Cloudheim, nuovo progetto di Noodle Cat Games, si presenta come un laboratorio anarchico di idee: un mix irresistibile di azione cooperativa, esplorazione sandbox e fisica impazzita, capace di trasformare ogni partita in uno spettacolo imprevedibile. In Open Beta dal 19 al 21 luglio su PC (con arrivo previsto entro l’anno anche su PlayStation 5 e Xbox Series X|S), abbiamo avuto modo di provare una build del gioco leggermente più avanzata. C'è sicuramente ancora del lavoro da fare, ma le premesse per un titolo interessante ci sono tutte.
Caos controllato
Il cuore pulsante di Cloudheim è un sistema di combattimento completamente governato dalla fisica, dove ogni oggetto, ogni colpo e ogni movimento può generare conseguenze inattese e spettacolari. Dimenticatevi combo prestabilite e attacchi standardizzati: in questo mondo, tutto (ma davvero tutto) può essere afferrato, lanciato, fatto esplodere, combinato o trasformato in un’arma di distruzione creativa. Le leggi della fisica non sono solo un contorno: sono le protagoniste assolute. Un pilastro che crolla può sterminare un’intera ondata di nemici; un barile incendiario colpito al momento giusto può innescare una catena di esplosioni degna di un film di Micheal Bay; un nemico legato con un laccio e trascinato dentro un tornado può diventare un proiettile vivente da scagliare su altri avversari. Ogni scontro è un campo di prova, una tela bianca su cui improvvisare. E il bello è che Cloudheim non solo accetta questa imprevedibilità, ma la alimenta.
A rendere il tutto ancora più dinamico è il sistema di crafting istantane: niente menu, niente inventari pieni di icone da trascinare. Le forge sono piazzate nel mondo di gioco, e il crafting avviene in tempo reale: prendi un materiale, lo lanci dentro e osservi cosa succede. Il risultato può essere una spada a vento, una fionda che spara bombe infuocate o un martello che rilascia scariche elettriche ad area. E se non ti piace, lancialo di nuovo nella forge e modificalo al volo. Questa meccanica, semplice nella forma ma profonda nelle implicazioni, trasforma il crafting in un’azione collettiva, visibile e strategica, che valorizza la comunicazione tra i giocatori.

Ed è proprio questa libertà, gestita però con criterio e coerenza interna, a rendere ogni scontro diverso dal precedente. Nessuna battaglia è replicabile, nessuna strategia è scolpita nella pietra. Ogni round è una nuova storia da scrivere con fuoco, vento, gravità e un pizzico di curiosità.
La modalità cooperativa è l’elemento che definisce il ritmo, il tono e persino l’identità di Cloudheim. Fino a quattro giocatori possono lanciarsi contemporaneamente in combattimento e collaborare per sconfiggere le orde di nemici che popolano il mondo di gioco. La scelta invece di rendere la progressione individuale si rivela vincente: ogni giocatore può evolversi al proprio ritmo, ma viene incentivato a contribuire in modo attivo all’efficacia del gruppo. Il risultato è un perfetto equilibrio tra collaborazione e libertà, che lascia spazio tanto alla strategia quanto all’improvvisazione.
Durante la nostra prova, ci siamo tuffati con entusiasmo nelle due modalità speciali disponibili nel menu Demos: Chaos Bowl e Combat Bowl. Queste arene sperimentali propongono circa dieci ondate di nemici e una selezione di otto build predefinite (quattro base, quattro avanzate), permettendoci di testare meccaniche più avanzate senza doverle sbloccare nella campagna principale. Entrambe le modalità si differenziano per tono e intensità: Combat Bowl è più contenuta e adatta a una prima infarinatura, mentre Chaos Bowl è una vera e propria festa di fuochi d’artificio digitali. Il level design si fa più articolato, i nemici più aggressivi e le mutazioni più folli.

Parlando di mutatori, questi modificatori di gameplay aggiungono un ulteriore strato di imprevedibilità. Alcuni esempi? Frenzy: un solo cuore a disposizione, ma danni e velocità d’attacco alle stelle. Shrink: sei minuscolo, fragile, fai meno danni… ma ti muovi come una scheggia impazzita. Giant: lento e goffo, ma devastante, con attacchi che sembrano terremoti in miniatura. Queste varianti non sono solo gimmick: cambiano radicalmente il modo in cui affronti lo scontro e obbligano il team a rivedere le sinergie in tempo reale, creando momenti di panico e ingegno che solo i giochi REALMENTE cooperativi sanno offrire. Spesso infatti la modalità co-op è solo un’aggiunta accessoria e mal gestita: qui diventa il fulcro dell’esperienza, un motore di interazione e caos gioioso che eleva ogni partita a una storia tutta sua. Una storia che, con i giusti compagni di squadra, può trasformarsi in una leggenda di risate, disastri e trionfi improbabili.
Un mondo vivo da esplorare… e da costruire
Sotto la superficie più action di Cloudheim si nasconde una struttura sorprendentemente coerente, fatta di esplorazione, gestione e una componente ruolistica che, seppur in fase embrionale nella Beta, promette sviluppi intriganti. Al centro di tutto troviamo Odin’s Shell, una gigantesca base volante sul dorso di una tartaruga alata che funge da hub centrale tra un’incursione e l’altra. Questo spazio non è un semplice menu travestito da ambientazione, ma un vero e proprio ecosistema personalizzabile, che il giocatore può arredare, espandere e rendere operativo grazie all’installazione di stazioni di crafting, banchi di fusione, shop e altre strutture ancora. Proprio come in Enshrouded, titolo che abbiamo già approfondito in passato e che condivide con Cloudheim molti elementi nella struttura a nostro parere, la base diventa una seconda casa, un luogo da modellare secondo il proprio stile e le proprie necessità, e un punto d'incontro per la squadra.

La dimensione gestionale in questa fase è ancora abbozzata, ma già si intravedono meccaniche che permetteranno non solo una progressione orizzontale, fatta di armi sempre più potenti, materiali più rari e nemici più tosti, ma anche una progressione verticale, legata allo sviluppo delle funzionalità della propria base e alla sua influenza nel mondo di gioco. Più potenzi Odin’s Shell, più si aprono nuove possibilità di gioco, sia sul piano tattico che narrativo...o almeno così speriamo che avverrà.

Parlando di narrazione, Cloudheim adotta per ora una struttura frammentata. Nella Beta sono presenti sei questline separate, accessibili fin da subito e non ancora collegate da un arco narrativo unitario. Tuttavia, Noodle Cat Games ha già messo in chiaro che l’obiettivo per la versione 1.0 è creare un filo conduttore epico: il risveglio delle divinità e dei giganti norreni, entità cadute in sonno dopo un Ragnarok mai del tutto spiegato. Il primo tassello di questo mosaico mitologico è già accessibile, e porta il giocatore nel cuore della regione di Frogopolis, una città-tempio abbandonata dove un’enigmatica divinità anfibia è entrata in meditazione eterna per fuggire dal caos del mondo. Ma anziché svegliarla con la forza spetterà a noi aiutarla a concludere il suo cammino spirituale.
Questa macro-quest si struttura in più fasi: si inizia pacificando le zone circostanti, per poi passare alla raccolta di artefatti simbolici, e infine affrontare una sequenza di puzzle, dungeon ed eventi personalizzati che culminano nel risveglio del Dio. Il tutto incastonato in ambientazioni variopinte, ricche di dettagli e con un level design modulare che premia tanto l’esplorazione quanto l’iniziativa. Cloudheim non si accontenta di farci combattere. Vuole anche che ci fermiamo, costruiamo, esploriamo e diamo un senso al caos. E lo fa con una coerenza sorprendente per un gioco che, a prima vista, sembrerebbe solo uno spassoso sandbox multigiocatore. In realtà, sotto l’anarchia apparente, c’è una direzione chiara e ambiziosa. E siamo molto curiosi di vedere dove porterà.
Dal punto di vista artistico il colpo d’occhio è immediato e riconoscibile. Il gioco attinge a piene mani da riferimenti illustri: le palette cromatiche accese, l’architettura fluttuante delle isole, la costruzione modulare dei dungeon e la sensazione di meraviglia a ogni angolo del mondo strizzano l’occhio agli ultimi capitoli di The Legend of Zelda, in particolare Breath of the Wild e Tears of the Kingdom. La gestione dell'esplorazione e lo stile di combattimento richiamano da vicino Genshin Impact. A completare il quadro c’è un elemento familiare per chi ha già messo mano a Enshrouded: la compresenza di un rifugio espandibile e personalizzabile e di un open world pronto a sorprendere con segreti nascosti, creature bizzarre e biomi contrastanti.

Dal punto di vista prettamente tecnico, però, si percepisce chiaramente che ci troviamo davanti a una build ancora precoce. Le animazioni dei personaggi e dei nemici sono spesso rigide, con transizioni poco fluide che talvolta spezzano l’immersione. L’HUD risulta piuttosto scarno e disordinato, con informazioni talvolta poco leggibili o collocate in punti poco intuitivi dello schermo, un elemento che in un gioco così frenetico andrà senza dubbio ottimizzato prima del lancio. Anche l’interfaccia dei menu e l’organizzazione generale degli elementi UI appaiono ancora rudimentali, come se lo scheletro fosse già in piedi, ma mancasse ancora un lavoro di rifinitura e usabilità. Tutto sommato, ci sta.
Conclusioni
Cloudheim è una scommessa coraggiosa. Non è il classico action RPG, né un roguelite, né una simulazione di crafting, ma un ibrido giocoso che prende in prestito idee da tanti generi per creare qualcosa di unico. Il risultato è una caotica poesia cooperativa, dove il gameplay emergente è al centro dell’esperienza e il mondo è un laboratorio di esperimenti (pirotecnici) da condurre in compagnia. Certo, ci sono ancora nodi da sciogliere: il bilanciamento delle build avanzate, la coerenza narrativa nella struttura a isole e dungeon, il piano tecnico che va ancora raffinato e limato a dovere...Ma ciò che conta davvero è che Cloudheim riesce a divertire subito, a incuriosire.
E in un mare di titoli che prendono sé stessi troppo sul serio, questo è già tantissimo.
Cloudheim sarà disponibile nel 2025 su PC, PlayStation 5 e Xbox Series X|S. L’Open Beta è attiva fino al 21 luglio.

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