Dobbiamo ammettere che per noi non è stato semplice iniziare a scrivere questa recensione: non perché il gioco non ci sia piaciuto, anzi, proprio per il contrario. Avremmo talmente tanto da dire che i pensieri hanno continuato a girarci in testa finché, presi dall'horror vacui del foglio bianco, siamo riusciti a mettere in ordine i pensieri.
Vorremmo partire con ordine, iniziando quindi dal titolo che ha solleticato piacevolmente i linguisti e gli appassionati di spazio all'interno del nostro team: Duck Side of the Moon non è solo un gioco di parole ben riuscito che si lega perfettamente alla trama del gioco, ma ci piace pensare che sia anche una citazione al celebre album dei Pink Floyd, nonché a quel lato del nostro satellite che, nascosto alla Terra, taglia anche ogni comunicazione delle navicelle spaziali che lo attraversano, come seppero bene Collins durante la missione Apollo 11 e gli astronauti della più recente Artemis II.
Non a caso, anche il nostro protagonista, il papero Doug, è da solo nello spazio con la sola compagnia del proprio computer di bordo Chippy, un'AI che risiede all'interno di uno schermo a forma di uovo e la cui tastiera è a forma di zampe di papero.
Non sappiamo bene perché Doug stia esplorando lo spazio profondo, sappiamo solo che è molto stanco, talmente stanco che Chippy lo invita più volte a riposare onde evitare un catastrofico burnout; come potete ben immaginare, il nostro protagonista affronta stoico la stanchezza fino ad addormentarsi sulla console e schiantarsi.

TRAMA
Ci svegliamo confusi, sia dalla botta sia dal riposo costretto dallo svenimento, e veniamo ammoniti maternamente da Chippy che è molto più preoccupato per noi che per le sorti della nostra (ancora sconosciuta al giocatore) missione o dell'astronave: dovevamo riposare prima di arrivare a questo! Tuttavia, nel bel mezzo della discussione, la camera di decompressione della nostra navicella si apre ed entra un misterioso ospite. Niente panico! Sembra una piccola roccia con un curioso cappello, e comunica con noi tramite note musicali. Sembra amichevole.. Ma non lo capiamo! Su consiglio di Chippy craftiamo un piccolo strumento spara laser che ci aiuterà a ripulire la nave dai detriti ed a raccogliere risorse sull'ancora sconosciuto ambiente spaziale esterno, in modo da poter poi craftare un traduttore simultaneo.
Qui dobbiamo un attimo interromperci perché il cuore ci si è stretto preso dalla nostalgia. La moneta del gioco sono dei bulloni, chiamati "Bolt", e se questo ancora non vi dice niente vuol dire che siete molto più giovani di noi. Infatti la scena dello schianto iniziale, più la comparsa di questa risorsa ci hanno portati al primo Ratchet & Clank, uscito ormai nel lontano 2002. Il secondo colpo dritto alla nostalgia arriva dai suoni degli spari laser che richiamano moltissimo quello di Toy Story 2 e Blasto usciti per PS1; non sappiamo se siano riferimenti voluti, ma questo è bastato per gasarci ancora di più.

Ritorniamo a noi: dopo aver recuperato tutto il necessario per la costruzione del traduttore ed averlo costruito, scopriamo che il nostro piccolo ospite si chiama Billy e che ci siamo schiantati su delle isole fluttuanti abitate da lui e tanti piccoli geodi viventi, i quali ci chiederanno aiuto in cambio di bolt, oggetti e nuove ricette per potenziare i nostri strumenti. Le interazioni con gli abitanti saranno molto simpatiche e dolci, con la possibilità limitata di dare anche qualche risposta seccata o sarcastica da parte di Doug, cosa che noi non ci siamo sentiti di fare vista la gentilezza e tenerezza con cui siamo sempre stati accolti.
Inizialmente non capiremo bene il motivo per cui viaggiavamo nello spazio profondo, o perché siamo finiti in un luogo apparentemente "alieno", ma proseguendo nella storia scopriremo che eravamo in cerca di un nuovo mondo abitabile e ci saranno delle persone molto speciali a darci dei consigli da far sciogliere il cuore (consigli molto concreti da poter usare anche nella frenetica e competitiva vita che viviamo a schermo spento, tutti i giorni).

GAMEPLAY
Oltre alla trama ed alle chicche iniziali offerte da Duck Side of the Moon, anche il gameplay ci ha sorpreso: molto semplice ed intuitivo, adatto alla personalità del gioco. Il crafting è veloce, non vengono richieste sessioni di farming o ricerca sfrenata di materiali: se qualcosa non si trova, allora ancora non siete nel posto giusto e bisogna progredire con la storia.
Le quest sono molto simpatiche, alcune con delle trame anche divertenti ed assurde, ma abbiamo sempre notato una frizzante frecciatina alla quotidianità, allo sforzarsi di essere chi non si è o al sacrificare la propria vita al lavoro. Non solo, le missioni sono anche semplici da completare ed i puzzle sono semplicemente un leggero ostacolo che non blocca minimamente nemmeno i più avversi agli "enigmi". Aggiungiamo anche che possiamo mollare qualche "Quack quack" a piacimento premendo la levetta sinistra del joystick e direi che si vola! Anzi, si fluttua!
Unica pecca che abbiamo riscontrato è un bug verso una delle ultime missioni di gioco: non possiamo rivelarvi i dettagli per evitare spoiler, ma abbiamo ricaricato più volte il gioco ed il problema non si è risolto, quindi con nostro dispiacere non siamo riusciti a finirlo. Sappiamo che si completa in 4-6 ore, e noi eravamo ormai alla soglia delle 4 ore, prendendocela con calma e gustandocelo per bene.


CONCLUSIONE
Duck Side of the Moon ci ha davvero sorpresi: nel mercato dei "cozy games" che sono spesso uniformi, questo titolo dà una ventata di aria fresca ed originalità che secondo noi un po' manca in questo ambito. Inoltre, il mix di tematiche attuali mescolate con la trama ed un gameplay ben costruiti ci hanno tenuti incollati allo schermo fino all'inevitabile ostacolo del bug (che siamo sicuri verrà risolto al lancio).
Duck Side of the Moon è un titolo che ci ha fatti tornare bambini quando, con un joystick in mano ed il sogno di diventare astronauti erano a portata di mano, avevamo come uniche e grandi preoccupazioni verifiche ed interrogazioni. Un vero balsamo per il nostro fanciullino interiore.
Complimenti Starbrew Games, e grazie.














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