Anthem#9, pubblicato da Shueisha Games e primo progetto dello sviluppatore koeda, è un rogue-lite che prova a rielaborare la classica meccanica del match-3 trasformandola in un sistema di combattimento sorprendentemente strategico. Il tutto è immerso in un’estetica anime spiccatamente giapponese, fatta di effetti visivi esplosivi e personaggi stilizzati che catturano immediatamente l’attenzione. La premessa narrativa è estremamente semplice: vestiamo i panni di agenti speciali incaricati di eliminare misteriose minacce per rendere il mondo un luogo più sicuro. Un incipit funzionale, ma che purtroppo rimane poco più di uno sfondo.
Combo, pianificazione e controllo del campo
Il vero selling point di Anthem#9 è senza dubbio il sistema di combattimento. Le battaglie ruotano attorno all’unione di gemme colorate, ciascuna associata a specifiche tipologie di attacco. A prima vista può sembrare una formula familiare, ma il gioco introduce rapidamente livelli di complessità inattesi. La possibilità di modificare e potenziare le abilità costringe il giocatore a pianificare attentamente ogni turno, costruendo sequenze sempre più elaborate per massimizzare il danno. Più lunghe e intelligenti sono le combo, maggiore sarà l’impatto offensivo, ma non si tratta solo di infliggere danni.

Uno degli elementi più riusciti è infatti il controllo strategico del ritmo dello scontro: è possibile annullare le mosse avversarie o addirittura manipolare l’ordine delle azioni nemiche. In più occasioni, intere run vengono salvate proprio grazie alla capacità di cancellare l’attacco decisivo di un boss attraverso una gestione intelligente delle prime combo. Quando tutte le meccaniche iniziano a incastrarsi, Anthem#9 raggiunge picchi di soddisfazione ludica davvero notevoli.
A supporto del gameplay troviamo un sistema di potenziamenti sotto forma di carte, che forniscono bonus percentuali alle statistiche: aumenti d’attacco, boost offensivi o miglioramenti alla salute. Nulla di rivoluzionario sulla carta, ma sufficientemente solido da incentivare la sperimentazione tra una run e l’altra. Il gioco introduce inoltre tre agenti selezionabili, ciascuno dotato di abilità, mazzi e obiettivi differenti. Questa scelta aggiunge varietà e incoraggia approcci strategici diversi, aumentando il potenziale rigiocabile dell’esperienza, almeno dal punto di vista meccanico.

Il grande assente: la narrativa
Ed è proprio qui che emerge il limite principale del titolo. Nonostante un worldbuilding visivamente intrigante, Anthem#9 soffre di una marcata assenza narrativa. Dopo un breve contesto iniziale sull’agenzia Anthem#9 e sugli scontri combattuti in un misterioso piano spirituale, il gioco smette quasi completamente di raccontare. Gli agenti restano figure anonime, mentre nemici e boss non ricevono alcuna caratterizzazione significativa. Il risultato è paradossale: un universo stilisticamente ricco che finisce per apparire vuoto e artificiale. Senza un filo narrativo, leaderboard o un sistema di scoring più strutturato, viene meno quella spinta motivazionale necessaria a sostenere la longevità tipica del genere rogue-lite.

Dal punto di vista estetico, invece, Anthem#9 convince pienamente. Il comparto visivo è puro eye candy, chiaramente ispirato allo stile della saga Persona: colori saturi, animazioni esagerate e un’esplosione costante di effetti durante le combo più lunghe rendono ogni combattimento estremamente appagante da osservare. Anche il comparto sonoro svolge bene il proprio lavoro. Pur senza risultare particolarmente memorabile, soundtrack e sound design accompagnano efficacemente l’azione, mantenendo alto il ritmo delle battaglie.
Sul piano tecnico il titolo si dimostra sorprendentemente pulito. I requisiti hardware sono minimi e, durante le sessioni di gioco, non sono emersi bug rilevanti né crash. Una base tecnica essenziale, ma stabile e affidabile.
Conclusioni
Anthem#9 rappresenta un debutto decisamente incoraggiante per koeda. Il sistema di combattimento è solido, stratificato e capace di offrire momenti di autentica soddisfazione strategica, supportato da una direzione artistica di grande impatto. Rimane però la sensazione di trovarsi davanti a un potenziale solo parzialmente espresso: con una maggiore attenzione alla componente narrativa e a sistemi di progressione più motivanti, il gioco avrebbe potuto trasformarsi in una piccola perla del panorama rogue-lite.























