This Ain’t Even Poker, Ya Joker è un idle-game che è piombato nella mia quotidianità come una ventata di stranezza rispetto ai prodotti che solitamente attirano la mia attenzione. Sviluppato da Mash e pubblicato da Oro Interactive, ci getta in un brioso mondo dominato da un giullare dispettoso: siamo introdotti subito ad un contesto che sembra proporci una partita a poker ma, da buon amante degli scherzi, il nostro detrattore dal cappello bizzarro corna ci fa capire subito che non si tratta di quel che sembra.

Capiamo cosa sta accadendo, prima che tutto impazzisca
La faccenda è piuttosto semplice: avremo un mazzo di carte classico da 54 pezzi da cui pescheremo in maniera casuale delle “mani” (inizialmente composte da una singola carta), come in una partita a poker con relativi valori per carte singole, coppie, tris, scale eccetera; la differenza è che qui non si tratta di battere un avversario nel gioco d’azzardo, ma bensì collezionare vincite in valuta di gioco commisurate alle combinazioni di ogni mano che scopriremo sul nostro tavolo. Non abbiamo altra scelta se non continuare a giocare, poiché il giullare si beffe di noi e ci sfida a raggiungere una cifra traguardo che sembra davvero distante da conquistare; dovremo, click dopo click, continuare a scoprire le nostre mani e sperare in qualche buona combinazione.
Il plot twist arriva non appena veniamo introdotti agli upgrade disponibili in una sorta di albero delle abilità: spendendo le monete guadagnate avremo mani che iniziano a svelarsi da sole con automazioni a tempo, si sbloccano bonus con moltiplicatori di guadagno e molto altro; i numeri e le figure da scoprire in ogni mano aumentano (così come le combinazioni vincenti) e, nel caos più totale, anche le carte del mazzo stesso verranno a cambiare e crescere di volume. Grazie a una loro versione “potenziata” otterremo soluzioni variabili in base alla necessità di comporre sempre la mano dal valore più alto possibile. Bonus a profusione ed un senso di crescita comincia a infervorire tutto l’ecosistema di gioco. Se prima avevamo una parvenza di richiamo al poker, ora iniziamo a sconfinare in un mondo di che a tratti pare semplicemente caotico e senza controllo.
Possiamo fare numerose scelte strategiche per massimizzare i profitti della casualità generale, ma spesso è più che sufficiente continuare a "gettare benzina sul fuoco" per vedere divampare la meccanica del nostro tabellone di gioco con risultati sempre più favorevoli: un continuo investimento del proprio guadagno per aumentare la produttività a dismisura. Va notato come le interazioni di testo e dialogo che compariranno saranno marginali e non particolarmente impattanti per una sorta di storyline molto rilassata.

L’evoluzione del gameplay per allungare l’esperienza del gioco
Qui si punta a soddisfare un semplice piacere: come per una lunga fila di tessere del domino, vogliamo farne cadere una soltanto una per poter poi osservare una ricca e soddisfacente reazione a catena, fomentata da ogni nostro click.
Quel che prima sembrava un borioso punta e clicca per scoprire una carta qua e là, diventa presto un marasma di confusione e follia che riempie lo schermo di monete scintillanti che volano in cassa e carte da gioco bizzarre e ben identificabili secondo le skill e le peculiarità che portano nel mazzo di gioco.
La sensazione è quella di poter sempre fare di più e, ben presto, il nostro animo si fa trasportare da finestre e dialoghi in pixel-art che ci guideranno nell’evoluzione sempre costante delle nostre attività (sempre più rapide e auto-regolate). Ben presto raggiungerete il premio richiesto per la vostra liberazione dal mondo in cui siete incappati ma, con buona perizia degli scrittori, interviene un nuovo personaggio dalle fattezze fatate che si propone di azzerare i vostri progressi in cambio di ricominciare l’intera esperienza con nuovi potenziamenti. Ci viene promesso un buff sostanzioso, per tonare a macinare infinite quantità di denaro e continuare a cercare di massimizzare ogni risultato. Ecco che con un piccolo nuovo inizio si spezza subito una prima parvenza di monotonia.

Colpo d’occhio ed estetica
La grafica è piuttosto basilare ed i poligoni che la compongono non hanno volontà e necessità di far gridare al miracolo; poco importa, perché tutto è leggibile e funzionale come dovrebbe essere. Altri elementi fanno da contorno ad una superficie di gioco che ricorda un vecchio tavolo in assi di legno; lampade, strumenti musicali e marchingegni vari danno carattere all’intero ecosistema dai toni quasi fantasy, impreziosito inoltre da qualche lampada ad olio con cui interagire per cambiare l’illuminazione generale. Non posso definire il tutto come stupefacente, ma non ho notato difetti degli di nota; l’unica eccezione ricade nel menù delle migliorie, che ho trovato forse un pochino poco ispirato ed anonimo anche nelle singole icone dei power-up sbloccabili.

Dunque, questo giullare ci ha fatto sorridere?
La risposta è, sorprendentemente… Si! This Ain’t Even Poker, Ya Joker è riuscito a tenere vicino allo schermo anche il sottoscritto, nonostante gli idle-game siano tutto fuorché la mi passione per antonomasia. Tutto funziona e si fa svelare in una progressione soddisfacente e appagante; non nascondo di averci dedicato più ore di quanto avessi previsto. Un buon prodotto, che definirei una garanzia per chi cerca stimoli semplici ma ben sviluppati per una corsa all’oro a perditempo. Forse non sarà un titolo di primo livello, ma un buon lavoro è un buon lavoro e su questo non sento il dovere di discutere oltremodo. Un pratico esempio di come anche nella semplicità di un titolo dal ruolo marginale sul mercato, si possa sempre riuscire a creare un piccolo ambiente funzionale per un passatempo efficace.

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