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Atomic Heart - Recensione PC in occasione del primo DLC
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Atomic Heart - Recensione PC in occasione del primo DLC

 

Lo aspettavate, lo avete giocato, lo avete amato, lo avete criticato. Atomic Heart quasi non necessita di una recensione, ma in occasione dell’uscita del primo (ce ne sono in programma una serie di altri tre) DLC “Annihilation Instinct” (prezzo 9.99€ su Steam - compreso anche nella versione al prezzo di 39.99€ di “pass” che dovrebbe aggiudicarvi tutte quante le quattro espansioni del titolo in tutta la loro gloria sovietica), eccovi la noldoriana valutazione.

 

Il gioco base

 

Probabilmente qualcosa che già saprete da tempo, ma Atomic Heart è un ormai non più nuovissimo (uscito nel primo trimestre del 2023) sparatutto in prima persona sviluppato da Mundfish ed edito da Focus Entertainment. Il prezzo (visto che di prezzi parlo già dall’introduzione) del gioco è di 59.99€ su Steam ma, come ogni AAA che si rispetti, ha le sue versioni per PS4, PS5, Xbox Series S e X ed Xbox One.

Cosa ha reso il gioco così famoso? Le robotiche appendici pettorali delle gemelle che fanno da copertina al gioco stesso. Sicuramente un concept grandioso, una grafica eccezionale ed un gameplay da fps-shooter come tanti altri di successo. Se però andiamo con calma e in ordine, vi racconto anche il motivo per cui recensisco solo il gioco base e non il DLC.

 

Il comunismo utopico distopico

 

Il gioco è ambientato negli anni ‘50 di una storia alternativa in cui l’unione sovietica vince la guerra mondiale e – molto fantasiosamente – la scienza progredisce così tanto sotto la guida dei leader che le Trabant (macchina iconica dell’Est) passano in pochi anni dalla combustione inquinantissima dei loro motori, all’essere trasportate da un “comodissimo” sistema di cavi ancorati a dei droni volanti. Tutto elettrico. Tutto ecologico. Tutto tecnologico. Ma l’evoluzione del viaggio automobilistico non è la sola cosa di cui i patriottici (ed incredibilmente gentili – considerando quello che si evince dalla lore) “compagni” si possono vantare, tant’è che in questa neo-Russia i robot sono onnipresenti e che l’essere umano è vicino alla fusione con le macchine attraverso un’interfaccia elettronico-cerebrale.

Se l’ambientazione non vi sembra granché come novità, sbagliate di grosso. Benché Atomic Heart si rifaccia per molti aspetti a Bioshock, l’atmosfera non è così cupa e anzi ci sono parecchi elementi comici, a cominciare dal personaggio che impersonerete: il sempre ironico Sergey Alekseyevich Nechaev, paradossalmente paradigma di quello che una volta poteva essere “l’eroe americano”. Tutto ciò mi ricorda tanti bei giochi del passato (chi ha detto “Duke Nukem”?). Ironia dunque a go-go, specie se siete avvezzi all’inglese (in Italiano le battute non hanno sempre una resa perfetta) compresi riferimenti sessuali (che poi a me, più che le tette metalliche, mi eccita la babushka incazzosa col fucile a pompa). Come ogni lavoro comico che si rispetti, non può mancare una “spalla” al maggiore Nechaev… Che però più che spalla è fondamentalmente una mano. Anzi un guanto senziente dal russofonissimo nome “Charles”.

 

 

È tutto oro quel che luccica

 

Lo dico senza mezzi termini. La grafica è mozzafiato e, anzi, è uno dei motivi principali per voler giocare ad Atomic Heart (e a me non succede spesso di asserire una cosa del genere, chi mi segue lo sa che tanti tra i miei giochi preferiti sono pixellosi). Certo, avrete bisogno di un pc che riesca a supportare un numero decente di fps a dettagli massimi se volete giocare bene ad una roba graficamente allo stato dell’arte, ma già praticamente all’inizio della prima sessione potrete godere di riflessi di luce sulle varie superfici (marmo, per esempio) semplicemente orgasmici.

 

 

Se la luce è gestita magistralmente, è così anche per i modelli, sia di oggetti che di personaggi (organici e non), il tutto caratterizzato da una salsa “rossa” (perdonatemi la battuta) che guarnisce gli automi con dettagli come il baffone alla bolscevica, i muri degli ambienti con i migliori poster di propaganda che io abbia mai visto e così via dicendo.

 

 

Lasciatemi fare un plauso generale anche sulle musiche, che vanno da motivetti metal degni dei migliori giochi d’azione a musiche… da opera. Una combinazione davvero particolare che fornisce al titolo un’originalità ancora più notevole.

 

Spaccare tutto è un piacere

 

Si vede già dal menu principale, Sergey appare in tutta la sua mascolinità proletaria imbracciando una bella ascia incazzosa che sarà vostra premura e soddisfazione dover dare in testa ai nemici. Non è la motosega di Doom, ma ci va pericolosamente vicino. Come si può immaginare, il gameplay consiste in tanti combattimenti da godersi attraverso diversi tipi di armi corpo a corpo e non, ognuna delle quali modificabile ed upgradabile, diversi tipi di nemici e diversi stili di combattimento, questi dettati da un complesso sistema di tecnologie ed abilità che potrete anche esse combinare ed attivare per ottenere gli effetti da voi desiderati.

 

 

Il livello di difficoltà del gioco a “intermedio” non è malaccio e non ci si può del tutto nemmeno lamentare dell’IA, che comunque fa il suo per rendervi la vita difficile (specie in alcuni isolati frangenti che richiederanno impegno vero). Ho notato delle frazioni in cui il gioco vuole cercare di convincervi ad adottare delle tattiche stealth, ma onestamente è tanto più facile farsi strada di cattiveria e continuare ad andare avanti spaccando tutto, piuttosto che dover evitare tutte le varie telecamere, non far scattare allarmi, ecc… Su questo magari ci sarebbe ancora qualcosina da migliorare.

 

 

Comunque, anche facendo il commando suicida, un minimo di tattica la dovrete sempre avere, considerato che schivate ed attacchi contro alcuni nemici saranno una vera e propria sfida di tempismo. Altro piccolo appunto: belli i minigiochi da risolvere, per esempio, per sbloccare porte et similia, azzeccate le scelte multiple con ripercussioni sulla storia.

 

 

…E qui casca l’asino!

 

Ad un certo punto però arriva la svolta open-world… E qui casca l’asino. La storia che Mundfish ci propone in Atomic Heart sarebbe stata perfetta se “confinata” entro ambienti in cui “si va avanti” ed invece gli sviluppatori hanno fatto la pessima scelta di inserire sezioni “all’aperto”, assolutamente non necessarie all’economia del gioco e possibilmente volta all’allungamento artificiale di esso (tramite il dover raccogliere risorse per sbloccare le suddette migliorie ad equipaggiamento e personaggio).

 

 

Già a me danno fastidio le varie sezioni di gioco tipo “ci sono 3 posti, prendi una chiave da tutti e tre e riportale qui per aprire la porta”, figuratevi quanto io possa aver digerito il “vai in n posti a prendere x cose per sbloccare y robe”. Belli i panorami, per carità, ma che palle! Un po’ per questo motivo, un po’ perché dopo un po’ di ore ancora non sono riuscito a finire il gioco, non posso ancora recensire il DLC, il quale dovrebbe essere ambientato in una zona paludosa in cui nel gioco base non saremmo altrimenti in grado di esplorare. A onor del vero, sono comunque presenti degli obiettivi secondari che consistono in posti da dover espugnare per ottenere risorse rare e poter dunque apportare importanti modifiche al proprio arsenale, tuttavia a mio personalissimo avviso, l’open-world è un pollice all’ingiù.

Al lancio, Atomic Heart ha fatto parlare parecchio di sé per il contrasto tra l’hype altissimo della fanbase ed un’ottimizzazione invece molto scarsa, con tanti bug anche nelle meccaniche più basilari, come quella che consente di prendere gli oggetti o come il semplice utilizzo delle abilità. Dopo circa 7 mesi (da fine Febbraio a inizio Settembre) posso essere lieto di annunciare di non aver notato bug rompi-gioco. Anzi, non ne ho notati proprio. Se dunque le critiche al lancio erano giustificate, non lo sono tutt’ora che Mundfish ha apportato un notevole lavoro di rifinimento. Notare bene inoltre che sebbene il gioco sia in tutto e per tutto un tripla A, Atomic Heart è stato il primo ed unico (ad oggi) lavoro di Mundfish che pertanto merita una certa dose di rispetto.

TLDR; Bello, bello, bello. Costoso, ma bello.

8.7Voto KotaWorld.it10Grafica7Gameplay9Ottimizzazione

 

 

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