Bella, anzi, sta botta addirittura bellissima per voi, gentaglia! Cosa dite? Mi sentite su di giri? Beh si, in parte perché vi inizio a scrivere dall’aeroporto di Istanbul (dove i kebab costano 35€, mortacci de Salt Bae e dell’inflazione) in direzione Tokyo e in parte perché seduto su un divanetto scomodo ma provvisto di presa elettrica, ho attaccato il mio fido portatile (su cui poi, lo prometto soprattutto a War, farò una recensione *seguono rumori di scudisciate autoinflitte*) e mi accingo a parlarvi di “Dispatch”.
L’avventura grafica che sorprende
Se ai Game Awards ci fosse una categoria per “miglior anime”, Dispatch vincerebbe a mani basse. Lo so, sembra una stupidaggine, ma in effetti ultimamente mi è capitato di giocare ad alcune avventure grafiche e nessuna (neanche quelle filmate) si avvicinano nemmeno lontanamente alla qualità di Dispatch. Il titolo di AdHoc Studio (veterani della già nota “Telltale”) in collaborazione con Critical Role è… un cartone animato che si fa videogioco e accalappia grandiosamente la fan-base dei giochi del genere (avventura grafica a scelta multipla con finali dipendenti da tali scelte) e quella del fumetto occidentale.
Della grafica durante la storia ho ben poco di cui parlare, lascio che siano i vostri occhi a decidere (mi rendo anche conto che lo stile possa o meno piacere), ma reputo che i disegni siano fantastici, lo stile sobrio, i colori ben calibrati e a tutto questo si aggiunge un’animazione fluida e “umana” che completa il quadro dell’eccellenza. Le cose si fanno di gran lunga più statiche e un po’ meno interessanti durante le parti di gioco attivo (non durante le scelte - un attimo, ci arriviamo, ci arriviamo!), tuttavia non abbastanza da farci inclinare verso il basso il pezzettino di labbro all’angolo del sorriso che portiamo durante tutto il resto del tempo.

Prima di parlare del sistema di gioco, però, voglio dire altre due parole a proposito del “cartone”, perché Dispatch non solo è incredibilmente ben fatto, ma doppiato altrettanto bene da un cast veramente importante (magari non li conoscete tutti – anche perché nemmeno io – ma Aaron Paul? “Breaking bad”? Dice niente?). Ma poi le musiche che prendono il sopravvento quanto basta a definire una scena senza mai far diventare il gioco un musical (vizio e debolezza dei film americani per come la vede il sottoscritto)… E lo script! Non mi capita spesso di ridere davanti allo schermo, ma Dispatch mi ha strappato diverse risate. Per essere un’avventura grafica dunque, ha la comicità che scorre nell’inchiostro. Il titolo è scritto e diretto come uno show per adulti, con una quantità notevole di “fuck”, momenti che funzionano sia come gag che come piccoli colpi al petto nonché spigoli malinconici. Se amate i giochi che somigliano a una stagione ben scritta di una serie TV, con Dispatch farete “bingo”.
Gioco poco, ma gioco (Qual è il più famoso calciatore panchinaro giapponese?)
Arrivati a questo punto la mia sedia è diventato una specie di sgabello, la mia location Tokyo e sono reduce da una camminata ad Akihabara a fare slalom tra le tipe vestite da “maid” il cui compito è accalappiare la gente e farla entrare nel loro “maid café”… E quale posto migliore di questo per parlarvi del gameplay di Dispatch! Questo si compone fondamentalmente di 3 tipi di minigiochi: il primo è “scegli il percorso”. In base alle scelte che farete nei pochi secondi a vostra disposizione, avrete differenti scenari che vi si pareranno davanti e potrete sbloccare un certo tipo di finale (anche se sono proprio curioso di rigiocarlo daccapo per vedere quanto in effetti le cose cambino).

Il secondo minigioco, che per qualche motivo accadrà solo durante le scene di combattimento del primo e ottavo episodio, è un test di riflessi: clicca, trascina e premi tasti in base all’azione, ma… Non mi sembra che il fallimento o la riuscita abbia un significato concreto.

Il terzo e più significativo minigioco è… Beh, un clone di “This is the Police” semplificato ed a sua volta con un sottogioco che è una specie di…boh, pac-man? Si rotola un dado a 20 facce su una plancia con i tasti WASD e lo si fa arrivare in alcuni punti di interazione che necessitano di una combinazione di “su-giù-destra-sinistra” per attivarsi e farci vincere. Il tutto in un tempo limitato. Ovviamente man mano che si presentano le occasioni di giocarci, la plancia diverrà sempre più incasinata, con percorsi da aprire sempre più tortuosi, combinazioni di tasti lunghe e pallette nemiche che inseguono il vostro dado per mangiarselo.
Ma torniamo al suddetto terzo minigoco, soprattutto per chi non avesse avuto il piacere di aver giocato a “This is the Police”. Effettivamente si tratta di alcune sessioni in cui avrete a disposizione una mappa su cui appaiono delle “bolle” che rappresentano le chiamate a Superhero Dispatch Network (SDN), ovvero una specie di 113… ma privato, dunque chi chiama sono i cittadini iscritti al servizio. Ad ogni modo, per ogni chiamata avrete la possibilità di mandare a risolverla (termine inglese “dispatch” per l'appunto) uno o una combinazione tra gli… eroi a disposizione nel vostro roster, il cosiddetto “Z-Team” – richiamo in antitesi al più famoso ma opposto “A-Team” – che però mano a mano eroi ci diventeranno sul serio.

Infatti, le chiamate terminate con successo (che dipende da un pizzico di fortuna e dalle caratteristiche e poteri degli eroi scelti) garantiranno accumuli di esperienza con la quale tali personaggi saliranno di livello, aumenteranno le proprie caratteristiche e sbloccheranno nuovi poteri.

Il tempo di gameplay attivo è però abbastanza limitato e si suddivide in un 20-30% del terzo minigioco e quasi tutto il restante è – come dicevo all’inizio – un’avventura grafica a scelte multiple.
Episodicità, può piacere o meno
Per carità, siamo tutti abituati alle serie TV ormai, ed il formato a puntate aiuta: dà ritmo, ti lascia parlare ogni settimana (anche se, vabbè, se lo acquistate ora tutte le puntate sono a disposizione e potete farvici una bella maratona), crea attesa. Chi ha seguito le uscite settimanali, però, è rimasto sempre in attesa spasmodica per gli episodi successivi, talvolta lamentandosene su Steam. Il crescendo narrativo tuttavia sembra aver funzionato specie commercialmente (vendite velocissime e già chiacchiere su una possibile stagione 2).
Dispatch dunque funziona anche come esperimento seriale di racconto e commedia d’autore, ma non rappresenta di certo una rivoluzione ludica. Se vi entusiasmano le scelte morali condita da umorismo e un cast da cinema/TV, compratelo (29€ circa su Steam) senza rimorsi: li vale tutti. Se invece cercate gameplay profondo, questo titolo non è per voi, perché qui la penna vince sul joypad.


_risultato_mediumnsp-157.jpg)





















