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Lost in Random - La Recensione (PC)

Lost in Random - La Recensione (PC)

Prendete un pizzico di Tim Burton, aggiungete un paio di cucchiai di Neil Gaiman e del suo Coraline, mescolate per bene e condite a piacimento con Alice: Madness Returns. Ecco la semplice ma gustosissima ricetta per Lost in Random, la nuova fiaba gotica uscita dalla cucina dei sapienti chef di Zoink per il programma EA Originals. L'ennesima chicca proposta da questo intelligentissimo progetto di Electronic Arts, volto a mettere in risalto delle vere e proprie perle dell'intrattenimento videoludico che, vista la natura indipendente della produzione, avrebbero rischiato di non ottenere il giusto riconoscimento. Dopo quel capolavoro di It Takes Two, sempre scuderia EA Originals, non ci aspettavamo niente di meno da Lost in Random, che ci aveva colpito fin dalle primissime immagini, e ve lo diciamo subito: le aspettative sono state pienamente soddisfatte.


N.B: Ho deciso di giocare il titolo in lingua originale vista la ricchezza di giochi di parole nei dialoghi e nei nomi di luoghi e protagonisti. Cercherò comunque di riportare più possibile anche le controparti italiane delle varie nomenclature, così da rendere noto anche il complesso lavoro di localizzazione di cui il team si è fatto carico, cosa rara al giorno d'oggi anche per titoli più blasonati.

Gloria a Random!

Nel regno di Random (Alea in italiano) ogni cosa è affidata al caso. La potente regina è infatti in possesso dell'ultimo dado rimasto nel regno, un oscuro dado nero che la perfida regina utilizza per decidere il destino dei suoi sudditi: al compimento dei 12 anni, ogni bambino è chiamato a lanciare il suddetto dado e il risultato lo collocherà in una delle 6 città facenti parte del reame. Impossibile sottrarsi al dominio della sorte, lo sanno bene Even e Odd, due sorelline abitanti di Onecroft (Primagora), la città di povera di tutte, dove gli abitanti sopravvivono in catapecchie a forma di teiera. Nel giorno del dodicesimo compleanno di Odd, questa viene obbligata a lanciare il dado, ottenendo un clamoroso 6, che la rende di diritto degna di vivere a fianco della regina nel suo oscuro castello, nella prestigiosa città di Sixtopia. Passa un anno ma Even ancora non riesce ad accettare la scomparsa della sorella. Poi, una notte, un misterioso segnale la sveglia e la convince che Odd è in pericolo. Decisa a salvarla Even fugge di casa e segue il segnale, che la porta a sua insaputa nella leggendaria Valle dei Dadi. Qui Even fa la conoscenza di un qualcosa che si credeva scomparso ormai per sempre: un dado, un dado vivente!

Queste le premesse di Lost in Random, una fiaba gotica palesemente ispirata al Burton delle origini, cupa e talvolta anche grottesca, ma ricca di emozioni dall'inizio alla fine. Inizia il viaggio di Even, che la porterà ad attraversare tutte le città di Random, a partire da Two-Town, una cittadina in cui il bipolare umore degli abitanti è giornalmente deciso dal lancio del dado della regina; oppure Tri-dom (Triscordia), una parte del regno devastata da un'aspra guerra civile tra tre gemelli eredi al trono di un padre misteriosamente assassinato. Ma in questo lungo e faticoso viaggio Even non sarà da sola: ad accompagnarla ci saranno la calda e confortante voce dell'ironico Narratore nonchè Dicey, il suo fidato compagno dado con il quale si stringe fin da subito un rapporto di profonda amicizia, in quanto uniti dal fatto di essere rimasti da soli, nel vortice caotico e assolutamente casuale che è il regno di Random.

Audaces fortuna iuvat

L'avventura nel regno di Random è sostanzialmente suddivisa in due fasi: quelle esplorative, dove ci addentreremo nei meandri delle varie città del reame, proseguendo nella quest principale e completando delle missioni secondarie assolutamente opzionali; e le fasi di combattimento, in cui spalla a spalla col nostro fidato Dicey ci troveremo ad affrontare le sempre più numerose e agguerrite truppe robotiche della regina. L'esplorazione in Lost in Random è abbastanza lineare e, per quanto gli sviluppatori incalzino il giocatore nel sentirsi sperduto e nostalgico di casa mediante le emozioni di Even, raramente si ha difficoltà nel capire cosa fare o dove andare.

Random è la casa di numerosi NPC strampalati e bizzarri, con i quali potremo interagire e dai quali potremo appunto accettare incarichi che, oltre a ricompensarci con delle monete, ci permetteranno di vivere scenette esilaranti, anche con qualche curioso easter egg. La maggior parte delle quest secondarie sono effettivamente fetch quest, ma non mancheranno anche in questo caso delle chicche in cui gran parte del lavoro sarà svolto scegliendo le giuste opzioni di dialogo (e personalmente sono state le secondarie da me preferite). Peccato che alla lunga molti dei modelli degli NPC vengano riciclati, facendo crollare inevitabilmente il senso di immersione, ma la voglia di scoprire i segreti di Random e di proseguire nella trama ci fa superare agilmente questo piccolo difetto.

Uno dei personaggi non giocanti di spicco è sicuramente Mannie Dex (Max Mazzieri), un gigante mezzo uomo mezzo armadio, venditore itinerante di carte. Il buon Mannie ci seguirà pedissequamente nel corso di tutta l'avventura sempre pronto a scambiare le sue carte per le nostre preziose monete. Ma un momento, cosa c'entrano le carte, vi chiederete? Ebbene ve lo spiego subito, nel prossimo paragrafo.

Gioco d'azzardo e robot crudeli

Andiamo quindi a parlare della seconda fase in cui si sviluppa il gioco, e forse quella più curiosa dal punto di vista del gameplay, ossia il combattimento. La nostra piccola Even è armata di una fionda e qualche proiettile, ed è quindi pressochè innocua nei confronti dei poderosi robot assassini messi in campo dalla regina. Ad aiutarla c'è sicuramente Dicey e, come vi anticipavo, il suo mazzo di carte. In breve, durante ogni combattimento Even dovrà recuperare dei cristalli per aumentare il potere di Dicey e pescare carte dal suo mazzo da combattimento. Una volta ottenuta una buona mano è possibile lanciare Dicey e il numero ottenuto rappresenterà sostanzialmente il nostro mana, che potremo sfruttare per giocare una o più carte dalla nostra mano.

Ci sono diversi tipi di carte, alcune più difensive, come pozioni curative e scudi, altre più offensive, come bombe da posizionare sul campo di battaglia o torrette sparafuoco; ci sono carte che ci consentiranno di impugnare armi come lance e spade, e infine delle carte "cheat" che ci daranno la possibilità di "barare" aumentando per esempio il nostro mana a costo zero. Il nostro mazzo può essere costituito da massimo 15 carte, anche con copie multiple, e starà a noi costruire la combinazione migliore per affrontare al meglio i combattimenti. E qui ci viene in aiuto il già citato Mannie Dex che sarà onnipresente per venderci carte sempre nuove. Più monete spenderemo più tipologie diverse di carte sbloccheremo.

Combattimenti che, c'è da dirlo, non rappresentano mai una vera e propria sfida (sarò morto 3 volte in tutta l'avventura) e alla lunga diventano ripetitivi e svelano la loro eccessiva macchinosità, specie quando i nemici si fanno parecchi e resistenti. A mitigare questa sensazione ci sono dei combattimenti "speciali" in cui le arene di combattimento saranno praticamente dei giochi da tavolo, in cui il risultato del dado non servirà soltanto a procurarci il mana per giocare le nostre carte, ma anche a far avanzare le pedine sul piano di gioco. 

Le meccaniche di gameplay, per quanto innovative, si scontrano inevitabilmente con il fatto che molte carte, alla fine dei conti, risultano davvero deludenti rispetto ad altre, negando anche il piacere di sperimentare strategie di combattimento alternative, ma portandoci ad usare sempre le solite 3-4 carte capaci di determinare più danno possibile nel minor tempo. Anche la quantità e varietà di avversari non è sicuramente esaltante, mentre invece le boss fight risultano ben fatte, anche con qualche twist assolutamente inaspettato e intrigante.

Tecnicamente parlando

Abbiamo provato Lost in Random sulla seguente configurazione:

AMD Ryzen 7 3700x @ 3.60 GHz

Gigabyte RTX AORUS Master 3080 Ti 12Gb

Kingston Hyper x FURY (2x8Gb) DDR4

Risoluzione 3440x1440 (21:9)

Benchè sia rimasto inizialmente un po' spiazzato dalla completa mancanza di settaggi grafici modificabili nelle opzioni, devo dire che ho capito il motivo di questa assenza già dopo pochi minuti di gioco: Lost in Random gira in maniera pressochè perfetta, mantenendo un frame rate su valori elevatissimi (140-144fps costanti) in qualsiasi circostanza, garantendo un'esperienza di gioco plug and play che fa molto console gaming, ma il non dover lottare con i settaggi grafici per ottenere una performance soddisfacente è sempre più raro e siamo quindi rimasti piacevolmente colpiti.

E' vero che la grafica non è particolarmente impegnativa, ma l'estetica scelta dai ragazzi di Zoink è assolutamente on point, dal design dei personaggi fino a quello delle ambientazioni. Ottimo anche il comparto sonoro, con musiche fiabesche eccezionali e con un doppiaggio originale davvero ben fatto che riesce a trasmettere al meglio il pathos di ogni situazione; peccato solo che Even non parli durante i dialoghi situazionali con i vari NPC (dialoghi tra l'altro scritti da Ryan North, autore pluripremiato agli Eisner Awards di Adventure Time e di The Unbeatable Squirrel Girl di Marvel Comics), ma probabilmente il carico di lavoro sarebbe diventato eccessivo.

In conclusione

Che dire, se la qualità dei titoli EA Originals è questa, non possiamo far altro che dire complimenti Electronic Arts. Mettere in luce piccole perle come Lost in Random, figlie di realtà più piccole ma di enorme talento come Zoink, è davvero una mossa che apprezziamo, prima di tutto come giocatori e appassionati di lunga data, sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, che sappia emozionarci e rapirci come erano capaci di fare eoni fa i giochi della nostra infanzia. Lost in Random è un'avventura che nella sua natura tenebrosa e angosciante natura nasconde emozioni profonde, come l'incrollabile amore di due sorelle, capace di sfondare i muri di una società gerarchica basata sul caso e sulla malvagità di una regina e dei suoi segreti. Un titolo che, pur ispirandosi platealmente al Burton delle origini o a Coraline di Gaiman, mantiene un suo stile peculiarissimo e una sua innegabile indipendenza stilistica e narrativa. Per completare il gioco sono state necessarie 15 ore, probabilmente le migliori ore che abbia speso giocando ad un videogioco da lungo tempo.

9Voto KotaWorld.it8.5Grafica8.5Gameplay10Ottimizzazione

KotaWorld - Autore
Qualche informazione a riguardo

Appassionato di videogames, cinema e musica, nel tempo libero frequenta l'Università con il folle obiettivo di laurearsi. La sua carriera videoludica inizia nel lontano '98 grazie a un Nintendo 64 seguito poco dopo da un GameBoy Color. L'incontro con picchiaduro del calibro di Tekken 3 e Mortal Kombat 3 lo porta ben presto ad abbandonare la troppo politically correct Nintendo per lanciarsi nelle braccia di Sony. Dopo anni di fedeltà e amore (platonico) per Kazuo Hirai, passa alla PC Master Race e fonda, insieme ad altri amici, dapprima il team KotA e poi KotaWorld, per il resto...beh staremo a vedere. 

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