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Ninja Gaiden 4: La nostra recensione
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Ninja Gaiden 4: La nostra recensione

 

Ninja Gaiden 4 – Il ritorno della leggenda con sangue nuovo

 

Dopo più di un decennio di silenzio, Ninja Gaiden 4 torna a farsi sentire con la violenza elegante che solo la sua lama sapeva tagliare. Non si tratta di un semplice revival, ma di un vero e proprio atto di fede verso un genere che la saga stessa ha contribuito a plasmare. Il gioco nasce da una collaborazione ambiziosa tra due team di altissimo livello: Team Ninja e PlatinumGames, con Koei Tecmo come produttore e Xbox Game Studios come distributore. Se da una parte c’è la tradizione e la memoria di ciò che è stato, dall’altra la voglia di spingersi oltre, riscrivendo le regole dell’action moderno con coraggio e rispetto per il passato.


Fin dai primi minuti si percepisce una cura maniacale per ogni dettaglio: animazioni fluide, impatto visivo potente e una regia che mescola il gusto orientale per l’essenzialità con lo stile esuberante di Platinum. Ho avuto la sensazione che questo capitolo volesse davvero dire qualcosa, non limitarsi a riproporre vecchie glorie. È un titolo che osa, che mette alla prova e che, proprio per questo, si fa ricordare.

 

 

Una Tokyo spezzata e un eroe inedito

 

La storia ci porta in una Tokyo distopica dal gusto cyberpunk, dilaniata da un evento cataclismico e divorata da una pioggia acida che deforma edifici e creature. Il Drago Nero è stato sigillato, ma la sua maledizione grava ancora sul mondo come un’ombra velenosa. L’atmosfera è decisamente più oscura rispetto ai precedenti capitoli, spingendo il franchise verso un tono quasi apocalittico.

Il nuovo protagonista, Yakumo, membro del clan Raven, incarna perfettamente questa nuova direzione. Agile, letale e tormentato, offre un punto di vista fresco ma coerente con lo spirito della saga. E quando, nella seconda metà del gioco, Ryu Hayabusa fa il suo ritorno anche se per pochi capitoli, il peso della nostalgia colpisce con forza. La sua presenza non è solo fan service: è il filo rosso che lega vecchia e nuova scuola, passato e futuro.

 

 

Quello che mi ha colpito di più è l’atmosfera di desolazione costante: le strade vuote, le insegne al neon che si spengono sotto la pioggia tossica, i resti di un mondo ormai sull’orlo del collasso. Si respira un senso di tragedia e decadenza che raramente si vede in un action. Yakumo è un protagonista più umano, più fragile, e questo rende la sua crescita ancora più credibile. Il suo incontro con Ryu è uno dei momenti più intensi del gioco: breve, ma denso di significato. È come assistere a un passaggio di testimone tra due generazioni di guerrieri.

 

 

Gameplay: la sfida è tornata, ma con equilibrio

 

Il cuore del titolo resta il gameplay. Gli sviluppatori lo hanno chiarito sin dall’inizio: la difficoltà deve essere severa, ma mai ingiusta. Qui non si muore per colpa di un design sbilanciato, ma perché si è sbagliato approccio o si è mancato un tempismo. Ogni morte insegna qualcosa, ogni scontro è una lezione di precisione e lettura dei movimenti nemici. È la filosofia originale della serie, riportata alla luce con una sensibilità moderna.

 


Allo stesso tempo, le diverse modalità di difficoltà rendono il gioco più accessibile ai neofiti, senza togliere nulla alla sfida che i veterani cercano. È un equilibrio raro, ma ben riuscito. Yakumo porta in battaglia uno stile di combattimento dinamico e spietato, pensato per affrontare gruppi numerosi di nemici e situazioni caotiche. La sua caratteristica distintiva è la Forma Corvo di Sangue, un potere che gli permette di mutare la forma delle armi attingendo alla propria energia vitale. In questa modalità i colpi diventano più lenti, ma anche devastanti, capaci di spezzare difese e ribaltare scontri apparentemente impossibili. È un meccanismo che incarna perfettamente il tema del sacrificio e del controllo, elementi ricorrenti nel DNA di Ninja Gaiden.


Durante le mie ore di gioco ho sentito quella tensione costante tipica dei vecchi capitoli: il timore di sbagliare, ma anche la soddisfazione quando ogni combo va a segno. L’aggiunta della Forma Corvo apre possibilità tattiche incredibili: capire quando attivarla e quando invece risparmiare energia è una questione di istinto e sangue freddo. Non c’è spazio per l’improvvisazione cieca, ma solo per la padronanza e la concentrazione assoluta.

 

GAMEPLay

 

Sfida e perfezionamento continuo

 

Ninja Gaiden 4 non conosce sbilanciamenti gratuiti: la curva di difficoltà cresce in modo naturale, fino alle sezioni finali che metteranno a dura prova anche i fan più temprati. Qui emerge tutta la sapienza di Team Ninja e la mano esperta di Platinum Games, che insieme hanno creato un sistema di combattimento raffinato e gratificante come pochi.


La personalizzazione delle armi e lo sblocco delle abilità non sono meri orpelli: incentivano la rigiocabilità e il desiderio di migliorarsi. Ogni livello può essere riaffrontato con approcci diversi, e la progressione non è mai solo numerica, ma anche e soprattutto personale.

 


Mi è piaciuto molto anche il nuovo sistema di potenziamento: ogni checkpoint permette di scegliere se aumentare la potenza delle armi o migliorare le capacità difensive, costringendo a decisioni tattiche che influenzano realmente il gameplay. Dopo averlo completato, ho sentito la voglia di ricominciare per sperimentare build diverse, segno che la struttura di gioco è davvero solida. La modalità “Prove del Drago”, sbloccabile dopo la campagna, è poi un banco di prova feroce che mette a nudo le proprie abilità: lì non ci sono scuse, solo riflessi e disciplina.

 

Performance su PlayStation 5

 

Importante evidenziare: su PlayStation 5, dove io l’ho giocato, è disponibile una modalità 120 FPS dedicata, oltre alle opzioni più tradizionali a 60 FPS/alta qualità. La versione PS5 mantiene stabilmente 60 FPS nel percorso qualità, e con la modalità 120 FPS punta a una giocabilità ancora più reattiva per chi cerca il massimo delle prestazioni. A parer mio però i 120 FPS vanno a gravare sul comparto grafico. Quindi, per chi privilegia la qualità dell’immagine, la modalità 60 FPS potrebbe offrire un’esperienza visivamente migliore. Il gioco è disponibile su PlayStation 5, oltre che su Xbox Series X/S e PC.


Durante la mia prova ho alternato le due modalità più volte, e devo dire che i 60 FPS fissi, uniti al ray tracing e all’illuminazione dinamica, offrono un colpo d’occhio spettacolare. L’effetto della pioggia acida sui materiali, i riflessi sui kimono e le scie di sangue sulle superfici metalliche rendono l’esperienza davvero cinematografica. Anche il comparto sonoro merita: colonna sonora potente, ritmica, con strumenti tradizionali giapponesi che si fondono a synth moderni. È uno di quei giochi in cui basta un colpo di katana e il suono stesso diventa parte dell’azione.

 

 

Conclusione

 

Ninja Gaiden 4 è un ritorno che non vive di sola nostalgia. È un gioco che guarda avanti, che accetta la propria eredità ma non ha paura di cambiare direzione quando serve. Con un combat system profondo, una direzione artistica ispirata e un tono narrativo più maturo, il nuovo capitolo dimostra che anche le leggende possono rinascere con nuove cicatrici.
Personalmente, ho ritrovato quella sensazione che solo pochi action sanno dare: il brivido di imparare davvero, di migliorarsi di partita in partita. Non è un titolo per tutti, ma chi accetterà la sfida verrà ricompensato con una delle esperienze più intense e soddisfacenti degli ultimi anni. Ninja Gaiden 4 non è solo un ritorno, è un messaggio: il ninja non è morto, si è solo adattato a un nuovo mondo. E nel suo silenzio tagliente, continua a insegnare cosa significhi davvero combattere.

 

7.9Voto KotaWorld.it8GRAFICA8.5GAMEPLAY7.5LEVEL DESIGN7.5OTTIMIZZAZIONE

 

 

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