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Slay the Princess - La Recensione (PC)

Slay the Princess - La Recensione (PC)

 

Negli scorsi giorni, mentre giocavo la carina e rilassante visual novel Witchy Life Story (di cui vi ho parlato QUI), ho approcciato anche un'altra visual novel, ma di tenore completamente diverso. Grazie ai ragazzi di Stride PR, che mi hanno fornito una chiave, ho potuto scoprire dal nulla quello che sarà, a tutti gli effetti, uno dei tre titoli sul podio della mia personale TOP 10 del 2023. Ebbene si, ve lo spoilero subito, ma Slay the Princess, visual novel tragicomica che mescola horror e un pizzico di dating-sim, sviluppata da Black Tabby Games (autori di Scarlet Hollow), mi ha letteralmente conquistato, monopolizzando i miei pensieri nei giorni scorsi anche al di fuori delle sessioni di gioco. Ve ne andrò dunque a parlare, sperando di essere all'altezza di enfatizzarne tutti i lati positivi al meglio, senza ovviamente ignorare quei (pochi) difettucci che sono senza dubbio presenti. Fate però attenzione alle righe sottostanti, per favore.

N.B.: Slay the Princess è un titolo che, per sua natura, andrebbe giocato al più possibile in blind, senza alcuna conoscenza pregressa dei suoi contenuti. Questa sarà dunque una recensione atipica, in cui cercherò di scrivere il meno possibile per non rovinare l'esperienza a chi fosse interessato al gioco ma non l'abbia ancora fatto suo, e per cercare, perchè no, di alimentare in questo modo ancor di più la sua curiosità. Non posso però garantire una lettura completamente spoiler-free, poichè alcune meccaniche vanno necessariamente quantomeno citate per poter giustificare l'entusiasmo nei confronti del gioco di chi scrive. Leggete dunque a vostro rischio e pericolo.

 

 

You're on a path in the woods...

 

Dunque dov'eravamo...ah si, ci troviamo lungo un sentiero immerso nel bosco e, al termine del cammino, sopra una morbida collina, sorge una capanna. Al suo interno, nello scantinato, è imprigionata una principessa.

Il nostro compito è ucciderla.

Se non lo faremo, il mondo avrà fine.

 

 

A dirlo è il Narratore, una voce fuori campo impersonata magistralmente da Jonathan Sims (che peraltro impersona tutte le altre voci maschili del titolo, tra cui quella dell'eroe stesso, una performance assurda), il quale diventerà subito schivo ed evasivo di fronte alle nostre richieste di delucidazioni, naturali al cospetto di una situazione così paradossale e antitetica rispetto ai canoni della favola tradizionale. La principessa non è infatti imprigionata nella torre più alta di un castello fiabesco, bensì nello scantinato di una catapecchia spersa nel bosco; il nostro compito non è salvarla dalle grinfie di un cavaliere malvagio o di un drago sputafuoco, bensì essere noi stessi il suo carnefice; e la principessa, notoriamente personaggio innocente e indifeso, rappresenta in questa favola distorta un pericolo catastrofico per il mondo intero. 

Fin da subito veniamo messi di fronte a una miriade di possibili opzioni di risposta o azione: possiamo cercare di ottenere più informazioni sulla nostra missione, ma come detto il Narratore farà orecchie da mercante; potremo rifiutarci categoricamente di eseguire il crudelissimo compito e voltarci dall'altra parte, solo per scoprire che il sentiero percorso al contrario ci porta comunque alla capanna; potremo invece ingoiare il boccone amaro e riluttanti dirigerci verso lo scantinato, pronti a compiere il nostro dovere anche se stritolati dalla vergogna; potremo addirittura inneggiare alla morte della monarchia affermando che non aspettavamo altro che poter passare a fil di lama un membro dell'aristocrazia. Touchè.

 

 

Il gioco tocca fin da subito argomenti profondi e complessi, primo tra tutti quello del libero arbitrio: certo, le opzioni di dialogo e di azione tra cui scegliere sono tantissime ma, alla fine dei giochi, la direzione da prendere è segnata. Ma è segnata perchè nel nostro subconscio abbiamo già preso una decisione, oppure perchè chi narra ciò che ci accade ha già deciso quello che deve succedere? Ma si va anche oltre, spaziando dal tema della natura dell'esistenza a quello dell'identità personale, con la personalità del nostro eroe che lungo i vari capitoli che compongono il gioco si frammenta, acquisendo caratteristiche diverse a talvolta tra loro contrastanti, che guideranno il nostro agire, o almeno tenteranno di farlo. 

Badate bene, ciò non significa che le nostre scelte non abbiano delle conseguenze, anzi, ma ci sono dei binari che vanno seguiti per poter permettere alla trama e al gioco di svelarsi in tutte le loro sfaccettature. Spiegarlo senza dire altro è complesso, ma sicuramente chi deciderà di giocare Slay the Princess capirà. In ogni caso, il ripetersi di alcune sequenze può dar luogo a un briciolo di ripetitività, facilmente superabile grazie alla possibilità di saltare i dialoghi già ascoltati fino al prossimo input necessario da parte del giocatore.

 

What if...

 

Slay the Princess è una visual novel horror unica nel suo genere. Ma a spaventare non è tanto la storia, che comunque spinge molto sull'horror psicologico con qualche elemento gore, quanto l'apparentemente infinita quantità di possibili strade percorribili e le loro eventuali implicazioni e mutazioni. Spaventa sentirsi sperduti e ignoranti (nel senso letterale del termine) di fronte a una verità (o presunta tale) che ci viene nascosta troppo a lungo, e infine rivelata solo per lasciarci a rimuginare durante lo scorrere dei titoli di coda. Gli sviluppatori spingono il giocatore, data la natura intrinseca del gioco, a sperimentare i risvolti di ogni possibile scelta, percorrendo ciascuna biforcazione dell'albero rigoglioso che è la storia complessiva di questa visual novel. 

Parlavamo di qualche difettuccio in apertura, e in effetti abbiamo notato che le conseguenze di alcune scelte appaiono errate, o quantomeno logicamente non molto verosimili, ma in un gioco così strutturalmente complesso, forse, c'era anche da aspettarselo. E non dubitiamo comunque che i ragazzi di Black Tabby ci mettano una pezza nelle prossime settimane.

In quanto a gameplay, questo è giocoforza alquanto limitato: ci limiteremo semplicemente ad ascoltare, leggere, cliccare, ridere, piangere o anche tutte queste cose insieme contemporaneamente. Quasi come in un'opera lirica, il Narratore e le Voci nella testa del protagonista costituiscono un coro fenomenale, talvolta illuminante, altre volte capace di insinuare ancora più dubbi nel giocatore, ma mai quanto Lei.

 

 

Lei.

La Principessa, in tutte le sue forme, interpretata in maniera fenomenale da Nichole Goodnight. Odi et Amo, fonte di amore e di sventura, nemico per circostanza, in circostanze a dir poco singolari. In questo senso l'esperienza con Slay the Princess mi ha ricordato Doki Doki Literature Club!, solo che stavolta l'alone di felicità e spensieratezza a illuderci dell'innocenza del titolo non si vede neanche col binocolo.

In ogni modo, per quanto non esistano scelte giuste o sbagliate (il gioco lo mette in chiaro fin da subito), capiterà spesso di andare incontro alla morte per mano, guarda caso, della "docile" principessina. Ma non temete. Il gameover non è previsto e il mondo di gioco viene "resettato", mantenendo però inalterate le memorie del protagonista e della principessa. Ci si troverà dunque spesso nella terrificante situazione di sapere di star andando incontro a un destino funesto, ma di non poter fare altrimenti. Il terrore scaturito dall'incapacità di prevedere gli eventi, ma soprattutto di poterli controllare, è una costante (fratelli ansiosi alzate la mano).

Una "run" si porta a termine nel giro di 3-4 ore, ma questo vuol dire soltanto aver intravisto la punta dell'iceberg: con ben 11 finali possibili e corrispettive strade per raggiungerli, ci sarà tempo per consumare quel povero sentiero immerso nel bosco per arrivare alla capanna, quantomeno per una ventina abbondante di ore.

 

Artisticamente parlando

 

Artisticamente parlando...il gioco è una meraviglia, sotto ogni punto di vista. Dalle tavole disegnate a mano dalla talentuosissima Abby Howard in bianco e nero, con gli schizzi rossi di sangue che infiammano i pixel del monitor e sembrano quasi trapelare sullo schermo; alle musiche ammalianti, di una bellezza subdola ma gloriosa composte da Brandon Boone. Per non parlare della sceneggiatura, con centinaia e centinaia di linee di testo coerenti, di carattere, che spaziano dall'orrore esistenziale alla comicità demenziale. E infine il voice acting, con le performance straordinarie di due attori che ci ricordano come non servano budget milionari e cast di decine di attori per realizzare un prodotto di qualità. Peccato per l'assenza della localizzazione italiana, barriera all'ingresso importante per un titolo che si fonda sulla lettura e soprattutto la comprensione di dialoghi non proprio banali o elementari.

 

 

Serve passione, talento, amore per ciò che si fa, e il resto vien da sè.

 

In conclusione

 

Sono colpevole Vostro Onore. Sono colpevole di non essere stato a conoscenza dell'esistenza di Slay the Princess fino a poco più di una settimana fa, ma spero che questa recensione, assolutamente veritiera e che viene dal profondo, possa rappresentare una minima ammenda al mio delitto. L'opera di Black Tabby Games entra a pieno titolo tra i giochi che consiglio di provare a chiunque, anche a chi non ama l'horror, anche a chi detesta le visual novel, perchè Slay the Princess è tutto questo e niente di tutto questo. È un unicum, un fuoriclasse, un capolavoro. E con questo si conclude la mia recensione.

 

Dunque dov'eravamo...ah si, ci troviamo lungo un sentiero immerso nel bosco...

 

9Voto KotaWorld.it9Grafica8Gameplay10Ottimizzazione

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