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Cheating, stream sniping e #FIXWARZONEita: Electronic Arts VS. Activision

Cheating, stream sniping e #FIXWARZONEita: Electronic Arts VS. Activision

Apro l'articolo facendo un sincero coming-out: anche io sono stato un cheater.

Si, lo voglio ammettere, perchè nonostante massacrare intere orde di poliziotti su GTA San Andreas grazie alle armi e ai bonus ottenuti con i cheat codes all'epoca mi facesse divertire parecchio, oggi, ripensandoci con quasi due decadi in più sulle spalle, mi sento un po' in colpa nei confronti della povera IA che cercava invano di contrastare la mia sleale furia omicida. Eppure, c'è chi questa vergogna, questo senso di colpa, non lo prova assolutamente, ma anzi gode ancora del fanciullesco bisogno di prevalere sugli altri, a qualunque costo, anche usando metodi scorretti.

Il cheating online, come qualunque giocatore ormai purtroppo sa, è una piaga che infesta qualsiasi lobby multi-giocatore conosciuta e, ovviamente, più il gioco è famoso, più è preso di mira. L'esplosione di popolarità dei Battle-Royale, nonchè il fatto che gran parte di essi possano essere giocati senza spendere un euro (essendo free-to-play), hanno sicuramente alimentato questo viscido fenomeno, poichè se è già piacevole prevalere nell'1v1, volete mettere nell'1v50-100-1000? Nessun titolo, e leggasi bene NESSUN titolo è indenne, e publisher e case di sviluppo fanno quello che possono per contrastare il problema, implementando software di anti-cheat e sistemi di report più o meno efficaci, ma mai risolutivi al 100%. 

E' sempre di ieri la notizia che Tufi, il noto hacker di Apex Legends, Battle Royale sviluppato da Respawn Entertainment e pubblicato da EA, sia stato arrestato e sia attualmente chiamato in giudizio da parte della stessa Electronic Arts a seguito delle numerose infrazioni che tale giocatore avrebbe commesso. Per chi non seguisse la scena di Apex Legends, Tufi era ormai tristemente noto non solo per l'utilizzo di aimbot, ma anche per DDossare i server e rendere la vita un vero e proprio inferno per pro players e streamer. La punizione per Tufi arriva dopo un video pubblicato su Youtube e un Q&A tenuto su Reddit, in cui  il team di sviluppo ha sottolineato la continua lotta ai cheaters e la politica di tolleranza zero verso gli stessi. Una vittoria per i giocatori onesti, e soprattutto per chi fa del gaming pulito il suo lavoro.

Al contrario, Activision sembra essere totalmente sorda al problema: Call of Duty: Warzone, probabilmente uno tra i battle royale "di punta", uscito nel marzo 2020 su PS4, Xbox One e PC, si trova ormai da lungo tempo abbandonato a se stesso, tra cheater, stream sniper e altro schifo. E nonostante il gioco sia ancora florido e ricco di giocatori, vista la sua popolarità anche su Twitch, è partita proprio dagli streamer, in particolare POW3R a.k.a. Giorgio Calandrelli, una richiesta d'aiuto che suona tanto come un grido di rabbia:

Lo streamer italiano da tempo lamenta l'assurda concentrazione di cheater che hanno preso residenza a Verdansk, tale da rendere impossibile il lavoro di suddetti streamer. E per aggiungere sale sulla ferita, lo stesso POW3R è stato recentemente accusato in live di barare, venendo ricattato da due gentiluomini (anch'essi cheater) che richiedevano (con che coraggio) prove sull'innocenza di Giorgio.

Il sostegno della community italiana, e non solo, è stato davvero incredibile, con migliaia e migliaia di tweet e retweet che hanno portato l'hashtag #FIXWARZONEita in tendenza su Twitter per molte ore. Questo fa capire quanto questo gioco sia comunque amato dai videogiocatori, che vorrebbero semplicemente essere liberi di giocare e divertirsi liberi dal giogo degli scorretti, e anche noi, come Kotaworld.it ci accodiamo alla richiesta di POW3R di far circolare più possibile l'hashtag #FIXWARZONEita, in modo che Activision e Raven non possano più ignorare le problematiche che affliggono il loro gioco.

KotaWorld - Autore
Qualche informazione a riguardo

Appassionato di videogames, cinema e musica, nel tempo libero frequenta l'Università con il folle obiettivo di laurearsi. La sua carriera videoludica inizia nel lontano '98 grazie a un Nintendo 64 seguito poco dopo da un GameBoy Color. L'incontro con picchiaduro del calibro di Tekken 3 e Mortal Kombat 3 lo porta ben presto ad abbandonare la troppo politically correct Nintendo per lanciarsi nelle braccia di Sony. Dopo anni di fedeltà e amore (platonico) per Kazuo Hirai, passa alla PC Master Race e fonda, insieme ad altri amici, dapprima il team KotA e poi KotaWorld, per il resto...beh staremo a vedere. 

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