Ditemi la verità. Quante recensioni avete già letto o ascoltato sui social sul primo film della trilogia conclusiva di Demon Slayer?
La risposta sarà "tante" o forse addirittura "troppe".
Devo quindi darvi un motivo valido per leggere questa di recensione... e la verità è che forse un motivo valido non c'è se non quello di potersi reimmergere, ancora una volta, in una magica atmosfera che, durante la proiezione del film, ci ha rapito e fatto viaggiare per 155 min, nelle sale cinema di tutto il mondo.
Si perchè per me questo film è stato un viaggio, con diverse tappe che proverò a raccontarvi.
Il punto di partenza, di questo viaggio, è sicuramente la sensazione prettamente tecnica avuta durante la visione, la classica recensione che probabilmente vi aspettavate di trovare.
Se siete qui per questo vi accontento subito, però sappiate che le altre tappe del mio viaggio esplorano sfaccettature a mio avviso più interessanti.

Prima tappa: effetto wow!
Diretto da Haruo Sotozaki e prodotto dallo studio Ufotable, già noto per l’eccellenza visiva nei precedenti film e stagioni, Demon Slayer: Kimetsu no Yaiba – Il Castello dell'Infinito uscito in Giappone a luglio 2025, è arrivato nelle sale italiane dall’11 settembre, sia doppiato in italiano che in lingua originale con sottotitoli. Il film ha distrutto ogni record di incasso nella terra del Sol Levante e non solo.
La durata, come già anticipato prima, è di 155 minuti, anche se non si ha minimamente la sensazione di essere stati seduti per così tanto tempo.
Come ci si poteva aspettare da Ufotable, il film è estremamente curato nella resa grafica: le scene di combattimento, gli effetti e le ambientazioni del castello sono tutte realizzate nei minimi dettagli e hanno una resa davvero sorprendente che lascia lo spettatore a bocca aperta.
Gli scontri sono sicuramente il fiore all'occhiello, un mix di effetti visivi e metrici ( accellerazioni e rallentamenti) in un susseguirsi di azioni, animate in maniera eccezionale.
Non è tutto solo azione però, c’è spazio anche per i classici flashback e momenti più emotivi che mostrano la vulnerabilità dei personaggi, il loro passato, il loro dolore. Questi momenti aiutano a dare peso agli scontri, a non renderli solo spettacolari ma anche significativi.
Il film conferma le aspettative dei fan, essendo l’inizio del gran finale, molte linee narrative vengono riunite, escono fuori alcuni interrogativi, e la minaccia di Muzan risulta più concreta che mai.
E' tutto così bello che i difetti passano in secondo piano. Dal punto di vista strutturale è ingannevole. Si ha come la sensazione di aver visto non un film ma una serie di episodi dell'anime. La separazione tra una prima parte molto più dedita all'azione e una seconda parte che si sviluppa in un lungo flashback è troppo netta, nonostante entrambe abbiano pari importanza ai fini della trama.
Nonostante ciò è un’opera potente che funge da apertura convincente al climax della saga. Offre spettacolo, dramma e combattimenti come ci si aspetta da Demon Slayer, e per i fan è un’esperienza emozionante. Anche per chi non è parte integrante del fandom, l’alto livello tecnico e l’impegno narrativo lo rendono un film che vale la pena vedere sul grande schermo.
Seconda tappa: nessuno di noi è Tanjiro
Finito il film ho provato un senso di vuoto, dato probabilmente anche dalla consapevolezza che dovrò aspettare 2 anni per vedere il continuo. Tornato a casa però, un pò come voi siete qui a leggere questa recensione, girando sui social, mi sono imbattuto in una serie di altre recensioni video, compiacendomi come la mia sensazione tra pro e contro combaciava con la maggior parte delle opinioni ascoltate.
All'improvviso però, è arrivato lui, non so dirvi il nome perchè inizialmente ho ascoltato distrattamente il suo video per poi andare avanti tra i meandri dei Per Te di TikTok. Alcune sue parole però sono rimaste ed hanno fatto eco nella mia testa. Aveva una visione interessante del film, non lo analizzava tecnicamente ( o forse si non ricordo) ma l'aspetto più importante su cui si soffermava era quel sentimento di empatia che gran parte degli spettatori ha provato nei confronti di Akaza, La terza Luna Crescente durante la narrazione della sua storia. E di questa sua visione mi è rimasta in testa una frase: "noi empatizziamo con Akaza perchè la verità è che nessuno di noi è Tanjiro".
Dopo questa frase, non l'ho lasciato finire e sono andato avanti. Mi aveva quasi dato fastidio, ma sicuramente mi ha spalancato gli occhi su una possibile verità.
Se chiedete, infatti, ad un qualsiasi appassionato di anime, di darvi un'onesta opinione su Demon Slayer, vi risponderà probabilmente: Visivamente è uno spettacolo, la trama però risulta poco profonda e molto semplice.
E se non fosse così?!
Se il significato della trama fosse così profondo da non essere stato compreso fino in fondo?

Terza tappa: la coscienza dell'infinito
Chiariamoci, quella che segue è solo una mia teoria, non ho avuto modo né di verificarla né di capire se qualcun altro sulla faccia della terra abbia avuto la mia stessa sensazione.
Partendo da quella frase che mi girava in testa, mi sono soffermato ad analizzare i vari personaggi e l'evoluzione di una trama che improvvisamente ci ha portati ad empatizzare con qualcosa che fino ad allora vedevamo semplicemente come il male.
La prima cosa che ho analizzato è proprio quel Castello dell'Infinito da cui prende il titolo il film in questione, successivamente ho passato sotto esame le caratteristiche dei vari demoni e mi sono detto:
ma non è che quel posto così profondo, complicato ed "infinito" rappresenta la nostra coscienza e gli scontri di Tanjiro e compagni contro le Lune Crescenti raffigurino le lotte interiori che ognuno di noi affronta con i propri demoni?
Non voglio fare spoiler, ma se analizzate le caratteristiche delle personalità delle Lune Crescenti presenti nel film e di quelle già conosciute precedentemente nell'anime escono fuori degli elementi interessanti, ancor più se paragonati alle caratteristiche che presentano anche le personalità dei vari pilastri.
Rabbia, Invidia, Amore, Dolore, Paura, Vendetta , Vanità ecc. Sono tutti elementi presenti in entrambe le fazioni, che si affrontano all'interno della nostra "Coscienza dell'Infinito" e che spesso ci portano ad essere persone migliori o peggiori in base alla strada che noi stessi scegliamo di intraprendere.
Forse è solo una mia fantasia, o forse è proprio vero che "nessuno di noi è Tanjiro"






















