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The Chant - La Recensione (PC)
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The Chant - La Recensione (PC)

È da quando il mio migliore amico Francesco si è trasferito in Florida che mi chiede andarlo a trovare durante l'estate. Beh, posso dire con certezza che dopo aver giocato The Chant probabilmente non lo farò mai, anzi posso procedere a bloccare Francesco su qualsiasi tipo di social media e sulla linea telefonica (rip). Ma andiamo con calma.

Jessica "Jess" Briars non si è mai ripresa dalla morte della sorella. Dopo molto tentativi di elaborare il lutto e i continui sensi di colpa che la inseguono giorno dopo giorno, l'amica Kim, che da tempo risiede in una sperduta isoletta, chiede a Jess di raggiungerla un fine settimana per prendere parte ad un ritiro spirituale che dovrebbe aiutarla a perdonarsi e lasciarsi il passato alle spalle. Inizialmente riluttante, Jess  in seguito si convince e raggiunge l'amica...solo per scoprire che fa parte di una comunità i cui membri girano a piedi nudi e sono vestiti completamente di bianco, si nutrono di prodotti della terra come bacche e radici, sono devoti a una cosiddetta Scienza Prismatica e passano gran parte delle loro giornate praticando meditazione e cantando in coro tutti assieme.

 

 

Okay allora siamo d'accordo che la puzza di setta si sente pure da casa di Noldor in Germania, no? Ma la protagonista, buona come il pane, fa buon viso a cattivo gioco. In fondo è solo un fine settimana, cosa potrebbe mai andare storto?

Tutto....letteralmente qualsiasi cosa abbiate pensato, è andata storta.

Quindi prendete i pop corn, qualche bevanda, un po' di carta igienica e qualche mutanda di ricambio perchè amici miei, in The Chant, action adventure survival horror in terza persona sviluppato da Brass Token e distribuito da Prime Matter, c'è da farsela sotto.

 

The Show Must Go On...anche quando ti dimentichi le parole

 

Il Canto Prismatico è il rito di benvenuto e il primo passo per liberare la mente, niente di impossibile. Tyler, il capo di questi adepti particolari, intona un canto simile ad un "ohmmm" e piano piano, uno ad uno, tutti i seguaci in cerchio devono unirsi al coro, ma Kim sbaglia. Forse era indecisa tra "ohmmm" e "uhmmm" e non riusciva a trovare il teleprompter, insomma long story short sbaglia e poi impazzisce....si, fa proprio un casino.

Subito dopo essere impazzita invoca queste creature mostruose e spaventose dalla Dimensione Prismatica. Così una serata a base di tisane tranquillanti e chakra allineato si trasforma in una primale lotta per la sopravvivenza. La nostra protagonista Jess pare essere l'unica rimasta con la testa sulle spalle, e, manco a dirlo, non può esimersi dall'andare a fondo in questa storia per capire come ristabilire l'equilibro e svignarsela al più presto da questo inferno! Insieme sveleremo la leggenda del Potere Prismatico e arriveremo alla conclusione, tramite appunti e vecchie bobine, che l'origine di questo potere misterioso è proprio su quest'isola.

 

Che immersione!

 

La ricetta per un ottimo racconto horror è pronta: un luogo ostile e isolato, nessuna possibilità di essere aiutati, una comunità solo apparentemente amichevole, un rituale andato in fumo, un segreto maledetto e la nostra vita appesa ad un filo. Dopo aver completato l'introduzione e il tutorial, è un continuo susseguirsi di colpi di scena e situazioni angoscianti e la storia, anche se alquanto clichè, merita di essere seguita e scoperta, grazie anche ad un buon doppiaggio in italiano del gioco.

 

 

Un piccolo punto dove il gioco pecca è il gameplay, che limita l'esplorazione dell'isola tramite il vecchio trucco delle porte chiuse, forzandoci alla ricerca estenuante di frammenti di chiavi o pezzi per riattivare dei macchinari. Nonostante questi binari fissi e alquanto scriptati, il gioco ci tiene sempre in tensione e incollati allo schermo, pronto per farci prendere l'ennesimo telefonato spavento!

 

L'occhiolino ai pioneri del genere ci sta sempre!

 

Frictional Games, casa autrice delle serie Penumbra e Amnesia, è chiaramente un punto di riferimento per The Chant, in particolare per quanto riguarda la gestione del livello di stress di Jess (kek), tenendo quindi conto delle sue umane debolezze e paure. Rimanere nel buio, assistere ad avvenimenti traumatici o subire stress psichici, tra cui l'ascolto dei ruggiti dei mostri, avrà un contraccolpo sul nostro indicatore di energia mentale.

Sceso sotto una certa soglia, non potremmo più combattere né controllare al meglio la nostra eroina. Fortunatamente c'è un sistema di recupero abbastanza vario, dal consumare alcune erbe medicinali fino alla meditazione in una zona tranquilla, senza mostri e soprattutto ben illuminata. Ed è vero che una mente sana e lucida è la chiave per sopravvivere in situazioni come queste, ma se hai le budella sparse per terra, la lucidità mentale aiuterà poco; per questo è importante tener conto dei propri punti vita ed assicurarsi che Jess sia sempre in salute, sia mentale che fisica. Sopravvivere su quest'isola non è un impresa facile, soprattutto per Jess, che non ha la preparazione atletica di altre colleghe videoludiche (cough...cough...Lara Croft...cough)

 

Ma è del mestiere questa?

 

Da quando ho cominciato a scrivere per KotaWorld, ho scoperto un po' i retroscena del mondo videoludico, interessandomene più in profondità, ed ho scoperto che esiste un corso di formazione per ogni personaggio di ogni genere videoludico, dallo shooting negli FPS alla recitazione nelle visual novels. Bene, secondo me Jess ha seguito le lezioni di parkour in teledidattica perchè non è possibile che questa ragazza, apparentemente in perfetta forma, sia così lenta e macchinosa... sembro io ogni mattina quando provo ad alzarmi dal letto!

Seriamente, Jess è lenta ed impacciata, ogni movimento o schivata sembra più un disperato tentativo di sopravvivenza che un vero e proprio movimento di combattimento e, lasciatemi dire, ho adorato questa scelta: metterci nei panni di una ragazza normalissima, piuttosto che della cugina di secondo grado di Lara Croft, rende il tutto più realistico e, perchè no, ansiogeno. Fortunatamente il gioco non ci forza a combattere ogni volta e anzi tollera e invita al cosidetto hit and run, ovvero una corsa per recuperare degli oggetti utili in ambienti ostili per poi darsela a gambe una volta recuperata il bottino. Ho apprezzato moltissimo questa scelta perchè, ancora una volta, rispecchia completamente la natura di un comune essere umano ritrovatosi in una situazione più grande di lui.

 

Ma se Jess pecca nel fisico, eccelle in brillantezza e lucidità mentale. Tramite meditazione e il recupero di cristalli e prismi, saremo in grado di imparare ad attivare i poteri psichici in grado di rallentare il tempo o scagliare indietro i nemici, o ancora evocare spuntoni dal terreno, ovviamente sempre a patto di avere abbastanza punti mana. Sali e piante dai poteri mistici sono anche loro nostri alleati, in quanto dannosi contro i mostri. Infine abbiamo uno skill tree, nel gioco rappresentato da una sorta di pentacolo, che permette la crescita del personaggio una volta trovati i giusti materiali.

 

Tecnicamente ci siamo...ma si può e deve fare meglio

 

Dal punto di vista artistico The Chant regge il confronto con i più blasonati tripla A ma non sbalordisce, non sfruttando a pieno la potenza della PC master race o della next-gen consolara. Per come è stato impostato il gioco, però, il fattore psicologico e l'utilizzo del sonoro è di gran lunga più efficace di qualsiasi VFX, ma questo non deve essere una scusante per provare a puntare ad un'esperienza visiva degna del 2023. La storia comunque è in grado di distrarci dalle limitazioni tecniche del gioco e riesce soprattutto a farci immedesimare nel personaggio, nonchè a farci provare ciò che la nostra protagonista sperimenta in prima persona. E quando in un survival horror riesci a fare questo...tutto il resto è un optional!

7.3Voto KotaWorld.it8Grafica7Gameplay7Ottimizzazione

 

 

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