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Back 4 Blood - La Recensione (PC)

Back 4 Blood - La Recensione (PC)

Il fatto che Valve non adori particolarmente il numero 3 è una cosa nota bene o male a chiunque abbia mai preso in mano un pad. Lo sanno ancora meglio i giocatori PC che attendono ormai da anni il fantomatico terzo capitolo di Half-Life, o la terza iterazione di Left 4 Dead. A supplire a questa mancanza ha deciso di pensarci Turtle Rock Studios, che a 13 anni di distanza dal primo capitolo, da loro sviluppato in collaborazione con Valve, ripropone la stessa formula del celebre sparatutto cooperativo in versione "pompata" e al passo coi tempi. 

Una speranza chiamata Fort Hope


Poco c’è da dire sull’abbozzo di trama che caratterizza il titolo, d’altronde non è sicuramente la storia il motivo principale per cui acquistare Back 4 Blood. Prenderemo il controllo di uno degli 8 protagonisti del cast, gli Sterminatori, con l’obiettivo di ripulire i dintorni di Fort Hope, il nostro accampamento nonché hub centrale del gioco, uno zombie maciullato alla volta.
Fort Hope rappresenta il punto di partenza di ogni sessione: qui potrete utilizzare i crediti ottenuti giocando per sbloccare carte o oggetti estetici alle linee di rifornimento; potrete rifinire i vostri mazzi da combattimento o testare tutte le armi a disposizione nel titolo presso il poligono.

Vista la natura cooperativa di questo sparatutto, saremo affiancati da altri 3 giocatori o, qualora siate dei lupi solitari, da 3 BOT.  Tenete però presente che affrontare la campagna in solitario presenta diverse complicazioni: in primis la sostanziale incapacità dei BOT di affrontare situazioni complesse: finchè giocherete a Recluta riuscirete a cavarvela, ma tentare l’approccio a livelli di difficoltà superiori vi garantirà non poche frustrazioni. In secundis, ma forse elemento ancora più importante, giocare da soli offline non vi garantirà alcun tipo di ricompense, sia in termini di achievement che di valuta di gioco, necessaria a sbloccare nuove carte o elementi estetici. Una scelta molto discussa, su cui probabilmente Turtle Rock sarà costretta a ritrattare, ma che tuttavia risulta coerente con l’idea progettuale che sta alla base di Back 4 Blood.

Le 33 missioni, suddivise in 4 atti, che compongono la campagna principale, richiederanno all’incirca una ventina di ore per essere completate, con un alto tasso di rigiocabilità garantito anche dalla presenza di 3 diversi livelli di difficoltà (Recluta, Veterano, Inferno) che richiederanno progressivamente sempre più abilità, cooperazione e attenzione nella costruzione della build del nostro personaggio (ne parleremo più avanti).

Sterminare con stile

Gli 8 personaggi sono tutti ottimamente caratterizzati e carismatici, anche se un tantino caricaturali. Ciascuno di essi inoltre presenta anche delle caratteristiche particolari che ne distinguono l’approccio al gameplay: avremo per esempio Evangelo, con la capacità di ripristinare la stamina più velocemente, permettendogli quindi una maggiore mobilità per sfuggire agli zombie, o per massacrarne di più con armi da taglio; oppure l’immancabile Doc, una giovane dottoressa con l’abilità, ovviamente, di curare più rapidamente i compagni; e come non citare il complottista Hoffman, che tra i suoi vaneggiamenti da no-vax incallito permetterà al team di non rimanere mai a secco di munizioni, risorsa non così abbondante e fondamentale per decimare le orde di putridi non morti.

A differenza del compianto L4D, dove i vari personaggi non erano altro che skin (tant’è che il workshop ci ha regalato mod clamorose a riguardo), in Back 4 Blood sarà necessario scegliere un team dalla composizione varia e competitiva: sbilanciarsi troppo su personaggi offensivi potrà rivelarsi fatale nelle situazioni più complicate, quando inevitabilmente uno dei sopravvissuti andrà a terra; al contrario un team troppo difensivo potrà esporre il fianco di fronte agli Infestanti mutati più possenti che il gioco potrà mettervi di fronte.

Impossibile non confrontare B4B con L4D anche per quel che riguarda design e varietà degli scenari e delle “missioni”. Sebbene la struttura di base sia fondamentalmente la stessa, con gli Sterminatori che iniziano in una safe room e devono lottare con le unghie e coi denti per raggiungere la successiva e portare quindi a termine il livello, in B4B la varietà di ambientazioni e circostanze in cui ci ritroveremo è davvero refreshing, e ci offre panorami degni del classico zombie movie ma anche delle novità davvero interessanti, con tanto di citazioni gustosissime.

Bisogna farsi il mazzo

L’arsenale di tutto rispetto con cui potremo fare a pezzi a piacimento i cadaveri (quasi) senzienti consta di numerose armi da fuoco (e rispettivi attachments a migliorarne la qualità), armi da taglio, esplosivi e chi più ne ha più ne metta, ma la vera novità è rappresentata dal card system ideato da Turtle Rock e che garantisce alti livelli di rigiocabilità e profondità al gameplay, oltre a risultare fondamentale per affrontare i livelli di difficoltà più impegnativi.

All’inizio di ogni sessione dovremo scegliere uno Sterminatore e un mazzo di 15 carte da cui pescheremo all’inizio di ogni missione, e che ci permetterà di ottenere bonus importanti alle nostre statistiche (velocità di ricarica, stamina, salute, accuratezza etc...). Ecco che risulta quindi di fondamentale importanza costruire un mazzo che si adatti perfettamente allo stile di gioco richiesto al nostro personaggio, come si accennava prima. Ma, in ogni caso, nessuno vi vieterà di rendere Doc una macchina da guerra assassina, oppure Walker un metodico personaggio di supporto.

156 le carte sbloccabili in totale, spendendo le agognate risorse ottenute giocando nelle Linee di Rifornimento al campo di Fort Hope, con una buona varietà di effetti e potenziamenti. A contrastare le nostre pescate ci sarà il Game Master virtuale, una IA che all’inizio di ogni missione giocherà delle carte Corruzione, introducendo variabili letali agli scenari dei vari livelli: si va da una fitta e inquietante nebbia che calerà sulla mappa nascondendo gli zombie alla vista, fino a zombie corazzati o mutazioni ancora più letali che ci metteranno i bastoni tra le ruote, o stormi di corvi che, se spaventati, attireranno le indesiderate attenzioni di orde di non morti affamati.

Un'eredità pesante

Per i giocatori che non possono fare a meno di competere con gli altri, Turtle Rock ha inserito una modalità chiamata Sciame, in cui due squadre di 4 giocatori si affronteranno impersonando a turno Sterminatori o Non Morti, cercando di resistere il più a lungo possibile alle incessanti orde di zombie. La squadra che sopravvivrà più a lungo come Sterminatori sarà incoronata vincitrice. Questa modalità, un orpello assolutamente secondario nei confronti della campagna principale, è stato aggiunto in sostituzione alla campagna competitiva presente nell’originale L4D, che gli sviluppatori hanno deciso di accantonare e non riproporre in B4B, nonostante le richieste della community.

Anche in questa modalità saranno presenti i potenziamenti dovuti al card system, che però evidenziano qualche problema di bilanciamento che, data la natura prettamente Cooperativa del gioco, era naturale aspettarsi nella transizione competitiva prevista da questa modalità. Qualche problemino di bilanciamento lo abbiamo riscontrato anche nei livelli di difficoltà proposti durante la campagna: se giocando a Recluta il titolo risulta quasi “noioso” non mettendoci mai realmente in difficoltà, già il solo passaggio a Veterano risulta in numerosissimi game-over fin dai primi livelli.

Verremo infatti spesso e volentieri sopraffatti dalla numerosità di infetti, soprattutto mutati, che presentano uno spawn rate onestamente eccessivo, talmente spaventoso che non abbiamo neanche osato testare la modalità Incubo. Probabilmente è necessario accumulare un numero maggiore di carte per costruire mazzi più competitivi e avere una conoscenza più accurata degli scenari in modo da adattare il proprio mazzo e il proprio approccio alle varie situazioni. Imprescindibile anche la presenza di compagni di squadra affiatati e in costante comunicazione, mentre Recluta è facilmente affrontabile anche in compagnia di giocatori random.

Tecnicamente parlando

Abbiamo testato Back 4 Blood sulla seguente configurazione:

AMD Ryzen 7 3700x @ 3.60 GHz

Gigabyte RTX AORUS Master 3080 Ti 12Gb

Kingston Hyper x FURY (2x8Gb) DDR4

Risoluzione 3440x1440 (21:9)

Siamo rimasti piacevolmente sorpresi dalla stabilità e fluidità che i ragazzi di Turtle Rock Studios sono stati in grado di garantire. Se è vero che la qualità grafica non è propriamente next-gen, ma assolutamente gradevole, la possibilità di giocare con Frame-rate incollati sopra i 120fps anche nelle situazioni più sanguinosamente concitate a dettagli massimi è una vera e propria goduria. Buona anche la qualità e varietà delle animazioni, anche se non mancano fastidiosi glitch e compenetrazioni, ma niente di game-breaking.

Dal punto di vista del design abbiamo sicuramente apprezzato quello degli Sterminatori, nonché delle armi, che presentano skin molto carine sbloccabili gratuitamente. Al contrario la realizzazione degli zombie non ci ha propriamente delusi, ma ci ha lasciati tutto sommato indifferenti: d’altronde uno zombie bello è uno zombie morto spiaccicato sul muro.

Il comparto sonoro è più che sufficiente e presenta anche un doppiaggio integrale italiano di indubbia qualità, così come una colonna sonora di tutto rispetto, che viene particolarmente valorizzata in determinate missioni (ma non vogliamo spoilerare alcunchè).

In conclusione

B4B è quell’amico che non vedete dalle superiori e che rincontrate durante una cena di classe dopo una decina d’anni: è più bello, più ricco ma sostanzialmente è sempre lo stesso scavezzacollo di un tempo. Turtle Rock ripropone una formula vincente, che i fan richiedevano a gran voce da tempo, arricchita sia dal punto di vista tecnico che di gameplay, con aggiunte interessantissime nell’ambito di un gameplay sostanzialmente immutato ma sempre solidissimo e divertente. Questi elementi in aggiunta a un cast irriverente e vario rende piacevole anche la linearità e sostanziale inconsistenza della trama, e rende meno pesante l’immancabile senso di ripetitività che può manifestarsi una volta terminati per la prima volta i 4 atti. Starà dunque al team riuscire a supportare il titolo con aggiornamenti costanti ai contenuti che non siano eccessivamente divisivi per la community, così da mantenere i server costantemente abitati. La presenza di cross-play e la disponibilità del titolo fin dal lancio su Game Pass sono sicuramente un punto a favore e la ciliegina sulla torta di un titolo gravato da un’eredità pesante, ma che supera a pieni voti il nostro test.

8.7Voto KotaWorld.it8Grafica8.5Gameplay9.5Ottimizzazione

KotaWorld - Autore
Qualche informazione a riguardo

Appassionato di videogames, cinema e musica, nel tempo libero frequenta l'Università con il folle obiettivo di laurearsi. La sua carriera videoludica inizia nel lontano '98 grazie a un Nintendo 64 seguito poco dopo da un GameBoy Color. L'incontro con picchiaduro del calibro di Tekken 3 e Mortal Kombat 3 lo porta ben presto ad abbandonare la troppo politically correct Nintendo per lanciarsi nelle braccia di Sony. Dopo anni di fedeltà e amore (platonico) per Kazuo Hirai, passa alla PC Master Race e fonda, insieme ad altri amici, dapprima il team KotA e poi KotaWorld, per il resto...beh staremo a vedere. 

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