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Rusted Moss - La Recensione (PC)

Rusted Moss - La Recensione (PC)

 

Rusted Moss è un metroidvania twin-stick shooter in 2D originato dalle menti di tre amiche, Faxdoc, Happysquared e Sunnydaze e pubblicato dal più antico editore indie giapponese, PLAYISM. Nell'ormai vasto panorama di metroidvania che ormai popolano il mercato, soprattutto quello indipendente, Rusted Moss salta all'occhio non solo per l'aspetto grafico 2D estremamente curato e l'ambientazione molto ispirata, ma anche e soprattutto per l'impiego di una meccanica, se non rivoluzionaria, davvero molto originale per il genere, ovvero il rampino che segue le leggi elastiche della fisica. Non si tratta a dir il vero di un rampino convenzionale, bensì di una sorta di fune da bungee jumping che stravolge completamente il concetto stesso di metroidvania ormai cementato nel tempo, estremizzando l'importanza del concetto di movimento e garantendo al giocatore numerosissime possibilità di sperimentazione e... purtroppo anche fonti di frustrazione.

 

 

Muschio arrugginito

 

Il comparto narrativo prevede uno stile di narrazione non lineare basato soprattutto sui dialoghi che si svolgono incontrando i vari NPC durante l'esplorazione della vasta mappa di gioco. Sono inoltre presenti ulteriori frammenti di lore che possono essere scoperti individuando e attivando dei terminali anch'essi nascosti e sparsi nella mappa. Una modus narrandi che se da un lato risulta affascinante e ci spinge a proseguire per saperne ancora di più, dall'altro rischia di frammentare troppo la narrazione per alcuni, visto che spesso è necessario esplorare lunghi tratti di mappa per avere il successivo spunto narrativo. Gli stessi terminali possono benissimo non venir scoperti poichè nascosti in stanze segrete difficilmente accessibili, privando il giocatore meno assiduo di importanti elementi che vanno a comporre la storia e la lore del gioco.

Ci troviamo in sostanza in un mondo post-apocalittico in cui due popoli sono in costante guerra tra loro: gli Umani e le Fate, il Piccolo Popolo. Gli uomini sono riusciti a estendere l'Età dell'Uomo oltre i suoi limiti naturali, tenendo a bada le Fate grazie alle loro possenti armi infuse di ferro. Il metallico mondo che gli umani hanno costruito è ora in piena decadenza, la ruggine indebolisce le infernali macchine derivate dalla folle ingegneria umana, per le Fate è il momento di contrattaccare. L'ultima difesa del popolo umano consiste in streghe dotate di magia fatata rubata, per combattere le Fate ad armi pari. Ogni era, però, è destinata a terminare e gli umani hanno cullato nel loro grembo colei che li avrebbe portati a capitolare.

 

 

Fern è una changeling, di origini fatate ma cresciuta dagli umani. Accompagnata da un misterioso spirito oscuro di nome Puck, Fern è determinata a mordere la mano che l'ha nutrita, porre fine alla minaccia umana dall'interno e permettere al suo popolo di ripopolare le rovine di questo mondo. E noi...beh noi siamo qui per aiutarla a farlo.

 

Swing and shoot

 

Arrivati a questo punto, devo scusarmi con voi lettori, poichè vi ho beceramente mentito. E vi dirò di più: anche io sono stato a mia volta ingannato. Al primo avvio di Rusted Moss, conscio di trovarmi di fronte a un twin-stick shooter, mi sono preparato con il pad alla mano, solo per trovarmi di fronte una schermata che mi consigliava di giocare utilizzando mouse e tastiera.

Sbigottimento totale.

Addentrandomi però nel gameplay diventa subito chiaro il perchè di questo consiglio (che a mio parere è più un obbligo): giocare a Rusted Moss richiede un'estrema precisione, non tanto nei combattimenti, quanto durante l'esplorazione con il rampino, precisione che sicuramente non è raggiungibile con lo stick di un controller. "E allora perchè definirlo twin-stick shooter?" vi chiederete.

...perchè si può sparare in tutte le direzioni e non solamente nelle 8 classiche. Mi pare evidente che c'è bisogno di rivedere il manuale delle classificazioni dei generi videoludici.

 

 

Dopo questo patetico preambolo andiamo dritti al sodo: Rusted Moss è difficile? Direi sopra la media. Si muore tanto? Come in un souls-like, più o meno. È frustrante tutto ciò? Abbastanza, ma non avete idea della botta di dopamina quando riuscite a superare un quadro particolarmente ostico se non addirittura una Boss-Fight. Pura estasi. Detto questo il gioco è comunque strutturato bene, ci sono numerosi punti di salvataggio ben disseminati per la mappa che fungono da punto di respawn nel caso Fern termini i suoi punti vita. Il backtracking è comunque in parte presente e fa dopotutto parte intrinsecamente del genere a cui Rusted Moss appartiene, ma la presenza di portali di teletrasporto mitiga il tedio del dover affrontare nuovamente quadri già visti.

 

 

Sebbene combattimento e movimento siano ottimamente fusi e complementari, come si necessita ad ogni metroidvania che si rispetti, in Rusted Moss ho trovato che la seconda componente, quella più prettamente platforming, fosse nettamente prevalente rispetto alla prima. Imparare a gestire il rampino, a prevederne il comportamento e sfruttarlo a proprio vantaggio non solo in combattimento ma anche durante la semplice esplorazione può fare veramente una differenza enorme. La finestra di longevità del gioco stessa può risentire molto della vostra skill innata o costruita nello svolazzare tra i livelli: si parla di un ventaglio che va dalle 10 alle 20 ore, con tempi ovviamente più lunghi per i completitionists e ovviamente più corti per gli speedrunners, che hanno addirittura una modalità dedicata che elimina tutte le componenti "inutili" per portare a termine il gioco nel minor tempo possibile.

Anche per quanto riguarda la difficoltà c'è una modalità standard che richiederà costante adattamento al livello di sfida crescente, e una modalità "Flessibilità" che permette di scalare a piacimento la "durezza" dell'esperienza di gioco con Rusted Moss in base anche alle proprie disponibilità di skill e pazienza.

 

Proiettili fatati

 

Sebbene Fern sia fondamentalmente una fata e goda delle abilità magiche della sua specie, non disdegna di certo le creazioni in cui l'uomo mette abitualmente più impegno e ingegno: le armi. Fin dall'inizio della nostra avventura saremo armati di una notevole bocca di fuoco, un fucile semiautomatico in grado di caricare il colpo per rilasciare poi uno sciame letale di proiettili. Questo pericoloso affarino ci farà compagnia nelle ore iniziali ma verrà ben presto accompagnato da pistole, fucili da cecchino, fucili a pompa e chi più ne ha più ne metta. Ciascuna arma da fuoco ha i suoi pro e i suoi contro ma tutte possono essere facilmente utilizzate durante uno scontro: per esempio Fern può supplire alla corta gittata del fucile a pompa avvicinandosi al nemico con il rampino e allo stesso modo può allontanarsi per evitare il contrattacco e finire l'avversario con un ben assestato colpo di cecchino.

 

 

Ovviamente il tutto è più semplice a dirsi che a farsi poichè anche l'ambiente circostante rappresenta un pericolo: tra spuntoni aguzzi, melme letali e cadute nel vuoto, i nostri HP non dovranno temere soltanto i proiettili nemici. Alla peggio si può sempre cercare di sfuggire tornando al quadro precedente o buttandosi alla cieca nel successivo, ma combattere può essere utile in quanto permetterà di ricaricare la barra del mana di Fern, mana che può essere speso per curarsi al momento oppure utilizzare altri pezzi del nostro arsenale come le granate.

Personalmente ho comunque trovato la cadenza con cui potenziamenti e nuovi oggetti ci venivano forniti troppo rada, così come molti miglioramenti e "trinkets" (perchè "chincaglieria" non lo dirò mai nella vita) sono nascosti dietro stanze e percorsi apparentemente opzionali ma spesso e volentieri difficili in modo tale da farti venir voglia di spaccare il controller (anche se stai giocando con mouse e tastiera, pensate un po' la rabbia).

 

 

A tal proposito è stato tristemente divertente vedere come alcuni semplici quadri e stanze lungo il cammino verso la Boss-Fight risultavano intrinsecamente più complesse della Boss-Fight stessa. A onor del vero, però, quasi tutti i Boss sono stati eccellenti da affrontare, grazie a una combinazione di gimmicks, estetica e location ottimale nella maggior parte dei casi.

 

Tecnicamente parlando

 

Abbiamo provato Rusted Moss, grazie a una chiave gentilmente fornitaci dal publisher, sulla seguente configurazione:

 

AMD Ryzen 7 3700x @ 3.60 GHz

Gigabyte RTX AORUS Master 3080 Ti 12Gb

Corsair Vengeance RGB RT 32GB DDR4 3600MHz

Monitor LG 34GN850 a risoluzione 3440x1440 (21:9)

 

Inutile dire che il titolo non ha fatto nemmeno il solletico alla nostra build, ma Rusted Moss si è comunque dimostrato un titolo tecnicamente solido e senza sbavature. Ne abbiamo adorato il comparto tecnico e la pixel art davvero ben realizzata. Piccole chicche come le idle animation di Fern o il suo cambio di espressione quando apre il fuoco ci hanno davvero scaldato il cuore ricordandoci i bei tempi (e i bei soldi) spesi al coin-op di Metal Slug. Anche la colonna sonora non manca il colpo e si sposa divinamente con l'atmosfera melanconica e decadente della maggior parte degli scenari.

 

In conclusione

 

L'opera di Faxdoc, Happysquared e Sunnydaze non ha forse i contenuti necessari a essere definita opera d'arte, ma sicuramente è un'opera d'amore. Amore verso il gaming in generale e verso i metroidvania più in particolare. Rusted Moss incorpora tutti gli elementi fondamentali del genere (dimentichiamo per un attimo l'incomprensione sulla questione twin-stick shooter) e aggiunge una intelligente nuova incognita con il rampino "physics-based", che obbliga il giocatore a ripensare completamente il suo atteggiamento verso il platforming. Che siate giocatori avidi di imparare ogni meccanica nei minimi particolari o dei giocatori più casual, sappiate che Rusted Moss non vi elemosinerà fatica e frustrazione, ma saprà anche ricompensare abbondantemente la vostra dedizione. 

 

7.5Voto KotaWorld.it7Grafica7.5Gameplay8Ottimizzazione

 

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