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Strange Antiquities – Sussurri nell’oscurità di Undermere (Recensione)
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Strange Antiquities – Sussurri nell’oscurità di Undermere (Recensione)

 

Confesso con un certo tremore che non ho avuto modo di posare le mani sul predecessore di questo titolo, Strange Horticulture. Una mancanza che oggi pesa come un presagio, perché dopo essermi abbandonato alle spire oscure e seducenti di Strange Antiquities, non posso che avvertire l’irresistibile necessità di tornare sui miei passi, e indagare l’origine di questo universo di segreti taciuti e memorie sepolte. Bad Viking e Iceberg Interactive hanno plasmato un’opera che non teme di mostrare le proprie crepe: sono fenditure antiche, come quelle di un vetro colorato, che tuttavia non ne scalfiscono la bellezza, ma anzi ne accrescono il fascino.

 

 

Tra ombre e reliquie proibite

 

In Strange Antiquities vestiamo i panni dell’apprendista taumaturgo di Eli White, custode di un luogo che non può essere descritto come un semplice negozio. Le sue mensole stipate di strani orpelli raccontano piuttosto di un crocevia sospeso tra due mondi: quello della luce e quello dell’ombra, della guarigione e della rovina, della speranza e della maledizione. Ogni giorno, le figure stanche e tormentate degli abitanti di Undermere bussano alla porta: volti segnati da malattie misteriose, occhi velati dal sospetto, mani che stringono più superstizioni che certezze. E spetta a noi, col cuore in bilico tra pietà e crudeltà, identificare e offrire l’artefatto che potrà lenire il dolore… o alimentarlo.

 

 

La quotidianità della bottega diventa presto un rito ipnotico: ore passate a scrutare scaffali ricolmi, mentre le candele si consumano lente, lasciando colare lacrime di cera che sembrano scandire il tempo come un orologio antico. Juniper, il nostro compagno felino, scruta i nostri gesti con un silenzio che inquieta, quasi fosse testimone di segreti che noi non osiamo ancora nominare, ma come ogni gatto che si rispetti, è sempre pronto a buttare giù dal bancone qualsiasi oggetto gli si metta vicino con una lesta zampata . E fuori, il mondo si agita in sordina: la pioggia picchietta ritmica sui vetri come un cuore malato, i corvi gracchiano presagi funesti, e i bisbigli dei cittadini di Undermere s’insinuano attraverso fessure invisibili, ricordandoci che la nostra bottega non è che un fragile baluardo contro un’oscurità che non dorme mai.

 

Enigmi come rituali

 

Ad aiutarci nel decifrare e identificare gli enigmi e di artefatti di cui entreremo in possesso ci saranno diversi libri, che rappresenteranno ben più di un semplici testi: saranno la chiave nascosta, il frammento di conoscenza arcana che attende di essere ricomposto dal nostro ragionamento. I simboli, le descrizioni, le mappe non sono meri indizi, ma soglie socchiuse, spiragli che lasciano intravedere l’abisso senza mai dischiuderlo del tutto. Non ci sono enigmi concepiti per spezzare la volontà o frustrare il giocatore: al contrario, ogni sfida è calibrata per stimolare la deduzione, regalando quella scintilla quasi estatica che si prova nel vedere l’ordine emergere lentamente dal caos.

 

 

Con il passare dei giorni (così viene suddiviso il ritmo del gameplay), la trama dei rompicapi si infittisce, intrecciandosi con la trama del gioco stesso, forse l'unico vero e proprio punto debole dell'opera. Alcuni enigmi richiedono più passaggi, più livelli di interpretazione, e la sensazione è quella di compiere un rito segreto, di sollevare uno strato dopo l’altro di verità che, forse, sarebbe stato più prudente non scoprire. Particolarmente affascinanti sono le carte che rappresentano i puzzle giornalieri : piccoli gioielli ludici che si travestono da racconti, condensando in poche mosse una dose di tensione narrativa sorprendente. Non si limitano a mettere alla prova l’ingegno, ma aprono ulteriormente la strada alla lore del titolo, un passo alla volta, giorno dopo giorno.

 

 

Incantesimo narrativo

 

La scrittura che sorregge Strange Antiquities non indulge in orpelli (quello è pur sempre il nostro mestiere) né si perde in divagazioni superflue. È asciutta, esposta perlopiù in maniera indiretta tramite dialoghi e corrispondenza epistolare, eppure vibra di una potenza poetica che evoca più di quanto dichiari apertamente. L’orrore che permea Undermere non è mai urlato, mai ostentato con spaventi improvvisi o grida stridenti: si tratta di un’inquietudine che nasce dal non detto, dall’attesa, dal silenzio che preme ai margini della percezione. È la certezza che l’oscurità non sia mai vuota, ma colma di presenze che sarebbe meglio non risvegliare. Come già accennato, in un titolo di altissima caratura forse la sceneggiatura può rappresentare il maggior punto debole per chi non apprezza la sua natura indiretta, ma non per questo il mondo appare meno vivo: i tomi, le pergamene, i sotterranei stessi diventano custodi di storie frammentate, tessere di un mosaico che avvolge il giocatore come un sudario intriso di memorie perdute.

 

 

E poi c’è la musica: un elemento che non accompagna, ma avvolge. Una voce eterea, quasi spettrale, si intreccia a melodie cupe e ipnotiche. Non è colonna sonora, è reliquia sonora: un frammento di un mondo che non esiste più, e che tuttavia continua a vivere attraverso di noi.

Come il nostro lavoro da apprendisti, anche il gioco stesso non è immune da errori e imperfezioni. Alcuni indizi si rivelano più opachi del necessario, sfumati fino al punto di confondere, spezzando per un istante il ritmo fluido della deduzione. Qua e là emergono refusi, soprattutto nella traduzione italiana (apprezzatissima, ma vi consigliamo comunque se possibile di giocare il titolo in lingua originale ndr.), che possono addirittura arrivare a fuorviare la nostra ricerca della verità, e alcune meccaniche potrebbero essere state implementate meglio e sfruttate di più, o in modo più originale.

 

 

In conclusione

 

Strange Antiquities è uno di quei titoli che non si limitano a intrattenere: inizialmente sembrano non riuscire a catturare l'attenzione ma penetrano silenziosamente sotto pelle e lì restano. Giocarlo significa chinarsi su un tavolo consunto, tra scaffali che odorano di muffa e pergamene dimenticate, con la lente d’ingrandimento stretta in mano e una candela tremolante a rischiarare appena il buio che preme ai margini della stanza. Significa tentare di dare un ordine a un cosmo che ci osserva con occhi innumerevoli e imperscrutabili, ben consapevoli che quell’ordine sarà sempre temporaneo, fragile, destinato a incrinarsi.  Se amate il brivido sottile che nasce dall’ambiguità, se vi affascinano i luoghi sospesi tra il conforto domestico e l’ombra dell’abisso, se trovate piacere nell’arte paziente della deduzione, allora Strange Antiquities non è solo un gioco: è un viaggio che dovete intraprendere. Io stesso, che non avevo varcato la soglia del primo capitolo, mi scopro ora simile a un viandante che, dopo aver letto la seconda metà di un manoscritto proibito, non può più sottrarsi alla tentazione di recuperare la prima. Perché quando un racconto vi cattura in questo modo, ogni omissione pesa come una colpa.

Bad Viking si impone come un nome da ricordare. 

 

8.5
Voto complessivo
Grafica
7.5/10
7.5
Gameplay
9/10
9
Ottimizzazione
9/10
9

 

Informazioni sull'Autore

War

Biografia

- Staff di KotaWorld.it
Lorenzo “WaR” Agonigi nasce nell’ormai troppo lontano 1995 e già tre anni dopo, nel 1998, inizia la sua carriera videoludica, con un Nintendo 64 fiammante. Devo essere onesto, non sono stato un pro gamer fin da subito, tant’è che le mie prime esperienze più che da giocatore sono state da spettatore: mentre i miei genitori, a turno, giocavano, io mi divertivo a guardarli (ehi, ho inventato Twitch con dieci anni di anticipo!!). 

 

Autori KotaWorld.it - Clicca per scoprire chi sono

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