Chi ha amato il primo Echo Generation (qui la nostra recensione) ricorderà il suo tono leggero, quasi fiabesco, capace di mescolare fantascienza anni ’80 e avventura adolescenziale con una sensibilità volutamente nostalgica. Echo Generation 2, almeno per quanto mostrato nella demo, compie invece un deciso cambio di rotta: l’atmosfera si fa più cupa, la posta in gioco più alta, e il racconto assume contorni decisamente più inquietanti.
Siamo nel 1987 e vestiamo i panni di Sister M, una giovane dotata di poteri psichici rinchiusa in una struttura segreta controllata dalla misteriosa organizzazione FST. Il tema della perdita di libertà e del controllo sulle capacità sovrumane diventa subito il motore narrativo principale, segnando un netto distacco dal senso di innocente meraviglia che caratterizzava il capitolo precedente. Questa scelta non appare forzata: al contrario, la demo suggerisce un universo narrativo che cresce insieme alla sua ambizione, mantenendo il DNA stilistico della serie ma orientandolo verso una direzione più matura.

Dal punto di vista del gameplay, la trasformazione più evidente riguarda il sistema di combattimento. Abbandonati i minigiochi basati sul tempismo presenti nel primo episodio, Echo Generation 2 introduce una struttura turn-based con meccaniche deck-building. Ogni abilità è rappresentata da carte che includono attacchi, effetti di stato, difese e tecniche di supporto, offrendo un buon grado di personalizzazione già nelle prime fasi della demo. Anche con una selezione limitata di carte, è facile intravedere il potenziale di build complesse e sinergie avanzate, lasciando intuire una profondità strategica che potrebbe diventare uno dei punti di forza del titolo completo.
L’esplorazione mantiene un ruolo centrale: nuove carte, oggetti e piccoli incarichi secondari sono disseminati nell’ambiente, incentivando il giocatore a osservare con attenzione ogni area e a interagire con i personaggi incontrati lungo il percorso. Questa struttura contribuisce a rendere la progressione più dinamica, evitando che il combattimento diventi l’unico fulcro dell’esperienza.

Sul piano artistico, Cococucumber conferma la propria identità stilistica con una direzione visiva immediatamente riconoscibile. La voxel art, ulteriormente rifinita rispetto al primo capitolo, si accompagna a animazioni fluide e a un uso del colore che alterna scenari e momenti di forte contrasto narrativo, creando un interessante equilibrio tra innocenza estetica e violenza delle situazioni affrontate. Il risultato è un colpo d’occhio notevole, capace di rafforzare l’identità del gioco fin dai primi minuti.
La demo ha una durata contenuta, ma riesce comunque a trasmettere una sensazione chiara: Echo Generation 2 non è semplicemente un seguito, bensì un’evoluzione che rielabora le basi del predecessore introducendo un tono più oscuro, un sistema di combattimento più strategico e una maggiore libertà nella costruzione dello stile di gioco. Se la versione finale riuscirà a espandere e rifinire le idee già intraviste, il progetto di Cococucumber potrebbe rappresentare uno degli RPG indie più interessanti in arrivo nei prossimi mesi.























