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Stray - La Recensione (PC)

Stray - La Recensione (PC)

L'internet è sicuramente una delle più importanti invenzioni scaturite dall'intelligenza umana. Una immensa rete di telecomunicazioni globale capace ormai di trasmettere flussi di dati e informazioni a velocità quasi istantanee. Dalla sua quasi esclusività per usi militari con ARPANET a fine anni '60, con la nascita poi del World Wide Web all'inizio degli anni '90 Internet è diventato alla portata di tutti, una utility al pari della rete elettrica o idrica.

Sta di fatto che tra qualche centinaio d'anni (qualora l'umanità riesca a sopravvivere), quando gli storici dell'epoca analizzeranno il nostro secolo e le nostre usanze, probabilmente attribuiranno all'internet una singola funzione: la trasmissione e condivisione di video a luci rosse e video di gatti. Sono probabilmente proprio i felini ad aver guadagnato di più, soprattutto in termini di popolarità, dalla diffusione globale di internet. Ed è un gatto anche il protagonista di Stray, il primo sbarco di un gatto da protagonista nel mondo videoludico. Che i gatti stiano cercando di andare alla conquista anche di questo media?

 

 

La Storia

Al fine di accattivare l’acquisto di questo meraviglioso titolo cercherò di evitare spoilers ma sicuramente saranno velatamente presenti.

Tutto ha inizio in una temporalesca giornata dove il nostro protagonista sta riposando insieme ad altri gatti in quella che a primo impatto sembra essere una realtà antropica fatiscente. La vegetazione ha preso il sopravvento sulle costruzioni di cemento e ci fa capire da subito che queste rovine nascondono molte sorprese. In una primaria esplorazione della zona ed a seguito di un particolare evento ci si trova “catapultati” in una realtà urbana anch’essa apparentemente disabitata. Palazzi, abitazioni ed altri edifici sono barricati e completamente chiusi circondati da un ambiente putrido, buio, malsano e decisamente ricco di rifiuti.

 

 

Nessuna forma di vita si manifesta e ci sembra di essere soli in questa vastità di cornicioni, tetti, tende e bidoni su cui ci possiamo arrampicare. Inizia quindi una seconda forma di esplorazione, vogliamo tornare a casa dalle nostre sorelle e fratelli gatto. Tutto attorno a noi ci sembra troppo grande da affrontare autonomamente e disorientante per la nostra sorprendente astuzia felina. Ecco a seguito di un momento adrenalinico e rocambolesco una serie di monitor riportano la scritta “Follow me” seguito da parecchie successive frecce direzionali.

Chi mai ci potrebbe scrivere questa cosa? Dove siamo finiti? Come faremo a tornare a casa? Ci riusciremo davvero? Cosa sono queste rovine? Siamo soli? Stray è tutto ciò ed aspetta che voi lo esploriate in ogni meraviglioso angolo. Investigatti… al lavoro!

 

Gameplay

Di Annapurna Interactive avevo già potuto apprezzare la qualità e l'originalità nei progetti pubblicati, mi riferisco a titoli come Journey o Outer Wilds. Del piccolo studio francese Bluetwelve, invece, non avevo mai sentito parlare (ammetto la mia ignoranza). Sta di fatto che tale studio rappresenta a pieno titolo la possibilità di realizzare progetti indipendenti di qualità, a prescindere da budget e personale disponibile, qualora si abbia un'idea valida in mente e tanto cuore per realizzarla.

 

 

Stray si configura come un walking simulator a quattro zampe con ampie sezioni esplorative mescolate a puzzle ambientali, con un pizzico di sezioni stealth specie nel finale. Sebbene sia presente un achievement che prevede il completamento del titolo in meno di 2 ore, il nostro playthrough in cui abbiamo esplorato l'esplorabile e raccolto tutti i collezionabili disponibili ci ha richiesto poco meno di una decina di ore.  

Gran parte del tempo lo passeremo a zampettare nei bassifondi di un rifugio creato dagli umani, ormai da lungo tempo estinti, ai quali si è sostituita una civiltà di robot senzienti, per i quali la superificie è solo una leggenda. I movimenti del gatto, realizzati splendidamente grazie al motion capture, sono per la maggior parte fluidi e realisitici e si integrano alla perfezione con l'ambiente circostante.

 

Ad aiutare in tutto questo una scelta ben precisa di game-design che, se a prima vista ci ha un po' spiazzati, non abbiamo potuto che apprezzare riflettendoci su: il nostro micio può saltare solo dove questo viene permesso e segnalato da un prompt che appare a schermo. Molti, specie gli appassionati di platforming, potranno storcere il naso, ma questa scelta si integra perfettamente con ciò che gli sviluppatori hanno voluto che Stray rappresentasse: un'esperienza audio visiva disponibile a chiunque sia disposto a viverla. E così anche i più piccoli, o chi non ha molta dimestichezza con un joystick, può godere a pieno di ciò che Stray ha da offrire, senza frustrazioni inutili dovute a salti mancati o mancanza di tempismo.

 

 

Ad arricchire l'esperienza di gioco le varie interazioni con l'ambiente circostante: il nostro randagio potrà dissetarsi sfruttando varie pozze d'acqua sparse per il gioco, farsi le unghie su varie superfici come tappeti e divani, strofinarsi affettuosamente alle gambe dei robot oppure farli rovinosamente cadere mentre camminano. C'è anche la possibilità di prendersi una pausa e far acciambellare il nostro gatto per un meritato riposino ricostituente, d'altronde siamo pur sempre un gatto, le nostre 15 ore di sonno giornaliero sono d'obbligo!

 

Tecnicamente parlando

Abbiamo giocato Stray sulla seguente configurazione:

AMD Ryzen 7 3700x @ 3.60 GHz

Gigabyte RTX AORUS Master 3080 Ti 12Gb

Corsair Vengeance RGB RT 32GB DDR4 3600MHz

Risoluzione 3440x1440 (21:9)

Anche dal punto di vista tecnico Stray si conferma come un progetto solido e ben realizzato. L'esplorazione degli ambienti di gioco, con il chiaro scuro dei giochi di luce creati dai neon, la foschia del sottosuolo e l'architettura decadente cyberpunk, è una delizia per gli occhi, peccato che l'utilizzo del Ray-tracing uccida letteralmente le prestazioni (gli sviluppatori ammettono infatti che l'implementazione di tale tecnologia non sia ancora pienamente ottimizzata). A scorci visivamente mozzafiato si alternano sezioni indoor più claustrofobiche, tutte gestite in maniera eccellente e ben congeniate. Interessante anche il comparto sonoro, con una soundtrack ad opera del francese Yann Van Der Cruyssen, che tra inebrianti synth e simpatiche chiptune si sposa magnificamente con le vibes del titolo. Meow-nzione d'onore anche per Lala, la dolcissima voice actor che presta il miagolio al nostro randagio.

 

 

In Conclusione

Sicuramente il fatto di essere un amante dei gatti mi ha fatto adorare il titolo, ma cercando di essere più obiettivo possibile Stray è stata sicuramente un'esperienza emozionante, non solo per la qualità intrinseca palpabile e l'originalità dell'impersonare un gatto per tutta la durata del gioco, ma anche per la dura critica sociale che i francesi di BlueTwelve hanno voluto implementare nel gioco. Una sorta di monito all'umanità, ad oggi sconquassata da pandemia, calamità, guerre e con la spada di Damocle della crisi climatica a scandire i secondi che ci distanziano dall'irreparabile. Ebbene nel mondo di Stray l'irreparabile si è verificato, l'umanità è solo un lontano ricordo, e le sorti del mondo risiedono nelle mani (o meglio, nelle zampe) di uno spelacchiato randagio arancione. Tematiche profonde, affascinanti e talora angoscianti, che un po' forse confliggono con la semplicità del gameplay, forse a tratti un po' troppo banale e essenziale. 

Quindi sicuramente non il capolavoro o la rivoluzione a cui molti paladini gattari hanno gridato, ma sicuramente un titolo da giocare, anche solo per la ventata d'aria fresca che è in grado di portare in un panorama videoludico sempre più stagnante e povero di originalità e passione.

7.7Voto KotaWorld.it8Grafica7Gamplay8Ottimizzazione

KotaWorld - Autore
Qualche informazione a riguardo

Appassionato di videogames, cinema e musica, nel tempo libero frequenta l'Università con il folle obiettivo di laurearsi. La sua carriera videoludica inizia nel lontano '98 grazie a un Nintendo 64 seguito poco dopo da un GameBoy Color. L'incontro con picchiaduro del calibro di Tekken 3 e Mortal Kombat 3 lo porta ben presto ad abbandonare la troppo politically correct Nintendo per lanciarsi nelle braccia di Sony. Dopo anni di fedeltà e amore (platonico) per Kazuo Hirai, passa alla PC Master Race e fonda, insieme ad altri amici, dapprima il team KotA e poi KotaWorld, per il resto...beh staremo a vedere. 

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