ricordato, l'umanità convive da sempre con epidemie e pandemie di ogni sorta. Il mondo di Thymesia, sebbene immaginario, non fa eccezione: una pestilenza terribile si sta spargendo in ogni regno, di fatto annientando la popolazione. Il Regno di Hermes, però, grazie alle sopraffine capacità dei suoi alchimisti, riesce a contenere la pandemia producendo degli anticorpi in grado non solo rendere immune la popolazione, ma anche di migliorarne le capacità fisiche. Grazie a questo incredibile vantaggio il popolo di Hermes vive decenni di prosperità e dominio sui confinanti ma, quando viene deciso di abolire l'uso dell'alchimia, il paese crolla sotto le conseguenze di tale scelta. Hermes si ritrova invaso da mostri terribili, che non sono nient'altro che i soldati che un tempo ne difendevano i confini, ora mutati in creature orripilanti e letali.

È in questo clima tutt'altro che idilliaco che prendiamo il controllo di Corvus, un misterioso anti-eroe che è stato fondamentale per salvare il reame di Hermes dalla caduta, ma che ora ha perso la memoria. Thymesia infatti non è altro che una lunga serie di flashbacks in cui rivivremo le avventure di Corvus per poter risvegliare in lui il ricordo di come è riuscito a salvare il mondo dalla pestilenza che lo affliggeva. Aiutato dalla principessa Aisemy, scampata al disastro, scopriremo che è un notevole spadaccino, e che anche lui è stato in qualche modo coinvolto nelle sperimentazioni alchemiche diventando un ibrido corvo-umano, in grado di utilizzare il potere del morbo a suo favore in battaglia.

Queste sono le premesse narrative di Thymesia, tutt'altro che originali, non particolarmente convincenti. Nei 4 livelli che compongono il titolo di OverBoarder saranno inoltre presenti dei documenti che potremo analizzare per arricchire le nostre conoscenze sulla "lore" del mondo di gioco ma, volendo essere proprio onesti, il comparto narrativo non è assolutamente il motivo per cui bisogna giocare questo titolo.

Qualcuno ha detto Sekiro?

Se l'estetica e l'atmosfera di Thymesia prendono abbondantemente spunto da Bloodborne, il gameplay in realtà assomiglia molto di più a un'altra opera di Miyazaki, quella che personalmente preferisco, ovvero Sekiro: Shadows Die Twice, basato fondamentalmente su rapidità degli attacchi, tempismo e prontezza di riflessi per la difesa. Proprio come in Sekiro, non potremo scegliere la nostra classe di appartenenza e avremo spazio di manovra molto limitato anche per quanto riguarda l'equipaggiamento.

Questo è costituito principalmente da una sciabola con cui effettueremo la maggior parte degli attacchi, un pugnale, che ci servirà esclusivamente per effettuare i parry, e le nostre abilità pestilenziali. Queste consistono fondamentalmente in 3 abilità principali, che rivelano la nostra natura di ibrido: gli importantissimi artigli, che ci serviranno per "confermare" i danni inflitti agli avversari (di questo parleremo tra poco), le piume, oggetti da lancio utili per bloccare gli attacchi critici dei nemici, e infine le armi pestilenziali, delle armi magiche che saremo in grado di rubare ai nemici e impiegare contro di loro, riprendendo in parte il loro moveset specifico.

Accennavamo poco sopra al confermare i danni: Thymesia anche in questo si ispira a Sekiro nel quale, attaccando incessantemente il nemico e parando i suoi fendenti, arrivavamo infine a rompere la guardia dell'avversario e finirlo con un'esecuzione speciale; anche qui Corvus infliggerà con la sciabola dei danni definitivi e dei danni "temporanei", delle ferite che dopo un certo periodo di tempo si rimargineranno. Se ci metteremo sulla difensiva troppo a lungo. quindi, daremo la chance al nostro avversario di recuperare la salute persa e non "confermata" fino a quel momento. Ecco che giungono in nostro soccorso gli artigli, una delle abilità speciali di Corvus, che serviranno proprio a rendere permanenti i danni inflitti con la sciabola. Il combattimento quindi viene reso dinamico grazie all'alternarsi di attacchi fulminei con la sciabola e colpi più pesanti e ragionati con gli artigli, senza comunque dimenticare l'importantissima fase difensiva ricca di schivate e deflezioni. Una volta svuotata la barra della vita di un nemico, questo entrerà in uno stato di stordimento da cui potremo liberarlo effettuando una brutale esecuzione, oppure "rubandogli" l'arma eseguendo un attacco caricato con gli artigli.

Uccidendo i nemici verremo ricompensati con una valuta spendibile per potenziare le statistiche di base di Corvus, come la letalità degli attacchi fisici, magici o la vitalità, ma, non potendo modificare il nostro l'equipaggiamento, gli sviluppatori hanno pensato di garantire ai giocatori la possibilità di personalizzare il proprio stile di combattimento grazie a un classico albero dei talenti, una variazione sul tema rispetto alle dinamiche classiche dei souls: ogni livello fino al 24esimo guadagneremo un punto talento che potremo spendere per sbloccare abilità che ci permetteranno di migliorare le nostre capacità offensive e di sopravvivenza, come un aumento del numero delle combo effettuabili con la spada e gli artigli, oppure un incremento della finestra temporale per effettuare un parry, oppure ancora schivate aggiuntive e molto altro. Potremo quindi sostanzialmente buildare Corvus a nostro piacimento e, cosa che abbiamo apprezzato ancor di più, tale build è modificabile ogniqualvolta lo desideriamo  semplicemente riposando alle "sedie spettrali" (i falò di Thymesia in pratica), in modo da poter adattare le abilità a nostra disposizione a seconda del nemico che ci troveremo di fronte. Non che ce ne sia stato particolare bisogno, sia chiaro, visto che dopo aver preso le misure con le meccaniche affrontando il primo boss, onestamente ostico, e aver potenziato il nostro alter-ego, il gioco si fa decisamente più facile e accessibile anche ai meno esperti.

Come dicevamo prima, Thymesia è costituito da 4 livelli con 4 rispettivi boss finali. Una volta completato ciascuno di essi, però, sarà possibile affrontare delle sub-quest in ciascuno degli scenari. Terminare il gioco senza sub-quest ci ha richiesto poco più di 4 ore, ma vi consigliamo assolutamente di tuffarvi nuovamente nei livelli già affrontati e completare anche le quest secondarie per due motivi: il primo, e più importante, è che queste prevedono 3 boss fight totalmente nuove; in secondo luogo acquisire i core mnemonici da questi 3 boss esclusivi vi permetterà di sbloccare tutti e 5 i finali di Thymesia, e di portare il counter delle ore di gioco ben oltre la decina, sicuramente un valore più consono visti i 24,99€ a cui viene proposto il titolo.

Tecnicamente parlando

Abbiamo giocato Thymesia sulla seguente configurazione:

AMD Ryzen 7 3700x @ 3.60 GHz

Gigabyte RTX AORUS Master 3080 Ti 12Gb

Corsair Vengeance RGB RT 32GB DDR4 3600MHz

Risoluzione 3440x1440 (21:9)

Il titolo si presenta bene anche grazie al sapiente impiego dell'illuminazione. Niente che ci faccia gridare al miracolo, intendiamoci, ma d'altronde anche il buon Miyazaki continua a utilizzare un motore grafico che ha più di dieci anni, segno che si possono realizzare grandi cose anche con mezzi un po' vetusti. Il presentarsi bene risulta essere paradossalmente un elemento "negativo" se vogliamo, poichè ci porta ad aspettarci un livello qualitativo e realizzativo che semplicemente non è raggiungibile da un team di sette persone all'esordio nell'industria videoludica di livello. Tenendo conto di questo, e che il titolo di fatto abbia poco di originale, è impossibile comunque non apprezzare la qualità del level design e l'abile uso della paletta dei colori per dare vita a un ambiente che di vita non ne ha più molta. I quattro biomi disponibili sono estremamente ben caratterizzati ma, ahimè, lo stesso non si può dire dei mostri che li abitano, tutti un po' troppo simili gli uni agli altri e decisamente poco ispirati. Anche i boss non ci hanno fatto impazzire, specialmente quello finale, ma non vi spoileriamo niente, capirete giocando cosa intendevamo.

Il punto forte del titolo, il gameplay, risulta divertente e d'impatto, anche se non privo di difetti, soprattutto riguardanti le tempistiche di parry, talvolta un po' inconsistenti, specie contro nemici non umanoidi. Bocciata anche la meccanica di blocco degli attacchi pesanti nemici con le piume, troppo difficile capire il timing giusto e, anche qualora si riesca a bloccare l'impeto nemico, molto spesso ci si trova troppo distanti dall'avversario per ottenere un vantaggio effettivo e passare all'attacco. Buffo anche il fatto che alcuni mid-boss siano risultati più ostici e letali dei boss di fine livello.

Per quel che riguarda le prestazioni non abbiamo riscontrato particolari criticità. A impostazioni massime siamo riusciti ad addentrarci nei ricordi di Corvus mantenendo un gameplay ben al disopra dei 60fps, anche grazie a un'efficace implementazione dell'AMD FSR, che risulterà essere una manna dal cielo per i giocatori con configurazioni meno performanti, riuscendo a limare qualche difettuccio di ottimizzazione da aspettarsi comunque in un progetto indie. Apprezzabile inoltre la presenza di una localizzazione italiana, peccato però per l'assenza di doppiaggio, che inficia immancabilmente sull'immersione durante le (poche) cutscenes.

In conclusione

Qualche ingenuità a parte, il titolo di Overboarder Studios è un ottimo debutto nell'industria videoludica mainstream. Sebbene sia chiara l'ispirazione alle opere di Miyazaki, il team taiwanese è riuscito a dar vita a un'opera che si fa giocare, diverte, anche se forse termina un po' troppo presto. Come avevamo anticipato in apertura, confrontarsi con i colossi del gaming moderno può essere molto pericoloso, ma pensiamo che Thymesia si sia difeso tutto sommato discretamente, riuscendo a offrire un'esperienza forse non molto originale o indimenticabile, ma sicuramente divertente e sufficientemente impegnativa.

6.8Voto KotaWorld.it7Grafica7Gameplay6.5Ottimizzazione

KotaWorld - Autore
Qualche informazione a riguardo

Appassionato di videogames, cinema e musica, nel tempo libero frequenta l'Università con il folle obiettivo di laurearsi. La sua carriera videoludica inizia nel lontano '98 grazie a un Nintendo 64 seguito poco dopo da un GameBoy Color. L'incontro con picchiaduro del calibro di Tekken 3 e Mortal Kombat 3 lo porta ben presto ad abbandonare la troppo politically correct Nintendo per lanciarsi nelle braccia di Sony. Dopo anni di fedeltà e amore (platonico) per Kazuo Hirai, passa alla PC Master Race e fonda, insieme ad altri amici, dapprima il team KotA e poi KotaWorld, per il resto...beh staremo a vedere. 

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