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Lonesome Village - La Recensione (Switch)
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Lonesome Village - La Recensione (Switch)

Lonesome Village è un adorabile titolo sviluppato dallo studio messicano indipendente Ogre Pixel. Il titolo ha delle solide fondamenta basate sul puzzle-solving, alle quali si aggiunge un pizzico di life-sim per creare un po' di atmosfera e immergere il giocatore nella vita di tutti i giorni degli abitanti di Lonesome, una cittadina dalla lunga e misteriosa storia. Il gioco è disponibile dallo scorso 1 novembre su PC, Xbox One e Xbox Series S|X e Nintendo Switch. Noi abbiamo recensito questa ultima versione grazie a una copia gentilmente fornitaci e, con un po' di ritardo, lo ammettiamo, andiamo a parlarvi di questa piccola produzione indie fortemente ispirata alle prodi gesta di Link in The Legend Of Zelda.

 

 

La torre del mistero

 

Il titolo si apre con la cittadina di Lonesome in festa, non si sa bene per quale motivo. Ad un tratto però, gli abitanti zoomorfi iniziano uno a uno a scomparire e, tra lo scompiglio generale, una misteriosa quanto minacciosa torre emerge dal terreno, ergendosi sull'ormai deserto villaggio. È chiaro che la torre c'entri qualcosa con la scomparsa degli abitanti, ma con tutti i cittadini volatilizzati, chi mai potrà risolvere il mistero?

Ovviamente ci penserà Wes il Coyote, l'eroe detective della storia di cui prenderemo il controllo e che coraggiosamente svelerà i misteri e gli enigmi della torre per liberare i cittadini e ristabilire la normalità a Lonesome...o forse, dovremmo dire Ubhora? Eh già, perchè l'apparentemente ordinario insediamento di Lonesome pone le fondamenta sull'antica città segreta di Ubhora, dove, all'epoca, si ergeva una torre identica a quella riemersa proprio adesso. La storia di Ubhora, però, si svolge al contrario rispetto a quella di Lonesome: la torre infatti un giorno scomparve inghiottita da una voragine nel terreno, portando dietro di sè ogni cittadino, abitazione o costruzione.

 

 

Ed è proprio su quel terreno desolato che venne costruita la città di Lonesome con i cittadini che, memori del passato tremendo di Ubhora, attribuivano la terribile sorte dell'antica città all'azione di un misterioso culto oscuro che, forse, non si è ancora estinto del tutto...(Baggianate, così penso io. No! Per me è ancora in circolazione - cit.)

 

Una lunga scalata

 

Il gameplay loop di Lonesome Village appare da subito chiaro e intuitivo: dovremo scalare ogni piano della torre superando il relativo "dungeon" al cui interno ci attende un enigma da risolvere. Trovata la soluzione verremo ricompensati con un oggetto che ci permetterà di recuperare alcuni dei cittadini di Lonesome scomparsi, che scopriremo essere stati di fatto pietrificati all'interno di statue presenti in ogni piano della torre. Per progredire nella nostra scalata, però, non basterà solo spremere le nostre meningi e superare i vari puzzle che ci verranno messi di fronte: infatti ci verrà periodicamente richiesta un'altra "valuta", se così la vogliamo chiamare, per poter salire ulteriormente.

Stiamo parlando dei "cuori", che otterremo completando quest o facendo favori agli abitanti del villaggio che abbiamo nel frattempo liberato. Una meccanica, questa, che ricorda da vicino Super Mario 64 dove, per ottenere l'accesso a determinati livelli, bisognava aver accumulato un determinato numero di stelle.

 

 

Le quest presenti nel gioco sono soprattutto fetch quest, come portare rametti ad un gufo o un lecca-lecca ad un elefantino. Essere gentili e generosi nei confronti degli abitanti ci ricompenserà appunto con i suddetti cuori e, quando ne avremo accumulati un numero sufficiente, potremo riprendere la nostra scalata armati della nostra immancabile lente d'ingrandimento (oggetto immancabile per ogni detective che si rispetti) e del nostro specchio. Si, avete capito bene, proprio uno specchio che, in questo caso, è abitato dalla fatina Coronya che saprà darci le giuste indicazioni per proseguire qualora dovessimo trovarci in difficoltà (molto spesso eccedendo nei consigli rendendoci la vita un pelo troppo facile).

Così come troppo facili sono spesso gli enigmi proposti nei dungeon: ne abbiamo circa una trentina in tutto il gioco, ma siamo lontani dai livelli di ingegno e pensiero creativo richiesti, per esempio, nei dungeon di un qualsiasi capitolo di Zelda (titolo a cui, come dicevamo, i ragazzi di Ogre Pixel si sono chiaramente ispirati). E risulta quindi anche oltremodo abbondante la feature che ci permette, pagando 100 monete, di ottenere un biglietto per saltare automaticamente un enigma che proprio non riusciamo a risolvere. Sarà che forse il gioco è rivolto a un pubblico di più piccini, ma sinceramente la difficoltà non è una caratteristica peculiare di Lonesome Village.

Ciò che il titolo pecca in livello di sfida lo guadagna però nel senso di relax e serenità che si prova nell'esplorare i dintorni della torre, dove gli abitanti man mano riprendono a vivere le loro vite e addirittura ci offrono una casa dove abitare, che potremo abbellire tramite la costruzione di vari mobili e suppellettili. C'è anche la possibilità di dedicarsi al giardinaggio, andare a pesca o alla ricerca di tesori sotterrati, il tutto per staccare un po' la spina, perchè anche il più eroico degli eroi e il più vispo dei detective, ogni tanto deve prendersi una pausa.

 

 

 

Tecnicamente parlando

 

La versione Switch di Lonesome Village ci è sembrata tutto sommato ben realizzata e stabile, fatto salvo qualche bug che ci era però stato segnalato dai developers al momento della consegna del codice e su cui il team sta lavorando. Gli ambienti coloratissimi e lo stile grafico molto "kawaii" rendono ogni sessione di gioco divertente ma al contempo rilassante, con un giusto mix di sfida per risolvere gli enigmi e tempo invece speso a conoscere e aiutare gli adorabili abitanti di Lonesome. Purtroppo, però, per quanto la localizzazione dei testi in italiano sia una cosa che abbiamo davvero apprezzato, il numero di errori è davvero troppo, troppo elevato (ce n'è quasi uno per linea di dialogo), tanto che ci siamo trovati a pensare che avremmo preferito di gran lunga giocare il titolo in inglese ma almeno scritto in maniera corretta.

 

 

Poco da dire invece sul comparto sonoro: il titolo non è doppiato, le voci dei personaggi sono realizzate tramite balbettii e "grunting" che fanno molto anni '90. La colonna sonora, per quanto realizzata live da una vera orchestra, non ci ha purtroppo stupito o lasciato a bocca aperta con tracce indimenticabili.

 

In conclusione

 

Le 6-7 ore che abbiamo speso giocando a Lonesome Village ci hanno lasciati davvero combattuti sull'opinione riguardo al titolo: da un lato il gameplay loop funziona, attira il giocatore e lo invoglia a proseguire per salvare tutti gli abitanti e scoprire il segreto di Ubhora, dall'altro però c'è una realizzazione degli enigmi un po' troppo ingenua che abbassa sensibilmente il livello di sfida, lasciando a Ogre Pixel l'onore di aver realizzato un life-sim tutto sommato carino, ma certamente superato in tutto e per tutto da altri giganti del settore (Stardew Valley o Animal Crossing giusto per fare qualche esempio).

L'anima indie del titolo è palpabile e gli innumerevoli errori nella traduzione e localizzazione italiana hanno confermato un po' la nostra sensazione di trovarci di fronte a un titolo realizzato un po' grossolanamente e senza particolari elementi innovativi. Insomma, per farla breve, vale i 19,99€ richiesti sul Nintendo eShop? A nostro parere (e con dispiacere) ci tocca dire di no.

 

5.5Voto KotaWorld.it6Grafica6.5Gameplay4Ottimizzazione

 

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