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Abyssus – Il richiamo della salamoia (La Recensione)
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Abyssus – Il richiamo della salamoia (La Recensione)

 

Lo avevamo provato in anteprima qualche mese fa, rimanendo affascinati non solo dal suo concept, ma anche dalla curiosa immagine di un mondo che trae la propria linfa vitale dalla salamoia. Non quella da supermercato, pronta a insaporire un’insalata di pomodori, ma una sostanza arcana e potentissima che ribolle nelle fosse oceaniche più profonde, capace di alimentare civiltà perdute e di corrompere interi regni sommersi. Adesso è finalmente uscito e possiamo raccontarvelo nella sua interezza: Abyssus, il nuovo titolo di DoubleMoose. Uno sparatutto cooperativo roguelite in prima persona che non si limita a proporre scontri frenetici, ma li avvolge in un contesto roguelite intriso di tensione, progressione e segreti da scoprire. In ogni run si scende sempre più a fondo, tra rovine dimenticate e corridoi abissali, pronti a imbracciare armi alimentate da questa sostanza misteriosa, modificarle con innesti tecnologici e infonderle di poteri elementali grazie alle benedizioni divine.

Da un lato siamo sollevati: gran parte dei dubbi che sollevavamo nell'anteprima sono stati ottimamente gestiti. Permangono purtroppo alcune piccole sbavature ma, si sà, titoli come questo danno il meglio se ben coltivati nel tempo.

 

 

All’assalto degli abissi

 

La premessa è semplice, ma funziona: tu e i tuoi compagni siete Brinehunters, esploratori temerari incaricati di recuperare preziosi depositi di salamoia nascosti tra le rovine di un’antica civiltà sommersa. Peccato che gli abissi non siano affatto deserti: a sbarrarvi la strada ci sono orde di creature corrotte e colossali boss marini, pronti a trasformare ogni immersione in una battaglia per la sopravvivenza. Ogni run diventa così una corsa frenetica tra vita e morte, scandita da stanze ricolme di nemici e ricompense.

 

 

La parte sorprendente è che il gunplay non ha nulla di “acquoso”: è invece solido, responsivo e preciso. Ogni arma è dotata di due modalità di fuoco, primaria e secondaria, e può essere ulteriormente arricchita con oltre 45 mods che ne cambiano radicalmente l’approccio. Le abilità speciali, dal classico lanciagranate alle torrette automatiche fino a uno strambo ma letale “cubo da cecchino”, completano un arsenale tanto vario quanto divertente da sperimentare. Sul fronte della mobilità poi, Abyssus non resta indietro: il doppio salto e il dash multidirezionale danno agli scontri un ritmo frenetico e verticale, richiamando la fluidità dei migliori arena shooter anni ’90, ma rivisitati in chiave moderna. Saltare, scattare, piombare addosso ai nemici o sfuggire all’ultimo istante a un colpo caricato diventa parte integrante del divertimento, trasformando ogni arena in un piccolo palcoscenico di caos coreografato.

 

 

Ogni immersione non si conclude mai davvero: che si torni in superficie da vincitori o da cadaveri galleggianti, si porta sempre con sé qualcosa. Progressi, ricompense, frammenti di esperienza e soprattutto i preziosi soul shards, da investire nella lobby per potenziare la cosiddetta progressione “meta”. Questi miglioramenti non stravolgono il gioco, ma permettono di rendere ogni nuova run più gestibile: più cure a disposizione, stazioni mediche aggiuntive nei piani, reroll extra per le benedizioni, fino ad arrivare a potenziamenti permanenti per le armi.

La vera spezia che dà sapore a ogni partita sono però le benedizioni divine. Questi poteri non si limitano a pompare i danni, ma trasformano radicalmente il modo di giocare. Un fucile può diventare all’improvviso un lanciafiamme alimentato da fuoco sacro, una dash può trasformarsi in un’esplosione di fulmini o in un tentacolo abissale che travolge i nemici. C’è una libertà creativa nel mescolare questi effetti che invoglia a sperimentare, cercando combinazioni sempre più folli ed efficaci.

A rendere ancora più vivo il viaggio ci pensano le chicche di design sparse per i livelli. Ogni stanza cela un piccolo segreto, un forziere da sbloccare o un bersaglio nascosto da colpire, ricompensando il giocatore che non si limita a correre verso l’uscita ma si prende il tempo di osservare l’ambiente. Le 64 mappe, realizzate a mano e poi riassemblate proceduralmente, assicurano un buon grado di varietà: nessuna run è identica alla precedente. Certo, dopo molte immersioni la ripetizione di alcuni “tile” finisce per emergere, ma resta comunque la sensazione di un mondo in continuo mutamento, sempre pronto a tendere un agguato diverso dietro l’angolo.

 

 

Un coop che funziona anche da soli

 

Abyssus nasce chiaramente con la cooperativa nel DNA: fino a quattro Brinehunters possono calarsi insieme negli abissi, coprirsi le spalle, incastrare abilità e benedizioni per affrontare le orde di nemici con strategie sempre diverse. Ed è vero, il gioco dà il meglio quando la squadra comunica, quando uno attira i nemici mentre un altro piazza torrette, e un terzo scatena un’ondata di fuoco sacro. Ma la sorpresa è scoprire quanto Abyssus riesca a reggersi bene anche in solitaria.

Giocare da soli non è mai penalizzante, anzi: il ritmo si adatta, la difficoltà è calibrata per non trasformare l’esperienza in un muro invalicabile e il gioco riesce comunque a mantenere viva la tensione. Certo, l’avvio è più lento: bisogna pazientare, accumulare soul shards, sbloccare armi e abilità prima che la progressione mostri i suoi muscoli. Ma superata quella curva iniziale, il flusso diventa sorprendentemente appagante. Le run scorrono veloci, i combattimenti si fanno intensi, e ogni discesa mantiene un equilibrio precario tra controllo e caos, con curve di difficoltà studiate per tenere il giocatore sempre vigile.

 

 

E poi c’è una scelta di design che oggi suona quasi rivoluzionaria: niente microtransazioni, niente monetizzazione aggressiva, nessun negozio che ti guarda storto chiedendo soldi veri. In Abyssus ogni arma, modifica o skin si sblocca semplicemente giocando. Tutto ciò che si conquista è frutto di impegno, esplorazione e perseveranza. In un panorama in cui persino i roguelite a volte cedono alla tentazione delle scorciatoie a pagamento, DoubleMoose sceglie la via più onesta: lasciar parlare il gioco. E questa, più che una nota tecnica, è una vera e propria dichiarazione di intenti.

 

Luci, ombre e qualche gorgoglio

 

Sul piano visivo Abyssus non delude affatto: gli abissi non sono mai stati così affascinanti. Le ambientazioni, tra rovine sommerse e corridoi organici che sembrano vivi, sono arricchite da giochi di luce e particellari che restituiscono la sensazione di trovarsi davvero in un mondo alieno e ostile. Le scie luminose delle armi si mescolano alle esplosioni elementali creando un caos cromatico spettacolare, senza mai risultare eccessivo. Anche le performance si difendono bene: a 1440p con impostazioni ultra il gioco viaggia attorno ai 90 FPS, con solo qualche fisiologico calo nei momenti più concitati, ma niente che comprometta l’esperienza.

 

 

Il comparto sonoro è altrettanto curato, seppur con qualche nota stonata. Le armi e le abilità hanno un impatto soddisfacente, i boati delle esplosioni e gli effetti delle benedizioni riempiono le cuffie con potenza, e la colonna sonora accompagna i combattimenti con ritmi incalzanti che pompano adrenalina al momento giusto. Tuttavia, la spazialità dell’audio non sempre convince: capita di non percepire chiaramente da dove stia arrivando un nemico o un colpo, e in uno sparatutto frenetico come questo la cosa può pesare più del previsto.

Scendendo più a fondo, emergono anche alcuni difetti che non si possono ignorare. L’emote wheel, ad esempio, è posizionata in maniera infelice: attivarla interrompe l’azione con un’interfaccia ingombrante che copre lo schermo e, peggio ancora, si trova pericolosamente vicina al tasto di cura. Un problema che spezza il ritmo e che necessita di un intervento immediato. Anche la varietà dei livelli lascia spazio a miglioramenti: le 64 mappe disegnate a mano sono ben realizzate, ma la ripetizione di certi schemi architettonici inizia a farsi sentire dopo numerose run. Infine, alcuni nemici non comunicano chiaramente le proprie mosse: il telegraphing di certi attacchi è poco leggibile, generando più frustrazione che senso di sfida.

Si tratta di difetti non insormontabili, ma che in un gioco basato sulla precisione e sul ritmo emergono con forza. Se corretti, potrebbero trasformare un’esperienza già molto solida in un vero piccolo gioiello del genere.

 

 

In conclusione

 

Abyssus è uno sparatutto roguelite che sa sorprendere: veloce, tattico, pieno di segreti e con un sistema di progressione che gratifica senza mai chiedere il portafogli in pegno. Ogni discesa negli abissi è un mix di adrenalina e tensione, un flusso che tiene incollati grazie a un loop di gioco immediato e assuefacente. Non è un titolo perfetto, la ripetitività di certi scenari e il bilanciamento di alcune tipologie di nemici richiedono ancora qualche patch, ma è già oggi uno degli esempi più convincenti di come si possa reinventare il genere FPS cooperativo senza perdere mordente. Va detto però che, per quanto divertente e capace di intrappolare il giocatore in una spirale di “ancora una run”, Abyssus non raggiunge ancora la profondità strategica e la ricchezza sistemica di altri titoli a cui inevitabilmente si ispira, mi viene in mente Deep Rock Galactic, per esempio. Manca quella stratificazione che trasforma una partita in una storia condivisa, fatta di sinergie uniche e dinamiche emergenti che cambiano radicalmente l’esperienza run dopo run. Qui il focus resta più snello e immediato: sparatorie rapide, segreti da scovare, benedizioni da combinare.

Ed è forse questa la sua forza e il suo limite: un’esperienza intensa e appagante, ma che privilegia l’impatto immediato rispetto alla complessità a lungo termine. Con gli aggiornamenti promessi dagli sviluppatori e l’aggiunta di nuovi contenuti, c’è spazio perché l’oceano di Abyssus diventi ancora più profondo. Chissà...

 

8Voto KotaWorld.it7.5Grafica8Gameplay8.5Ottimizzazione

 

 

 

 

 

 

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