Ammetto che mi sono avvicinato ad Absolum con aspettative piuttosto chiare: un beat ’em up moderno, ben rifinito, magari divertente per qualche ora. Dopo diverse run, però, mi sono reso conto che il gioco ha molto più da dire di quanto sembri all’inizio, soprattutto pad alla mano. Absolum è uno di quei titoli che non cercano di stupirti subito, ma che crescono run dopo run, spingendoti a capire davvero come funziona il suo sistema di combattimento e, soprattutto, la sua struttura roguelite. Ambientato nel mondo fantasy di Talamh, dove la magia è stata bandita dal tiranno Sun King Azra, Absolum ti mette nei panni di un gruppo di eroi ribelli che cercano di riprendersi la libertà a colpi di pugni, magie e strategie sempre diverse. La storia si intreccia con la struttura roguelite facendo da cornice a un gameplay che vuole essere giocato, non solo guardato.
Gameplay
Il sistema di combattimento è immediato, ma tutt’altro che superficiale. Attacchi leggeri e pesanti, combo, abilità speciali, magie, schivate e parate: sulla carta sembra tutto piuttosto classico, ma in pratica Absolum non tollera il button mashing. Me ne sono accorto abbastanza in fretta. All’inizio tendevo a giocare in modo aggressivo, convinto che bastasse tenere alta la pressione sui nemici, ma dopo un pò ti accorgi che la vita non si ricarica e infatti Il gioco mi ha punito più volte per questo approccio, costringendomi a rallentare, osservare e sfruttare davvero tutto il moveset a disposizione.
Ogni personaggio poi ha un’identità molto precisa e cambia radicalmente il modo di affrontare gli scontri. Alcuni puntano sulla forza bruta, altri sulla velocità o sul controllo del campo, e questa varietà si sente davvero durante le run. Quando inizi a concatenare combo, schivate e magie nel modo giusto, il combattimento restituisce una sensazione di controllo estremamente soddisfacente.

Le run: il cuore di Absolum
La struttura delle run è ciò che definisce davvero Absolum. Ogni partita parte dall’hub centrale e si sviluppa attraverso una serie di aree collegate tra loro, con scelte costanti su quale percorso seguire, quanto rischiare e che tipo di ricompense inseguire, magari non ce ne accorgiamo ma qualcosa nei percorsi predefiniti cambia a ogni run anche a livello impercettibile: un nemico, una ricompensa, un cespuglio ecc. È qui che il gioco smette di essere solo un beat ’em up e diventa qualcosa di più strategico. Decidere di affrontare un’area più difficile può premiarti con potenziamenti migliori, ma può anche mandare all’aria una run che sembrava ben avviata. Più vai avanti, più capisci che non esistono decisioni innocue, ma ogni run che riprovi a fare deve essere più organizzata della precedente.
Rituali e adattamento continuo
I Rituali sono i potenziamenti temporanei che accompagnano ogni run e rappresentano uno degli aspetti più riusciti del gioco. Alcuni migliorano i danni, altri modificano le magie o il modo in cui funzionano le combo, ci sono anche potenziamenti passivi che il gioco ci chiede di scegliere come ad esempio scie di fiamme durante la corsa oppure percentuali di danni o resistenza migliorati.. Mi è capitato spesso di dover cambiare approccio a metà run perché una combinazione di Rituali mi spingeva verso uno stile completamente diverso da quello iniziale. È un sistema che ti costringe ad adattarti e, quando una run finisce perdendo tutti i potenziamenti la frustrazione lascia quasi subito spazio alla voglia di riprovarci.

Il multiplayer: il caos diventa spettacolo
Se giocato in singolo Absolum funziona benissimo, ma è in multiplayer che il gioco tira fuori il suo lato più spettacolare. La modalità cooperativa, sia locale che online, non è un’aggiunta di contorno: è una parte fondamentale dell’esperienza. Giocare in due rende le run più caotiche, più veloci e decisamente più divertenti. Le combo si intrecciano, le magie riempiono lo schermo e il combattimento diventa quasi una danza coordinata (quando funziona) o un delirio totale (quando qualcosa va storto). C’è una bella sensazione di collaborazione, soprattutto quando si iniziano a capire i ruoli: chi controlla i nemici, chi fa danni, chi rischia di più.
Il multiplayer rende tutto meno prevedibile. A volte facilita gli scontri, altre li complica, ma è proprio questo il bello: ogni run in co-op sembra una storia a sé, spesso più memorabile di quelle giocate in solitaria

Progressione e senso di crescita
Fallire una run non significa ricominciare da zero. Tornato all’hub, puoi sbloccare miglioramenti permanenti che rendono le partite successive più gestibili, addestrarti su schivate che magari durante la run non riescono e potenziare abilità con delle pietre che troviamo durante il gioco, inoltre ogni tun può essere provata con personaggi diversi che si scelgono da un falò all'hub di gioco. Ma la crescita più evidente è quella del giocatore, dopo diverse ore ho iniziato a riconoscere i pattern dei nemici, a capire quando rischiare e quando invece conviene giocare in modo più conservativo. Il gioco resta impegnativo, ma raramente ingiusto: quando perdi, sai quasi sempre perché è successo.
La grafica: semplice da capire, difficile da dimenticare
Una delle cose che mi ha convinto quasi subito di Absolum è stata la direzione artistica. Non punta al realismo né a stupire con effetti tecnici esasperati, ma sceglie uno stile 2D disegnato a mano che funziona alla grande e, soprattutto, resta impresso. I personaggi sono ben caratterizzati, riconoscibili al primo sguardo e animati in modo fluido, con colpi che trasmettono peso e impatto. Durante i combattimenti lo schermo può diventare piuttosto caotico, soprattutto in multiplayer, ma raramente ho avuto la sensazione di perdere il controllo di quello che stava succedendo. È un caos “leggibile”, che accompagna l’azione invece di ostacolarla.
Gli scenari fantasy sono ricchi di dettagli e varietà, pur senza strafare. Non sono solo fondali statici, ma ambientazioni che contribuiscono all’atmosfera generale del gioco. Anche dopo diverse run, alcune aree riescono ancora a colpire per palette cromatica e composizione, segno di una direzione artistica curata più che di una semplice ripetizione di asset. Dal punto di vista tecnico il gioco gira in modo fluido e pulito, lasciando che sia il gameplay a restare sempre al centro dell’esperienza. È una grafica che non cerca di rubare la scena, ma che rafforza l’identità del gioco.

Uno sguardo al futuro: l’update 1.1
Come se non bastasse, Absolum si espande oggi, in data 12 febbraio 2026, con l’aggiornamento 1.1 in onore e come ringraziamento per le 500.000 copie vendute. Non si tratta solo di un classico update correttivo, ma di un vero ampliamento dell’esperienza. Arrivano infatti le Mystic Ordeals, nuove sfide pensate per chi ha già completato il gioco e vuole spingersi oltre, con la possibilità addirittura di creare e condividere le proprie prove personalizzate.
Il mondo di Talamh diventa ancora più dinamico grazie alle regioni corrotte, zone opzionali più difficili ma anche più ricche di ricompense, che renderanno le run ancora più strategiche. A questo si aggiungono cavalcature Elite potenziate, nuove skin e nuove emote, elementi che rafforzano soprattutto la componente multiplayer e la personalizzazione. L’update 1.1 è stato, di fatto, il passo definitivo per trasformare Absolum da ottimo roguelite action a titolo capace di sostenersi nel tempo con contenuti realmente significativi.
Verdetto finale
Dopo diverse ore passate su Absolum, tra run riuscite, sconfitte brucianti e partite in co-op decisamente caotiche, il mio giudizio è molto positivo. Il gioco riesce a distinguersi grazie a un combat system solido, una struttura delle run ben pensata e un multiplayer cooperativo che aggiunge valore reale all’esperienza, non solo spettacolo. Non è un titolo perfetto: sul lungo periodo un po’ di ripetitività emerge e alcune run possono sembrare meno ispirate di altre. Ma il feeling pad alla mano, la voglia costante di migliorarsi e il classico “ancora una run” vincono su tutto.























