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Starship Troopers: Ultimate Bug War! - Vuoi saperne di più? Si ma non troppo (Recensione)
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Starship Troopers: Ultimate Bug War! - Vuoi saperne di più? Si ma non troppo (Recensione)

 

Ci sono tie-in che si limitano a sfruttare un marchio celebre e poi c’è Starship Troopers: Ultimate Bug War!, titolo che compie una scelta molto più intelligente: non adattare semplicemente il film di Starship Troopers, ma comportarsi come se fosse davvero un prodotto creato all’interno dell’universo della Federazione dei Cittadini Uniti. È qui che il gioco colpisce nel segno. Fin dal primo minuto tutto trasuda satira militarista, propaganda urlata e ironia feroce: filmati live action volutamente kitsch, reclute sorridenti mandate al massacro, slogan patriottici e il ritorno di Casper Van Dien nei panni di Johnny Rico. L’atmosfera è centrata in pieno e restituisce meglio di molti prodotti ufficiali lo spirito dell’opera di Paul Verhoeven.

 

 

Insetti non vi temo

 

L’avventura ci mette nei panni di Samantha “Sammy” Dietz, giovane recluta della Fanteria Mobile catapultata in una guerra senza esclusione di colpi contro gli Aracnidi. Attorno a lei si muove tutto l’immaginario più riconoscibile del film di Paul Verhoeven: colonie devastate, pianeti trasformati in mattatoi, briefing militari caricaturali, slogan urlati con convinzione disturbante e una fede cieca nella superiorità morale dell’umanità. Il gioco non tenta mai di nascondere il proprio debito nei confronti del film del 1997, anzi lo abbraccia fino in fondo, replicandone toni, colori e grottesca retorica militarista.

A funzionare particolarmente bene sono i filmati live action, brevi intermezzi volutamente sopra le righe che richiamano i vecchi FMV anni Novanta. La presenza di Casper Van Dien nei panni di Johnny Rico è più di una semplice comparsata nostalgica: è il sigillo ufficiale su un’operazione che vuole sembrare davvero uscita da un universo parallelo in cui, subito dopo il film, qualcuno avesse deciso di produrre uno sparatutto propagandistico per addestrare le nuove generazioni. Recitazione impostata, dialoghi gonfi di patriottismo, entusiasmo fuori scala e situazioni volutamente ridicole contribuiscono a costruire una patina satirica molto riuscita. Ultimate Bug War! capisce Starship Troopers meglio di tanti altri prodotti legati al franchise, perché non scambia la sua esagerazione per semplice tamarraggine: la usa come linguaggio.

 

 

Al netto della confezione, però, un gioco del genere vive o muore sul suo gunplay. Fortunatamente, sparare in Ultimate Bug War! è davvero divertente. Le armi hanno peso, rinculo e personalità. Il Morita restituisce subito quella sensazione iconica da Fanteria Mobile, ma il gioco non si limita al fucile d’assalto standard: tra mitragliatrici pesanti, shotgun, fucili di precisione, armi a energia, autocannoni, esplosivi e supporti d’artiglieria, l’arsenale è abbastanza vario da sostenere l’intera campagna, pur senza raggiungere complessità particolarmente sofisticate. Il vero piacere sta però nell’impatto dei colpi sugli Aracnidi. I bug vengono respinti, lacerati, fatti esplodere, privati di pezzi in un tripudio di sangue e chitina che trasforma ogni scontro in una piccola carneficina interattiva. Il sound design amplifica tutto: le raffiche sono secche, le esplosioni corpose, i versi degli insetti sufficientemente ripugnanti da rendere ogni ondata minacciosa. Quando il gioco ingrana, con decine di creature che avanzano mentre il giocatore arretra, svuota caricatori, chiama rifornimenti e cerca disperatamente una posizione migliore, Ultimate Bug War! riesce davvero a catturare quella miscela di panico e potenza che il film metteva in scena nelle battaglie più memorabili.

Interessante anche la struttura delle mappe, più aperta di quanto ci si potrebbe aspettare. Non siamo davanti a un boomer shooter puro in stile Doom o Quake, nonostante l’estetica rétro possa suggerirlo. Ultimate Bug War! assomiglia piuttosto a un ibrido tra vecchi FPS tattici, primi Call of Duty e sparatutto militari di fine anni Novanta: livelli ampi, obiettivi sparsi, possibilità di muoversi in maniera relativamente libera, supporti da richiamare e piccoli gruppi di soldati della Fanteria Mobile che accompagnano l’azione. Si rinforzano avamposti, si distruggono nidi, si soccorrono civili, si difendono posizioni e si avanza tra scenari devastati dalla guerra. Questa impostazione funziona soprattutto quando il level design riesce a valorizzare l’apertura degli spazi. Le mappe migliori danno la sensazione di partecipare a un fronte vivo, con punti caldi da raggiungere, linee difensive da mantenere e zone in cui il giocatore può scegliere come approcciare l’assalto. La componente tattica rimane leggera, ma non assente: portare con sé l’arma sbagliata contro certi nemici può rendere uno scontro inutilmente faticoso, mentre sfruttare bene capsule di rifornimento, bombardamenti e supporti pesanti può fare la differenza, specialmente alle difficoltà più alte.

 

 

Fan service e amore sincero per il brand

 

Uno dei grandi meriti di Ultimate Bug War! è la quantità di amore con cui tratta la licenza. Il gioco è pieno di riferimenti, citazioni, luoghi e situazioni pensati per chi conosce bene Starship Troopers. Non si tratta solo di inserire Johnny Rico o qualche frase celebre per strappare un sorriso facile: il titolo lavora costantemente sull’immaginario del film, riproponendone il linguaggio visivo e politico.

Gli ambienti sembrano spesso costruiti per evocare direttamente sequenze note: avamposti sabbiosi, pianeti ostili, fortificazioni improvvisate, basi federali travolte dagli insetti. Ogni scenario comunica l’idea di una civiltà umana convinta della propria grandezza e allo stesso tempo tragicamente impreparata al caos che ha contribuito a scatenare. La satira antimilitarista emerge proprio da questo scarto: tutti parlano come se la guerra fosse gloriosa, ma intorno a loro ci sono corpi, rovine, soldati mandati al massacro e missioni dal senso spesso discutibile.

 

 

La scrittura gioca continuamente su questa ambiguità. I personaggi parlano con serietà assoluta anche quando dicono cose palesemente assurde, e il mondo attorno a loro sembra costruito per confermare la follia ideologica della Federazione. È una scelta rischiosa, perché non tutti i dialoghi funzionano allo stesso modo e alcuni momenti scivolano in una comicità un po’ troppo esplicita. Tuttavia, quando il tono è centrato, Ultimate Bug War! sembra davvero un’estensione videoludica del film di Verhoeven: rumoroso, grottesco, ingenuamente eroico in superficie e profondamente ridicolo appena si gratta la vernice patriottica. Anche la direzione artistica contribuisce molto. L’estetica lo-fi, con modelli e texture volutamente vicini a ciò che si sarebbe potuto immaginare in uno sparatutto del 1997, è più di un vezzo nostalgico. Serve a rafforzare l’illusione di trovarsi davanti a un reperto d’epoca, un tie-in impossibile riscoperto trent’anni dopo. I colori, l’interfaccia, i menu, i filmati e perfino certe rigidità sceniche sembrano pensati per richiamare un’epoca in cui i videogiochi sperimentavano con il cinema interattivo, gli sparatutto militari e le produzioni su licenza senza preoccuparsi troppo dell’eleganza formale.

 

Una guerra lampo

 

Il problema principale è che, appena si smette di guardare Ultimate Bug War! come un delizioso oggetto di fan service e lo si analizza come gioco completo, emergono limiti evidenti. Il più pesante è la durata. La campagna può essere conclusa in circa cinque ore, qualcosa in più se si esplora con calma, si cercano segreti o si gioca a difficoltà più elevate. È una durata non necessariamente sbagliata in assoluto, perché il ritmo rimane generalmente buono e il gioco evita di trascinarsi oltre misura, ma lascia comunque la sensazione di un’esperienza troncata proprio quando avrebbe potuto espandersi.

La struttura delle missioni, poi, non sempre regge. Alcuni incarichi sembrano cuciti insieme più per necessità produttiva che per reale progressione narrativa. Ci sono pianeti e situazioni che avrebbero meritato più respiro, momenti drammatici che vengono introdotti e poi lasciati cadere, passaggi che suggeriscono un gioco ripensato più volte durante lo sviluppo. La campagna racconta una storia semplice, funzionale, ma raramente memorabile. Più che per la trama in sé, resta impressa per il tono, per l’atmosfera e per la capacità di trasformare ogni briefing in un pezzo di propaganda delirante.

 

 

A pesare ulteriormente sono alcuni problemi di intelligenza artificiale. I compagni della Fanteria Mobile aiutano a creare atmosfera e in certi momenti partecipano davvero agli scontri, ma troppo spesso sembrano figuranti incapaci di leggere correttamente la situazione. Gli Aracnidi, dal canto loro, tendono con eccessiva insistenza a concentrarsi sul giocatore, ignorando soldati alleati ben più vicini. È una scelta comprensibile sul piano del gameplay, ma quando diventa troppo evidente rompe l’illusione della grande guerra totale. Non siamo più un soldato tra tanti, ma il centro gravitazionale dell’intero conflitto. Anche la gestione dei supporti lascia qualche rimpianto. Il gioco fornisce rifornimenti e strumenti offensivi con generosità, ma raramente costruisce attorno a essi situazioni davvero disperate. Sarebbe stato interessante vedere più interazioni con i compagni, richieste di medici, rinforzi scenografici, lanci d’emergenza, armi speciali consegnate in momenti critici o difese coordinate più elaborate. Invece, spesso ci si limita a richiamare capsule e bombardamenti in modo piuttosto meccanico, senza che il sistema riesca sempre a restituire quella sensazione di macchina bellica federale imponente e caotica che il titolo promette.

 

Un punto di vista alternativo

 

Oltre alla campagna principale, Ultimate Bug War! include anche una modalità secondaria in cui si controlla un Aracnide. È un’idea simpatica, soprattutto perché ribalta per qualche missione la prospettiva e permette di assaltare gli avamposti umani guidando le forze degli insetti. Il problema è che anche qui si percepisce una certa natura accessoria: il Bug Mode diverte, ma sembra più un’aggiunta tardiva che una componente pienamente sviluppata. Gli obiettivi tendono a ripetersi e la struttura non offre abbastanza varietà per reggere a lungo, pur rappresentando un diversivo piacevole. Ci sono poi segreti, modificatori e contenuti pensati per incentivare la rigiocabilità, inclusa la possibilità di affrontare nuovamente la campagna con commento degli sviluppatori o a difficoltà superiori. Il problema è che la ricerca dei segreti, distribuiti in mappe molto ampie, può risultare frustrante più che stimolante. Quando un collezionabile sblocca contenuti o modificatori interessanti, nasconderlo in scenari così vasti senza strumenti di orientamento particolarmente efficaci rischia di trasformare l’esplorazione in una caccia un po’ cieca. La rigiocabilità esiste, quindi, ma dipende molto dal tipo di giocatore. Chi ama completare tutto, aumentare la difficoltà, riascoltare i commenti o semplicemente godersi di nuovo il massacro troverà qualche motivo per tornare sul campo. Chi invece cerca una campagna corposa, ricca di missioni e contenuti, potrebbe arrivare ai titoli di coda con la spiacevole impressione di aver appena assaggiato un gioco che aveva ancora molto da dire.

 

In conclusione

 

Starship Troopers: Ultimate Bug War! è uno di quei giochi che si fanno perdonare molto grazie alla personalità. Non è enorme, non è rifinito in ogni dettaglio e non sempre riesce a mantenere la promessa di una guerra totale contro gli Aracnidi. Eppure, quando funziona, funziona benissimo. Il gunplay è solido, il feedback delle armi è eccellente, l’atmosfera è praticamente perfetta e l’amore per il film di Verhoeven emerge da ogni intermezzo, battuta, modello, scenario e slogan propagandistico. È probabilmente il miglior videogioco di Starship Troopers realizzato finora, non perché sia il più grande o il più ambizioso, ma perché è quello che ha capito meglio il cuore grottesco, violento e satirico della licenza. È un tie-in che sembra arrivare davvero dal 1997, un prodotto rumoroso, sporco, esagerato e irresistibilmente sincero, capace di far sorridere i fan e divertire gli appassionati di FPS rétro. Resta il rammarico per ciò che avrebbe potuto essere con una campagna più lunga, missioni più strutturate, un’intelligenza artificiale migliore e un uso più spettacolare della Fanteria Mobile. Ma anche così, Ultimate Bug War! è un arruolamento che vale la pena considerare. Non necessariamente a prezzo pieno, non senza riserve, ma con la consapevolezza di trovarsi davanti a un gioco imperfetto, appassionato e dannatamente divertente.

 

7,5/10
Voto complessivo
Grafica
7,5/10
Gameplay
8,0/10
Ottimizzazione
7,0/10

Media: 7,5/10 calcolata su 3 valutazioni

 

Informazioni sull'Autore

War

Biografia

- Staff di KotaWorld.it
Lorenzo “WaR” Agonigi nasce nell’ormai troppo lontano 1995 e già tre anni dopo, nel 1998, inizia la sua carriera videoludica, con un Nintendo 64 fiammante. Devo essere onesto, non sono stato un pro gamer fin da subito, tant’è che le mie prime esperienze più che da giocatore sono state da spettatore: mentre i miei genitori, a turno, giocavano, io mi divertivo a guardarli (ehi, ho inventato Twitch con dieci anni di anticipo!!). 
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