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Space Haven – Un vero simulatore di viaggi interstellari (La Recensione)
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Space Haven – Un vero simulatore di viaggi interstellari (La Recensione)

Oggi mi sento un po’ trasandato. Sarà la barba incolta, non so. Ho perso troppo tempo davanti al pc ed un’ora di gioco sono diventate due, poi tre… Poi alzi il polso e lo smartwatch segna l’ora di cena e tu non hai ancora nemmeno pensato a cosa mangiare. Alzo lo sguardo al soffitto, il mio amico ragno mi osserva. Tendo il braccio verso di lui a pugno chiuso ed esclamo: “Dannato Space Haven! Non avrei mai voluto giocarti”.

 

Benvenuti nello spazio Habbibi

 

Sviluppato dal team bianco-azzurro di Bugbyte (no, non perché so daa Lazio, ma perché so finlandesi… presente? Sauna, Sisu, Perkele…), Space Haven prende in prestito la paranoia gestionale di Oxygen Not Included e la claustrofobia di FTL, li impacchetta in una veste alla Habbo e li lancia verso l’infinito ed oltre. Il risultato è uno dei simulatori spaziali più affascinanti a cui io abbia mai giocato negli ultimi anni.

La premessa è semplice: la Terra è andata a rotoli e un manipolo di sopravvissuti vaga tra le stelle alla ricerca di una nuova casa. Nella pratica, però, ogni partita è una costante oscillazione tra santi che vengono giù perché non hai abbastanza acqua, sacre discensioni causa elettricità e divine cadute perché il tuo equipaggio non assume abbastanza vitamine.

Momento, momento, momento! Iniziamo dal monopoliano “via”.

 

Sentirsi un capitano Kirk in una scatola di sabbia

 

Al primo avvio, Space Haven ci accoglie con un menu piuttosto spartano, senza fronzoli. La prima cosa che vorrete fare sarà passare dal tutorial, perché vi accorgerete ben presto che ci sono talmente tante cose da imparare che sembra una buona idea cercare di capire perlomeno come districarsi tra tutti i sistemi. Una volta presa la mano però potrete iniziare con una della modalità di gioco, le quali sembrano di primo acchitto modalità sandbox.

In effetti il gioco ha un non-so-che di retrogusto di altri titoli di questo genere a cui ho giocato, ma a differire qui c’è una quest principale come linea conduttrice ed una miriade di secondarie opzionali che conferiscono forza alla suddetta ipotesi. Man mano che si progredisce nella storia si sarà oggetto di una sorta di secondo tutorial che vi porterà a costruire la nave (o le navi) quadratino isometrico per quadratino isometrico.

La visuale è… bravi, indovinato! Isometrica e la grafica di habbiana memoria ed in mezzo al nulla dello spazio avrete modo di buttar giù un’area che definirà il vostro scafo, il quale dovrà successivamente essere corredato ed arredato di una serie di cose che va da letti a propulsori futuristici e da generatori di ossigeno a dispensatori di alghe (hmmm, che bontà!). Ogni cosa, muri inclusi, costa un certo quantitativo di… blocchetti. Si, blocchi, esatto, stile Minecraft. Invece di avere una HUD in cui ci sono i soliti “oro, legno, pietra…”, qui avrete a disposizione una varietà di blocchetti, ognuno dei quali servirà per una parte di quel che vorrete piazzare sulla vostra astronave.

L’industria che va dal rottame rimediato in giro per la galassia ed il tecnoblocchetto, però, è una cifra complicata e passa dal circuito stampato che passa dal silicio, che passa dal minerale grezzo, che al mercato mio padre comprò. C’è una filiera incredibile, tostissima da gestire e da impostare con un set di regole adeguato per evitare di ingolfare la logistica e non aver poi la possibilità di creare quello che vi serve… E a proposito di logistica ci sono una quantità infinita di parametri da dover settare: dal turno di lavoro (giorno o notte, per dire… anche se nello spazio non son mica sicuro come si distinguano) alla priorità dei vari compiti (prima portare cose da A a B o fare manutenzione? Prima andare ad estrarre minerali sugli asteroidi o riciclare i rottami trovati sui relitti delle navi distrutte?).

Costruire una nave non significa semplicemente piazzare stanze e macchinari. Significa creare un ecosistema. L'ossigeno deve circolare, il calore deve essere controllato, l'energia deve arrivare dove serve. Una porta lasciata aperta nel momento sbagliato può trasformare un corridoio in una camera mortuaria. Un flare solare può innescare cortocircuiti, dunque incendi, dunque una catena di eventi degna di un episodio particolarmente sadico di Star Trek.

…Ed in tutto questo se non fai mangiare l’equipaggio decentemente, se lo stressi con lavoro costante o… ahem… se lo fai cagare addosso, dovrai combattere persino contro i nemici della psiche equilibrata.

 

Panta rei

 

Siete in un settore, avete finito di esplorare i relitti, avete mandato la vostra squadra a fare piazza pulita di alieni o robot ribelli… E ora? E ora siete costretti a muovervi verso il prossimo settore perché avete finito l’acqua, o i minerali, o l’energium… E una volta esplorata un intero sistema solare, dovrete prendere una pasticca contro il mal di interstellmare e saltare nell’iperspazio per raggiungere il prossimo sistema e che gli dei ve la mandino buona sul cosa troverete lì. Pirati? Schiavisti? O solo mercanti? Ah, no è solo una flotta militare. Un momento, cosa vorrebbe dire “vorremmo ispezionarvi la nave”? Dovrete destreggiarvi persino a nascondere il contrabbando.

L’universo si muove, le altre navi viaggiano, ti incontrano, ti attaccano, commerciano con te, gli puoi vendere schiavi, puoi incassare le taglie dei prigionieri… Insomma le possibilità sono davvero numerose.

Ma non è finita qui: Space Haven eccelle nel trasformare numeri, statistiche e routine produttive in racconti che sembrano appartenere a una serie TV di fantascienza mai girata, con una lore che non è malaccio e ti immerge ancora di più di quanto non te lo faccia quella musica di sottofondo: eterea e mai stancante.

 

Gli asteroidi sullo scafo

 

Dopo anni di Early Access, la versione 1.0 è finalmente giunta su Steam (ma attenzione! BugByte ha pubblicato anche per Mac e Linux), ma allo stato attuale (fine Maggio 2026) l'interfaccia continua ad avere più di qualche spigolo. Passi l’impossibilità di ruotare la schermata (a volte la selezione di un personaggio è resa impossibile da oggetti e icone in sovraimpressione), ma ci sono state davvero parecchie volte in cui ho storto il naso.

Alcune meccaniche richiedono una dose significativa di pazienza e la curva di apprendimento può assomigliare a una parete verticale di vetro oleata. Specie se si considera che i tutorial (sia quello iniziale che quello durante il gioco NON spiegano alcune delle meccaniche nella loro completezza).

Ma c'è qualcosa di magnetico nel modo in cui il gioco riesce a farti affezionare a una scatola di metallo che galleggia nel nulla e alle anime perse che la abitano e combattono costantemente contro le emergenze. Ogni nuova tecnologia ricercata sembra una conquista. Ogni salto iperspaziale una scommessa. Ogni relitto trovato una promessa di ricchezza o una potenziale catastrofe.

Space Haven non è un gioco per tutti. Richiede tempo, attenzione e disponibilità psicologica ad accettare che la tazza del cesso che si mette a bruciare di sua sponte possa distruggere il lavoro delle vostre ultime venti ore di gioco, ma per chi ama la fantascienza gestionale, quella fatta di mille dettagli ed emergenze continue, Space Haven è una piccola meraviglia.

6,0/10
Voto complessivo
Grafica
6,0/10
Gameplay
7,0/10
Ottimizzazione
5,0/10

Media: 6,0/10 calcolata su 3 valutazioni

Informazioni sull'Autore

Noldor

Biografia

- Staff di KotaWorld.it
Noldor, anche detto Commodoro (lunga storia, ma per chi non vorrà leggere le prossime 3 righe, diciamo che Commodoro fa rima con Noldóro), nasce in un torrido Agosto dell ’84. Fast-forward sull’infanzia, a X anni (vai a ricordarti quanti!) viene svegliato di notte dal padre che lo porta in sala da pranzo, dove su un 13 pollici in bianco e nero vede per la prima volta Tetris caricato su un Commodore64 (capito ora, no?).
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