È sempre un piacere imbattersi in giochi che riescono a sorprendere. Pipistrello and the Cursed Yoyo, sviluppato dallo studio indipendente brasiliano Pocket Trap, è una di quelle perle che si affacciano nel panorama videoludico con un’ironia contagiosa, una cura maniacale per il dettaglio e una giocabilità che strappa più di un sorriso. A metà strada tra A Link to the Past e un Metroidvania moderno, il titolo mescola combattimento, platform, enigmi ambientali e una buona dose di esplorazione in un’avventura compatta ma densa, energica e stilisticamente riconoscibile.
Uno yo-yo come non lo avete mai visto
La storia ruota attorno a Pipit, rampollo della famosa famiglia dei Pipistrello, dotato di un talento fuori dal comune per lo yoyo, che si ritrova coinvolto suo malgrado in una vicenda tragicomica: la sua zia, un tempo un’imprenditrice poco ortodossa, viene colpita da un attacco orchestrato da quattro spietati magnati rivali che le rubano l’energia vitale tramite delle misteriose mega-batterie. Sopravvive, sì, ma intrappolata nello yoyo del nostra protagonista. Da qui inizia una missione di vendetta e redenzione, con Pipit che dovrà farsi strada in una città distopica a colpi di acrobazie, enigmi e combattimenti, cercando al contempo di raccogliere i pezzi di una famiglia disfunzionale ma affettuosa e di smascherare le aberrazioni del sistema economico che ha distrutto la sua vita.

Il tono è leggero, con dialoghi scritti con intelligenza e una vena satirica che prende di mira le contraddizioni del capitalismo moderno senza mai risultare pedante. I personaggi secondari, dagli operatori del “Servizio Prestiti Abusivi” fino ai tassisti con lo smartphone, sono memorabili e donano un’identità forte al mondo di gioco.
Quando il movimento è tutto
Il punto di forza assoluto del gioco risiede nel sistema di movimento, che si sviluppa attorno allo yoyo e alle sue tecniche speciali, ottenibili battendo nemici e boss e osservando con attenzione come si muovono. Lo yoyo non è solo un’arma, ma una vera estensione del corpo: può servire per dondolarsi, colpire, attivare interruttori, tirarsi a sé nemici o persino eseguire trick acrobatici per raggiungere piattaforme apparentemente irraggiungibili. Ogni nuova tecnica cambia il modo in cui si legge la mappa. Una stanza che prima sembrava banale si trasforma, con la giusta combo, in un campo di gioco verticale e stratificato. Pipistrello and the Cursed Yoyo riesce così a evitare la trappola della ripetitività tipica di alcuni metroidvania, offrendo continuamente nuovi modi per risolvere enigmi ambientali e superare ostacoli.

Il level design, dal canto suo, è ispiratissimo: ampio, ma mai dispersivo; pieno di scorciatoie, segreti e piccoli puzzle opzionali che fanno sentire il giocatore furbo e premiato per l'esplorazione. Le aree sono ampie, interconnesse e ricche di segreti, ma non schiaccianti. La sensazione è quella di esplorare un mondo compatto ma ricchissimo, dove ogni angolo ha una sua funzione, un suo enigma o una piccola sorpresa. L’approccio “se ti sembra un segreto, probabilmente lo è” è valido per tutto il gioco, e viene premiato spesso e volentieri con potenziamenti o contenuti opzionali ben integrati.
Debiti, bonus e sfide morali
Il gioco introduce due meccaniche di progressione particolarmente interessanti: i prestiti e la gestione dell’energia. Per ottenere abilità passive, bisognerà contrarre prestiti con condizioni penalizzanti temporanee (meno danno, meno salute, drop limitati). Questo sistema crea una tensione ludica interessante: aspettare di saldare il debito o rischiare tutto in vista di un boss? Parallelamente a questo si aggiunge una gestione energetica per attivare e disattivare i potenziamenti attivi, limitati da una risorsa comune. L’equilibrio tra build personalizzata, debiti da saldare e abilità da gestire aggiunge uno strato di profondità notevole a un gioco che, sulla carta, potrebbe sembrare semplice.

L’impegno del team è comunque chiaramente quello di rendere il gioco accessibile. Con una serie di opzioni che permettono di modificare la difficoltà, rallentare l’azione, attivare assistenze visive e altro ancora, Pipistrello and the Cursed Yoyo riesce ad essere tanto accogliente quanto stimolante. Il giocatore può modellare l’esperienza come preferisce: una passeggiata rilassata o un incubo tecnico da speedrun.
L’avventura principale si conclude in una decina d’ore se affrontata senza troppe distrazioni, ma i contenuti opzionali e la rigiocabilità (New Game+, achievement sfidanti, minigiochi) portano facilmente la durata oltre le 20 ore. L’unica vera pecca, se vogliamo cercarla, è un finale un po’ affrettato che non riesce a essere all’altezza del viaggio vissuto fino a quel punto. Nulla che rovini l’esperienza, ma forse l’unico momento dove si percepisce davvero il limite di una produzione indie.
Direzione artistica e colonna sonora
Dal punto di vista grafico, il titolo omaggia il GBA con una palette vivace, sprite dettagliati e animazioni piene di personalità. Ogni elemento, anche il più banale, ha una reazione quando viene colpito dal nostro yoyo: un dettaglio che racconta l’amore profondo riversato nello sviluppo. Anche chi inizialmente potrebbe storcere il naso per lo stile visivo finirà per affezionarsi.
Un plauso inoltre alla localizzazione italiana (esclusivamente testuale), non solo presente ma anche di altissima qualità, cosa purtroppo rara al giorno d'oggi.
Sul fronte musicale, la presenza di Yoko Shimomura (già compositrice per Kingdom Hearts e Street Fighter II) è una chicca assoluta. Le sue tracce, insieme al lavoro degli altri autori, contribuiscono a creare un’identità sonora forte e coerente. Ogni area ha la sua melodia, e tutte sono memorabili.
In conclusione
Pocket Trap ci regala un’esperienza metroidvania vivace, densa e appagante, che sa brillare grazie a un gameplay unico e una cura artigianale rara da trovare oggi. Pur con qualche sbavatura nel finale, un epilogo forse troppo affrettato rispetto alla qualità del viaggio, Pipistrello and the Cursed Yoyo è uno di quei giochi che ti entrano sotto pelle. Riesce a coniugare l’immediatezza dei classici con soluzioni moderne, rispettando il tempo del giocatore ma offrendo tanto a chi vuole scavare in profondità. È difficile non farsi conquistare dalle meccaniche sorprendenti e dalla libertà che il gioco concede fin da subito. Un piccolo capolavoro che dimostra ancora una volta come il cuore, l’originalità e la cura per i dettagli possano valere più di tanti milioni di budget.
E Pipit? Pipit è già un’icona.

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