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Lake - La Recensione (PC)

Lake - La Recensione (PC)

Anemoia. Conoscete il significato di questa parola? Ebbene Anemoia è la surreale sensazione di nostalgia che si prova per un'epoca che non si è mai fisicamente vissuta. Questa bizzarra emozione personalmente la provo per gli anni '80 (sono nato nel '95, con ben 5 anni di ritardo), e qualsiasi cosa ad essi collegata: musica, film, opere letterarie e, inevitabilmente, videogiochi. Ecco perchè Lake ha subito colpito la mia attenzione con la sua ambientazione in un Oregon bucolico nell'autunno del 1986. Pronto a respirare la magica aria di quel tempo ho avviato il gioco su Steam...

Welcome (back) to Providence Oaks

Come dicevamo ci troviamo nel settembre del 1986 e Meredith Weiss, la nostra protagonista, è un'affermata donna in carriera in un'azienda che sviluppa software informatici, un business ancora acerbo ma destinato a fiorire di li a poco. Dopo aver apportato le ultime rifiniture al programma a cui sta lavorando, Addit '87, Meredith decide di fare un favore al padre e sostituirlo per due settimane nel suo lavoro di postino, nella sua città natale, Providence Oaks, un piccolo angolo di paradiso somewhere in Oregon.


Queste due settimane saranno per lei, e anche per il giocatore, un tuffo nel passato: per Meredith si tratterà di un ritorno alle origini, per riscoprire relazioni e amicizie intorpidite dal tempo e dalla distanza, un assaporare ritmi di vita decisamente più tranquilli e stress-free rispetto alla caotica vita della metropoli; per il giocatore, invece, l'esperienza di gioco sarà "come una catapulta" verso un'epoca priva di internet, cellulari e con i personal computer a fare il loro timido ingresso nella vita dei cittadini americani.

La postina suona sempre due volte

La routine di queste due settimane è molto semplice e ben cadenzata: ogni mattina puntualmente inizierà il nostro giro di consegne a bordo del consueto furgoncino postale bianco. Tra lettere, cartoline, bollette indesiderate e pacchi, Meredith troverà anche il tempo di riallacciare rapporti sopiti da tempo e fare nuove conoscenze, tutto sempre a discrezione del giocatore, che potrà intervenire selezionando opzioni di dialogo sempre ottimamente scritte e recitate ancora meglio dagli ottimi voice actor ingaggiati dagli sviluppatori di Gamious.

Durante le consegne, inoltre, avremo modo anche di accettare delle side-quest, che comunque sfrutteranno sempre la meccanica di gameplay fondamentale della consegna di oggetti. Una volta terminato il turno di consegne ci ritireremo a casa, dove potremo decidere se guardare la tv o leggere un bel libro per rilassarci dopo una lunga giornata di lavoro. La monotonia, voluta, delle giornate di Meredith viene di tanto in tanto spezzata da eventuali appuntamenti che potremo organizzare con alcuni degli abitanti di P.O., oppure dalle telefonate di Steve, nostro collega sviluppatore di Addit '87 che, nonostante le nostre teoriche ferie, continuerà a coinvolgerci nel lavoro da cui tanto avevamo bisogno di staccare. Starà a noi scegliere, al termine delle due settimane, quale sia la vita più adatta a Meredith, in un bivio importante che determinerà la conclusione della nostra avventura.

Ode alla normalità

Un'esperienza, un gioco, uno slice of life, chiamate Lake come volete, ma quel che è certo è che il piccolo studio indipendente dietro a questa piccola perla, Gamious, è riuscito a sfruttare al meglio le risorse a sua disposizione per regalarci un titolo di pregiata fattura, che sebbene mostri qualche sbavatura, soprattutto in ambito di animazioni carenti, supplisce a tutto questo regalandoci un'opera che fa della normalità il suo punto forte. In Lake non ci sono scelte giuste o sbagliate, non ci sono missioni fallite, non guadagnerete più punti se consegnerete più velocemente i vari pacchi; perciò accendete la radio, godetevi il meraviglioso paesaggio lacustre di P.O., prendete voi stessi una pausa dalla frenesia non solo della vita di tutti i giorni, ma anche dal gaming moderno, ormai esclusivamente e ciecamente incentrato su spettacolarità, competizione e assuefazione.

Tecnicamente parlando

Abbiamo giocato Lake sulla seguente configurazione:

AMD Ryzen 7 3700x @ 3.60 GHz

Gigabyte RTX AORUS Master 3080 Ti 12Gb

Kingston Hyper x FURY (2x8Gb) DDR4

Risoluzione 3440x1440 (21:9)

Il titolo, nonostante la produzione indie, si è comportato molto bene, garantendoci un'esperienza di gioco fluida e perlopiù priva di bug o glitch. Lo stile grafico, che ricorda quello di Life is Strange, è decisamente azzeccato e riesce a rappresentare al meglio l'ambientazione rurale di Providence Oaks.

Come già anticipato gli unici difetti riscontrati riguardano l'ambito animazioni, specialmente quelle facciali, rese ancora più evidenti dall'invece ottimo doppiaggio, e anche quelle relative all'interazione col nostro camioncino (ogni volta che ci troveremo a salire o scendere non vedremo un'animazione ma bensì uno schermo nero di transizione). Insomma piccoli difetti su cui siamo passati sopra molto volentieri, visto che essi sono frutto molto probabilmente delle risorse limitate del team. Ecco Lake è uno di quei giochi Indie che avrebbe sicuramente meritato più risorse a disposizione, per rendere ancora più profonda e coinvolgente un'avventura che già così ha saputo appassionarci e emozionarci.

In conclusione

Credo che, a nome mio e di tutti i gamer che si definiscano tali, i ringraziamenti ai ragazzi di Gamious siano dovuti. Per averci ancora una volta ricordato perche videogiochiamo, perchè crediamo in questo media, da molti bistrattato e incompreso, ma in grado di regalare esperienze e emozioni paragonabili a un pezzo musicale o a un'opera teatrale. Lake è un titolo che ci ha occupato per una decina di ore, ma è possibile arrivare ai titoli di coda anche in metà del tempo: "rushare" un gioco come questo, però, significa non aver compreso minimamente il messaggio che gli sviluppatori hanno voluto trasmettere.

7.5Voto KotaWorld.it7.5Grafica6.5Gameplay8.5Ottimizzazione

KotaWorld - Autore
Qualche informazione a riguardo

Appassionato di videogames, cinema e musica, nel tempo libero frequenta l'Università con il folle obiettivo di laurearsi. La sua carriera videoludica inizia nel lontano '98 grazie a un Nintendo 64 seguito poco dopo da un GameBoy Color. L'incontro con picchiaduro del calibro di Tekken 3 e Mortal Kombat 3 lo porta ben presto ad abbandonare la troppo politically correct Nintendo per lanciarsi nelle braccia di Sony. Dopo anni di fedeltà e amore (platonico) per Kazuo Hirai, passa alla PC Master Race e fonda, insieme ad altri amici, dapprima il team KotA e poi KotaWorld, per il resto...beh staremo a vedere. 

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