Nel panorama videoludico ci sono molte tipologie di horror, alcuni puntano tutto allo shock immediato, con jumpscares e sequenze pensate per terrorizzare il giocatore nell’istante stesso in cui accadono, ma che spesso poi si rivelano essere fini a sè stessi. Altre opere invece non spaventano subito, anzi. Partono con calma, senza fretta e senza elementi spaventosi evidenti ma, a poco a poco, costruiscono un senso di inquietudine profondo, persistente, di quelli che ti entra fin dentro le ossa e rimane lì, finché non decidi che è ora di spegnere la console.
The Shore, ideato e sviluppato da Ares Dragonis e dal suo studio Dragonis Games, fa parte proprio di questa seconda categoria. Il titolo non è al suo primo debutto, infatti The Shore è uscito originariamente su PC nel 2021 e ora, nel 2026, è approdato anche su PlayStation 5 con una Enhanced Edition in collaborazione con Iphigames. La nostra recensione è basata proprio su quest’ultima versione.
Lo studio greco ripropone dunque la propria opera, con l’intento di ampliare il bacino di utenza e riportare in luce l’orrore cosmico anche su console. Perchè sì, The Shore: Enhanced Edition prende spunto, senza farne mistero, dall’universo del celebre H.P. Lovecraft, mettendo in scena le creature più conosciute del suo iconico universo.
Smarriti sulla riva
The Shore, proprio come suggerisce il titolo, ci catapulta su una riva desolata, dai toni cupi e scuri. Le sfumature del terreno e delle rocce attorno a noi sono di un antracite molto deciso, che ricordano quasi un paesaggio vulcanico. Il gioco non ci da molte spiegazioni, ma è chiaro fin da subito che il protagonista che stiamo impersonando si chiama Andrew e sta cercando Ellie, la figlia scomparsa. Dal tono di voce di Andrew capiamo che è a disagio, è agitato e preoccupato, suggerendo che la sparizione della figlia sia qualcosa di ben più grave di una semplice bravata infantile.
Muovendo i primi passi sulla battigia il senso di inquietudine e solitudine fa capolino fin da subito, con un relitto di una nave che giace abbandonato sulla riva, mentre sullo sfondo svetta un faro dall’aspetto decadente. Dopo pochissimi metri possiamo già interagire con uno degli oggetti che troveremo sparsi tra la sabbia, ovvero dei messaggi in bottiglia che hanno il compito di creare un contesto e raccontare quanti più dettagli possibili su quel luogo desolato.

Suggestione e... frustrazione
Durante l’esplorazione non è presente nessun puntatore fisso sullo schermo, ma compare solamente quando dobbiamo interagire con qualcosa nell’ambiente. Questo puntatore ha una forma che ricorda vagamente un occhio e, purtroppo, a causa anche dei toni e delle tinte particolari dei paesaggi, è abbastanza difficile da distinguere, costringendo il giocatore a muovere la visuale per individuarlo e posarlo poi sull’oggetto con cui vogliamo interagire.
Altra nota dolente sono proprio i messaggi in bottiglia che troviamo sparsi sulla battigia. Non tanto per il contenuto, che comunque fa il suo lavoro raccontando la storia dell’isola e dei suoi vecchi abitanti, quanto per il design e la leggibilità di questi messaggi. Il gioco è in inglese con sottotitoli in italiano e questi ultimi, in diverse sequenze di gioco, risultano molto piccoli ed estremamente difficili da leggere. Alcuni presentano uno sfondo per migliorarne il contrasto, ma non tutti, e quelli che non lo hanno si confondono con i colori dell’ambiente circostante.
A questo si aggiungono anche alcune imprecisioni nella traduzione in italiano dei testi e, in più di un’occasione, ho riscontrato proprio una totale mancanza dei sottotitoli.
Sempre collegato alla raccolta degli oggetti, in The Shore è presente anche un inventario, che però si rivela essere confusionario e poco funzionale, anche a causa dello scomodo puntatore che abbiamo menzionato prima.
Enigmi essenziali fanno da sfondo ad un'atmosfera ben costruita
Dopo questa breve digressione su alcune criticità di The Shore, continuiamo con la nostra storia. Dai messaggi in bottiglia capiamo fin da subito che qualcosa su quell’isola proprio non va. Quei testi raccontano di persone terrorizzate e all’apparenza instabili, come se qualcosa in quel luogo li avesse portati alla follia e poi, inevitabilmente, alla morte.
Procedendo nell’entroterra ed entrando nel vivo dell’avventura, veniamo a contatto con i primi enigmi proposti da The Shore. Non aspettatevi rompicapi difficili per i quali dovrete scervellarvi per trovare la soluzione, bensì delle semplici azioni, come incastonare gli oggetti in altari o meccanismi, ruotare delle pietre e usare altri semplici strumenti per aprire passaggi verso nuovi ambienti.

Un bestiario di tutto rispetto
Come anticipato ad inizio recensione, The Shore: Enhanced Edition prende libero spunto dalle celebri opere dello scrittore H.P. Lovecraft, dunque, l’essenza del gioco gira attorno alle entità cosmiche che popolano l’universo creato dall'autore. Queste entità sono creature enormi, antiche e non appartengono alla nostra realtà, ma soprattutto sono esseri che portano alla follia chiunque cerchi di comprenderle.
Le creature e gli orrori cosmici ricreati da Dragonis Games risultano particolarmente riusciti, con un design accattivante ed estremamente inquietante allo stesso tempo. Il tutto è amplificato dai loro versi sinistri e dallo stile degli ambienti: un’isola misteriosa che ha conosciuto la follia, il mare che si staglia all’infinito e una foschia costante contribuiscono ad una resa visiva e sonora profondamente disturbante. The Shore, giocato di sera, nel buio del mio soggiorno e con le cuffie, ha avuto su di me un certo impatto.

Quando il mistero crea fin troppa confusione
Le creature cosmiche di The Shore sono fedeli all’immaginario lovecraftiano, ma un aspetto che può mettere in confusione i giocatori, soprattutto coloro che non sono pratici di questo genere, è la loro contestualizzazione.
In alcuni momenti ho avuto l’impressione che le creature siano state inserite un po’ a caso nella trama, senza alcuna reale spiegazione o integrazione narrativa, e questo vale anche per alcuni elementi particolarmente enigmatici. Ad esempio, nelle fasi iniziali del gioco verremo a contatto con un oggetto sferico abbastanza grande che, apparentemente, non ha alcuna funzione. Avvicinandosi emette soltanto un suono inquietante, ma senza fornire alcun tipo di chiarimento. È anche vero che l’universo di Lovecraft si basa proprio sul fatto che le entità cosmiche sono incomprensibili per l’essere umano, ma in alcune sezioni di gioco questa scelta di “non spiegare” può generare confusione nel giocatore.

Una svolta action poco riuscita
Superata la prima parte di The Shore sulla spiaggia e dopo aver raccolto uno specifico artefatto, il gioco fa un brusco cambio di rotta. Se nella prima parte si basa maggiormente sull’esplorazione e sulla raccolta di oggetti, nella seconda parte ci immerge in una vera e propria sequenza action... non molto riuscita.
Ad un certo punto l’ambientazione attorno a noi cambia, dalla spiaggia desolata passiamo ad un'ambientazione al chiuso, un dedalo di tortuosi corridoi claustrofobici dalle sembianze aliene, popolati da creature tentacolari che ci danno la caccia senza sosta. In questa parte di gioco dovremo perlopiù correre per sfuggire alle creature ed utilizzare l’artefatto per abbatterle o rallentarle.
Non ho particolarmente apprezzato questa parte di The Shore, poichè credo che lo stile non si addica a quello che il gioco ci ha mostrato all’inizio. Gli ambienti sono bui, tutti uguali ed è molto facile perdersi nel labirinto di corridoi. Questione anche di gusti, certamente, ma la “svolta action” di The Shore credo non sia stata una scelta del tutto azzeccata. C’è comunque da sottolineare che alcuni degli ambienti e delle creature di questa seconda fase sono veramente inquietanti e il senso di oppressione e dell’essere costantemente braccati è molto forte.
Conclusione
The Shore: Enhanced Edition si completa in un paio d’ore e chiude l’esperienza in modo enigmatico, senza dare spiegazioni chiare sul percorso affrontato da Andrew per ritrovare la figlia. La particolarità di questo finale è che suggerisce un possibile chiarimento, ma lascia anche libera interpretazione al giocatore.
Il design delle creature e i loro lamenti, l’ambientazione (soprattutto nella prima parte del gioco) e il comparto audio generale creano un’atmosfera disturbante e opprimente, che rappresenta perfettamente l’universo lovecraftiano. Tuttavia, in alcuni punti la mancanza di contestualizzazione può lasciare il giocatore perplesso e creare una confusione eccessiva.
Sul fronte puramente tecnico, il sistema di interazione con gli oggetti e l’inventario risultano legnosi e non sempre immediati, mentre la leggibilità dei sottotitoli non è soddisfacente, a causa delle dimensioni abbastanza ridotte dei caratteri e di un contrasto poco adeguato.
In definitiva, The Shore: Enhanced Edition punta ad un’esperienza tanto breve quanto disturbante ed è sicuramente un titolo molto interessante per chi è alla ricerca di un horror diverso dal solito, incentrato su un’atmosfera opprimente e popolato da creature peculiari. Il design delle mostruosità cosmiche renderà sicuramente felici tutti gli appassionati dell’universo di H.P. Lovecraft, ma per coloro che non sono particolarmente amanti o esperti del genere, alcune sezioni di gioco potrebbero risultare eccessivamente criptiche e disorientanti.













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