È l’Apocalisse. La Luna si abbatte sulla Terra e il mondo giunge alla sua fine. Senza alcun preavviso, il nulla prende il sopravvento: tutto diventa oscurità e niente sembra più esistere.
O forse non è proprio così.
In Schrödinger’s Call, visual novel sviluppata da Acrobatic Chirimenjako e pubblicata da Shueisha Games, vestiamo i panni di Mary, una giovane ragazza che si risveglia in una stanza sconosciuta senza alcun ricordo del proprio passato.
Persi nel buio, incontriamo quasi subito Hamlet, un piccolo gatto nero parlante che ci accompagnerà per tutta l’avventura. Il mondo è finito e noi siamo la "World's Last Confidant", l’ultima custode dei segreti, dei rimorsi e delle confessioni dell’umanità, intrappolata in un limbo sospeso tra la vita e la morte.

Il titolo richiama apertamente il celebre paradosso del gatto di Schrödinger. Tutti gli abitanti della Terra moriranno entro 21 nanosecondi, e il nostro compito consiste nel parlare con loro e aiutarli a risolvere i conflitti irrisolti che li tormentano, così da permettere alle loro anime di trovare finalmente pace. Proprio come nel celebre esperimento mentale, in cui un gatto chiuso in una scatola è contemporaneamente vivo e morto finché qualcuno non osserva il risultato, anche qui l’umanità esiste in uno stato intermedio, sospesa tra due possibilità.
È in questo spazio indefinito che ci muoviamo, aiutando gli altri a fare pace con la propria coscienza mentre, parallelamente, cerchiamo di ricostruire la nostra identità perduta. Perché se i ricordi possono svanire, le emozioni rimangono, ed è proprio attraverso queste sensazioni che Mary riesce a connettersi con i suoi interlocutori e a comprendere davvero il loro dolore.
L’intera esperienza si svolge all’interno di una stanza immersa nel vuoto. Per comunicare con le anime smarrite utilizziamo un vecchio telefono a disco, mentre un taccuino ci permette di annotare dettagli e indizi utili per ricostruire le vicende dei personaggi e dare un senso alle loro storie.

Hamlet, apparendo e scomparendo a suo piacimento, rappresenta al tempo stesso una guida e una fonte di conforto quando le idee sembrano troppo confuse per essere decifrate. Rimane però una figura profondamente enigmatica, sfuggente e difficile da interpretare.
La narrazione procede come le pagine di un libro che si sfogliano lentamente. Conosciamo una persona dopo l’altra attraverso la cornetta del telefono, condividendo le loro sofferenze, i loro rimpianti e le loro speranze, mentre tentiamo di rimettere insieme i frammenti delle loro vite.
Come ogni buona visual novel, Schrödinger’s Call punta tutto sulla forza della scrittura e sullo sviluppo dei personaggi, preferendo l’impatto emotivo a sistemi di gioco complessi. Ed è proprio sotto questo aspetto che il titolo riesce a dare il meglio di sé.

Durante diversi capitoli, e talvolta persino nel mezzo di una singola storia, ho dovuto fare una pausa. I personaggi, spesso rappresentati sotto forma di animali (una scelta che, lo ammetto, colpisce particolarmente chi ama gli animali), sono caratterizzati da una grande umanità. Le loro vicende sono ricche di dolore, rimorsi e sentimenti autentici, riuscendo spesso a fare breccia nel cuore del giocatore. Dopotutto, chi di noi non convive con qualche senso di colpa? Chi non ha mai avuto un rimpianto o una parola mai detta? In questo senso, aiutare questi personaggi virtuali ad affrontare i propri fantasmi finisce quasi per trasformarsi in un percorso introspettivo anche per noi stessi.
Dal punto di vista artistico, le illustrazioni risultano immediatamente riconoscibili. Lo stile conserva alcuni tratti tipici del manga, particolarmente evidenti nel design della protagonista, e richiama a tratti l’immaginario di Alice nel Paese delle Meraviglie. Le tonalità scure dominano gran parte dell’avventura, contribuendo a trasmettere una costante sensazione di smarrimento e malinconia.
Eppure, man mano che aiutiamo le anime perdute a trovare la pace, iniziano ad apparire piccoli spiragli di luce. Sono momenti semplici, spesso rappresentati da un sorriso o da un gesto di gratitudine, ma proprio perché così rari riescono a risultare ancora più preziosi e commoventi.

Conclusioni
A prescindere dal finale che raggiungerete, Schrödinger’s Call è una storia che merita di essere vissuta. È un’opera pensata per chi apprezza esperienze narrative introspettive, malinconiche e profondamente umane. Non cerca di stupire con meccaniche elaborate o ritmi serrati, ma punta tutto sulla capacità di coinvolgere emotivamente il giocatore, invitandolo a riflettere sul significato dei legami, dei rimpianti e della memoria. Partecipando attivamente alla ricostruzione delle storie dei suoi personaggi, ci si immerge completamente in questo piccolo universo sospeso tra la vita e la morte, lasciandosi trasportare dalle sue emozioni. Schrödinger’s Call affascina con il suo mistero, commuove con la sua umanità e ci ricorda una verità tanto semplice quanto universale:
cos’è il nostro mondo, se non l’insieme delle persone che abbiamo amato?













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